Amsterdam Experience: arte, storia e relax

Il mio più vivo ricordo di Amsterdam, oltre alla straordinaria bellezza dell’architettura urbana, è il clima di pace che vi regnava, un’atmosfera particolare, di fatta di rilassatezza e vivacità combinate insieme. Erano giorni di primavera e la gente si godeva il primo calore del sole. A bordo dei canali o tra i tavoli dei caffè all’aperto, turisti e olandesi approfittavano del bel tempo per chiacchierare e rilassarsi, nella cornice maestosa di questa città costruita sull’acqua.

Allegri sciami di biciclette si riversavano sulle strade, spesso avevano attaccati i caratteristici piccoli cassoni, dove vedevo caricati bambini, animali, o gli oggetti più svariati. La bicicletta è un elemento primario e caratterizzante della vita di Amsterdam; la conformazione della città, con vie strette ed una vasta presenza d’acqua, ha favorito questo mezzo di trasporto ecologico e divertente, che rappresenta anche uno uno stile di vita. La tipica bici col cassettone, AmsterdamLe case poi, con i luminosi bovindi che si affacciano sulla strada, il più delle volte coi tendaggi sempre scostati, sembrano proiettare il nucleo domestico e privato fuori, nel mondo; ovunque si respira una dimensione particolare, quella conviviale di una comunità che è felice di vivere a stretto contatto. Un’altra caratteristica rilevante di Amsterdam è che ci si può perdere nei suoi musei per giorni interi, talmente è tanta l’arte raccolta in questa città. Anche il livello delle opere è difficile da eguagliare: da Rembrandt a Vermeer, fino al pittore olandese per eccellenza, Van Gogh, siamo decisamente alle vette del settore!

Ho volato con KLM da Bologna fino al grande aeroporto Amsterdam Shiphol; da qui ho preso il comodo treno per la stazione centrale, che ho raggiunto in venti minuti circa. Ho alloggiato comodamente al Piet Heiche si trova vicino al magnifico Vondelpark e alla zona dove, sapevo, avrei trascorso molto del mio tempo: quella dei musei, of course.

Il quartiere è l’ideale per una donna sola, perché particolarmente tranquillo, ricco ed elegante; vicino si trovano alcuni dei negozi di lusso della città, che chiaramente ho guardato solo dall’esterno!

Mi sono mossa soprattutto a piedi, per godermi passo dopo passo Amsterdam; è una città da capogiro, che regala ad ogni angolo prospettive nuove e magnifiche. Un paio di volte ho preso l’autobus e il tram: i biglietti hanno validità di 1 ora circa e le tariffe variano a seconda della zona, quella centrale è la zona 1.

Lo Jordaan e l’alloggio segreto di Anne Frank

La prima cosa che ho programmato del mio viaggio, prenotandola prima di partire, per me aveva un forte significato simbolico: la Casa-museo di Anna Frank. Sarà per il particolare momento emotivo che stavo vivendo o per i ricordi legati alla lettura del famoso diario, ho sentito forte il desiderio di aprire la mia avventura con quest’esperienza. La fila all’Anne Frank Huis può essere lunghissima, dato che ogni anno sono circa un milione i visitatori da tutto il mondo. Recentemente la fondazione ha risolto il problema: tra le 9.00 e le 15.30 la prenotazione è diventata obbligatoria e la visita si svolge per fasce orarie. La casa si raggiunge con il Tram 13, 14, 17  o il Bus 170, 172, 174,  Westermarkt stop.

Raggiungendo l'Anne Frank Huis, Amsterdam

La casa si trova nello Joordaan, un quartiere delizioso su cui è disegnato un dedalo di viuzze e piccoli canali; le atmosfere gaie e semplici ricordano quelle di un piccolo villaggio, punteggiato di piacevoli caffè e di negozi originali. Il nome del quartiere deriva dai rifugiati ugonotti, approdati qui secoli fa; lo chiamarono Jardin, perché ne occuparono le zone adibite ad orti, cosa che si riflette ancora oggi sui nomi dei canali. 

