Il gusto di un milionario: il Museo Gulbenkian di Lisbona

Calouste Gulbenkian e il suo museo

Il Museo Calouste Gulbenkian è uno dei piaceri più raffinati che Lisbona può offrire al visitatore: un’oasi di quiete e bellezza dentro la città. Ciascuno degli oggetti in mostra racconta una storia diversa, dall’Oriente all’Occidente, dall’antichità ai primi del Novecento. Qui è possibile vivere esperienze indimenticabili: incrociare lo sguardo con Edgar Degas, ammirare lo scrittoio di Madame du Barry o, come facevano un tempo i fedeli, soffermarsi davanti ad un’antica nicchia di preghiera persiana.

Non essendo un museo molto noto al grande pubblico, al Gulbenkian si può passeggiare indisturbati tra le sale, facendosi avvolgere dalla pace e dal silenzio. Nessuna calca qui: i turisti sono tutti impegnati altrove, a stringersi sullo storico tram 28 o tra i negozi e i ristoranti di Baixa. Le eterogenee collezioni del Gulbenkian sono dunque libere di sprigionare tutto il loro fascino, seducendo il visitatore attraverso la loro qualità eccezionale; d’altronde, questo è uno dei musei più importanti del Portogallo.

Tutto è cominciato con una di quelle vite meravigliose e rare, piene di ricchezza, fortuna e di gusto per l’arte: quella del milionario Calouste Sarkis Gulbenkian (1869, Uskudar -1955, Lisbona). Nato in Turchia in una facoltosa famiglia armena, completò la sua educazione cosmopolita a Londra e Parigi, dove visse lunghi periodi. Magnate del petrolio, dimostrò sin dalla giovinezza una grande passione per l’arte e l’archeologia. L’eclettismo della sua collezione, accumulata per circa 60 anni della sua vita, riflette la vastità dei suoi interessi e il suo gusto raffinato, in aiuto del quale vennero spesso gli specialisti migliori dell’epoca. Un anno dopo la sua morte fu creata la fondazione che porta il suo nome, così come aveva indicato nelle sue disposizioni testamentarie; un’istituzione che si occupa di beneficenza, di arte, educazione e scienze.

In questa cornice trovò spazio anche l’idea di un museo, un luogo che accogliesse in modo adeguato i 6.000 oggetti collezionati da Gulbenkian, tra il 1898 e il 1953. Nel 1969 fu realizzato a Lisbona, all’interno del Parco di Santa Gertrudes in Palhavã, il sobrio edificio che vediamo oggi, dopo che vinsero il bando per la sua costruzione gli architetti Ruy Jervis d’Athouguia, Pedro Cid e Alberto Pessoa.

L’edificio comprende due piani di esposizione, l’auditorium, la biblioteca, la sala conferenze e quella per esposizioni temporanee, più il bookshop e il Caffè. Nel parco a sud del palazzo principale si trova un teatro all’aperto e il Museo di Arte moderna. La collezione si distribuisce tra il piano terra e il primo piano e copre un arco temporale che va dall’antico Egitto (2500 a.C.) alla Francia degli anni 30’. Porcellane, tappeti, sculture, dipinti, mobili: tra le pareti del museo, sfila una serie di favolosi oggetti con provenienza e stili diversi, tutti, però, accumunati da un alto valore estetico e artistico.

Le collezioni

L’Antichità.

Il percorso si apre con uno sguardo sull’Antico Egitto: pochi oggetti, ma di valore eccezionale. La maggior parte delle opere fu acquisita tra il 1922 e il 1929; a consigliare Gulbenkian fu niente meno che l’archeologo che scoprì la tomba di Tutankhamon, Howard Carter. L’esposizione è in ordine cronologico e tra tutti spiccano una intrigante barca solare in bronzo della XXVI-XXX dinastia, realizzata intorno al 380-343 a.C..

Il modello riproduce in piccolo le imbarcazioni che navigavano a quei tempi sul Nilo. Era utilizzata nelle processioni e simboleggiava il trasporto del sole, che arrivava il mattino e se ne andava la sera. In questo caso, il sole Amon-Ra è trasportato all’interno di un tempio; al di sotto si trova un coccodrillo che sostiene l’imbarcazione, rappresentazione del dio Sobek e simbolo del Nilo. Si possono riconoscere molte altre divinità, come le sorelle Isis e Nephtys, protettrice dei morti e del tempio. Siamo in epoca tarda: di lì a poco in Egitto sarebbe giunto Alessandro Magno che avrebbe segnato il destino di questa grande civiltà.

Nella successiva sala dell’Antichità Classica sono raggruppate opere greche e romane. Abbaglianti e colorate, le pietre preziose -gemme e cammei classici- occhieggiano dalle vetrine attirando lo sguardo del visitatore. Vanno dal tra il V sec a.C. e VI sec. d.C. e un tempo ornavano le figure di donne e uomini facoltosi.

