Lost in Austen

Sono partita per l’Inghilterra alla ricerca di Jane Austen (1775-1817), la mia scrittrice preferita, visitando i luoghi magnifici che segnarono le tappe della sua vita, tra Londra, Oxford, Bath, e le verdi terre dell’Hampshire. Seguendo le sue orme, quelle di una vita ritirata ma non per questo meno intensa, ho cercato di capire il contesto in cui nascevano le trame radiose dei suoi romanzi, tessute con inimitabile grazia e leggerezza.

LONDRA

Un itinerario austeniano nel Regno Unito può iniziare proprio da Londra, una delle mete letterarie più ricche d’Europa. Tutte le escursioni di questo articolo sono effettuabili partendo dalla capitale inglese con i mezzi pubblici, assistiti naturalmente da tanta motivazione.

La Austen fu legata sempre alla tranquillità della campagna inglese, in particolare a quella dello Hampshire, dove nacque; tuttavia viaggiò spesso, visitando le dimore dei parenti, com’era d’uso all’epoca. A Londra si recò più volte, ma le case in cui fu ospite in gran parte non esistono più. Soggiornò spesso dal fratello Henry, il quale esercitava la professione di banchiere nella capitale. Di sovente l’uomo cambiò indirizzo, l’unico degli edifici rimasti intatti si trova in Henrietta Street al n. 10, dove aveva sede  anche la sua banca. Durante questi intermezzi londinesi Jane fece molta vita sociale, uno shopping sfrenato nei negozi di stoffe (nonostante il budget minimo della sua borsetta) e andò spesso a teatro al Covent Garden.

Royal Opera House, Covent Garden, Londra

In un paio di esposizioni d’arte le sembrò di adocchiare qualcuno dei suoi personaggi letterari, dipinti su di una tela, come scrisse alla sorella, ma non sapremo mai con esattezza a quale opera si riferisse..

 La British Library  è la biblioteca nazionale del Regno Unito e tra le sue mura conserva  alcuni manoscritti della scrittrice. Si trova in un edificio tra King’s Cross e Euston: in effetti per un luogo di tale importanza, la roccaforte della cultura scritta d’Inghilterra, mi sarei aspettata qualcosa di più evocativo. La British Library invece è una struttura moderna, nel senso più annacquato del termine, con un’architettura insipida e squadrata di mattoni rossi. I preziosi manoscritti, insieme ad altre opere inestimabili, che prima erano conservati al British Museum, sono stati  trasferiti qui nel 1998, non senza polemiche.

British Library, Londra

Alla John Riblat Gallery si trova l’esposizione permanente Treasures of the British Library, che raccoglie tre millenni di cultura scritta.

In un’atmosfera sospesa e ovattata, cerco la mia scrittrice preferita tra le vetrine che espongono documenti antichissimi, come gli stralci dei primi testamenti o la Magna Carta. Trovo Jane, finalmente. Gli Juvenilia sono stati scritti da una Austen adolescente, ma ci sono anche delle lettere che risalgono all’età adulta.

History of England, Jane Austen, British Library

La scrittrice esordiente evidenzia subito il suo carattere ironico, la tendenza alla satira e all’umorismo, come nella sua Storia d’Inghilterra. Il felice periodo della giovinezza, cui sono legate queste opere, lo trascorse a Steventon, nello Hampshire, dov’era nata nel dicembre del 1775, settima di otto figli. Allora abitava in una piccola casa bianca nel rettorato del padre, il reverendo Austen. Oggi l’abitazione non esiste più, ma all’epoca si trovava in quello che era il tipico villaggio inglese, sull’ultimo scorcio del XVIII secolo: una manciata di piccole abitazioni, di cui molte col tetto di paglia, sparse su di un paio di sentieri polverosi e bordati di siepi. Tutt’intorno, le vaste ondulazioni dei campi e dei prati, ideali per le lunghe passeggiate nel verde con l’amata sorella Cassandra, nata un paio d’anni prima di lei.

