Il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo

Una volta, in occasione della nascita di un bambino, era molto diffusa l’usanza che prevedeva l’apertura del famoso libretto di risparmio, intestato al nuovo arrivato in famiglia; non sono sicura che oggi, in tempi di crisi, si usi ancora. Compleanno dopo compleanno, comunione, cresima e quant’altro, il piccolo nel suo conto accumulava un dignitoso tesoretto, da impiegare da grande nell’acquisto della prima auto o magari nelle spese universitarie. Anche gli zar di Russia, che in fondo erano persone normali come noi, ragionavano in questo modo previdente, in particolare l’imperatore Paolo I. Quest’ultimo infatti, alla nascita del suo quarto figlio maschio nel 1798, un bambino che avrebbe preso il titolo di gran-duca Michail Pavlovič Romanov (1798-1849), ordinò ogni anno di metter da parte sul suo conto una certa somma di denaro, fino a che questa non raggiunse la modica cifra di 9 milioni di rubli. E qui ci si discosta un po’ dalla realtà di una famiglia normale, lo ammetto.

Con la notevole somma si iniziò a costruire la residenza personale di Mikhail a San Pietroburgo, affidando il grandioso progetto all’architetto italiano Carlo Rossi (1775-1849); in Russia, infatti, come in molte altre parti del mondo, gli italiani erano considerati maestri insuperabili nell’arte del costruir palazzi.

L’edificio richiese molti anni di lavoro, a partire dalla posa della prima pietra nel 1819, sforando, con le successive modifiche, fino al nuovo secolo, nel 1925. Perfetta incarnazione del magniloquente stile impero, il Palazzo Mikhailovsky si connotò subito come uno degli edifici più lussuosi ed eleganti di San Pietroburgo. Già nel 1825 vennero ad abitarci i legittimi proprietari, il Gran-duca Mikhail, fratello dello zar Alessandro I (nel frattempo succeduto al padre Paolo I), e la sua sposa, la Gran-duchessa Elena Pavlovna. Feste e serate danzanti di un’eleganza inaudita si successero per anni, sino alla morte dei proprietari, quando Palazzo Mikhailovsky entrò in una fase d’abbandono letargico. La residenza fu svegliata dal suo lungo sonno, quando lo zar Nicola decise di farne la sede di un Museo, interamente consacrato all’arte nazionale, che aprì le porte nel 1898. Le collezioni si costituirono con quadri e sculture di autori russi, provenienti dal Palazzo d’Inverno e da altre residenze nobiliari, oltre che dall’Accademia di Belle Arti. Lo zar in persona procedette a nuove acquisizioni ed il lasciti testamentari fecero il resto. Il palazzo è passato indenne attraverso guerre e rivoluzioni, anche se l’ultimo conflitto mondiale lo colpì pesantemente, fino ad arrivare, con continui arricchimenti, al giorno d’oggi. Il Museo di Stato Russo  negli ultimi decenni ha allargato le sue collezioni, tanto da rendere necessario distribuirle in altre sedi distaccate in città: il Palazzo Stroganov, il Palazzo di Marmo e il Castello Mikhailovsky.

Per raggiungere la sede centrale, che si trova vicino alla Prospettiva Nevsky, in Inzhenernaya Str., ho attraversato i sentieri ombrosi dei giardini Mikhailovsky, passando dal cancello subito dietro alla Basilica del Sangue Versato. Tra le masse scure degli alberi, ecco aprirsi d’improvviso il panorama sul Palazzo Mikhailovsky.

L’imponenza dell’edificio è innegabile: le sue dimensioni sono grandiose e si presenta dipinto in un carezzevole tono di giallo, alleggerito dal candore dei bassorilievi e delle poderose colonne corinzie. L’aspetto dell’architettura esterna è cambiato poco da quando ci viveva il fratello dello zar, mentre al suo interno dell’epoca rimangono solo alcuni elementi, come  lo sfarzoso scalone d’onore che conduce alla galleria del primo piano o la raffinata sala Bianca, arredata sulle base dei disegni di Carlo Rossi.

Il museo, che ha una personalità ed un fascino del tutto particolari, offre l’occasione di gettare uno sguardo sulla storia russa, dall’epoca medievale al Novecento; le collezioni oggi spaziano dai dipinti e dalle sculture fino all‘arte applicata; senza alcun dubbio la sua vocazione nazionale e la qualità delle collezioni lo rendono uno dei musei più prestigiosi del mondo, anche se spesso i turisti stranieri non se ne rendono conto, attratti come sono dal mito dell’Ermitage.

La sezione di pittura russa antica vanta una straordinaria collezione di icone, considerate l’apice della cultura nazionale russa, composta da circa 5000 pezzi.  Porte sante, XVI sec., dalla chiesa di S.Nicola Novgorod, Museo di Stato RussoSi tratta di immagini devozionali, che esprimono alla perfezione gli ideali spirituali della Russia medievale, in particolare della tradizione bizantina, penetrata qui nel X secolo quando il principe di Kiev, Vladimir, si convertì al cristianesimo. Tra i bagliori degli ori bizantini, e i tocchi di pittura rosso sangue si susseguono cavalieri, santi, crocefissi e madonne; molte di queste icone provengono da antichi centri artistici, come Novgorod, Mosca o Vologda. Passeggiando per il museo, la Russia si conferma come una terra di passioni intense e deliranti, cosa che si riflette chiaramente nella sia nella ritrattistica che nei paesaggi.

