#Bordeaux, Best in Travel 2017

Bonjour Bordeaux!

In una calda mattinata di maggio l’aereo della Ryanair, sul quale mi trovo da quasi un paio d’ore, atterra sul suolo francese. Poco prima, abbiamo sorvolato la regione della Nouvelle Aquitaine su cui si disegnava in ampi meandri il corso sinuoso della Garonna. Il fiume attraversa la città di Bordeaux, cui sono diretta, prima di unirsi alla Dordogna per formare un vasto estuario che sfocia nell’Oceano Atlantico.

Non appena uscita all’area arrivi dell’aeroporto, Bordeaux mi accoglie annunciando subito il suo elemento più rappresentativo: una piccola fetta dei suoi rigogliosi vigneti. D’altronde, questa è la patria di uno dei vini più pregiati del mondo! M’infilo sulla navette-shuttle, pagando il biglietto all’autista ed arrivo alla Gare Saint-Jean; poi il bus n.1 mi lascia in centro, a place de la Victoire. Ho prenotato su Airbnb un monolocale nell’adiacente Cours de la Somme. La mia host è Célia, che arriva puntuale in bicicletta portandosi dietro il suo bon ton da classica bellezza francese: chignon castano, figura flessuosa, jeans e occhiali scuri alla Audrey Hepburn, cui somiglia molto. L’appartamento corrisponde alle fotografie: spartano e minuscolo, ma pulito come una sala chirurgica. Mi trovo ai margini dello storico quartiere di Saint-Michel e sono vicinissima alla lunga strada commerciale di Sainte-Catherine, piena di negozi e bar. Una volta fatto il check-in saluto la mia host e mi avvio ad esplorare la città.

Alla scoperta di Bordeaux

Place de la Victoire ha un aspetto deliziosamente vivace e, per di più, oggi ospita un mercatino di libri usati: non poteva esserci accoglienza migliore per me! Tra gli edifici di sapore parigino, sormontati da tetti d’ardesia e con i balconcini in ferro battuto alle finestre, questa piazza per me ha un aspetto familiare, anche se non ci avevo mai messo piede.

Dopo un’occhiata ai bouquins sui banchi del mercato, m’incammino, con l’aiuto di google maps, verso uno dei luoghi più famosi della città, place de la Bourse. In venti minuti di passeggiata, Bordeaux mi colpisce con la sua magnifica architettura e la sua atmosfera da fiaba antica. Capisco perché metà la città abbia guadagnato il titolo di patrimonio UNESCO, guadagnandosi anche un primato importante: è stata la prima volta che un territorio urbano così esteso riceveva la prestigiosa qualifica. I miei occhi si posano curiosi sui i muri dorati di pietra, un po’ scuriti dal tempo, dove sono appesi i lampioni, che fanno tanto Belle Époque. Ovunque spuntano piccoli bar decorati in modo originale, atelier di artisti e negozi vintage; non c’è un angolo che non sia poetico, definito con gusto e raffinatezza.  Per completare l’opera di seduzione, ecco apparirmi all’orizzonte una delle immagini più maestose di Bordeaux, quella della Grosse Cloche. Il suo vero nome è Porte Cailhau o Port St. Eloi e ricorda, con la sua maestosa presenza, un’intensa pagina di storia bordolese.

Fu costruita in pieno periodo di dominazione inglese, quando, nel 1495, si volle celebrare la vittoria del re Carlo VIII contro gli italiani di Francesco Gonzaga. Oltre all’intento celebrativo, aveva anche una funzione pratica, segnando l’entrata a Bordeaux e funzionando da vedetta sulla Garonna. Sospesa tra gotico e rinascimento, un tempo era inserita nella cinta difensiva della città, mentre oggi s’incastra dolcemente tra edifici di epoca posteriore, creando un effetto spettacolare. Sul lato ovest, dietro la porta, si stende la splendida place du Palais, con i suoi vivaci caffè.

Sto entrando nella città vecchia, più esattamente nell’antico quartiere di Saint-Pierre. Compreso tra place de la Bourse e place du Parlement, ha rappresentato per secoli il cuore della città, fin dall’epoca della Gallia romana e poi di quella medievale. I duchi di Aquitania stabilirono qui le sedi del loro potere, nell’attuale piazza del palazzo. Guardandosi intorno si scopre il passare del tempo, dalle case più antiche, del XV-XVI secolo, fino agli eleganti hôtel particuliers  che testimoniano la ricchezza di Bordeaux nel suo periodo d’oro, tra Sei e Settecento. Place de la Bourse mi appare sontuosa proprio come me l’immaginavo.

