In Provenza, sui passi di Van Gogh

 

Mi occorre anche una notte stellata con dei cipressi, oppure sopra un campo di grano maturo; abbiamo delle notti molto belle qui, e io ho una continua febbre di lavoro.

Arles, aprile 1888

Quando si parla della Provenza, il pensiero corre subito ad immagini da cartolina, intrise di romanticismo e poesia: i campi di lavanda, i borghi pittoreschi arroccati sulle colline, i profumi delle erbe mediterranee portati dal soffio del maestrale. Oltre alle bellezze paesaggistiche e all’atmosfera, però, questa regione può vantare anche una storia straordinaria, legata ad uno degli artisti più conosciuti ed amati di sempre, Vincent Van Gogh (1853-1890). Era il febbraio del 1888 quando il pittore lasciò Parigi alla volta del meridione, viaggiando su di una di quelle maestose macchine a vapore che solo pochi anni prima aveva dipinto l’impressionista Claude Monet. Van Gogh stava abbandonando l’aria frizzante e godereccia di Montmartre per dirigersi al sud, in cerca di luce ed ispirazione. Al fratello Theo, che faceva il mercante d’arte e che l’aveva ospitato negli ultimi due anni, aveva promesso di trovare finalmente la sua strada e, sperava, anche un certo equilibrio mentale. Il pittore olandese sarebbe rimasto in Provenza fino al 1890; nel frattempo dipinse centinaia di quadri, opere straordinarie in cui i colori ardevano di un’intensità inaudita, come quella di una fiamma; di quei manufatti preziosi, che appartengono al periodo più fecondo e interessante del pittore, ad oggi solo uno si trova ancora in Provenza e non è certo dei più celebri; si tratta del quadro “I vagoni ferroviari” ed è conservato ad Avignone presso il Museo Angladon. Il resto dei dipinti è sparso per i più importanti musei del mondo, che se li tengono ben stretti.

E’ possibile però ritrovare la struggente bellezza di quegli stessi campi di grano, degli uliveti e dei girasoli che dipinse l’artista, passeggiando per le strade e per i campi di St Rémy-de-Provence o di Arles. I colori vividi, i profili netti dei paesaggi, come scolpiti dalla luce abbagliante, sono ancora lì: gli stessi che si trovano in quei dipinti favolosi. Visitare questi luoghi è come passeggiare dentro ai suoi quadri ed il déja-vu è una sensazione continua ed avvolgente. Sia Arles che Saint Rémy hanno omaggiato Van Gogh creando circuiti tematici, da godersi comodamente a piedi; gli itinerari “Sur les pas de Van Gogh”, disponibili online e negli uffici del turismo, contengono precise mappe con l’elenco di opere e luoghi. Una serie di pannelli sono dislocati nella città di Arles a segnalare  i punti in cui il pittore piantò il suo cavalletto più di centocinquanta anni fa, con riproduzioni dei suoi dipinti e stralci delle bellissime lettere che scrisse al fratello; mentre a St Rémy si ripercorre il lungo periodo dell’internamento in manicomio, anche questo ricco di opere indimenticabili.

Arles e la casa gialla: febbraio 1888-maggio 1889

Arles è una caratteristica cittadina provenzale che sonnecchia pigra lungo le rive del Rodano; è piccola e, arrivando in treno come ho fatto io, si può percorrerla piacevolmente a piedi. Ad un paio di minuti di cammino dalla stazione, imboccando Avenue Talbot, si trova la prima tappa importante del percorso: Place Lamartine.

Vincent inizialmente si era stabilito nel primo posto in cui era inciampato, in Rue de la Cavalerie 30, un luogo piuttosto malfamato e squallido; in seguito aveva trovato una sistemazione migliore in una semplice casetta a due piani,  dipinta di giallo, che dava sul giardino della piazza Lamartine. Oggi purtroppo la celebre maison jaune immortalata dal pittore non esiste più, perché fu distrutta dai bombardamenti durante l’ultima guerra. Tuttavia l’edificio alle sue spalle e la strada sopraelevata coi binari del treno sono gli stessi.

Per la mia casetta gialla, quando ho pagato l’affitto, il rappresentante del proprietario è stato molto bravo e si è comportato da vero arlesiano, trattandomi come un suo pari

Arles, maggio 1888

Van Gogh volle arredarla modestamente, conferendole un certo carattere.

Ne voglio veramente fare una casa d’artista, ma non preziosa, al contrario niente di prezioso, ma che tutto, dalla sedia al quadro, abbia un carattere.

Arles, settembre 1888

Conosciamo tutti l’aspetto della stanza da letto al primo piano di quella casetta, di una semplicità monacale; Van Gogh la dipinse più volte come testimoniano i quadri dei pretigiosi musei di Chicago, Amsterdam e Parigi.