Rettorato di Steventon, A memoir of J.Austen 1871

In esposizione alla British Library c’è anche Persuasion, l’ultima sua opera compiuta, malinconica e struggente come un tramonto d’autunno. Il suo scrittoio portatile di legno si trova qui dal 1999, quando un discendente della famiglia lo donò alla Biblioteca. E’ con emozione e curiosità che scorro tra le righe dei manoscritti; indago, cerco di scovare la donna vera, dietro questa grafia elegante, che appartiene ad un secolo lontano e che tuttavia sento straordinariamente vicina.

Quando osservava i dipinti dei grandi personaggi nelle gallerie londinesi, mai Jane Austen si sarebbe aspettata di apparire anche lei tra quei ritratti blasonati. Alla National Portrait Gallery  si può ammirare invece un disegno ad acquerello del 1810 che la raffigura, eseguito dall’amata sorella Cassandra: l’unico originale che ci rimane. Su di un viso rotondo e paffuto, spiccano i due grandi occhi color nocciola: colpisce l’aria riservata, quasi tesa, e lo sguardo acuto, lo stesso che rubava attimi di vita, voci e caratteri intorno a sé, prestandoli infine ai personaggi che creava. C’erano due Jane, secondo il ricordo di amici e parenti: quella rigida e timida con gli estranei, e quella creativa e con la battuta pronta, tra le mura domestiche.

Jane Austen , matita e acquerello, 1810 Cassandra Austen

OXFORD

Non tutti sanno che Jane, insieme alla sorella Cassandra e alla cugina Jane Cooper, studiò per un breve periodo, all’età di sette anni, ad Oxford. Si raggiunge la famosa città universitaria con il treno da Londra. Dell’educandato di Mrs Cawley, dove si trovava Jane, non ho trovato tracce esatte, forse si trovava negli spazi del collegio di Brasenose, di cui il marito dell’insegnante era Rettore; tuttavia c’è da vedere anche il famoso St John’s College, che frequentò il fratello James negli stessi anni del collegio di Jane, e, a suo tempo, anche il padre. 

Una volta sono stata a Oxford , ma tornarci, questo è sicuro, non mi piacerebbe

scriveva Jane qualche anno più tardi. In effetti, dopo il trasferimento del collegio a Southampton, le allieve ritornarono tutte a casa, dove si stava decisamente meglio (e soprattutto non si rischiava di morire per le epidemie di difterite com’era accaduto a scuola). Oxford, la città dalle guglie sognanti, seduce con le sue atmosfere gotiche e i suoi maestosi colleges di tradizione secolare: essa conserva in generale l’aspetto di quei tempi lontani, quando la scrittrice passeggiava tra i muri coperti d’edera, insieme alle compagne di studi e al fratello, che spesso le faceva visita.

Tornata a Steventon la Austen non perderà tempo: prima dello scoccare del nuovo secolo, il diciannovesimo, aveva già steso le bozze di Orgoglio e pregiudizio e Ragione e Sentimento.

BATH

Alla stazione Victoria di Londra parte il bus veloce, che in due ore e mezza raggiunge Bath.

Mentre Londra si allontana attraverso i finestrini bagnati di pioggia, penso al momento in cui  fu annunciato alla scrittrice il trasferimento nella contea di Somerset, secondo il volere del padre: sembra che alla notizia svenne, e non per la felicità. Il reverendo Austen aveva lasciato dall’oggi al domani il rettorato di Steventon al figlio James, divenuto anche lui clergyman.

Jane Austen detestava Bath per le sue atmosfere mondane; lei avrebbe sempre preferito la quiete del villaggio e la sua piccola vita di relazioni, ma dovette adattarsi. Prestò le sue emozioni ad Anne, la protagonista di Persuasione, ambientato proprio a Bath.

Bath non le piaceva; pensava che quella cittadina non le si confacesse, e Bath invece sarebbe stata la sua dimora.”

(Persuasione, II)

La fonte termale romana era stata polo d’attrazione per il turismo aristocratico già un secolo prima dell’arrivo di Jane. Attorno al 1800 la città era ormai surclassata dalla moda di Brighton, e restavano a frequentarla soprattutto facoltosi borghesi.

