Valencia e Madrid, fra tradizione e modernità

Valencia, la terza città della Spagna dopo Madrid e Barcellona, ha tutte le carte in regola per conquistare il visitatore: una vivace movida, un’architettura eclettica e molti musei interessanti. Sembra proprio che qui storia e tradizione si sposino felicemente al futuro e al progresso; basti guardare agli edifici avveniristici costruiti nell’ultimo ventennio, in particolare, le creazioni di Santiago Calatrava alla Ciudad de las Artes y las Cyencias e il Palacio de Congresos, di sir Norman Foster.

Eppure, come ho raccontato nell’articolo Viaggi e stati d’animo, sono partita con qualche malumore e l’aprile grigio e piovoso che ho trovato i primi giorni di viaggio non ha migliorato le cose. Valencia è una città indiscutibilmente ricca di attrattive, ma in quei pochi giorni in cui sono stata sua ospite, con lei non è scattato il fantomatico clic. Questione di feeling! Così, verso la fine della vacanza ho preso e sono partita, con uno dei miei improvvisi raptus, per la solare Madrid. Ecco, qui di seguito, la storia di questo piccolo e folle viaggio.

La città vecchia

Volo con  Ryanair che in 2 ore, per il costo di una cinquantina di euro, mi porta da Bologna all’Aeropuerto de Manises di Valencia. Con la linea 5 di metrovalencia  raggiungo il centro città, in una ventina di minuti (3,00 €). Ho scelto di pernottare all’Hostal Antigua Morellana, in centro, a due passi dalla cattedrale (50,00 € notte). Di qui le maggiori attrazioni del centro storico si possono raggiungere comodamente a piedi. Inizio le mie esplorazioni dal cuore città vecchia, un luogo pittoresco e pieno d’atmosfera, percorso com’è da un labirinto di tortuose calli medievali dai pavimenti acciottolati. La personalità di Valencia si afferma subito con un’arcobaleno di stili architettonici diversi: gotico valenciano, rinascimentale, barocco e liberty.

Plaza de la Virgen si erge sopra l’antico foro, cuore pulsante della fiorente Valencia romana; furono proprio i legionari in congedo a fondare la città nel 138 a.C. come luogo di svago e riposo sulle carezzevoli sponde del rio Turia. La piazza è effervescente di vita, con il suo continuo passeggio. L’architettura più notevole che si affaccia sulla piazza è quella della Catedral.

Costruita tra il 1262 e il 1426, le sue tre porte d’ingresso riflettono i cambiamenti di stile: Puerta del Palau romanica, Puerta de los Apostoles gotica e la Puerta de los Hierros barocca. All’interno si trova un manufatto che ha fatto versare fiumi di inchiostro e ispirato km di pellicole cinematografiche: il Santo Graal, conservato con tutti i crismi nella Capilla del Santo Caliz. Si tratta di una tazza d’agata, alta circa 9 cm, che risale probabilmente al I sec a.C.. La parte più spettacolare è la base d’oro, tempestata di rubini e altre pietre preziose.

Nella cappella successiva si trovano invece alcuni dipinti di Goya. La torre campanaria della cattedrale porta il buffo nome di Miguelete e fora il cielo spagnolo fino a 50 mt, coi suoi 207 gradini distribuiti su di un’impervia scala a chiocciola.

Uscita nuovamente nella piazza volgo lo sguardo verso l’immagine rosata ed elegante della basilica di Nuestra Señora de los Desamparados (1667), intitolata alla Vergine degli Abbandonati, patrona della città. La sacra immagine della Madonna è conservata all’interno della chiesa; fu lei, secondo i fedeli, a bloccare la terribile pestilenza che causò migliaia di morti metà del 600’. Mi dirigo ad est della Cattedrale, per sbirciare attraverso i pavimenti vetrati i resti archeologici romani, visigoti ed islamici nell’Almoina.

Valencia è stata assoggettata a molti popoli differenti: dopo i legionari romani subentrarono i visigoti, fino a che non furono scacciati dalle invasioni berbere ed arabe. Inseguito al fertile periodo musulmano, in cui la città sviluppò una fiorente produzione di ceramica, carta e seta, la città tornò in mano ai cristiani e nel 400’ visse il suo secolo d’oro. .Lonja de la Seda, Valencia

La Lonja de la seda (ingresso 2,00 €) nella piazza del Mercato, splendida loggia mercantile, è il manifesto evidente di quel periodo prospero; nel XV secolo era sede della borsa della seta e del commercio. Riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1996, è un gioiello in stile gotico valenciano, perla più unica che rara tra le architetture civili dell’epoca. All’interno magnifica Sala de la Bolsa è uno spazio particolarmente suggestivo, scandito da poderose colonne tortili. Di fronte alla Lonja c’è un edificio liberty molto interessante, che ospita il Mercado Central, uno di più grandi mercati d’Europa dove si vendono pesce, verdura, carne e spezie in un clima di pittoresca animazione. Concludo la mia giornata con un ottimo gazpacho e tapas all’enoteca Tap.

