Budapest, Tale of Two Cities

La magia di Budapest

Scoprire Budapest significa immergersi, poco a poco, nell’incantesimo sottile dell’Est europeo. Non è un prezioso carillon come Praga che sfodera subito la sua magia, ha qualcosa di più intenso e reale; è una metropoli abitata da quasi 2 milioni di persone, vivace e complessa nelle sue diverse sfumature. Tuttavia un’aura di mito, di favola antica, aleggia ancora su questa strana città soprattutto in inverno, come un caldo cappotto che si sia buttata sulle spalle per difendersi dalle nebbie e dal freddo.  La sua architettura eclettica mescola colorati palazzi Art Nouveaucreazioni neogotiche particolarmente fantasiose, mentre le atmosfere romantiche da cartolina si fondono a quelle più misteriose e intriganti. Io l’ho visitata a gennaio, godendomi le mattinate nebbiose sul Bastione dei Pescatori e le fredde sere piene di stelle sul Danubio. E’ proprio questo fiume, che nasce in Germania e che attraversa l’Europa centro-orientale fino gettarsi nel Mar Nero, a segnare la sua fisionomia urbana: taglia in due la città, un tempo divisa in agglomerati ben distinti, oggi riunita sotto al nome che tutti conosciamo.

Queste due parti sono quelle racchiuse nel suo nome: Buda è situata ad ovest, sulla sponda destra del fiume, e rappresenta la parte più antica e leggendaria, ricca di verde e di edifici storici; Pest si trova dal lato opposto e costituisce la zona più commerciale ed industriale, ma con molti musei ed ampi viali trafficati. Le due zone, diverse non solo per la posizione, ma anche per conformazione naturale e vocazione – la prima collinare ed introversa, la seconda pianeggiante e godereccia- furono unite solo nel 1873, dando luogo ad un unica città. Tra i ponti che le collegano, il più famoso di tutti è il monumentale Ponte delle Catene, sormontato da due torri gemelle e costruito dallo scozzese Adam Clark nel 1849; col calar della notte offre uno spettacolo di luci davvero maestoso.

Per raggiungere tutte queste meraviglie, ho volato con Wizzair  da Bologna, poi sono salita sul bus 200 E, che in venti minuti mi ha condotta alla pittoresca stazione centrale Nyugati; da qui l’autobus 16 A  raggiunge Buda.

Soggiorno al Burg Hotel, Szentháromság tér 7-8, un albergo con un ottimo rapporto qualità-prezzo, che mi regala la prima emozione del viaggio. Non appena entrata nella mia spaziosa doppia, rimango stregata dalla vista panoramica che inquadra la grande finestra: il tetto della Chiesa di Mátyás, con le sue tegole dai mille colori. Il perfetto inizio di un viaggio appagante.

La collina del castello l’avevo scelta senza alcuna esitazione come mia base, perché è la zona più pittoresca e misteriosa, il cuore antico in cui la città conserva ancora le sue origini medievali. Qui si trovano alcune delle attrazioni più rilevanti, oltre ai panorami superbi, dato che Buda si trova su di un altopiano che si protende sul Danubio dai suoi 170 m di altezza.

Ho inaugurato le mie esplorazioni con la Chiesa di Mattia Corvino Mátyástemplom. Lo scintillio del suo tetto mi appare sotto al sole come la miniatura di un libro di favole orientali; è un patchwork variopinto di tegole, le cui vivaci geometrie ricordano certe sontuose chiese mitteleuropee, come quella di S.Stefano a Vienna. E’ stata costruita nel 200’, ma l’aspetto di oggi è da ricollegarsi alla ristrutturazione in stile neogotico del 1896. Seppur intitolata alla Madonna, è più conosciuta per Mattia Corvino (1443-1490), perché qui il mitico sovrano ungherese si sposò ben due volte. Circolano molte leggende su di lui, che viene considerato come un re giusto, interessato al benessere del popolo; fu soprannominato così per via del suo stemma, il corvo, perfettamente intonato a certi toni dark che caratterizzano la città.

Il Palazzo reale e il Bastione dei pescatori

Più tardi mi reco al Palazzo reale che raggruppa un complesso di edifici, immersi nell’aroma inebriante delle antiche leggende ungheresi; è qui che la città di Budapest trova le sue radici, nella fondazione del Castello di Buda, o Buda Vár da parte di Bela IV (1206-1270). Sotto il regno di Sigismondo di Lussemburgo (1387-1437) il palazzo verrà ampliato e raggiungerà per magnificenza e prestigio le più importanti corti d’Europa. Le ricostruzioni dopo i danni di guerre ed assedi, si sono susseguite nei secoli; Donna in viola, 1874, Pál Merse Szinyei, Museo nazionale unghereseperciò non troverete arredi originali all’interno del palazzo. Tuttavia durante la ristrutturazione sono emersi i resti del castello gotico, oggi ospitati nel Museo di storia di Budapest (palazzo reale ala E). Oltre a questo, al palazzo si trovano anche la Biblioteca nazionale Széchényi (palazzo reale Ala F), che contiene, tra i milioni di pubblicazioni conservate, anche antichissimi codici e manoscritti, e la Galleria Nazionale Ungherese (palazzo reale ali B,C,D). Quest’ultima è tappa irrinunciabile per farsi un’idea dell’arte e della cultura di questo paese, le sue collezioni comprendono dipinti, sculture e arti applicate, dal medioevo al XX secolo. Inaugurata nel 1957, le sue esposizioni permanenti, dal piano terra al terzo, percorrono la storia dell’arte ungherese in senso cronologico. Frequenti e prestigiose le esibizioni temporanee, attualmente, ad esempio, è in mostra anche Modigliani (29 giugno 2016 – 2 ottobre 2016). Trovo particolarmente interessante la sezione di arte ottocentesca, dominata dalle suggestioni impressioniste con i romantici paesaggi di László Paál (1846-1879) ed i ritratti  Pál Merse Szinyei (1845-1920).