Per godermi il Miroir d’eau, lo specchio d’acqua realizzato nel 2006 tra Place de la Bourse e tra il Quai de la Douane et le quai Louis XVIII, attraverso la strada per raggiungere la riva della Garonna. L’architetto Michel Corajoud ha concepito quest’opera scenografica che crea uno specchio d’acqua davanti alla zona più monumentale di Bordeaux. Peccato che il tram e le auto sfreccino lungo la strada, rovinando la poesia dell’insieme. Passeggio tra le vie punteggiate di brasseries e bistrot. Place du Parlement, dietro la Place de la Bourse, è un grazioso carillon, completo di suonatore di fisarmonica e di colombi svolazzanti sulla fontana centrale.

Per rifocillarmi, entro in un locale dal nome evocativo, LAutre Petit Bois. L’atmosfera da favola che si respira in tutta la città, qui si condensa per raggiungere uno dei suoi climax. Sul soffitto del locale, tra le folte chiome degli alberi, spuntano vecchi lampadari di cristallo. Alle pareti sono appesi una miriade di ritratti e fotografie d’epoca, mentre damaschi barocchi e sete colorate rivestono sedie e poltrone. Mi sento proprio come Alice nel Paese delle Meraviglie!

Dopo il mio pranzetto surreale seduta ai tavoli del bosco, mi rituffo per le vie cittadine, seguendo la promènade lungo la Garonna. Raggiungo il famoso e bellissimo Pont de Pierre, che, con le sue 17 arcate, ricorda il numero di lettere del nome di chi lo commissionò: Napoléon Bonaparte. Il ponte collega la sponda occidentale della Garonna con il quartiere di Bastide. Volgendo lo sguardo verso il centro cittadino, posso ammirare il profilo aguzzo della Tour Pey-Berland, il quattrocentesco campanile della chiesa di St-André; guidata dalla sua sagoma appuntita, mi avvio verso la basilica.

Questa grandiosa cattedrale gotica, innalzata circa dieci secoli fa, ospitò le nozze di Eleonora d’Aquitania con il futuro re di Francia, Luigi VII. Il campanile è collocato in una posizione bizzarra, staccato dal corpo della chiesa, e slanciato verso l’alto per più di 60 metri.

La Cité du Vin e un pranzo…gattesco

La mattina seguente, acquisto ai distributori automatici il biglietto Découverte, per utilizzare i mezzi pubblici tutto il giorno, e salgo sul tram per la Cité du Vin. Il suo aspetto architettonico, che mi ricorda un po’ le immagini del mio vecchio libro di biologia del liceo (cellule, amebe o giù di lì) in realtà s’ispira al movimento del vino in una caraffa o ai meandri della Gironda.

Questo spazio espositivo, originale e avveniristico, s’impone sullo skyline cittadino dal 2016 con i suoi 55 mt di altezza. All’interno si trova un’esposizione avvincente sulla storia del vino, che s’intreccia con quella della città. Il percorso interattivo e sensoriale è ultra moderno, la noia ne è bandita: qui s’impara e ci si diverte moltissimo. Ci sono anche spazi per conferenze e spettacoli, un angolo lettura, un bar-ristorante, una cantina e l’immancabile e costoso shop. Io mi reco senza indugio nella zona delle esposizioni temporanee, dove mi attende la mostraBistrot! Da Baudelaire a Picasso

Dipinti, fotografie, filmati e brani di letteratura contribuiscono a creare l’atmosfera unica del bistrot francese, un luogo denso di poesia e dai mille volti. La sua atmosfera, come suggerisce il percorso espositivo, può essere malinconica o allegra, ricca di eleganza oppure decisamente bohémienne e peccaminosa. Celebrato da artisti come Toulouse Lautrec, Louis Aragon, Picasso, Otto Dix e Robert Doisneau, il caffè francese è ormai un luogo-simbolo nella letteratura e nell’arte, impresso indelebilmente nell’immaginario collettivo.

La fine della mattinata è coronata da un bel calice di vino, compreso nel biglietto d’ingresso, e con una passeggiata panoramica all’ottavo piano del complesso, da dove si può ammirare una vista spettacolare sulla città e sul ponte mobile Jacques-Chaban-Delmas.