Museo di Belle Arti

Il Museu de Belles Arts (ingresso gratuito) è descritto nelle guide come uno dei migliori di Spagna; per raggiungerlo di buon mattino abbandono il centro storico con una piacevole passeggiata di 10 minuti, imboccando Carrer del Salvador fino al Puente Trinitat; mentre lo attraverso, ammiro sotto di me la geniale trovata che ha trasformato un fattore ambientale problematico in una risorsa per la città.

Dopo la disastrosa alluvione del 1957, si decise di deviare il corso del fiume Turia fuori dal centro, nella zona sudorientale; al suo posto ora ci sono i sorprendenti Jardines del Turia, una lunga striscia verde, costellata di panchine, fontane e piste ciclabili, che si allunga per diversi km.

Raggiunta l’altra riva del Turia, giro a destra percorrendo il largo viale San Pio V, costellato di palme ed altre belle piante mediterranee, ed ecco il finalmente il Museo di Belle Arti.Museo di Belle Arti, Valencia

L’imponente seminario che lo ospita fu costruito in stile barocco nel 1683 e intitolato a San Pio V. Spicca la cupola della chiesa, il cui profondo blu brilla di riflessi argentei sotto ai raggi del sole. E’ una bella zona questa e vicino al museo si trovano gli eleganti Jardines del Real.

Il museo conserva circa 3000 manufatti legati alla storia di Spagna, soprattutto a soggetto religioso; le opere vanno dal periodo medievale agli esordi del XX secolo. Inizio la mia passeggiata nelle vaste sale del seminario, avvolta da atmosfere alte e misteriose, tra l’oro gotico delle madonne e apparizioni di santi, in vortici di bagliori e cieli tempestosi.

Valencia 22

Molte opere della collezione sono di pittori secondari; alcuni però sono capolavori che valgono da soli la visita. Tra questi si trovano l’unico autoritratto universalmente attribuito con certezza a Diego Velazquez (1650) -se eccettuiamo quello di Las Meninas di Madrid- e il visionario San Giovanni Battista (1599) di El Greco. Un’intera sala è dedicata a Joaquín Sorolla (1863-1923) il più famoso pittore valenciano, che dipingeva effetti particolari di luce, rifacendosi allo stile impressionista.

Tour della città

Fuori dal museo mi accoglie un tempaccio, e decido dunque di fare un giro sul bus panoramico (15,00 €), dato che c’è una fermata proprio vicino al San Pio V; mi sistemo al coperto, mentre  i panorami cittadini si tingono di grigio. Fuori dal centro niente più calli intricate, ma al loro posto, ampi viali percorsi dal traffico delle automobili e bordate di alti edifici; le tracce del passato sono sparse anche qui, infatti posso ammirare attraverso i finestrini del bus le Torres de Serranos, in Plaza de los Fueros, costruite nel XIV secolo come porta della città. Oltre a queste, che conducevano verso nord e Barcellona, sono rimaste anche le Torres de Quart, volte verso Madrid. Continuando il percorso posso gustarmi, comodamente seduta, il panorama sulle strutture futuristiche della Città della Arti e delle Scienze, che visiterò domani, ed il Palazzo dei congressi. In Plaza de Ayuntamiento ammiro lo spettacolare palazzo del comune, un edificio settecentesco, la cui facciata risale agli anni 20′ del secolo scorso, in una tripudio di torri e cupole, all’ombra delle palme.

Dopo un meritato break in hotel, mi godo una cenetta di tapas al Delicat in Calle Conde Almodovar.

La Città delle Arti e delle Scienze

Il mattino dopo vado all’ufficio turistico in Plaza de la Reina, dove mi raccomandano caldamente la visita all’Oceanogràfic nella Città delle Arti e delle Scienze. Così prendo l’autobus 35 (1,00 euro pagato direttamente all’autista) da Plaza del Ayuntamento e in pochi minuto giungo a destinazione.