E’ tra le mura della casa gialla che lo raggiunse in ottobre Paul Gauguin (1848-1903), un altro pittore squattrinato che aveva un passato di marinaio e di agente di cambio. Fu l’unico ad accettare l’invito di Van Gogh, il quale desiderava fondare una comunità di pittori d’avanguardia, una sorta di società di mutuo soccorso per lavorare insieme e dividere le spese. I due artisti, che prima d’allora si conoscevano solo dagli autoritratti che si erano scambiati, trascorsero insieme nove settimane, turbolente e creative come i loro caratteri. Quando Gauguin entrò per la prima volta nella stanza che Vincent gli aveva preparato, fu abbagliato dalla visione dei quadri appesi alle pareti: un trionfo radioso di girasoli. Ne scrisse sei anni dopo, parlando di una “fluorescenza d’oro”.

Spostandosi verso il centro cittadino ci si imbatte continuamente nei luoghi del pittore, come nei giardini pubblici in Boulevard de Lices o alle Arènes, l’anfiteatro di Arles, che non passa certo inosservato. Questa grandiosa architettura del I sec. d.C., tutt’oggi utilizzata per discutibili spettacoli di tauromachia, è il più importante retaggio cittadino dell’epoca romana. Les Arènes furono frequentate da Vincent che ne fece anche il soggetto di un suo dipinto; appare chiaro dal quadro che era più interessato alla fauna umana degli spettatori, che dallo spettacolo della corrida o dal fascino archeologico del sito.

Le arene sono molto belle quando c’è sole e folla.

Arles, aprile 1888

In Place du Forum attira il mio sguardo il colore giallo-evidenziatore del Cafè la Nuit, lo stesso locale ritratto da Van Gogh. Si è voluto dipingerlo in questa tonalità accesa per riproporre l’effetto psichedelico del quadro, in cui il pittore accentuò il contrasto delle luci a gas nella notte buia. All’interno conserva ancora un certo sapore bohémien, coi pavimenti di legno consumato dal tempo ed i divani ricoperti di velluto scarlatto, sui quali si appisola spesso un bellissimo dalmata, il cane della cassiera.

Un po’ fuori dal centro ci sono poi i suggestivi Alyscamps, una delle più grandi necropoli del mondo cristiano. Qui piantarono il cavalletto sia Gauguin che Van Gogh, soggiogati dal fascino malinconico del luogo; entrambi resero giustizia alla romantica passeggiata del viale, che è rimasta esattamente come allora.

Infine l’Espace Van Gogh è il luogo che chiude tragicamente l’esperienza del pittore ad Arles. Fu proprio qui, presso il manicomio dell’Hôtel Dieu, in Place Docteur Felix Rey, che Van Gogh fu ricoverato in seguito al famoso taglio dell’orecchio; oggi la piazza dove si trova l’edificio porta il nome del medico che ebbe in cura Vincent e che lui ritrasse. Nel dicembre 1888 la tensione crescente tra Gauguin e Van Gogh era esplosa nell’estremo gesto della mutilazione; il primo allora fece i bagagli e se ne andò. Non si sarebbero più rivisti. Il cortile dell’ospedale è tenuto esattamente come allora: la struttura è visitabile, una parte però ospita un centro culturale ed universitario. Rientrando verso la stazione mi accosto al fiume, dove scopro il punto in cui Van Gogh si sistemò per dipingere la Notte stellata sul Rodano.

Si dice che portasse una serie di candele sulla testa, sistemate buffamente sul suo cappello di paglia per farsi luce mentre dipingeva: le stravaganze come questa e le bevute abbondanti gli regalarono cattiva fama in città. Una petizione di alcuni abitanti infine venne inoltrata alla polizia per allontanare quello strano individuo da Arles. L’artista, in preda allo sconforto e sempre più emarginato, decise allora di farsi ricoverare presso una casa di cura per malati di mente.

Sain Rémy-de-Provence: maggio 1889-maggio 1890

Saint Rémy si trova a  25 km a nord est di Arles, ed è raggiungibile in bus o in auto.  Percorrendo Avenue Van Gogh ci si allontana dall’abitato del centro storico; le tipiche casette provenzali coi davanzali ricoperti di fiori lentamente lasciano spazio a vasti campi di uliveti. Man mano che ci si inoltra nel parco delle Alpilles, sul percorso scandito dai quadri e dalle parole scritte dal pittore, ci si sente trasportare lontano, nel tempo e nello spazio; si raggiunge la meta in una decina di minuti di cammino.

Immerso tra alberi d’ulivo dai tronchi nodosi e alti cipressi si trova di St Paule-de-Mausole, un antico priorato fondato nel XI secolo. Il complesso oggi comprende una casa di cura, la chiesa romanica e un affascinante chiostro; è sorprendente pensare che tutt’oggi la Maison de Santé continui la stessa missione iniziata nel XVIII secolo,  quella di accogliere i malati mentali. In effetti quando percorro il viale d’ingresso sono accompagnata da una triste nenia che canticchia qualche ospite al di là dell’alto muro, che separa la zona di ricovero da quella di visita. Era il maggio del 1889 quando il pittore varcò il grande portone di St. Paul-de-Mausole; fu lui stesso a rispondere con calma e lucidità alle domande del direttore ed a richiedere la propria ospedalizzazione. La diagnosi fu di epilessia; attualmente si discute ancora della patologia del pittore e delle sue cause, propendendo per una serie di fattori biologici, psicologici e sociali.

