La vera storia di Ofelia: Lizzie Siddal, la musa dei Preraffaelliti

La leggenda di Ofelia

Sull’onda calma e nera dove dormono le stelle

La bianca Ofelia ondeggia come un grande giglio,

Ondeggia molto piano, stesa nei suoi lunghi veli…

– Si sentono dai boschi lontani grida di caccia.

Incipit della poesia Ophélie, Arthur Rimbaud

La Tate Britain di Londra ospita i capolavori dell’arte inglese, coprendo un arco di 5 secoli, ma il dipinto che catalizza tutti gli sguardi è soprattutto uno, quello che ritrae una bellissima ragazza esangue: le vesti rigonfie, fluttuanti nell’acqua di un ruscello, la chioma ramata, i grandi occhi aperti, pieni di misticismo e sensualità, la bocca dischiusa. Un vera bellezza stile “English Rose”, pelle di latte e lineamenti delicati. Circondata da ghirlande di fiori e salici piangenti, ricorda un po’ l’immagine archetipica della Bella addormentata nel bosco. La rappresentazione è quanto mai realistica, quasi una fotografia, e il suo potere di attrazione su chi la guarda è innegabile. Ophelia non è solo uno dei più noti e ammirati dipinti del XIX secolo, bensì un’autentica icona pop; la sua immagine è stata riprodotta milioni di volte e sono centinaia i libri ed i siti che parlano di lei e della sua leggenda.

Il preraffaellita John Everett Millais, il pittore che dipinse questo quadro nel 1852, scelse di ritrarre una delle eroine tragiche più famose di Shakespeare, un tema iconografico particolarmente fortunato nell’Ottocento. La morte di Ofelia è narrata dalla regina Gertrude nell’atto IV dell’Amleto; racconta di una fanciulla bella e innocente che, portata alla pazzia dal rifiuto di Amleto, raccoglie i fiori per la propria corona funebre in riva la ruscello, prima di gettarcisi e di morire annegata. La sua fine è descritta nel più soave lirismo, mentre è immersa nell’acqua, tra i fiori che lei stessa aveva colto. La modella che prestò il volto a questo personaggio letterario, regalandogli un’intensità così vivida, si chiamava Elizabeth Eleonor Siddal (1829-1862) e, per una strana coincidenza, ebbe un destino simile a quello del personaggio che interpretò per Millais.

Le origini di Lizzie

L’avventura nel mondo dell’arte di Elizabeth Siddal cominciò nel modo più inaspettato. In effetti, quella che sarebbe stata definita la prima supermodella della storia aveva avuto, sino ai vent’anni, una vita piuttosto ordinaria. La famiglia di Lizzie, così veniva accorciato il suo nome da parenti e amici (più tardi si sarebbe eliminata anche una L dal cognome), proveniva da Sheffield nel Middlesex. Suo padre, Charles Siddall, faceva il coltellinaio e decise di trasferirsi con moglie e prole a Londra nel 1828; Elizabeth sarebbe nata l’anno successivo. I Siddall discendevano da un famiglia benestante e giungere a Londra come emigranti, passando dalla classe media a quella inferiore, non fu facile. Questa condizione generò una certa frustrazione, nonché un desiderio di rivalsa, cosa che portò la moglie di Charles, la gallese Elizabeth Eleonor Evans, ad educare i figli secondo le buone maniere che appartenevano ad un ceto più elevato. La famiglia abitava ad Hatton Garden in una residenza dignitosa, linda e ben tenuta; il quartiere, che non si poteva considerare uno slum, era occupato da locali commerciali e residenziali, abitati da persone di diversa estrazione sociale. Più tardi la famiglia si trasferì nel distretto di Southwark, nella zona sud di Londra: evidentemente le condizioni economiche dei Siddall erano peggiorate. Terza di otto figli, la giovane Elizabeth dovette trovarsi presto un impiego e finì per fare la commessa in un negozio di cappelli di Leicester Square.

Da commessa a modella

Al numero 3 di Cranbourne Street, un traversa di Leicester Square, c’era la boutique di Mrs Tozer e, se fossimo entrati nell’anno 1849, ci saremmo imbattuti in Lizzie; dietro il bancone avremmo dunque visto una ragazza di vent’anni, alta circa 1,70 ed esile come una silfide. L’ovale del viso era incorniciato dai capelli di un rosso ramato piuttosto acceso, che all’epoca, secondo la mentalità comune, aveva qualcosa di esotico e stregonesco. Nonostante il modesto impiego, la postura e le maniere di Lizzie erano perfette, da gran dama; qualcuno l’avrebbe definita orgogliosa.