The wave 1889, Ivan Aïvazovski, Museo di Stato Russo

Cieli tempestosi, mari in burrasca, lande sublimi e sterminate: tutto esprime la grandiosità e lo spirito appassionato di questa terra, soprattutto se  consideriamo il periodo del romanticismo. La sezione di pittura storia ed epica si gioca tutta su di un’immaginazione sontuosa e su gesti ampi ed eloquenti. I ritratti delle affascinanti dame russe contribuiscono alla sensazione di Sturm und Drang, anche se più trattenuta e filtrata; queste raffinate signore, dalla vita sottile e dalle fluenti acconciature, non possono non ricordarmi le eroine dei grandi romanzi russi, da Anna Karenina a Nataša Rostova di Guerra e pace.

Gettano il loro sguardo inquieto verso lo spettatore, o ben oltre, verso l’infinito, avvolte in ampie gonne di taffettà, mentre si sventolano con piume di pavone o tengono in mano, svogliate, un libro. Quali passioni agitavano i loro cuori, dietro l’apparenza indecifrabile? Impossibile non farsi portare via dalla fantasia davanti a queste algide signore, adagiate mollemente sui sofà dei loro salotti o a passeggio nei giardini pietroburghesi. Una di loro è Youlia Makovskaia, giovanissima sposa del pittore che la ritrae, Konstantin Makovski (1839-1915). Regina dei salotti letterari della capitale, è avvolta da un abito di velluto rosso, tra la spuma dei pizzi che ne ornano la scollatura. Tuttavia, se passiamo alla ritrattistica imperiale, la bellezza ed il mistero lasciano spazio alla soggezione: certe sculture, come quella dell’imperatrice Anna Ivanovna e il suo paggio arabo, realizzata nel XVIII secolo da Bartolomeo Rastrelli (1700-1771), lo stesso architetto del Palazzo d’Inverno, risultano piuttosto pesanti e caricate di una retorica che oggi evidentemente non funziona più.

Un ruolo predominante al museo è rivestito dai ritratti raffiguranti il fondatore di San Pietroburgo, il leggendario zar Pietro il Grande, che da il nome alla città. Osservandone alcuni, è impossibile non sentire un brivido correre lungo la schiena. In bilico tra Mussolini e il gigante Golia, lo zar, che era alto quasi 2 metri e con un’indole piuttosto nervosa, cattura l’attenzione con il suo aspetto monumentale e lo sguardo minaccioso, lasciando una scia cupa e poco rassicurante. Tolstoj (1901), al contrario, mi sembra quasi una figura familiare, ritratto a grandezza naturale ed in completo relax nella sua dimora di campagna, con casacca bianca, i piedi nudi e la lunga barba: è raffigurato da uno dei più importanti pittori russi, Ilya Repin (1844-1930).

Tolstoy, Ilya Repin,1901 Lo stesso pittore, al quale è dedicata un’intera sala, ha realizzato opere fantasiose di sognante bellezza, come Sadko (1876), che ritrae la scena di una suggestiva fiaba russa, ambientata sotto il mare.

Una delle sezioni che più mi ha intrigata è stata quella con le opere realizzate a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Come dimenticare la sulfurea dama, di lautrechiana memoria, dipinta da Leon Bakst? (La cena, 1902) O la fredda principessa Olga Orlova, ritratta nel 1911 da Valentin Serov (1865-1911), una donna che ai suoi tempi dettava moda, quasi quanto lo fa oggi Anna Wintour di Vogue! Poi c’è anche la poetessa Anna Achmatova (1914), spigolosa, ma quieta ed intensa allo stesso tempo. Non possono mancare anche i grandi nomi dell’ultimo secolo: la stagione novecentesca dell’arte russa è stata particolarmente intensa e feconda. I quadri sono esposti nelle sale del primo piano della cosiddetta ala Benois, dalla foggia più asettica e minimale, perfetta vetrina per la parata dei dipinti moderni.

C’è Marc Chagall (1887-1985) nella sua sognante Promènade (1917) e Vassili Kandinskij (1866-1944) con alcuni dei suoi ipnotici quadri astratti, ricchi di musicalità e di colore. Arriviamo finalmente anche a Kasimir Malevitch (1878-1935): il suo Quadrato nero, semplice ed essenziale, dipinto nel 1913, sconcertò i rigidi canoni del realismo comunista, divenendo l’opera-manifesto del Suprematismo russo. Nel clima effervescente delle avanguardie di inizio secolo trovò spazio anche il raggismo: tra i suoi esponenti c’era Natalia Goncharova (1881-1962), che, con i suoi quadri dinamici e iper-moderni, ricalcava le orme di Marinetti, Boccioni e degli altri futuristi italiani. Un settore del tutto particolare del museo deriva dalla creazione nel 1934 del dipartimento dell’Arte sovietica, che favoriva la celebrazioni dei nuovi ideali politici, in cui appaiono soldati pieni di fierezza che salutano le mogli o ginnasti pronti ad esibirsi alle olimpiadi.

Prima di uscire, dopo ore ed ore di visita (il museo è molto grande, calcolate almeno una mezza giornata) mi concedo un’ultima veloce sbirciatina all’area dedicata al folclore russo, dove trovo bamboline di carta pesta policrome e antichi abiti nuziali, provenienti da remote regioni della paese.

Il Museo di Stato Russo è una tappa irrinunciabile di un viaggio a San Pietroburgo, perché permette di avvicinarsi alla cultura del paese e alla sua particolare storia, comprendendone più chiaramente lo spirito. La visita non costituisce un’alternativa, bensì un complemento essenziale a quella dell’Ermitage, data la spiccata vocazione internazionale di quest’ultimo.

Il Museo di Stato Russo è aperto tutti i giorni tranne il lunedì ed il biglietto intero costa 450 rubli, circa 6,00 euro.

 

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