L’edificio di Prinsengracht 263-267, appare subito piuttosto moderno e minimale, se lo confrontiamo con gli altri della città. Amsterdam_(NL),_Anne-Frank-Huis_--_2015_--_7185E’ proprio qui che, durante l’ultima guerra, si rifugiarono la famiglia dei Frank, dei Van Pels e Fritz Pfeffer per sfuggire alla persecuzione nazista. Otto Frank aveva trasferito in questa zona la sua fabbrica di pectina ed, in seguito alla minaccia sempre più incombente, aveva deciso di nascondersi nell’edificio con la famiglia, accogliendo anche gli altri conoscenti. La loro vita segreta e sospesa, fatta di difficile promiscuità, di paura e speranza, si prolungò per circa due anni, fino alla cattura. E’ emozionante attraversare l’uscio dietro la libreria, quello del famoso alloggio segreto.

Gli ambienti sono stati tenuti piuttosto spogli per il volere del padre di Anne, l’unico sopravvissuto del gruppo. Nella sua camera sono state lasciate sulla pareti le fotografie di attrici che lei stessa aveva appeso, mentre un’intera stanza è dedicata al celebre diario, il piccolo quaderno con la copertina rossa a quadri, che il papà regalò alla figlia allo scoccare dei tredici anni. Iniziato nel luglio del 1942, il prezioso quaderno fornirà un resoconto dettagliato e commovente di quegli anni di vita segreta, aprendo uno squarcio sull’intimità di Anne, dotata di intelligenza e sensibilità non comuni. Nel 1947, quando Anne è già morta da tempo a Bergen Belsen, il diario sarà pubblicato secondo il volere del padre, che ne aveva compreso l’immensa potenza simbolica. Nella Casa-museo sono in mostra una sessantina di edizioni in lingue diverse, a testimoniare come la fama di Anne sia divenuta planetaria.

La parte che più mi ha colpita dell’intera visita è stata osservare quella fetta di cielo blu, attraverso la soffitta. Non si può entrare, c’è solo uno specchio a riflettere quel lembo d’aria e d’azzurro, unico spiraglio di libertà e sogno per la giovane Anne.

Dopo questa esperienza ci vuole un po’ di tempo per riconnettersi e tornare alla realtà di tutti giorni. Nei pressi dell’Anne Frank Huis si trova una bellissima chiesa, la Westerkerk, dove sono entrata per un po’ a cercare ancora il silenzio. La grande chiesa, costruita nel 600’, vanta il campanile più alto di Amsterdam ed un’aura del tutto particolare; sarà perché al suo interno è stato sepolto Rembrandt, anche se la localizzazione della sua tomba è tutt’oggi avvolta nel mistero.

Nello Jordaan è d’obbligo una passeggiata lungo il Grachtengordel, un canale che permette di ammirare le più importanti abitazioni cittadine, prima fra tutte la Huis met de Hoofden, una delle più grandi case doppie del Seicento, con la facciata decorata da alcune bizzarre teste. Le sculture dovrebbero rappresentare alcune divinità della Grecia classica, ma secondo una leggenda dark, sarebbero invece le teste mozzate dei ladri, sorpresi in casa da una cameriera piuttosto violenta e vendicativa! La sera ceno con un panino, consumato vicino al mio hotel, nel verde del Vondelpark, una meravigliosa oasi di bosco all’inglese.

L’arte del secolo d’oro

Il quartiere dei musei ha assorbito molto del mio tempo e sono stati momenti spesi bene: per me in effetti è stato come fare un giro nel paese delle meraviglie. La zona, un tempo agricola, fu urbanizzata intorno all’Ottocento, con l’obbiettivo di creare un elegante quartiere dedicato all’arte ed alla cultura. L’area del Museumplein in effetti è nata per l’Esposizione Mondiale del 1883, ma è stata rinnovata più volte ed oggi è un vasto prato verde, dall’aspetto arioso, dove  sorgono i musei più prestigiosi della città e di fama internazionale: il Rijksmuseum, lo Stedelijk Museum e il Van Gogh Museum.