Torno verso il centro cittadino, per un pranzetto delizioso al Comptoirs des chats, attorniata dai magnifici felini che vivono in questo piccolo caffè in pianta stabile. Tutto l’ambiente qui è a misura di gatto e la clientela lo deve tener presente. Niente flash con la macchina fotografica, né pappa agli amici a quattro zampe: queste le regole. Per il resto ci si può godere la compagnia felina, che si lascia ammirare saltando tra le mensole, i tronchi d’albero e tutti gli altri giochetti creati apposta per i mici.

Il Musée d’Aquitaine e una serata alla Plana

Il pomeriggio lo trascorro immersa nella storia al Musée d’Aquitaine, che si raggiunge con la linea B del tram. Ospitato nell’antica sede dell’Università di lettere, il suo percorso espositivo narra la storia della regione in modo eccellente, a partire dall’epoca preistorica. Particolare rilievo viene dato ai secoli XVII-XVIII, l’età dell’oro del colonialismo di Bordeaux, quando il Port de la lune, così chiamato per la forma a mezzaluna che seguiva il corso della Garonna, era uno dei maggiori del mondo.

Concludo questa giornata interessante con una cena alla brasserie Le Plana, l’unica degna di nota di Place de la Victoire, secondo la mia Routard. Essendo un luogo piuttosto tradizionale, mi devo accontentare solo di un’ insalata, seppur ricca e ben presentata, la sola proposta suggerita dal cameriere quando gli comunico che sono vegetariana…

Nel quartiere St. Michel

Il giorno seguente ha inizio al mercatino domenicale di St. Michel, situato nel quartiere omonimo. Sul sagrato della chiesa, immersi nell’atmosfera mediterranea e sfavillante della piazza, si stendono i banchi delle Puces de Saint-Michel.

Il mio bagaglio a mano già straripante non mi consente troppi acquisti, quindi, per evitare tentazioni, m’infilo nella basilica di St Michel. Edificata tra XIV e XVI secolo in stile gotico fiammeggiante, è dotata di un campanile separato, come la cattedrale. Tappa del Cammino di Santiago di Compostela, l’edificio vanta anche una cripta paurosa, dove si può visionare un filmato che narra la storia delle sue antiche mummie, purtroppo ora rimosse – mi spiegano gli addetti- per il cattivo odore. Mi arrampico sulla torre, una faticaccia ricompensata da un panorama eccezionale sul fiume sui tetti di Bordeaux.

Il Musée des Beaux Arts

Dopo un cappuccino rinfrancante, mi avvio a piedi verso il Palais Rohan, dove è ospitato il Musée des Beaux Arts. Fondato nel 1801, si suddivide nelle due gallerie parallele del palazzo; una copre l’arco cronologico dal Quattrocento al Settecento, l’altra quello successivo fino al XX secolo. Non è molto grande e si visita in un paio d’ore o anche meno.

Tra i capolavori, un ritratto di Van Dick ed uno dei manifesti della pittura romantica, La Grecia spirante sulle rovine di Missolungi, di Eugène Delacroix. Nel museo si trovano anche i dipinti di Rosa Bonheur (1822-1899), pittrice di talento nata a Bordeaux. Audace femminista e amante degli animali, che rimasero il soggetto preferito dei suoi dipinti, l’artista seppe ribellarsi alle regole sociali del suo tempo, riuscendo comunque a raggiungere il successo. Odilon Redon (1840-1916) è un’altro grande pittore originario della città, che realizzò intensi dipinti d’ispirazione simbolista.

Progetto Darwin

E’ l’ora di pranzo quando esco dal museo; per un altro pasto originale, mi avvio con il tram B a nord, fino alla fermata “Les Hangars”, poi salgo sul bus 45. Raggiungo così la frequentatissima sede del Progetto Darwin.

Nei locali della caserma Niel, abbandonata dai militari nel 2005, oggi si trova un laboratorio urbano che vuole conciliare economia ed ecologia, recuperando ambienti in disuso e riconvertendoli a nuovi utilizzi. In quest’area multiculturale e piena d’animazione, si trovano ristoranti, spazi espositivi e ludici di diverso genere. Dopo un panino e un giretto in questo ambiente giovane e alternativo, mi avvio piedi lungo il Quai de Queyries, approfittando dei bei panorami della città sul lungofiume dal Parc aux Angéliques.