E’ in questo oscuro negozio, tra le piume ed i nastri dei copricapi vittoriani, che il destino andò incontro a Lizzie; il giovane pittore Walter Howell Deverell (1824-1889) fu presentato alla Siddal da un’amico che usciva con l’altra commessa della boutique. L’artista ne rimase profondamente colpito; stava cercando una modella per il suo dipinto “La dodicesima notte”, tratto da Shakespeare, e quella ragazza magra, silenziosa ed affascinante faceva proprio al caso suo. Essendo in pieno Ottocento, il giovane dovette avvalersi dell’intercessione di sua madre per convincere la ragazza che aveva buone intenzioni; all’epoca fare la modella in effetti non era certo un mestiere per bene. Poco dopo aver accettato, Lizzie venne catapultata in una nuova vita; presto entrò a far parte della cerchia dei Preraffaelliti, il gruppo di artisti sovversivi e bohémiens, cui Deverell l’introdusse.

I Preraffaelliti

Questo ragazzi, sette giovani idealisti e appassionati d’arte, nel 1848 avevano fondato una società che si opponeva al gusto imperante, giudicato troppo convenzionale; aspiravano a cambiamenti sensazionali e sostenevano che l’arte più sublime appartenesse all’epoca precedente a quella di Raffaello, pittore colpevole di aver inquinato lo stile. Imbevuto di medievalismo e di sogni, l’ideale preraffaellita era un sintomo della voglia di evasione, in una fase storica in cui l’Inghilterra si stava velocemente modernizzando, non sempre con risultati egregi. C’era bisogno di tornare al passato, in una dimensione idealizzata e favolosa, per allontanarsi da quel mondo grigio che si stava rapidamente -e brutalmente- industrializzando.

La Confraternita Preraffaellita era una sorta di piccola setta segreta, almeno all’inizio, e nella sua produzione artistica trattava temi carichi di pathos, sociali, religiosi e letterari; i loro dipinti erano soffusi di una sognante bellezza. Utilizzavano colori diversi da quelli standard, più vibranti ed accesi, in modo da stimolare l’immaginazione dell’osservatore. I “fratelli” erano legati da profonda amicizia, nutrita da un sentire comune. Avevano gli stessi gusti per l’arte, l’arredamento e lo stile di vita. Avevano addirittura sviluppato un loro gergo; una delle parole che utilizzavano più spesso era stunner. La usavano per indicare una donna bellissima secondo lo standard del gruppo, adatta per essere la loro musa e anche per altre cose, più terrene. I loro gusti andavano oltre quelli del periodo, dato che, in effetti, non amavano le forme a clessidra, i corsetti e le gonne troppo gonfie; le loro donne dovevano essere magre e vestirsi con una foggia più semplice, simile a quella medievale. Quando apparve Lizzie, dunque, senza busto, con abiti scivolati e l’aria di una delicata principessa da fiaba, fece strage di cuori tra i Preraffaelliti: un vera stunner!

Dante e Lizzie

Ad accaparrarsela però, fu solo il capofila della banda, Dante Gabriel Rossetti (1828-1882). Nato in una colta famiglia di origini italiane, proveniva da un ceto più elevato rispetto a Lizzie. Era stato battezzato come Charles Gabriel Dante Rossetti, ma durante l’adolescenza invertì l’ordine dei suoi nomi facendosi chiamare Dante, in onore del suo idolo, l’Alighieri. Pittore, giornalista e poeta, Rossetti era un uomo dai mille ingegni, con una spiccata tendenza al romanticismo; riteneva che il vero amore fosse qualcosa di tormentato e doloroso, proprio come quello tra Dante e Beatrice. Il suo temperamento appassionato lo avrebbe portato per tutta la vita a passare da una donna all’altra in cerca di emozioni, certamente lontane dalla morale vittoriana. In effetti tutto il gruppo preraffaellita, al di là della sua arte così spirituale ed eterea, mostrerà un certo appetito quanto a donne e intrighi amorosi, degno del migliore feuilleton a tinte osé! Lizzie si innamorò presto del giovane Rossetti, così focoso e pieno di talento; per lui lasciò la famiglia, trasferendosi in un appartamento in affitto nel centro di Londra, in modo da poterlo incontrare liberamente. Desiderava tanto diventarne la moglie: obbiettivo che si dimostrerà particolarmente difficile da raggiungere.