Un paio d’ore dopo sono al Caffè Pierrot, dove l’atmosfera romantica ed elegante è accentuata dalle note del pianoforte suonato dal vivo; tutta sola e soddisfatta, mi godo il mio pasto vegetariano (ho seguito i consigli del gentile cameriere) e questa strana malia ungherese che sento nell’aria…

Proseguo la mia notte solitaria con una bella passeggiata sull’acciottolato della Città vecchia, dato che Budapest di notte sfodera tutto il suo charme; arrivo al Bastione dei Pescatori, un luogo dall’atmosfera magnetica. Qualcuno sta suonando la chitarra e il panorama sotto di me è un trionfo di luci sul fiume. La stravagante architettura in cui mi trovo, sembra fatta apposta per sognare. In effetti il bastione non ha mai avuto un ruolo difensivo, ma è stato creato nel 1895 come un fantasioso capriccio da cui godere di un panorama superbo sulla città. L’architetto Frgyes Schlek lo ha realizzato in stile neomedievale, mescolando gotico e romanico, e le sue sette candide torri ricordano le tribù che fondarono il paese nel IX secolo. Tornerò spesso a visitarlo, dato che è a due passi dal mio hotel.

Il museo di Belle Arti

L’eccitazione è alle stelle: oggi mi aspettano i capolavori del Museo di Belle Arti (M Hősök tere), un’istituzione che può gareggiare con quelle più prestigiose del resto d’Europa. Si trova a Pest in Piazza degli eroi, una vasta spianata monumentale, dalla quale nel 1896 partirono le celebrazioni per il Millennio.

Questa data ha segnato il volto cittadino, grazie alle ristrutturazioni di antichi edifici ed alle nuove architetture, per lo più di tipo estroso e visionario, innalzate per ricordare l’anniversario della conquista del bacino dei Carpazi da parte delle tribù Magiare nel IX secolo. Il monumento della piazza infatti trabocca di orgoglio nazionale, con le statue dei capi tribu’ protagonisti della fondazione d’Ungheria. A dominare la piazza però è l’imponente edificio del Museo di Belle Arti, costruito nel 1906 (sarà chiuso per lavori di ristrutturazione fino a tutto il 2017, le sue collezioni ora sono in mostra itinerante per l’Europa). Vanta una straordinaria collezione di capolavori internazionali accumulata nei secoli dai reali ungheresi; le opere vanno dal medioevo al Novecento, con nomi illustri come El Greco, Raffaello, Van Gogh ed Egon Schiele.

Uscita dal museo, mi avvio ad esplorare il vicino Városliget, il grande parco cittadino un tempo zona paludosa utilizzata per la caccia reale. Oggi qui si trova un arioso parco in stile inglese, progettato nel XIX secolo e scelto come nucleo centrale per le celebrazioni del Millennio; a quest’epoca risale il fantasioso castello di Vajdahunyad. La passeggiata nei meandri misteriosi del parco si fa decisamente interessante, sbirciando tra le cupe sculture disseminate qua e là. Una cenetta al Caffè Miro’ e poi a nanna.

Un giro movimentato in città

Il bus rosso sightseeing, dal quale posso scendere e salire a mio piacimento, oggi mi porta comodamente in giro per la città. I commenti, in diverse lingue, sono piuttosto interessanti nonché accompagnati dalla vivacissima Danza ungherese n. 5 di Brahms, che dona un certo sprint alla visita. Ne approfitto per dare un occhiata alle zone più lontane dalla centro storico, come la grande Strada Circolare che, nel tratto nord, offre una panoramica sull’architettura eclettica di fine 800’, mentre a sud attraversa l’VIII distretto, Józsefváros (la Città di Giuseppe), che è quello operaio, aureolato di una fama equivoca. In realtà nella parte occidentale del quartiere ci sono case e ville ottocentesche piuttosto eleganti, poi le strade si fanno più popolari e il quartiere diventa studentesco. A Józsefváros si trova il Museo Nazionale Ungherese, di livello eccellente, fondato nel 1802 grazie alle donazioni conte Fernc Széchényi, che fu un grande uomo di Stato e un fine collezionista; comprende una carrellata di oggetti che raccontano la storia della nazione dall’antichità al XX secolo.