Nella sezione di Arte Mesopotamica si trova un bassorilievo in alabastro che decorava uno dei muri del palazzo di Assurbanipal II, a Nimrud, nell’odierno Irak, ormai più di 2800 anni fa.

L’Oriente

La sezione dell’Oriente Islamico è uno dei fiori all’occhiello della collezione di Gulbenkian; comprende opere provenienti da Persia, Turchia, Siria, Egitto, Caucaso, e India, dal XII al XVIII secolo. Meravigliosi tappeti persiani, ceramiche decorate, antiche tuniche; qui si respira tutto l’universo dell’Islam, con i suoi colori sgargianti e il suo esotismo.

Una magnifica nicchia di preghiera è appesa al muro; si tratta di un oggetto molto prezioso, proveniente da un mausoleo nella città di Sultania, in Persia, (XIII-XIV secolo). La maiolica dipinta aveva la funzione di orientare i fedeli durante la preghiera verso la Mecca.

La collezione dell’Estremo Oriente rivela il gusto di Gulbenkian per i temi decorativi esuberanti.  Pietre dure, stampe giapponesi, porcellane cinesi e paraventi furono acquistati dal collezionista tra il 1919  e il 1940.

L’Arte Europea

La sezione di Arte europea è molto ricca e si suddivide in diverse sale; alcune espongono avori e miniature X-XVI secolo, altre pittura e scultura dal medioevo al Settecento, fino alla sezione della medaglistica e quella di arti decorative. L’ultima sala ospita dipinti e sculture di fine Ottocento. Molto interessanti i tessuti del rinascimento italiano, tanto più preziosi perché moto fragili: poche stoffe sono giunte fino a noi attraverso i secoli. Tra gli oggetti, si fa notare un meraviglioso parasole di velluto scarlatto, appartenuto ad un’aristocratica dama del Cinquecento veneziano.

La predilezione di Gulbenkian per la Francia del XVIII secolo è evidente; un’immensa sala rivela un mondo rarefatto, dall’eleganza leggera e sofisticata. Ori, lacche e legni pregiati sono i materiali utilizzati per i mobili e gli altri oggetti d’arredo, in stile barocco o rococò, che un tempo ornavano le residenze di re e aristocratici, da Versailles a Fontainebleau. Lo scrittoio appartenuto a Madame Du Barry, a Versailles, con le preziose dorature e le porcellane di Sévres, sembra rispecchiare il carattere frivolo della signora, famosa per essere stata la favorita di Luigi XV. Alla morte del re, la nuova regina Maria Antonietta fece allontanare dalla reggia la scandalosa ex-amante del suocero; sembra che l’Autrichienne in questo caso si sia impadronita del tavolino e lo abbia regalato a sua sorella, Maria Carolina d’Asburgo -Lorena, regina di Napoli.

Per restare nell’ambito del sangue blu, una delle opere più fotografate del museo un tempo era appartenuta niente meno che a Caterina di Russia. Si tratta della Diana cacciatrice di Jean-Antoine Houdon (1780), opera che a quei tempi fece scandalo, non tanto per la nudità, quanto per la rappresentazione realistica e in movimento. Ma Caterina di Russia, donna di carattere, amava il brivido della trasgressione.

Per quanto riguarda la pittura, il collezionista prediligeva i generi del ritratto e del paesaggio; tra il 1899 e il 1953 accumulò centinaia di dipinti. Tra le opere conservate oggi nel suo museo, ci sono molti capolavori. Uno di questi è il Ritratto di Helena Fourment (1630-32), la seconda, giovanissima moglie di Rubens; quando si sposarono lei aveva 16 anni, lui 53. In quegli anni lei era considerata una delle maggiori bellezze di Anversa; era questo che pensava anche il marito, che non si stancava mai di ritrarla. Oggi probabilmente la ragazza farebbe maggior fatica a farsi notare…

Più affascinante, anche secondo i canoni moderni, la fanciulla del Ritratto di Mrs Lowndes-Stone (1775). Questo magnifico olio di Thomas Gainsborough è stato realizzato per l’occasione del matrimonio di Elizabeth Garth con suo cugino William Lowndes -Stone, nel luglio del 1775. Il ritratto in piedi, genere diffuso in Inghilterra grazie a Van Dyck, in Gainsborough diventa un’occasione di pura poesia, dove la fresca bellezza e la spontaneità della modella si sposano ad uno stile sofisticato, marchio distintivo del pittore.