Se si chiedesse all’uomo medio degli ultimi 30-40 anni come s’immagina le città del futuro, probabilmente la sua risposta descriverebbe un ambiente simile alla Ciutad di Valencia. I profili della grandiose architetture che più bianche non si può, con sontuosi tocchi d’azzurro e blu oltremare, si stagliano contro il cielo e paiono quasi delle immense astronavi appena atterrate; i riflessi delle acque delle fontane, poi, simili ad infinite piscine, enfatizzano la luce e lo spazio.

Il complesso abbagliante ed avveniristico della Ciudad de las Artes y las Cyencias è una visione grandiosa, sia per i candidi materiali high-tech, che per le forme maestose e monumentali, esaltate dallo vibrante sfolgorio di luce e acqua. La Ciudad è stata realizzata nella zona del porto su quello che una volta era il letto del fiume Turia; il progetto complessivo è merito del famoso architetto valenciano Santiago Calatrava, che iniziò i lavori a metà degli anni 90’.

Su di una zona di circa 350.000 mq sono dislocati una serie di edifici futuristici, dedicati alla scienza e alla cultura: il Palau de les Arts Reina Sofia (centro espositivo), il Museo de las Ciencias Principe Felipe (museo della scienza), l’Umbracule (serra con giardini), l’Oceanogràfic (parco oceanografico), l’Hemisferic (cinema IMAX e planetario) e l’Agorà (spazio polifunzionale). Ognuna di queste attrazioni può essere visitata singolarmente, in alternativa c’è il biglietto cumulativo che costa 32,90; è consigliabile il ticket online per evitare file.

L’Oceanogràfic (ingresso adulto 24,90 euro), l’acquario più grande d’Europa realizzato dall’architetto Felix Candela, è il pezzo forte della Ciutad, ed ospita ricostruzioni dei principali ecosistemi marini e lagunari del pianeta, con il pregevole intento, mi hanno assicurato all’ufficio turistico, di far conoscere il mondo del mare e la sua fauna e di riabilitare delle specie minacciate d’estinzione, come tartarughe e delfini.

Oceanogràfic, Città delle Arti e delle Scienze Valencia

Entro nella struttura mossa e luminosa del Oceanogràfic ed inizio a percorrere il tunnel di vetri trasparente lungo 70 mt, circondata dall’acqua di un ambiente sottomarino. E’ un’esperienza emozionante, nonostante le orde rumorose ed accaldate di famiglie con bambini. Passeggio in mezzo a sciami argentei di pesci che volano sopra mia la testa nel blu profondo; per certi versi questo mondo evocativo e misterioso mette un po’ di brividi, forse perché mi ricorda le scene del film Lo squalo 3, in cui un tunnel subacqueo simile a questo viene attaccato da un enorme pescecane inferocito.Tunnel dell'Oceanografic, Valencia

Ma forse, pensandoci bene, ad avere timore sono i pesci: rinchiusi qui, certo sono al sicuro dalla pesca indiscriminata, ma di quali vastità marine vengono privati nell’habitat artificiale? Gli animali che si possono ammirare dal vivo sono moltissimi, come beluga dagli occhi dolci, foche e squali; ci sono anche i pesci tropicali che saettano veloci nell’azzurro, fiammanti di colori, più vivaci di un dipinto di Kandinsky.Particolare dell'acquario, Oceanogràfic, Città delle Arti e delle scienze, Valencia

Scopro che del complesso fa parte anche un tradizionale delfinario, nonostante lo sbandierato impegno animalista del parco: una grossa incoerenza dell’Oceanogràfic. I poveri delfini ammaestrati roteano e saltano ai ritmi martellanti della musica, tenuta ad un volume assurdo, mentre le famiglie con figli al seguito, assistono all’istruttivo spettacolo, divorando hamburger e patatine. A completare il quadro trovo dei tizi che si aggirano con dei grossi volatili legati al braccio, anche questi al servizio del turismo irresponsabile e superficiale che ancora impera.. ne ho abbastanza ed esco dal parco, pentendomi amaramente del prezzo salato che ho pagato per entrarci.

Con una scelta d’impeto, decido di partire per Madrid. Così rientro in Plaza del Ayuntamiento ed imbocco calle de Ribera verso la Estacion del Norte, con la sua splendida biglietteria modernista inaugurata nel 1917, ed acquisto un biglietto a/r per la capitale spagnola (120,00 €: con l’acquisto a/r c’è uno sconto, altrimenti solo andata sono circa 80,00 €): domani sarà il mio ultimo giorno a Valencia.