In bilico tra la storia ufficiale e la favola gotica, qui si trovano molti oggetti caratteristici, anche della Transilvania, che nel tardo medioevo faceva parte del regno d’Ungheria. Davanti ai secolari abiti di broccato, appartenuti ad un principe transilvano, è facile farsi trasportare dalla fantasia fino a…. Dracula! In effetti l’Ungheria ha dato i natali a Bela Lugosi, l’attore che interpretò il vampiro negli anni 30’ ed il gusto per il macabro è una caratteristica saliente del pensiero nazionale. Segue seratina in hotel all’insegna del risparmio con cibo da asporto.

 Il palazzo del Parlamento

Il biglietto del bus sightseeing (48h) consente un’altra giornata di spostamenti comodi. Ne approfitto per visitare il quartiere di Bélvaros (Città interna), cuore pulsante di Pest e la sua parte nord, Lipótváros, dove innalzano alcuni monumenti particolarmente rappresentativi della città. Uno di questi è il celebre palazzo del Parlamento ungherese.

E’ il simbolo stesso di Budapest, insieme al Ponte delle Catene, ed è stato costruito in stile neogotico tra il 1885 e il 1902, prendendo a modello il parlamento di Londra. E’ aperto alle visite e si compone di ben 691 stanze; il percorso turistico prevede l’esplorazione di alcuni ambienti lussuosi e pittoreschi, come la sala dell’arazzo di Gobelin o quella della cupola. Nella basilica di S.Stefano, sempre in questa zona, si trova una particolare reliquia, conservata all’interno della Cappella della Santa Destra: la mano mummificata di S.Stefano, scoperta in un monastero in Bosnia e riportata qui da Maria Teresa D’Austria nel 1771. La sera torno al Pierrot: dopo il panino frugale di mezzogiorno, ho bisogno di sostanza.

Relax in stile Art Nouveau alle terme

Mi ero ripromessa di sperimentare una delle esperienze-must di Budapest: le terme. Costituiscono un’abitudine salutare della vita ungherese, con una lunga tradizione alle spalle. Le 118 sorgenti naturali della città producono 70 milioni di litri di acqua termale al giorno, a 21- 78 gradi Celsius. Di stabilimenti ce ne sono tanti, per tutti i gusti: da quelle più grandi di Széchényi , frequentatissime, con 8 piscine esterne ed interne, a quelle più antiche e di fondazione ottomana come le Rudas, per provare l’emozione di un autentico bagno turco. Io scelgo le terme Géllert,(tram 18, 19, 47, 49) da inguaribile amante dell’Art Nouveau quale sono.

Costruite tra il 1912 e il 1918, sono frequentate sia dai turisti (piuttosto giovani ed in costume da bagno), che dagli ungheresi doc (over 60 e completamente nudi!). Asciugamano in affitto e via che si va! Le terme si trovano subito sotto Monte Gellért, un luogo avvolto da oscure leggende, come quella dell’uccisione del vescovo Géllert durante una rivolta o i sabba delle streghe nel medioevo. Cena leggera al Déryné.

Ancora un po’ di storia ungherese

Il giorno seguente torno a Pest per visitare il Museo di arti applicate (M 3 Ferenc Korut), in cui la bellezza delle collezioni gareggia con quella dell’edificio che le ospita. Il palazzo in stile secessione fu aperto nel 1896 dall’imperatore Francesco Giuseppe (il marito di Sissi!) per festeggiare il Millennio. Ha splendide collezioni d’arte e artigianato, che ricostruiscono la storia ed i costumi di questo affascinante paese. Spaziano dai mobili antichi a quelli Art Nouveau, da preziosi oggetti d’oreficeria a tavolette devozionali. Da non perdere il cortile interno, un ambiente luminoso ricoperto da un tetto di vetro e circondato da chiostri in stile indo-orientale.

Più tardi do un occhiata all’antico quartiere ebraico e alla sua Grande Sinagoga: un nome azzeccato perché è la più vasta d’Europa. La sera, dopo un panino veloce, mi godo un poetico concerto di musica classica alla Chiesa di Mattia Corvino, e la mia infatuazione per la città sale al culmine..

Gli aromi del Mercato Centrale

Il mattino dopo mi concedo una lunghissima passeggiata fino ad attraversare a piedi il Ponte della libertà ed entrare al Mercato Centrale, una sorta di enorme bazar coperto, con souvenirs e diversi locali per la ristorazione. Soddisfo la mia curiosità alimentare con tutta una serie di zuppe ed intingoli, rigorosamente vegetariani e di un’abbondanza vergognosa, ma infondo ho bruciato tantissimo stamattina.. gnam!

Poi esploro la vicina Váci utca, la strada dello shopping; ma il mio tempo ungherese sta per scadere. Non mi resta che precipitarmi su di un tram e tornare in hotel per recuperare la valigia. Mentre il mio aereo s’innalza sul cielo di Budapest, la nostalgia già m’invade…. mi consolerò ascoltando Brahms e le sue danze.

Viaggio dell’inverno 2012

 

 

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