Giunta vicino alla Pont de Pierre, salgo sul traghetto che attraversa la Garonna (compreso nel biglietto Découverte che ho riacquistato stamattina). Raggiungo a piedi Place Quiconces, la più grande d’Europa, dove mi fermo alla pasticceria Baillardran (Cours du XXX juillet) per testare les canelés bordelais, i dolcetti tradizionali che somigliano a pandori in miniatura. Caramellato e profumato al rum, sarà anche un prodotto tipico, ma non mi soddisfa molto. Meglio un macaron alla fragola!

La Base sottomarina

Per la mia prossima meta sono costretta a tornare sui miei passi, nel quartiere a nord di Bordeaux: prendo il tram fino alla Cité du Vin e, dopo una scarpinata di 20 minuti, raggiungo la storica Base Sottomarina nella zona della darsena. Si tratta di una delle cinque basi sottomarine allestite lungo il litorale atlantico durante la seconda guerra mondiale dai tedeschi.

E’ il giugno 1940 quando i nazisti occupano Bordeaux, installando un anno più tardi, a Bacalan, un U-Bunker, capace di accogliere fino a quindici grandi sottomarini. Oggi quella base si trova ancora lì, un ammasso gigantesco di cemento armato, lungo 235 metri, largo 160 e alto 19; è immersa nelle acque della darsena, dove sfilano anche le prodezze più colorate della street art bordolese. Riconvertita in spazio culturale dalla città, la base ospita esposizioni e festival. Visito gli interni dove è allestita, fino al 21 maggio, la mostra di Romain Tardy, “Nobody Knew You’re a Dog”, sul discusso rapporto tra la società moderna e il mondo di internet; sarà per l’ambientazione maestosa, ma anche l’esposizione mi piace molto.

Suoni, forme e colori dell’epoca di internet mi guidano, in un vivo contrasto, attraverso l’oscurità cavernosa di questo spazio, ricco di storia ed immenso. La monumentalità e il buio mi ricordano una cattedrale gotica; una certa sacralità sembra aleggiare tra gli alveoli di cemento, un tempo destinati a scopi bellici.

Torno in appartamento con il mio cibo asiatico da asporto, recuperato in rue St.Catherine da Wok to walk. Esco per una passeggiata serale in quel di St Pierre, attardandomi lungo la Garonna e poi in Place de la Comédie, di fronte al bellissimo Grand Théâtre, edificato a partire dal 1773. Una cantante di strada sta intonando “Le Vent Nous Portera”. I Noir Désir, la band che grazie a questa canzone ha conosciuto successo internazionale, è nata proprio qui negli anni 80’.

Mattinata dark

La mia ultima mattinata bordolese la passo negli spazi misteriosi del Cimetière de la Chartreuse, che raggiungo tramite la linea 1 del bus. Allestito durante il Seicento nel giardino del convento dei certosini, il cimitero è immerso nel silenzio, in una grazia malinconica, tra sculture e viali ombreggiati d’alberi; rappresenta la versione bordolese del Père Lachaise di Parigi.

Qui però non troverete la stessa quantità di sepolture celebri, a parte quella ormai vuota del grande pittore spagnolo Goya, che oggi riposa a Madrid, e di alcuni personaggi locali di una certa importanza. Una tomba, stilisticamente poco notevole, attira però la mia attenzione: ci è sepolta una donna che ha avuto una vita piena d’avventura e d’audacia. Si tratta della nonna del pittore Paul Gauguin, Flora Tristan (1803-1844), che morì a Bordeaux nel 1844. Fu una scrittrice impegnata sul fronte dei diritti dei lavoratori e delle donne, e una grande viaggiatrice: decisamente una figura che precorreva i tempi.

 

Bordeaux..la migliore del 2017

Ormai è tempo d’andare. Recuperati i bagagli al Cours de la Somme, il bus n.1 mi conduce direttamente all’aeroporto, strappandomi mio malgrado a questa bella città. Nello spazio di poche ore, Bordeaux mi ha confermato l’opinione della Lonley Planet che l’ha inserita al vertice della sua top ten Best in Travel 2017 città, dopo le riqualificazioni urbane degli ultimi anni che hanno saputo valorizzare al massimo il suo fascino. Come contraddirla?

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