Cerchi infiniti: il Giappone secondo Cees Nooteboom

Cerchi infiniti è un piccolo libro, leggero leggero, perfetto da infilare in valigia o nella borsa del mare. Dietro il soave disegno della copertina, il lettore si trova alle prese con una breve raccolta di scritti. Tema conduttore: il Giappone. L’autore, l’olandese Cees Nooteboom (L’Aia, 1933), ci invita ad un viaggio nel tempo e nello spazio, accompagnandoci lungo un arco di 40 anni, dal 1977 al 2012.
In questi quattro decenni si snodano i suoi racconti, basati su esperienze autobiografiche; dai resoconti di viaggio, alle recensioni di mostre sull’arte giapponese.

Si tratta del primo vero libro che leggo sull’argomento, se escludiamo una guida turistica, e mi ha lasciata entusiasta. Non sono un’appassionata del genere, devo ammetterlo; anche se si tratta di un paese che mi affascina molto, lo trovo troppo diverso, troppo incomprensibile. Avvicinarglisi, per un occidentale, mi è sempre parso fosse complicato quanto scalare una montagna, senza essere sicuri di arrivare alla cima e vedere tutto con chiarezza.
In quest’ottica mi ha conquistata subito la prospettiva di Nooteboom; nonostante abbia visitato più volte il Giappone e sia uno scrittore affermato, dalle sue pagine traspare un atteggiamento di umiltà e franchezza, che lo porta ad ammettere una verità scomoda: esiste un abisso incolmabile tra l’Occidente e il Sol Levante. E’ impossibile pretendere di capire qualcosa di tanto diverso dal nostro mondo. La barriera linguistica, lo stile di pensiero e di vita sono diametralmente opposti ai nostri; come andare sulla Luna!
Eppure, forse sta proprio qui il fascino di un viaggio in quella terra lontana: il mistero che l’avvolgerà sempre, la sua diversità. In un mondo dove tutto si appiattisce in una grigia conformità, il Giappone continua a distinguersi.
L’altro elemento importante in questo libro è il suo stile letterario, fresco, poetico ed evocativo allo stesso tempo. L’autore ha la capacità di centrare il punto, coinvolgendo chi legge nella trama leggera e ben costruita delle sue riflessioni. E’ facile calarsi nei suoi panni, vivendo tutte le emozioni contrastanti che ha provato durante il viaggio; un arcobaleno di sentimenti, che vanno dal senso di solitudine ed estraneità in un paese misterioso, spesso freddo e impenetrabile col visitatore straniero, al timore reverenziale di fronte alla magnificenza dei templi e della natura. Senza dimenticare anche la sensazione bizzarra nel confondersi tra le grandi masse umane di Tokyo, quasi una perdita d’identità, che infine, a sorpresa, si rivela rassicurante; per le strade della città corpi e spiriti individuali vengono inghiottiti dalla folla in movimento, una marea umana che sembra azzerare tutte le singolarità e sospingere ciascuno in avanti per inerzia.

Andando a leggermi la biografia di Nooteboom, ho capito perché il suo libro sia una lettura tanto piacevole. Questo -ormai attempato- signore olandese, infatti, è sia giornalista che autore di narrativa e di poesia; di conseguenza, sa sposare la capacità di scrivere reportages coinvolgenti e diretti, alla visione romantica di un uomo che crede nella bellezza della parola. E’ stato candidato diverse volte al Nobel, tanto per essere chiari…

Nel suo Cerchi Infiniti, però, non c’è traccia della pretenziosità che ci si potrebbe aspettare da uno scrittore affermato; il lettore può tuffarsi nella piacevolezza del racconto e lasciarsi cullare da metafore vibranti, passando da aneddoti umoristici o rocamboleschi a descrizioni più spirituali ed emotive. Allora si troverà a passeggiare con Nooteboom tra i templi buddhisti ed a perdersi nella dimensione rarefatta dell’arte di Hokusai e Hiroshige. Avrà occasione di esplorare tutti quei luoghi che sono impressi nell’immaginario collettivo quando si pensa al Giappone, dalle metropoli avveniristiche come Tokyo, alle misteriose città imperiali di Kyoto e Nara.
Instancabile viaggiatore, Noteboom ha visitato questo paese in lungo e in largo, in aggiunta lo ha fatto quando non era ancora una meta alla moda e prima dell’avvento di internet. A quei tempi, l’impresa era un avventura con la A maiuscola, che presentava maggiori difficoltà di quante ce ne siano oggi; in effetti non sempre l’autore è riuscito a muoversi con destrezza e più di una volta ha sbagliato treno o strada, come non si vergogna di ammettere, suscitando ancora una volta la simpatia del lettore.
Un racconto dopo l’altro, lo scrittore olandese riesce a sollevarsi al di sopra dell’argomento particolare, facendo considerare a chi legge il viaggio nella sua interezza e nel suo significato più profondo; traspare dalle sue parole l’eterno abisso tra l’aspettativa del viaggiatore e la realtà concreta. Il Giappone letterario ed antico che aveva nella mente, nutrito di romanzi e opere d’arte, non è lo stesso che si ritrova davanti in viaggio! Nonostante imprevisti e qualche momento di sconforto, come un vero viaggiatore, Nooteboom continuerà a subire il fascino di quel pianeta lontano e indecifrabile che è il Giappone.

Cerchi Infiniti è stata una lettura breve, ma avvincente e piena di stimoli, uno dei migliori libri di viaggio che ho letto. Consigliatissimo!

Cerchi Infiniti

Cees Nooteboom

2017, Iperborea

 

 

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