Passando all’Ottocento, Gulbenkian mostra di apprezzare i paesaggisti più notevoli di quel periodo. La famosa scuola dei pittori di Barbizon, che si rifugiarono nella foresta di Fontainebleau verso il 1830 per accostarsi alla natura e prenderne ispirazione diretta, è ben rappresentata, con Charles-François Daubigny  o Narcisse Díaz de la Peña.

Ad illustrare le più significative correnti artistiche sull’ultimo scorcio del XIX secolo, ci sono i dipinti di preraffaelliti e impressionisti. L’universo femmineo e anticheggiante di Burne-Jones dialoga con gli angeli di Rodin (Le benedizioni, 1894), che si piegano verso l’umanità per benedirla dalle altezze celesti.

Sono diversi i capolavori impressionisti, dal Ragazzo che soffia bolle di sapone di Manet (1867), che richiama la silenziosa poesia di Chardin, al ritratto di Madame Claude Monet, eseguito da Renoir nel 1872-74. Questo dipinto, un’evanescente apparizione in bianco e azzurro, fu realizzato durante una delle frequenti visite del pittore alla residenza di Monet ad Argenteuil. Appena qualche anno più tardi, la povera Camille Monet avrebbe avuto ben altro ritratto, colta sul letto di morte dal pennello del marito.

Degas è presente con uno stupendo autoritratto: gli occhi pensosi, l’espressione vagamente blasé, lo stile decadente di un giovane dandy. Infine, anche ritratto di gruppo di Giovanni Boldini, chiaramente ispirato, nella composizione mossa, alla fotografia.

Sala Réne Lalique

Chiude il percorso una sala fiabesca, che facilmente s’immagina abitata da fate ed altre creature diafane e ultraterrene; l’atmosfera qui è tutta declinata nelle preziose tonalità dell’oro, della pietra di luna, dell’agata. Siamo nel settore completamente dedicato a Réne Lalique, prolifico e visionario artista del gioiello nella Parigi a cavallo tra il XIX e XX secolo. L’orafo creò oggetti di una bellezza sognante, i più straordinari nella storia dell’oreficeria moderna. Le opere collezionate da Gulbenkian mostrano la sua versatilità e l’immaginazione fertile, che non conosceva confini; oltre alle spille, ai medaglioni, alle collane, sono esposti preziosi calici e vasi, disegni e oggetti d’arte, per la maggior parte opere uniche create con la tecnica della fusione a cera persa.

E’ evidente, guardando questi piccoli, incantevoli manufatti, la cura del dettaglio e la fascinazione profonda che Lalique subisce dalle correnti letterarie e pittoriche di quegli anni, dall’Art Nouveau al Simbolismo. I pezzi, realizzati, tra il 1895 ed i primi decenni del XX secolo, sfoggiano le iconografie del movimento artistico  fin de siècle: dal tema vegetale e animale, all’eterno femminino. Su tutto, domina la linea fluente e sensuale dell’Art Nouveau.

Il Museo di Arte moderna

La collezione moderna è ospitata in un secondo edificio costruito nel 1983; è raggiungibile a piedi dalla sede principale, attraversando un giardino che mescola la grazia dello stile giapponese ai romantici scorci di quello inglese. La collezione moderna inizia dove finisce quella di Gulbenkian, alla fine del XIX secolo. Frutto delle attività di ricerca artistica e di promozione della fondazione Gulbenkian, questa sezione raccoglie 10.500 opere portoghesi moderne, esposte a rotazione. Si tratta di installazioni, dipinti, sculture e audiovisivi che sono stati acquistati dalla fondazione o donati da terzi. E’ interessante il panorama che regala sull’arte portoghese dalla fine del XIX secolo ad oggi; molti degli artisti sono ancora poco conosciuti dal pubblico estero.

 

Museo Calouste Gulbenkian

Av. de Berna 45A, 1067-001 Lisbona, Portogallo

Collezione moderna

Rua Dr. Nicolau Bettencourt 1050-078

Orari:

Aperto tutti i giorni, 10 -18; chiuso il martedì e il 24, 25 dicembre, 1 gennaio, Domenica di Pasqua e 1 maggio.

Come arrivare:

Metro Linea Blu – Stazione San Sebastiano o Plaza de España; metro Linea rossa – Stazione S. Sebastião
Bus 713-716 – 726-742 – 746-756
Parcheggi auto: Berna Parco o Parco Valbom

Biglietto d’ingresso:

Biglietto giornaliero (Collezione del fondatore + Collezione moderna + mostra temporanea): 14 €
Calouste Gulbenkian Museum (Collezione del fondatore + Collezione moderna): € 10
mostre temporanee: 3 € -5 €

Riduzioni: 20 % con Lisbona card; 50% con carta giovani, studenti fino a 30 anni e over 65.

Ingresso libero domenica dopo le 14.00

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