Volevo dirti che credo di aver fatto bene a venire qui, innanzitutto perché vedendo la realtà della vita dei pazzi o dei vari squilibrati di questo serraglio mi passa il timore vago, la paura della cosa in se stessa. E poco alla volta posso arrivare a considerare la follia una malattia come un’altra.

Saint-Rémy, maggio 1889

Il nuovo paziente fu sistemato in una stanza da letto nell’ala riservata agli uomini, dove rimarrà per un anno, dipingendo 150 quadri. Fortunatamente infatti, aveva il permesso di uscire accompagnato da un infermiere ed aveva a sua disposizione addirittura un atelier, dato che la struttura, all’epoca del suo ricovero, era mezza vuota. Grazie a queste concessioni del direttore dell’istituto, oggi possiamo ammirare capolavori emozionanti come La Notte stellata o gli Iris; nonostante i problemi mentali, infatti, la creatività del pittore esplodeva ora in tutta la sua magnificenza, nel silenzio delle antiche sale del priorato.

Almeno in questo Vincent ebbe buona sorte. Non era così scontato infatti che un  trattamento umano e compassionevole fosse elargito ai pazienti; anche se da quasi un secolo non si gestivano più gli ospiti come animali, incatenandoli tra la sporcizia, erano diffusi ancora metodi di cura discutibili, come l’applicazione di sanguisughe e le pesanti purghe che dovevano liberare il cervello e il corpo dalle “manie”.

L’idroterapia era molto praticata anche a St.Paul-de-Mausole: docce gelate e improvvise che dovevano “distrarre il paziente dalla malattia” o lunghi bagni in vasche di stagno in cui il malato era imprigionato come in una bara da cui sbucava solo la testa, come si può vedere nella parte di visita dedicata alla storia della psichiatria nel XIX secolo.

Sembra che al pittore non fossero destinate cure particolari, nonostante alcuni attacchi piuttosto gravi che lo lasciarono debilitato. Nonostante tutto, Vincent scriveva di apprezzare la sua camera, descrivendola al fratello con precisione.

Ho una piccola cameretta tappezzata di grigio verde con due tendine verde acqua a disegni rosa molto pallido, ravvivati da trattini rosso sangue. […] attraverso le sbarre della finestra vedo un rettangolo di grano in un recinto, una prospettiva alla Van Goyen, sulla quale la mattina il sole si alza in tutta la sua gloria.

Saint-Rémy, maggio 1889

Quella che si può visitare oggi non è la sua vera stanza, ma una ricostruzione. Quella originale si trova nella parte privata della struttura ed è occupata da un paziente. Mi verrebbe da dire beato lui, ma non è il caso…. Uscendo dalla saletta capitolare, dov’è ospitato un negozio che vende opere create dai malati, ispirate all’opera di Van Gogh ( qui si pratica l’art therapy), si può passeggiare nei campi retrostanti e nei giardini. Una delle cartoline-simbolo della Provenza ritrae proprio questo magnifico panorama: il monastero con la vasta distesa di lavanda ai suoi piedi.

Passeggiando nei sentieri attorno a St.Paul-de-Mausole, che si snodano lungo il Parco delle Alpilles, ci si immerge in modo stupefacente nelle atmosfere create dal pittore: sullo sfondo del cielo chiaro, come in un collage, si stagliano le sagome basse degli uliveti, quelle scure e slanciate dei cipressi e la distesa dei campi assolati. La luce satura i colori, esaltandone i contrasti.

La pittura per Van Gogh anche durante il ricovero rimaneva l’obiettivo prioritario, una motivazione per alzarsi la mattina, spesso prima dell’alba.

E ora andrò all’attacco dei cipressi e della montagna. Credo che questo diventerà la parte centrale del lavoro che ho fatto qua e là in Provenza

Saint-Rémy, novembre 1889

Nel maggio del 1890 Vincent, formalmente guarito, salì sul treno per Parigi e, dopo un breve soggiorno dal fratello, si stabilì ad Auvers-sur-Oise, un tranquillo paesino di campagna ad una trentina di km a nord est della capitale, per continuare a dipingere, assistito dall’amico, il Dott. Gachet: un uomo più esperto di arte che di medicina. Solo due mesi dopo il pittore, proprio in mezzo a quei campi di grano che tanto spesso aveva dipinto, si sarebbe tirato un colpo di fucile al petto, mettendo fine ad una parabola esistenziale straziante, una storia di emarginazione, genialità e speranza, che non smette di commuovere ed emozionare milioni di persone ancora oggi.

Ebbene nel mio lavoro ci rischio la vita e la mia ragione vi si è consumata per metà

Auvers-sur Oise, luglio 1890

 

Come arrivare:

Il principale aeroporto della Provenza è quello di Marsiglia; raggiungendola in treno da nord si può scendere alla stazione di Arles e poi prendere il bus per raggiungere  Saint Rémy ( linea 54 o 57).

 

 

 

 

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