  L’eterna malata

Molti Preraffaelliti vollero Lizzie come modella, almeno fino a che Rossetti lo permise: oltre a Deverell, William Holman Hunt, Ford Madox Brown e Millais. Il dipinto di quest’ultimo, l’Ofelia, rimane quello più famoso ed intenso. La leggenda vuole che Millais, per rendere ancora più autentico il dipinto, abbia fatto posare per ore la povera Lizzie in una vasca da bagno piena d’acqua, riscaldata da alcune lampade posizionate sotto la tinozza. Il pittore si era procurato anche un abito d’epoca, una veste ingombrante che Lizzie era obbligata ad indossare per ore, immersa nella vasca. Si dice che, quando le lampade si spensero, la modella, stoicamente, non ne fece parola. Sarebbero iniziati proprio qui i primi malesseri di Elizabeth, dopo i ripetuti bagni nell’acqua gelida. Per il resto della sua breve vita la Siddal avrebbe avuto problemi di salute; una delle cause della sua malattia, che pare fosse in realtà psicosomatica, fu lo stesso Rossetti; non le fu mai fedele, ma tornava sempre da lei dopo le sue scappatelle. Le donne con cui la tradiva erano soprattutto modelle; tra loro, anche le compagne degli amici, come Annie Miller, l’amante di Hunt, e la stupenda Jane Burden, che diventerà la signora Morris.

Con quest’ultima, dopo la morte di Lizzie, Rossetti stabilizzò la relazione, che durò molti anni, nell’indifferenza -o nella negazione- del marito William Morris.

Indubbiamente Rossetti fu innamorato di Sid -altro soprannome per Lizzie-, come si evince dalle sue lettere, dalle poesie e dalle testimonianze degli amici, ma prima di sposarla le fece patire le pene dell’inferno. Lizzie usava la malattia per attirarlo a sé: l’incastro psicologico, soggiacente al legame dei due, in effetti era quello della malata-bisognosa e del galante soccorritore. Lizzie Siddal incarnava perfettamente la donna ottocentesca, eternamente malata e bisognosa di protezione. Per la sua patologia si sono fatte molte congetture, tra cui la depressione e l’anoressia, data la sua evidente magrezza. Per lunghi periodi mangiava poco o nulla e fin dai tempi del dipinto di Millais, Elizabeth si era iniziata all’uso del laudano, una volta una medicina ampiamente usata in una gamma estesa di patologie; presto ne fu dipendente.

Diventare un’artista

Tra la tossicodipendenza, i disturbi alimentari, e il tira e molla con Rossetti, Sid trovò il tempo anche per imparare a dipingere, oltre che a scrivere poesie. Tra le donne dell’epopea preraffaellita, in effetti, lei era l’unica dotata di talento, di una spiccata intelligenza e di buone maniere. Le altre provenivano dai bassifondi ed erano donne  “da educare”, per cercare d’innalzarle ad un livello più elevato. Alcune opere pittoriche della Siddal, eseguite grazie agli incoraggiamenti del marito, furono esposte alle mostre preraffaellite e il famoso critico John Ruskin (cui Millais soffierà la moglie) decise di diventare il suo mecenate, fornendole una somma mensile. In tal modo, a metà Ottocento la Siddal era diventata una delle poche donne artiste e indipendenti che c’erano al mondo. Ora poteva concentrarsi sul suo talento in erba e viaggiare. Visitò la Francia e fece lunghi soggiorni in città termali, come Hastings o Bath, per rimettersi in forze. Quando la malattia si aggravò facendo temere per la sua vita, infine, Rossetti la sposò contro il volere della sua famiglia, che la giudicava stravagante e di estrazione sociale troppo bassa. Le nozze ebbero luogo nel maggio del 1860 nella chiesa di S.Clement. Dopo qualche tempo Lizzie si sentì meglio e rimase persino incinta. Durante la gravidanza, mentre il marito era occupato a lavorare, Sid andò ad abitare alla Red House dei Morris, una casa bellissima in pieno stile preraffaellita: tutti i membri della confraternita stavano aiutando William a decorarla. Purtroppo nel maggio del 1861 Lizzie diede alla luce una bambina morta e la depressione post-partum riaccese i sintomi della sua malattia. Una seconda gravidanza non fu accolta con particolare speranza o gioia: la Siddal aveva capito che sarebbe morta giovane, in un modo o in un altro.

La vita terrena è triste e silenziosa

Come gigli in un ruscello ghiacciato;

Mi protendo verso il sole,

Signore, Signore, ricordandomi chi ho perduto.

O Signore, ricordami!

Da una poesia di E. Siddal “Signore, posso venire?”