L’edificio del Rijskmuseum (raggiungibile con il tram dalla Stazione Centrale, linee 2 o 5  Hobbemastraat stop) s’innalza in una grande spianata, fiero e maestoso quanto un castello. E’ il più grande museo nazionale di arte antica e di storia dell’Olanda. La sua sede attuale, spumeggiante mix di elementi neogotici e rinascimentali, aprì i battenti nel 1885, costruita da Pierre Cuypers, lo stesso architetto che realizzerà la Centraal Station 4 anni più tardi.

All’interno mi attende una panoramica di pittura olandese dal XV al XIX secolo; le collezioni hanno un provenienza reale e comprendono circa 5000 dipinti, oltre sculture ed oggetti d’arte applicata. Il loro splendore è universalmente riconosciuto, grazie soprattutto ai pittori del secolo d’oro, come Frank Hals, Rembrandt van Rijn, Jan Vermeer e Peter de Hooch.

L'edificio dell' Anne Frank Huis, AmsterdamIl 600’, infatti, fu un periodo di straordinaria magnificenza per il paese, che raggiunse elevati vertici di ricchezza, sviluppo culturale e potenza commerciale. Siamo all’epoca delle grandi conquiste mercantili, con la fondazione e lo sviluppo della Compagnia delle indie Orientali; al centro della frizzante società dell’epoca spiccava il mercante, figura di dinamica intraprendenza, che commissionava dipinti per ornare le sue ricche case. L’arte rifletteva il clima fervente della nuova società; gli interni borghesi, descritti con surreale precisione, ci restituiscono il confortevole mondo di allora, come L’armadio della biancheria di de Hooch o La Lattaia di Vermeer (1558-60). La Ronda di Notte (1642) di Rembrandt, un’opera dalle dimensioni grandiose e dal fascino quasi magico, s’impone come il pezzo forte del museo.

La serata la trascorro piacevolmente con una cena al ristorante vegetariano De Bolhed in Prinsengracht 60-62, nello Jordaan e una bella passeggiata lungo i canali.

Modernità e avanguardia allo Stedelijk

Lo Stedelijk museum, dedicato all’arte moderna e contemporanea, è stata la mia successiva. Progettato alla fine del XIX secolo in stile neorinascimentale, vanta collezioni internazionali: a partire da Picasso si attraversano i più intensi e sconvolgenti esperimenti d’avanguardia del 900’, dall’espressionismo tedesco al suprematismo russo, fino al movimento CoBrA, la cui prima esposizione si svolse proprio allo Stedelijk nel 1949. Ampio spazio è dedicato anche all’arredamento e alle arti applicate; in particolare in esposizione ci sono gli oggetti afferenti a De Stijl, il famoso movimento artistico olandese, il cui esponente di spicco è stato Piet Mondrian (1842-1944). Le stesse caratteristiche di estremo rigore e semplicità dei suoi dipinti si riflettono anche nel mobilio, come ad esempio la celebre sedia rosso blu (1917) di Gerrit Reitveld.

Pranzo  al Cobra Cafè tanto per rimanere in tema e, poi non mi rimane che riposare salendo su di uno dei battelli che fanno il giro dei canali: un must del viaggio ad Amsterdam, anche perché alcuni degli edifici affacciati sui canali sono i più belli della città.

I frontoni delle case, in un variare fantasioso di forme e colori, sono uno spettacolo suggestivo, che trasporta verso epoche lontane. La loro originale varietà corrispondeva anche ad un uso pratico, oltre che estetico, quando non esisteva la numerazione civica e gli edifici si potevano distinguere solo grazie al loro aspetto particolare.

Sognando tra i ramo di mandorlo, il Van Gogh Museum

Per completare il quadro dei musei visitati devo citare, con grande entusiasmo, il Van Gogh Museum, che mi ha regalato un’esperienza quasi trascendentale. Si tratta di ammirare la più vasta collezione al mondo delle opere di Vincent van Gogh, che comprende centinaia di dipinti, disegni e taccuini di schizzi, oltre ad una montagna di lettere autografe.