Quando arrivo in città, Bath mi sorprende, bella quanto una cartolina d’altri tempi. In questo gioiello dell’Inghilterra georgiana il tempo si è fermato; è un posto davvero magico, tutto giocato sui toni caldi della pietra color miele, adagiato tra le verdi vallate del fiume AvonLe terme sono ancora lì, sia quelle romane, che il romanticismo ottocentesco ha arricchito di un fascino nostalgico, che quelle moderne ed extra-lusso, le Thermae Bath Spa.

Al numero 4 di Sydney Place trovo la residenza di Jane, che passò qui gli anni dal 1801 al 1805, fino all’improvvisa morte del padre. Questa casa, quella in cui più a lungo risiedette in città, non è visitabile all’interno. Si trova in uno di quegli eleganti edifici georgiani, che rendono famosa Bath.

Qui una Jane ventiseienne poteva ancora sperare di trovare marito, partecipando ai frequenti balli cittadini o prendendo il tè alla Pump room, come Anne o Catherine, le protagoniste di Persuasione e L’abbazia di Northanger, romanzi ambientati in questa città.

Pump Room, Bath

Traspare ancora dalle lettere della Austen di quegli anni una certa civetteria giovanile:

La mia acconciatura era composta da  un nastro di perline uguale al bordo della gonna”.

I mantelli di garza si portano ovunque

notava una frivola Jane, scrivendo alla sorella Cass.

Il corposo epistolario tra le due, preziosa fonte di informazioni sulla quotidianità della scrittrice, continuava per le frequenti separazioni, dovute ai soggiorni dai parenti.

Sembra che in questa fase ci siano stati due mancati fidanzamenti, niente di certo e documentato. Al di là della forte pressione sociale, non doveva esserci molta inclinazione alla vita matrimoniale nella Austen, anche se apprezzava i bellimbusti conosciuti ai balli. Il matrimonio, pensava forse Jane con saggezza, era meglio viverlo nei romanzi, perfetto e felice.

Gli Austen alloggiarono in diverse case a Bath, una di queste la cerco in Gay street al n.25, dove purtroppo stanno facendo dei lavori di ristrutturazione. Oggi su questa stessa via si trova un Centro dedicato alla scrittrice, visitato ogni anno da molte janities. Già da qui riesco a vedere le buffe sagome settecentesche fuori dal museo.  Al n.40 entro, poco convinta, al Jane Austen Centre ; qui si trova un’esposizione permanente dedicata alla più nota abitante di Bath ed una sala tè in stile british, le Regency Tea Rooms. Il centro è un luogo dalle atmosfere teatrali e un po’ kitsch, dove alcune bizzarre guide, agghindate senza troppa convinzione in fruscianti abitini tagliati a impero, illustrano la vita ed i luoghi della scrittrice: alcune sono proprio bruttine e dai modi rigidi, tanto che fanno quasi tenerezza. Sembrano incarnare il perfetto stereotipo della zitella inglese, come lo fu la Austen, passati i 27-28 anni, che all’epoca erano tanti..

Il centro organizza eventi  rinomati come il Jane Austen festival, che tutti gli anni si svolge a settembre. Un clima dai risvolti frivoli e pacchiani, che forse l’autrice non avrebbe apprezzato; tuttavia devo confessare che il colore locale e le ambientazioni pittoresche per un po’ mi divertono e, infondo, ricordare la Austen, fa sempre bene.

Passeggiando per Bath, una città che si è preservata quei intatta nel tempo, si incontrano molti luoghi che la scrittrice frequentava e che sono stati lo sfondo di alcuni romanzi.

“Sir Walter aveva preso in affitto un’ottima casa in Camden-place, un’ubicazione elevata ed elegante, come si conveniva a una persona della sua importanza; e sia lui che Elizabeth vi si erano sistemati con piena soddisfazione.”

(Persuasione, II)

“Lady Dalrymple aveva affittato una casa per tre mesi a Laura Place, e avrebbe condotto una vita assai elegante.”

