Un anno in Provenza con Peter Mayle

Dopo tutto però eravamo in Provenza. C’eravamo stati più volte da turisti, insoddisfatti della nostra razione annuale di due o tre settimane di caldo e di luce brillante. Ogni volta, andandocene con il naso spellato e con molto rimpianto, ci ripromettevamo, prima o poi, di venire a vivere qui.[…] E, ora, quasi con nostra sorpresa, ci eravamo buttati nell’impresa, avevamo comprato una casa..

Si apre con un radicale cambiamento di vita il racconto di Peter Mayle (Brighton, 14 giugno 1939). Una coppia di inglesi, innamorata del Midi, si decide a fare il grande passo e a realizzare il sogno che appartiene anche a molti dei loro connazionali, comperare una casa nell’assolata Provenza. L’idea è quella di vivere ad un ritmo più lento, godendosi la natura e le temperature miti del Sud della Francia. Lo scrittore ci descrive con leggerezza tutte le peripezie e le emozioni tipiche di un trasloco in terra straniera: le avventure tragicomiche per la ristrutturazione del mas appena acquistato (la tradizionale casa colonica provenzale), l’entusiasmo per la nuova vita in campagna, la differenza tra le aspettative e la realtà di fatto. E poi, la curiosità di scoprire ed abbracciare lo stile di vita del Sud, così diverso da quello della Gran Bretagna.

Il libro che Mayle ha tratto dalla sua esperienza personale consacrerà l’ex pubblicitario londinese come uno scrittore di successo. Stampato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1989, da allora ha venduto milioni di copie, guadagnandosi un posto tra i bestseller della letteratura di viaggio. Parecchi anni dopo, Mayle darà alle stampe un’altra opera letteraria ambientata in Provenza, Un’ottima annata, da cui nel 2006 sarà tratto il famoso film di Ridley Scott, con Russell  Crowe e Marion Cotillard. La pellicola è stata girata in Provenza; il Caffè gestito dal personaggio della Cotillard, si trova nel centro storico della bella cittadina di Gordes.

Un anno in Provenza è lo spassoso resoconto dei primi 365 giorni passati nel Midi ed è suddiviso in 12 capitoli, che corrispondono ai mesi dell’anno. Cosparso di humour inglese e di aneddoti succosi, il gradevolissimo scritto di Mayle appare da subito infarcito di luoghi comuni sulla Provenza, terra di personaggi sanguigni, cucina verace e angoli pittoreschi. E’ proprio questa la chiave del grande successo del romanzo, poiché un luogo comune, per il lettore, è comodo e rassicurante, almeno quanto la tuta sformata che indossa tutti i giorni dopo il lavoro, tra le pareti di casa. E’ deliziosamente facile, lo ammetto, immergersi nelle atmosfere di questa Provenza da cartolina, popolata di bons hommes che paiono usciti da una caricatura, con la battuta pronta e lo spiccato accento provenzale.

I clichés in cui s’imbatte il lettore, pagina dopo pagina, sono vari e per tutti i gusti. I francesi del Midi sono pessimi alla guida, ma coltivano amabilmente l’arte della cucina, cosa che li accomuna al popolo italico. Per loro, il momento del pasto diventa un rito pieno di sacralità, tanto che, al fine di gustare una buona cena, non esitano a percorrere km e km per raggiungere una locanda sperduta tra le colline. E non esiste prezzo troppo elevato per un piatto eccellente.

Mentre aspettavamo, ci ricordammo di quanto ci avevano detto, cioè che i Francesi spendono per lo stomaco quello che gli Inglesi sborsano per l’auto e l’impianto stereo; avevamo ragione di pensare che fosse la verità.

Il vino, la cacciagione, i formaggi, le olive ed i peperoni, “lucidi d’olio e screziati di erbe”, che appaiono in abbondanza sulle tavole francesi, mettono l’acquolina in bocca e, grazie alle parole di Mayle, sembra quasi di sentirne la fragranza.

Anche la percezione del tempo è diversa in Provenza: le lancette dell’orologio sembrano scorrere più lentamente. Le ore ed i minuti diventano elastici, soprattutto per gli operai francesi, come scoprono presto i coniugi Mayle quando ristrutturano il loro mas.

Avevamo capito che il tempo, in Provenza, è molto elastico, anche se esattamente definito: un petit quart d’heure significa prima o poi nella giornata; demain prima o poi nella settimana; il lasso di tempo più elastico di tutti era una quinzaine, che può voler dire tre settimane, due mesi o anche l’anno prossimo, ma mai, in nessun modo, quindici giorni.

I lavoratori non sono dunque puntualissimi, tuttavia si dimostrano straordinariamente esperti nel risolvere con grazia e filosofia i problemi pratici del lavoro. Anche i turisti, che d’estate invadono numerosi la Provenza, rientrano nel cliché, diverso a seconda della provenienza: gli altezzosi ed eleganti Parigini, i saccopelisti Tedeschi, gli Inglesi pallidi come le loro tenute estive da viaggio, sempre col telefono a portata di mano per controllare se, in loro assenza, al lavoro va tutto bene.

Infine, nella cartolina provenzale non può mancare il caratteristico mercato, con la vivacità dei colori e degli aromi del Sud da godersi in un clima conviviale e godereccio. I Mayle frequentano les marchés ogni domenica mattina, scegliendo tra quelli di Coustellet e Isle-sur-la-Sorgue. Qui si possono ammirare le matrone provenzali che mettono in atto le loro astuzie, tastando melanzane e annusando pomodori per verificarne la freschezza, al contrario delle compassate signore inglesi, che mai si lascerebbero andare alla platealità di gesti simili. Frattanto, sui banchi del mercato riluce sotto il sole l’opulenza dei prodotti provenzali, su cui l’inglese Mayle getta uno sguardo goloso e stupefatto:

Si vedevano banchi pieni di verdure, piccoli mazzi di basilico profumato, vasetti di miele alla lavanda, bottiglie verdi della prima spremitura dell’olio, vassoi di pesche di serra, vasi di nera tapenade, fiori ed erbe, marmellate e formaggini, tutto con un’aria attraentissima nel primo sole domenicale.

Tra i lavori di ristrutturazione in casa, le degustazioni di vini, la ricerca di tartufi nei boschi e le gite in bicicletta, un anno passa veloce. Il ritratto della regione che il libro ci dipinge è fin troppo ricco di colore locale, ma forse, all’epoca in cui scriveva Mayle, quasi 30 anni fa, questo era effettivamente più vivido. Nonostante il tempo che è passato, che ha aumentato vertiginosamente i prezzi delle case e moltiplicato ristoranti chambres d’hôtes, la Provenza conserva ancora buona parte del suo charme unico e tradizionale, così come il romanzo di Mayle si conferma una lettura piacevole, in grado di rimettere il lettore in pace con il mondo. La simpatica voce dell’autore ci spinge a staccare il telefono, a rilassarci e gustare qualche buon piatto in giardino sotto i raggi del sole, stagione permettendo; ma soprattutto ci invoglia a mollare tutto ed a partire per il Midi, per godersi il canto delle cicale e l’atmosfera caratteristica. Infondo è soprattutto questo che la letteratura di viaggio deve fare: regalarci il sogno di un luogo e spronarci a partire per viverlo di persona!

Un anno in Provenza

Peter Mayle

2001, EDT

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