La fondazione del museo possiede inoltre anche le collezioni di stampe giapponesi dei fratelli van Gogh ed alcune opere dei loro amici di Montmartre, come Touluse-Lautrec. Sin dalla sua apertura nel 1973 la fama di questo museo non ha fatto che aumentare, e, aggirandosi tra sale adorne della luce e dei colori intensi dei dipinti, non si può non pensare al pittore, a cosa avrebbe provato vedendo tutto questo, lui che era morto povero e incompreso nel 1890.

Dopo il suo suicidio e la successiva morte di suo fratello Theo, mercante d’arte, sarà la moglie di quest’ultimo, Johanna van Gogh Bonger a lottare per affermare il genio di Vincent. In pochi anni la donna riuscì nel suo scopo ed il nome del pittore olandese ottenne finalmente la fama che meritava. Le collezioni del museo coprono i vari periodi della sua produzione artistica, dalle prime opere scure realizzate in Olanda a quelle parigine, chiare e mosse, influenzate dalla pittura impressionista. A seguire, l’esplosione dei colori della Provenza, conclusa ad Auvers-sur-Oise, la tappa finale di questo racconto visivo e biografico. Il commovente Campo di grano con corvi (1890) chiude la parabola artistica ed umana del pittore, tra le ali nere dello stormo in volo. Per saperne di più su Van Gogh ad Auvers-sur-Oise leggi qui.

Una passeggiata tra i canali

Le ultime giornate del mio viaggio le ho trascorse crogiolandomi nella mollezza dei canali, in quel tepore dolce che la primavera stava regalando. Uno degli itinerari più belli che ho seguito partiva dalla affollata Piazza Dam, il cuore della città.

E’ proprio in questo punto che nel 1270 fu fondata Amsterdam, che poi si allargò a macchia d’olio. Di qui ho attraversato il Nieuwezijds Voorburgwal e la Spuistraat, raggiungendo la sponda sinistra del Singel. Al numero 453 del Keizersgracht si trovava la libreria e la galleria d’arte dello zio di Van Gogh, che il pittore visitò spesso, vicino al grande magazzino, l’elegante di Metz & Co.

Un tuffo nel passato al Museo Van Loon

L’ultimo giorno del mio viaggio mi sono recata in un luogo particolare, che mi ha offerto l’opportunità di sbirciare nella vita di un tempo, tra le pieghe di un’esistenza privilegiata e tranquilla. La Casa-museo Van Loon era stata nel 600’ la residenza del pittore Ferdinand Bol, poi acquisita nel XIX secolo dai Van Loon, una delle famiglie più facoltose della città, le cui fortune erano derivate dal commercio di aringhe.

A colpirmi maggiormente è stata una delle camere da letto, rivestita da sontuose tappezzerie a fantasia. All’esterno ho trovato un piccolo, delizioso giardino, punteggiato da tulipani e glicini che sventolavano alla brezza d’aprile. Il Museo Van Loon si trova in nella cinta meridionale dei canali ed è raggiungibile con il Tram 16, 24 fermata Keizersgracht. La sera sono rimasta in zona per cenare al Caffè Morlang, dove mi sono goduta una memorabile zuppa di pomodoro fresco e un’insalata di quinoa.

Tornata a casa, mi è sembrato di esser stata via più a lungo di quei cinque giorni effettivi, quasi avessi attraversato decine di epoche diverse: sono davvero infinite e meravigliose le storie che Amsterdam ha da raccontare.

 

Viaggio dell’aprile 2011

2 commenti

  1. Ciao! Fortunatamente il tempo per passare l’ho trovato quasi subito 🙂 i diari di viaggio sono i miei post preferiti e questo l’ho divorato, un po’ perché non sono mai stata ad Amsterdam, un po’ perché i viaggi in solitaria mi affascinano e infine perché scrivi davvero bene.

    Anche io sceglierei la casa di Anne come prima tappa, il diario mi ha sconvolta e vorrei dare un’immagine alla casa che ho immaginato durante la lettura. Per il resto mi sembra davvero una città molto affascinante, assolutamente da vedere.

    1. Ti ringrazio per l’apprezzamento!Amsterdam per me rappresenta qualcosa di particolare perché è stato il primo viaggio totalmente in solitaria..una meta che avevo in testa da tempo e che mi ha dato moltissimo.Te la consiglio sicuramente!!

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