La Torre di Londra: misteri e leggende

La Torre di Londra è uno dei luoghi più misteriosi e affascinanti della capitale inglese; visitarla vuol dire fare un tuffo indietro nel tempo, tra le atmosfere guerresche e tenebrose del Medioevo. Avvolta dalla leggenda, attraverso i secoli la torre è stata teatro di una serie di drammi sanguinosi e di misteri irrisolti.

Al contrario di quanto suggerisce il suo nome, non si tratta di una vera e propria torre, bensì di una cittadella fortificata che comprende diversi edifici, ponti levatoi e cortili. Il complesso negli anni ha assommato svariate funzioni: fortezza, residenza reale e luogo d’incoronazione, prigione, armeria, zecca, archivio e chi più ne ha, più ne metta. La White Tower è la torre principale, nonché la più antica della cittadella; sorge al centro della cinta muraria ed è detta anche Torre Normanna, perché fu Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia, a farla erigere prima del 1100.

Oggi la White Tower è un luogo espositivo, al quale accorrono numerosi i turisti per ammirare i cannoni, i fucili e le armature realizzate dall’Armeria reale. Tra i manufatti spicca la pesante armatura del re più terribile della storia d’Inghilterra, Enrico VIII. Nel complesso delle Waterloo Barracks invece sono conservati i gioielli della Corona, una parata di oggetti scintillanti di ori e pietre preziose, ed imbevuti di una grande forza simbolica. I visitatori possono osservarli scivolando su di una pedana mobile, mentre uno schermo proietta in continuazione le solenni scene dell’incoronazione della regina Elisabetta.

Nell’atmosfera vivace di oggi, tra il viavai dei turisti ed i sorrisi simpatici degli Yeomen Warders, che assommano al ruolo di guardie della torre anche quello di guide turistiche, la Torre di Londra sembra aver messo da parte il suo lato dark. Tuttavia, basta tornare indietro di qualche secolo, per trovare intrighi e drammi degni della penna di Shakespeare. Eccone un paio dei più famosi.

La leggenda dei Principi nella Torre

La costruzione più sinistra del complesso è la Bloody Tower, che sorge sul lato che guarda verso il Tamigi; al suo interno fu imprigionato per ben tre volte Sir Walter Raleigh, ma la cupa vicenda, che ha lasciato un segno indelebile in questo luogo, è un’altra. Durante una delle tante lotte dinastiche, nel XV secolo furono coinvolti anche due ragazzini innocenti, che l’iconografia tradizionale dipinge come creature dall’apparenza angelica. Quelli che saranno ricordati come “i Principi nella Torre” erano Edoardo V d’Inghilterra e suo fratello Riccardo di Shrewsbury, di quattordici e nove anni, entrambi figli di Edoardo IV e della sua vedova, la regina Elizabeth Woodville.

Alla morte del padre, lo zio Riccardo di Gloucester si autonominò protettore dell’erede al trono, il giovanissimo Edoardo V, e lo fece arrivare a Londra insieme al fratello minore. L’invito si rivelò una trappola, dato che i due giovani furono rinchiusi nella torre, inizialmente in uno status ambiguo, in bilico tra la prigionia e la protezione. Poi lo zio li fece dichiarare figli illegittimi, brutto segno; poco dopo, erano spariti senza lasciare traccia. Il loro assassinio, perché è probabile che fu questa la loro sorte, rese possibile l’ascesa al trono dello zio, che prese il nome di Riccardo III. Quest’ultimo sarà ricordato per sempre in una cattiva luce, grazie all’opera di damnatio memoriae di Shakespeare nel Riccardo III, che immortalò il sovrano come un mostro deforme e malvagio.

Si dice che le ossa dei due ragazzi siano state scoperte casualmente nel 1674, durante gli scavi sotto le scale che portano alla cappella di San Giovanni, nella Torre Bianca; ricevettero quindi una sepoltura più degna a Westminster. Altre ossa dei due poveretti sarebbero riemerse negli anni 80’ del Novecento. Non sono mancati coloro che hanno messo in dubbio l’intera storia, sostenendo che quei frammenti di scheletri non appartenevano ai due principi, e che, anzi, loro non furono mai stati uccisi: vissero una vita lunga e felice, venendo seppelliti uno a Londra e l’altro in Belgio. Speriamo per loro che sia andata così; ma allora a chi appartenevano quei poveri resti ritrovati nella torre??

Anna Bolena: che brutta idea, sposare Enrico VIII!

Il corpulento Enrico VIII, uomo dagli appetiti formidabili e dal carattere cruento, non si faceva troppi problemi ad eliminare le sue mogli, cosi come tutti coloro che gli stavano d’impiccio.

A sinistra della White Tower, in un bel prato punteggiato di alberi, si trovava un tempo il patibolo sul quale i traditori della Corona venivano messi a morte. All’epoca, le condanne venivano eseguite davanti al popolo, per incutere il rispetto della legge e allo stesso tempo divertire un pubblico sempre assetato di sangue.

Venerdì 29 maggio 1536, dunque, la folla che era stata fatta entrare alla torre scalpitava più del solito, perché quel giorno si giustiziava Anna Bolena, la seconda moglie di Enrico VIII; da sempre era invisa al popolo, che la riteneva una donna di facili costumi, nonché l’usurpatrice del ruolo di moglie e regina di Caterina d’Aragona.