Ultimo atto

Una fredda sera del febbraio del 1862 Lizzie e Dante andarono a cena fuori, accompagnati da un amico, il poeta Swinburne. Si incontrarono alle 18.30 al loro ristorante preferito, La Sablonière, nel vecchio quartiere di Lizzie, Leicester Square. La Siddal sembrava normale, quasi di buonumore, ma, tornati a casa, ci fu forse una discussione; Rossetti si allontanò per recarsi al Working Men’s college- o probabilmente da qualche amante- e Lizzie rimase da sola a casa.

Al suo ritorno, il marito la trovò agonizzante: aveva ingerito una mezza bottiglietta di laudano. C’era anche una lettera d’addio, appuntata al suo vestito, in cui lei gli chiedeva di prendersi cura del fratello Henry, che aveva problemi mentali. La lettera fu bruciata nel caminetto dall’amico Ford Madox, che nel frattempo era accorso; il suicidio a quei tempi era considerato un atto disonorevole e illegale, oltre al fatto che Rossetti non usciva bene da questa vicenda. Furono chiamati quattro medici, giunsero parenti ed amici, ma non ci fu nulla da fare. Elizabeth Siddal se ne andò così, a trentadue anni, con un atto teatrale e disperato: come Ofelia era morta suicida per amore. Con sé aveva portato anche il bambino che aveva in grembo. Ci fu un’indagine della polizia, dalla quale risultò che la sua morte fu accidentale, ma molte voci e pettegolezzi serpeggiarono per le vie di Londra. Si vociferava del suicidio o addirittura che Rossetti l’avesse uccisa. Sid venne seppellita con un manoscritto di poesie tra i capelli, quello che Rossetti aveva realizzato ispirandosi a lei, l’unica copia. Dante fu perseguitato per anni dal fantasma di Lizzie; confidò al suo medico e agli amici più fidati che lei gli faceva visita ogni notte. In poche settimane aveva traslocato da Chatham Place, dove abitava con la moglie, a Chelsea, lungo il fiume; continuò però a cercare la presenza della sua musa, organizzando spesso delle sedute spiritiche con tanto di medium, per mettersi in contatto con l’Aldilà. Nel dipinto Beata Beatrix (1864-70), il suo capolavoro, ritrasse la sposa morta, idealizzandone l’immagine come la Beatrice di Dante Alighieri. Per lui, dopo la sua morte Elizabeth non fu più la moglie malata e lamentosa, che subiva i tradimenti, bensì una bellezza angelicata che, come Beatrice, non avrebbe mai conosciuto la vecchiaia. Sul finire della sua vita, i fantasmi di Rossetti sembrarono aumentare e soffocarlo: fu preda di depressione e squilibri mentali e anche lui finì per sviluppare una dipendenza, in questo caso dal clorario.

La sua ossessione non gli impedì di disturbare il riposo eterno della Siddal, perché Rossetti nel 1869, decise di recuperare il suo libro di poesie: fu autorizzata la riesumazione, che, per non attirare i pettegolezzi della stampa, si svolse di notte.  Come in un racconto di Edgar Allan Poe, sotto raggi argentei della luna, nel silenzio del cimitero di Highgate, la bara di Elizabeth Siddal fu riportata in superficie e fu aperta. Sollevato il coperchio della cassa, la leggenda vuole che Lizzie fosse perfettamente integra. Era un’apparizione bellissima, avvolta nei suoi lunghi capelli che erano cresciuti dopo la morte, riempendo l’intera bara. E’ un immagine impressionante e molto vicina a quella del quadro di Millais.

Elizabeth Siddal a questo punto era ormai una figura leggendaria; la considerazione che non ebbe in vita, la trovò ampiamente nella morte. Il suo nome si confonderà per sempre con quello di Ofelia e del suo eterno, disperato fluttuare tra i mille fiori del bosco.

Per ammirare il quadro di Millais e quello di Rossetti, oltre a molti altri capolavori della PreRaphaelite Brotherhood:

Tate Britain Millbank, Westminster, London SW1P 4RG, Regno Unito

Orari: lun-dom 10-18
Ingresso: libero
Come raggiungerla:
IN BARCA: La Tate Boat passa ogni quaranta minuti lungo il Tamigi tra Tate Britain e la Tate Modern. Oppure il River Run tra Millbank Pier e Bankside Pier.
METRO: Pimlico  linea Victoria, a 600 metri circa.
Per altre info, visitate il sito ufficiale.
Per approfondire l’argomento consiglio la lettura del romanzo biografico “Lizzie Siddal. Il volto dei Preraffaelliti“, Lucinda Hawksley, 2012, Casa editrice Odoya.

Lascia un commento