(Persuasione IV)

Le Assembly rooms, che oggi ospitano anche il Fashion Museum, sono state edificate nel 1769 da Wood il Giovane come luogo di ritrovo per la bella società: qui ci si dava alle danze e alle carte, si ascoltavano i concerti e si prendeva il tè. L’Octagon room mostra ancora il suo sfarzo neoclassico e fu citata più volte dalla Austen nei suoi romanzi.

Alla maestosa Pump room,  elegante e candido locale annesso alle terme, anch’io mi godo, dopo aver bevuto la salutare acqua termale, un sontuoso tè inglese, accompagnato da ogni bendìdio calorico possibile, qualche centinaio d’anni dopo Jane.L'ora del té alla Pump room, Bath

Nei suoi romanzi la scrittrice rivela una Bath affollata di elegantoni, in eterna ricerca di conversazioni frivole e di spasso aristocratico.

Mezzo minuto le condusse, attraverso il cortile delle Terme, alla galleria dirimpetto allo Union passage. Ma là dovettero fermarsi. chiunque conosca Bath ricorderà quanto sia arduo attraversare in quel punto Cheep street;”

(L’abbazia di Northanger VII)

Il tempo di concordare l’orario per riunirsi nella Octagon Room, e Catherine fu lasciata al lusso di una impaziente, irrequieta e impaurita immaginazione sulle pagine di Udolpho..”

(L’abbazia di Northanger VII)

“Sir Walter,  le due figlie e Mrs. Clay furono i primi del loro gruppo ad arrivare al salone quella sera. Poichè dovevano attendere Lady Darlymple, si accomodarono vicino ad uno dei camini della sala ottagonale.”

(Persuasione VIII)

 

CHAWTON e WICHESTER

Prendo il treno per Alton nello Hampshire, che si rivela una regione bellissima, cuore storico del Wessex. Da qui col bus 64 scendo a Chawton Roundabout e raggiungo a piedi la mia destinazione, seguendo le indicazioni sulla mappa del Jane Austen Trail per il Jane Austen’s House MuseumChawton.

Il circuito Jane Austen a Chawton

E’ il Chawton cottage il luogo dove si addensa ancora, lieve e delicata, la presenza di Jane Austen: qui è possibile rintracciare l’origine della atmosfere che si respirano nei suoi libri.

Nella cornice bucolica e silenziosa dello Hampshire, la scrittrice rielaborò vecchi manoscritti, per citarne uno First Impression del 1796, che è divenuto Pride and Prejudice (“il mio bambino “ lo definiva affettuosamente l’autrice). Sempre qui ha visto la luce l’ultimo dei suoi romanzi, Persuasion, scritto nel 1815-1816, mentre avanzava la malattia che l’avrebbe uccisa l’anno dopo, a soli 41 anni.

Chawton è un pittoresco villaggio inglese, percorso da sentieri ombrosi e punteggiato di prati ed ameni laghetti, oltre che dai caratteristici cottages ben curati.

C’è da sempre più o meno lo stesso numero di residenti dal XVIII secolo ed in tutta la cittadina sono sparsi i luoghi che fecero parte della vita della scrittrice. Vicino al cottage c’era la casa grande, Chawton House, un maniero elisabettiano un tempo abitato dal fratello ricco di Jane, Edward, che oggi ospita il centro culturale di studi sulla scrittura femminile (1600-1830), mentre nel cimitero della chiesa di St Nicholas sono sepolte la madre e la sorella di J.A.

Camera coi ricordi della famiglia degli Austen, Chawton House

In effetti non è cambiato molto il villaggio da quando Jane Austen si trasferì qui con la sua famiglia nell’estate del 1809. Un ritorno gradito nello Hampshire, dopo la parentesi sfocata di Bath ed un soggiorno breve a Southampton.

Scrive al fratello:

Stiamo benissimo, come queste parole ti convinceranno. La penna di Cassandra disegnerà il cottage e le comodità che abbiamo in mente di aggiungervi a, quando sarà messo  a posto supererà tutte le case precedentemente avute o restaurate, con stanze piccole o larghe. L’anno prossimo ci troverai ben sistemate..”

