Birra, marmo e ballerine: la Ny Glyptotek di Copenhagen

Dalla birra alla scultura: nascita di un museo

Un museo privato ha spesso origini interessanti; è il caso della NY Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, un’istituzione prestigiosa che deve la sua esistenza ad una bevanda popolare e senza troppe pretese…la birra! Il nome legato alle sua storia infatti è quello di Carl Jacobsen (1842 -11 1914), ricco rampollo danese,  figlio del magnate della birra Carlsberg, Jacob Christian Jacobsen. La figura di Carl Jacobsen si allontanava molto da quella di un erede viziato e inconcludente (alla Lapo Elkann, per intenderci), al contrario l’uomo seppe incarnare il prototipo ideale del filantropo-collezionista, oltre che quello dell’imprenditore. Dotato di fine sensibilità, Carl amava le arti, in primo luogo la scultura e, acquisto dopo acquisto, accumulò un’ingente collezione di statue antiche, reperti archeologici e dipinti europei, soprattutto francesi e danesi. Volle condividere la sua passione con il resto del mondo ed espose al pubblico le sue opere già nel 1882, tra le pareti di casa sua. Più tardi, con le fortune di famiglia fece erigere la NY Glyptotek, un meraviglioso museo che fu inaugurato nel 1897 e che rimane tutt’oggi una delle attrazioni culturali più importanti della città. La sua visita richiede come minimo una mezza giornata, data la vastità delle collezioni; per esplorare in modo approfondito e senza fretta le varie sezioni occorrerebbero almeno due giorni.

Il palazzo

L’imponente edificio di Dantes Plads 7 è facile da trovare, perché si trova vicino al parco di Tivoli, una rumorosa attrazione stile luna-park, che fu fondata più o meno nello stesso periodo. Costruito dall’architetto danese Jens Vilhelm Dahlerup nello stile storicista caratteristico della fin de siècle, il palazzo della Glyptotek accoglie il visitatore con le atmosfere sontuose di quell’epoca. Non si può che restare abbagliati, non appena ci si addentra nella prima sala, dal suo magnifico giardino d’inverno; si tratta del punto focale dell’edificio, attorno al quale si dipanano i vari percorsi di visita. Fitto di palme e cinto da un elegante colonnato, l’ambiente, aggiunto nel 1906 con gli ampliamenti dell’architetto Hack Kampmann, è rischiarato dalla luce naturale che si riversa dall’alta cupola di vetro.

Al centro del giardino d’inverno appare, come un’antica e pallida divinità, la statua della Madre Acqua, realizzata nel 1921 dallo scultore danese Kai Nielsen, un vero e proprio inno alla fertilità. L’ultimo degli ampliamenti dell’edificio è avvenuto nel 1996, con la creazione della nuova ala di Henning Larsen, destinata ad ospitare la collezione di pittura francese. La vista dalla terrazza del museo sulla città è stupenda, anche se spesso il cielo di Copenhagen non è soleggiato..

Le collezioni

Le collezioni riflettono il gusto eclettico del fondatore e non possono dirsi di tipo enciclopedico. Alcune delle sezioni sono più ampie ed approfondite di altre e sono presenti solo alcuni periodi della storia dell’arte. Come indica il suo nome, la prima vocazione della Glyptotek è quella scultorea.

Le sculture coprono un arco temporale che va dall’antichità ai primi del Novecento e sono talmente tante che quasi superano le presenze dei visitatori in carne ed ossa. La parte più notevole quanto a dimensioni è però quella antica, che vi offrirà l’esperienza di un viaggio agli albori delle civiltà umane, mentre le ultime due sezioni riflettono l’amore di Jacobsen per l’arte francese e danese del XIX secolo.

Una passeggiata nell’antichità

La sezione antica si suddivide a sua volta nei settori Egizio, degli Orizzonti mediterranei e delle antichità greche e romane, che comprendono anche quelle etrusche. La sezione incentrata sul Mediterraneo affronta trasversalmente le tematiche comuni ai popoli di questo mondo vasto e senza frontiere, come il loro modo di affrontare la vita e la morte ed il rapporto con le divinità. Ho iniziato esplorando l’Egitto faraonico, proseguendo la mia passeggiata nella storia tra i bassorilievi blu ed oro della Porta di Isthar, uno dei maestosi accessi all’antica Babilonia. L’approccio didattico del museo è esemplare ed spesso sono stati ricostruiti gli ambienti in cui si trovavano i reperti archeologici; è questo il caso di una pregevole tomba etrusca, coi resti di un carro da battaglia appartenuto ad un principe.

Durante la visita mi sono imbattuta in una mostra eccezionale sull’antica civiltà latina di Crustumerium (19/5/2016-23/10/2016), che si affacciava sul Tevere intorno al X -XI secolo a.C.. Per millenni si trattò solo di una leggenda letteraria, poi nel 1970 emersero i primi reperti. Oggi un team internazionale di archeologi sta continuando gli scavi e ho avuto il privilegio di assistere dal vivo alcuni dei lavori di recupero sulle tombe.