La giovane Anna arrivò vestita di un abito di damasco verde scuro, con mantello d’ermellino, e pronunciò con grande dignità un piccolo discorso pieno di complimenti per il marito, definito“ il più nobile e misericordioso dei principi”(…insomma!!).

Poi, dopo aver distribuito al popolo una piccola elemosina, com’era d’uso, la donna chinò il capo sul ceppo di quercia e zac! La spada del boia di Calais, appositamente chiamato dalla Francia, le calò sul collo: il colpo fu talmente violento che lo trapassò del tutto, piantandosi sul ceppo. Subito dopo, il boia sollevò la testa mozzata della trentaseinne, per mostrarla alla gente in visibilio; infine, una delle damigelle l’avvolse in un panno bianco, mentre le altre sollevavano il corpo per trasportarlo nella cappella di ST Peter e Vincula. Il giorno successivo il re si fidanzava ufficialmente con Jane Seymour, destinata a diventare la moglie numero tre. Che nonchalance!

Anna Bolena aveva avuto una vita breve e sfolgorante; era figlia di un uomo di modeste origini ma di grandi ambizioni, che gli procurarono una vertiginosa ascesa sociale. Proprio per soddisfare i desideri paterni, la ragazza fu mandata alla corte di Francia come dama di compagnia, attività che le servì da pretesto per un corso accelerato nelle arti della seduzione. Ritornata in Inghilterra, Anna si inserì con successo nel vespaio di donne che ronzavano intorno al re, avide e spericolate; presto si fece notare dal sovrano per la sua chioma scura ed il fascino irresistibile. Si trattava più che altro di modi accattivanti, perché di bellezza vera e propria non ce n’era; anzi, la Bolena aveva anche una piccola difformità, un sesto dito alla mano sinistra. Proprio questa caratteristica in un secondo tempo la farà accusare di stregoneria: quel dito in più era certamente il marchio del diavolo!

La Bolena seppe tenere sulla corda Enrico per diversi anni, finché non lo convinse a sposarla. Per accontentarla, Enrico VIII scatenò una serie di eventi che portarono allo scisma anglicano. Il rude sovrano, infatti, risolse in modo creativo i suoi problemi con il papa, che non voleva annullare il suo matrimonio con Caterina D’Aragona: si autoproclamò il capo supremo della Chiesa d’Inghilterra, resa indipendente da quella romana. Ora il re poteva fare come voleva e, tanto meglio, non c’erano più neanche le decime da pagare a Roma!

La Bolena sposò Enrico, guadagnandosi il titolo di regina d’Inghilterra nel giugno del 1533. Odiata dal popolo, ben presto Anna cadde in disgrazia anche presso il volubile marito. La causa? L’incapacità di dargli l’erede maschio tanto agognato e la noia; il re infatti si stufava in poco tempo delle sue donne-giocattolo. Per tagliare corto la faccenda, Enrico la fece condannare a morte, accusandola di stregoneria e di aver avuto relazioni con altri uomini, tra cui il suo stesso fratello. I quattro poveretti, accusati insieme a lei, furono squartati vivi, evirati e fatti pezzi. Tutto sommato, andò meglio ad Anna…

Neanche un paio di decenni dopo l’esecuzione della madre, la figlia di Anna Bolena e Enrico VIII entrò come prigioniera della sorellastra Maria Stuarda nella Torre di Londra, restandoci un paio di mesi. Tuttavia, per lei la sorte aveva in serbo un destino più alto di quello della madre; sarebbe passata alla storia come una sovrana amatissima e longeva, Elisabetta d’Inghilterra.

I corvi

Non si può parlare della Torre di Londra senza fare un accenno ai veri sovrani del complesso. Questi grandi uccelli, dal piumaggio nero e lucente, hanno le ali tarpate per un motivo preciso: secondo un’antichissima leggenda, infatti, se i corvi volassero via, la monarchia cadrebbe all’istante. Sembra che la storia risalga ai tempi del regno di Carlo II (1660-1685), il quale avrebbe voluto scacciare i volatili, ma fu avvisato del pericolo e vi rinunciò. Da allora gli uccelli se ne svolazzano pacifici per i cortili della torre, protetti e coccolati, nonostante le molteplici voci sul fatto che, in realtà, la storia sia nata solo in epoca vittoriana. La prima testimonianza dei corvi nella torre infatti risalirebbe al 1895; si dice che gli inservienti fossero appassionati del lugubre racconto Il Corvo di Edgar Allan Poe!

 

TOWER OF LONDON

St Katharine’s & Wapping, Londra EC3N 4AB

Orari: aperta martedì-sabato: 9.00-17.30,  domenica-lunedì: 10,00-17,30.

Ultimo ingresso: 17.00

Ingresso: adulti (16+ anni): £ 21.50, bambini (5-15 anni): £ 9.70. E’ consigliabile acquistare il biglietto online, per evitare le lunghe file.

Come arrivare:
Il mezzo più semplice per raggiungere la Torre di Londra è la metropolitana; la fermata più vicina è Tower Hill.

Lascia un commento