Il cottage era un edificio che già all’epoca della Austen si poteva considerare storico: nato un secolo prima come spaccio di birra, era successivamente divenuto una locanda, per poi a passare di proprietario in proprietario fino ad Edward Austen, che lo offrì alle donne di famiglia; Jane, Cassandra e Mrs Austen, a cui si si aggiunse l’amica Martha Lloyd. E’ costruito con i mattoni rossi, come gli altri cottage del villaggio, ed è minuscolo, ma molto accogliente. Quando ne varco emozionata la soglia, vengo accolta dalle note di un pianoforte che suona una vecchia melodia. Le dita di una ragazza, una visitatrice come me, scorrono sui tasti, nell’angolo della sala. Sul leggio ci sono le copie degli spartiti originali dell’epoca, esposti nella casa.

Le note di Jane al piano, the Drawing Room, Jane Austen's House Museum

Sto ascoltando le stesse note che Jane suonava il mattino per esercitarsi, mentre le altre donne si vestivano e sul fuoco del camino bolliva l’acqua per il tè. Questo salottino luminoso, la Drawing room al pianterreno, è la stanza che, insieme alla sala da pranzo, condensa maggiormente lo spirito della casa e dove si legge più vivo il ricordo delle sue abitanti.  In un angolo c’è il mobile libreria appartenuto al padre di Jane e recuperato ad un asta nel 1950. Vicino al camino, un abito stile impero suggerisce l’atmosfera di un tempo.

Nel Dining Parlor, la sala da pranzo, un ambiente intimo ed accogliente, le inquiline consumavano l’ultimo pasto della giornata, tra le tre e le quattro del pomeriggio: non una cena, ma un tè con panini dolci e tartine al burro.

Un vicino di casa ci consegna uno spaccato di vita, una preziosa istantanea sottratta alle foschie del tempo: lasciò scritto che, passando in carrozza dalla strada, aveva visto, attraverso la finestra di questa sala, “la famiglia seduta comodamente a mangiare.”

Dalle finestre della Drawing Room, Jane Austen's House Museum

Le lunghe serate al femminile scorrevano veloci tra le conversazioni, il cucito e le visite occasionali di vicini e parenti. In queste stanze pare ancora di sentire la fragranza dei biscotti o del pane appena sfornato, che si preparava nella Bakehouse, col forno di pietra.  Se si fa molta attenzione, sembra arrivare ancora qualche debole eco delle chicchere tra donne, in un volteggiare di lunghi abiti, cuffie e tazze di tè.

Rosa Pride & Prejudice, giardino di Chawton House

In questo caldo guscio domestico, il tempo veniva impiegato  bene, perché per ognuna c’era un preciso compito: Jane aveva l’incombenza del breakfast mattutino, da servire ogni giorno alle nove in punto, e del rifornimento della piccola dispensa.

L’orto e il variopinto giardino all’esterno, dove oggi campeggia la rosa “Pride & Prejudice”, era curato da mamma Austen. I lavori di casa, equamente suddivisi, lasciavano diverse ore libere alle inquiline, particolarmente preziose per Jane, che le impiegava tutte nella scrittura, seduta da sola al tavolino accanto alla finestra, dove s’immergeva nei mondi ordinati e limpidi dei suoi romanzi.

Fu proprio a questo piccolo tavolino di noce, che ora mi ritrovo davanti, che nacquero alcuni dei capolavori della narrativa inglese. Un supporto traballante e scomodo, bagnato dalla luce tenue che irradia dai vetri della finestra; qualcosa di modesto, inadatto persino alle parole crociate, figuriamoci per i romanzi.. Si dice che la Signora Austen avesse regalato il tavolo ad una domestica, alla morte della figlia; poi questa lo avrebbe restituito, intuendone il valore sentimentale per la famiglia. Le nipoti ricordarono che Jane scriveva su piccoli fogli, che agevolmente poteva nascondere quando sentiva il cigolio della porta, annunciante qualche visitatore.