La misteriosa civiltà appartiene all’epoca lontana della fondazione dei Roma e le fonti collocano proprio qui una delle sue vicende più famose, in bilico tra la storia ed il mito: il ratto delle sabine. Gli archeologi stavano ripulendo proprio i resti di una donna vissuta a quell’epoca: chissà se si trattava proprio di una bella sabina!?

Ballerine e paradisi tropicali: la sezione di arte francese

Estasiata da questi resti che hanno solleticato la mia immaginazione, mi sono quindi diretta al ricco dipartimento d’arte francese. Jacobsen era un appassionato e non mancava mai di visitare i salons e  le altre mostre di Parigi; è grazie a quelle felici incursioni, che oggi alla Glyptotek sono in mostra opere straordinarie.

Le sculture coprono l’arco temporale dal 1820 al 1900; spiccano, per lo stile e la quantità, quelle di Carpeaux e di Rodin. La pittura attraversa tutte le fasi più interessanti del XIX secolo, da Millet, Rousseau e Corot fino agli impressionisti come Monet. Approdando alla fase successiva, la favolosa parabola del post-impressionismo si fa ammirare con tutto il suo repertorio di grandi nomi del calibro di Van Gogh, Vouillard, SérusierLautrec e Picasso.

Ma la stanza che più mi ha emozionato è quella dedicata alle sculture di Edgar Degas (Parigi,1834 – Parigi, 1917): la grande sala azzurra era letteralmente invasa dalle minuscole sagome di donne al bagno o ballerine, una moltitudine di corpi bronzei e flessuosi immortalati mentre si muovevano. Degas, noto per i suoi dipinti di ballerine, è stato anche un appassionato scultore e ha modellato per uso proprio un gran numero di figure di cera, che sono state scoperte nel suo studio dopo la sua morte; circa la metà di esse, le meglio conservate, sono state fuse in bronzo intorno al 1921. L’artista ha saputo catturare la vitalità animalesca di quelle giovani donne, intrappolandole per sempre in pose particolari, slanciate in audaci passi di danza o mentre si stiravano svogliatamente tra un prova e l’altra.

Tra la marea di minuscole fatine giunte dalla vecchia Parigi, in fondo alla sala c’era lei, la più indimenticabile e commovente di tutte: La petite danseuse de 14 ans. E’ sempre un batticuore rivederla! Il modello originale si trova National Gallery of Art di Washington, le altre fusioni sono conservate, oltre che alla Glyptotek, al Musée d’Orsay di Parigi e al Metropolitan di New York. Questa ballerina è una vera cittadina del mondo…

Un’altro vanto della Glyptotek è quello di conservare una delle collezioni più vaste e complete dell’opera di Paul Gauguin (Parigi, 1848 – Hiva Oa, 1903) e non è un caso: in effetti il pittore aveva sposato una donna danese, Mette-Sophie Gad. Poi ci furono, come sappiamo, i Mari del Sud e le calde bellezze tahitiane per lui, mentre lei rimase sola coi 5 figli: si era fidanzata con un rispettabile e produttivo agente di cambio, ora si ritrovava con un ex marito che di mestiere faceva il pittore squattrinato! Dopo la separazione, gli alimenti, date le scarse finanze di Gauguin, furono versati tramite opere d’arte, che all’inizio, a dire il vero, non valevano un gran ché. Oggi sono uno dei fiori all’occhiello della Glyptotek.

In mostra è possibile esplorare anche gli ambiti meno conosciuti della produzione dell’artista, che fu quanto mai eclettica. Sculture, dipinti, mobili, bassorilievi, tazze: la sua creatività era versatile quanto quella di un uomo del rinascimento. I dipinti della fase tahitiana sono quelli più conosciuti e amati dal grande pubblico, tuttavia è affascinante rintracciare i primi passi dell’artista, quelli compiuti mentre era alla ricerca della sua strada: quando dipingeva gli interni borghesi o i tranquilli giardini di quella Francia troppo grigia e tradizionale per lui, che poco dopo abbandonerà senza voltarsi indietro. Emozionante vedere da vicino gli oggetti appartenuti al pittore, come la sua valigetta per dipingere portatile.

La soave grazia dell’arte danese

La sezione di pittura danese, situata nell’ala destra dell’ingresso, si focalizza in particolar modo sull’Ottocento, il secolo d’oro della pittura nazionale. Così sono scivolata in un mondo delicato, soave e romantico, fatto di mattini nebbiosi sui laghi e di gentildonne dai visi incorniciati di boccoli. Tra le scene idilliache di interni familiari e i souvenir pittorici dei Grand Tours, tutto qui sa di quiete, nobile classicità e posatezza.

Una pausa golosa

Infine, per ritemprarsi dalle fatiche delle lunghe ore trascorse tra un opera d’arte e l’altra, c’è un delizioso Caffè sotto al colonnato del giardino d’inverno. I suoi dolci sono una favola, ve lo assicuro!

Ny Glyptotek

Dantes Plads 7
1556 Copenaghen V

www.glyptoteket.dk

Ingresso:

Adulti: 95 DKK (circa 12 euro) con mostre temporanee 110 DKK
Gruppi (10 EL.): 75 DKK
Under 27: 50 DKK
Under 18: gratis
Martedì: gratis

Orari:

Martedì-domenica: 11.00-18.00

Giovedì: 11.00-22.00

Lunedì chiuso

 

 

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