Museo de la Ciutad e Museo Fallero: storia e tradizione a Valencia

A due passi dalla cattedrale in Plaza de l’Arquebisbe c’è l’interessante Museo de la Ciutad (ingresso gratuito), ospitato all’interno del palazzo del Marchese de Campo o Berbedel.  Costumi tradizionali, Museo della Ciutad, ValenciaL’edificio risale al XVII secolo ed è un tipico esempio dell’architettura tradizionale valenciana; fu ristrutturato nel XIX secolo dal Marchese Jose Campo, facoltoso uomo d’affari e sindaco di Valencia.

Scalinata del Museo della Ciutad, Valencia

All’interno rivela una grande eleganza, con la sfarzosa scala cinta di statue e coperta da un tappeto rosso. Le stanze accolgono oggetti inerenti alla storia cittadina; dai costumi tradizionali, ad antichi strumenti musicali e altri manufatti; alcune sale hanno mantenuto arredi originali dell’epoca del Marchese. Nel pomeriggio, dopo un panino veloce con tortillas, gironzolo per le vie del centro concedendomi una tradizionale horchata alla pittoresca Horchateria Santa Catalina.

Valencia 300 (1)

Più tardi faccio un salto al Museo Fallero (2,00 €) che ospita le colorate sculture di cartapesta e polistirolo create per la celebrazione delle Fallas.

Nelle mie intenzioni c’era un giro alle assolate spiagge di Malvarrosa, raggiungibili dal centro con il tram ad alta velocità, ma il cielo si rannuvola ed inizia di nuovo la pioggia, per cui, dopo una cena economica e golosa a base di gelato, me ne vado a letto presto: domani si parte per Madrid.

Regale, moderna, colta: vi presento Madrid

L’Ave parte dalla modernissima stazione centrale di Valencia alle 8.00 in punto; sono seduta sul confortevole treno ad alta velocità spagnolo, pulito e dotato di tutti i comfort, ed il viaggio verso ovest passa veloce, mentre ammiro dai finestrini le colline brulle e la vegetazione mediterranea della regione di Castiglia la Mancha.Sul treno, verso Madrid

Alle 9.50 mi ritrovo alla stazione Atocha di Madrid. Ho già visitato la capitale spagnola e mi è rimasta nel cuore: nei suoi musei sono ospitati alcuni dei quadri più belli del mondo e la sua architettura sontuosa lascia veramente senza fiato. Un taxi mi lascia per una manciata di euro al Museo Nazionale d’arte Reina Sofia. Qui, in un ospedale del XVIII secolo, sono raccolte opera d’arte spagnola ed internazionale, che partono dalla fine dell’Ottocento per arrivare al XX secolo. Il capolavoro che attira frotte di ammiratori è la vasta e celebre tela di Picasso, Guernica, dipinta in occasione del bombardamento della cittadina basca nel 1937. Sorvegliata a vista da guardie inferocite, guai a voi se vi volete avvicinare un po’ di più per osservarla meglio!

Da non perdere anche le sculture di Alexander Calder del giardino. Questo è solo uno della triade di famosi musei della capitale, oltre ai noti del Prado e ThyssenBornemisza, che trattano dell’arte dei secoli precedenti. Saziata la mia sete di cultura, salgo sulla metro linea 1 e cambio a Sol, linea 2; una sola fermata e mi fermo ad Opera, dove si trova la Plaza Major. Per me rimane una delle più belle piazze del mondo, raffinata e allo stesso tempo accesa di vivacità.

Nata come modesto luogo mercato nel XV secolo, dopo l’elevazione di Madrid a capitale da parte di Filippo II nel 1562, inizia per lei uno sfarzoso restyling ad opera di diversi architetti. La perla della piazza è la Casa de la Panaderia, ultimata nel 1590.

Il colpo d’occhio qui è magnifico, nell’elettrizzante via vai di turisti e madrileni. Si sente un energia nuova, ed io mi godo queste atmosfere sospese tra tradizione e modernità, seduta in uno dei costosi caffè della piazza, sotto il sole. Mi sfamo con un fresco ed economico gazpacho, perfetto per una vegetariana come la sottoscritta. La sera faccio ritorno molto tardi, giusto in tempo per fare la valigia e mettermi a letto: il mattino dopo sono sull’aereo della Ryanair diretto in Italia.

Muri madrileni

L’impressione che riporto con me in Italia dopo questo viaggio in Spagna, è il ricordo di una terra generosa e dai panorami eclettici, in cui i prezzi per il turista sono ancora ragionevoli. Nel mio cuore resta Madrid, dove si trovano alcune delle opere d’arte più belle del mondo: per questo non mi stancherò mai di visitarla!

Viaggio dell’aprile 2012

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