Ma lei era così, discreta e riservata, tanto più che la società dell’epoca non vedeva di buon occhio il lavoro di scrittrice per una donna. Nel vestibolo posso ammirare alcuni oggetti di famiglia, come le belle croci di topazio regalate dal fratello Charles a Jane e Cass nel 1801, episodio ripreso in Mansfield Park, quando la protagonista Fanny Price riceve un dono simile da suo fratello William.

Al primo piano si trovano le camere da letto: come sempre le due sorelle Austen ne condividevano una, da eterne adolescenti. E’ un locale molto piccolo, ma caldo e confortevole; in questa stanza per l’ultima volta una nipote vide Jane malata, seduta accanto al fuoco. I mobili purtroppo non sono quelli originali, ma accurate ricostruzioni: il letto è lo stesso modello ordinato per le figlie da Mr. Austen al falegname di Steventon.

Fuori,  mi colpisce il piccolo carrettino scuro con cui si muoveva la scrittrice,  grazie ad un asinello. Le Austen non potevano permettersi carrozza e cavallo e questo le tagliò fuori dai balli e dagli incontri più mondani; niente di grave per la scrittrice, che ormai apprezzava la solitudine e la calma. Questi anni la videro affermarsi come scrittrice: sono esposte le prime edizioni di Pride & Prejudice del 1813, che furono un successo. Io visito la casa proprio quando si festeggiano i 200 anni della pubblicazione e lascio la mia firma usando una penna d’oca, con molta difficoltà, sui foglietti sparsi sul tavolo della cucina..Ma come si faceva a scrivere interi romanzi in questo modo??

Cattedrale di Winchester

A questa casa sono legati però anche i tristi momenti della sua malattia. Dopo mesi di svariate sofferenze, una Jane Austen fragile e rassegnata, nel maggio del 1817 salì sulla carrozza del fratello ed insieme a Cassandra si recò da un famoso medico a Winchester (raggiungibile da Chawton col bus 64).Lastra tombale di Jane Austen nella cattedrale di Winchester

Non fece più ritorno: fu seppellita nella cattedrale della città, dove ancora oggi si trova. Morì il 18 luglio, esattamente la stessa data del mio compleanno, anche se io sono nata a più di un secolo e mezzo distanza.

Sulla sua lastra tombale ci sono le commosse parole che si dedicavano alle donne di famiglia, nei secoli scorsi: si fa riferimento al suo ruolo figlia e alle sue doti di dolcezza, temperanza e devozione cristiana. Oltre a queste, un unico accenno alla sua genialità the extraordinary endowments of her mind ..”

Ancora non si poteva ammettere che una donna potesse essere un individuo singolo e unico, fuori dal contesto familiare e per di più una scrittrice; non era possibile, nonostante la sua famiglia l’avesse sostenuta  nelle sue ambizioni e lei fosse riuscita a pubblicare in vita 4 romanzi, (ne saranno pubblicati in tutto 6), conoscendo un assaggio di quel successo che la renderà immortale.

Io ho perso un tesoro, perdendo una sorella come lei, un’amica come non ne avrei potuto averne di migliori; lei era il sole della mia vita, in lei ogni piccola gioia diventava un piacere inestimabile, lei consolava tutte le pene; io non le nascondevo nemmeno uno dei miei pensieri ed è come se avessi perso una parte di me stessa.”

Lettera di Cassandra Austen alla nipote Fanny Knight, 20 luglio 1817

Povera Cassandra, portò il lutto per il resto della vita. Le storie di Jane Austen erano spesso anche storie di sorelle: la sua lo fu.

Al Cassandra’cup, il delizioso caffè di fronte al cottage di J.A., ho gustato dopo la mia visita  un pranzo leggero a a base di tramezzini e di tè, sognando di sorseggiarlo insieme alla mia scrittrice preferita. 

E non condivido per nulla l’idea che ne aveva un’altra grande autrice inglese, vissuta alcuni decenni più tardi, Virginia Woolf, la quale affermò che non le sarebbe piaciuto rimanere in una stanza da sola con Jane Austen. Io invece, ci avrei fatto la firma: magari qualcosa di me sarebbe apparso tra le righe immortali dei suoi romanzi.

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