A Parigi, sulle tracce di Camille Claudel

All’ombra di Rodin

La Valse è una delle opere maggiori di Camille Claudel (1864-1943), realizzata tra il 1883 e il 1901, e conservata al Museo Rodin di Parigi.

Un uomo e una donna danzano allacciati, fino a diventare una cosa sola; si percepisce una pericolosa instabilità nella coppia, che pare sul punto di perdere l’equilibrio. In molti ci hanno visto una trasposizione artistica del rapporto d’amore tra Camille e il grande scultore Auguste Rodin.

La loro storia  rappresenta, sulla carta, la ricetta perfetta del dramma, di cui possiede tutti gli ingredienti: genio creativo, passione bruciante, follia. Ma non bisogna dimenticare che in realtà non si trattò di un romanzo: la vita della Claudel in quell’amore si consumò e, purtroppo, la vicenda privata fu così intensa e scandalosa da oscurare la sua opera, che ancora oggi pare condannata a rimanere nell’ombra del grande maestro.

Diventare artista

Per cercare le prime tracce della Claudel a Parigi dobbiamo recarci a Montparnasse, che, sull’ultimo scorcio del XIX secolo, si stava trasformando da quartiere popolare e rurale a ritrovo di artisti emergenti; negli anni successivi infatti sarà frequentato da personaggi del calibro di Picasso, Modigliani e Sartre. Quando la famiglia Claudel, tradizionale e borghese, vi si stabilisce nel 1881, al 135 bis di boulevard Montparnasse, la zona non mostra ancora tracce evidenti della vita bohémienne, che avrebbero allarmato la madre di Camille. I Claudel provengono dalle verdi colline dello Champagne e hanno tre figli; Camille, nata nel 1864, è la primogenita e, fin da ragazzina, lavora l’argilla per poi cuocerla nel forno di casa.

La ragazza ha solo 17 anni quando vede per la prima volta la capitale e, osservando i boulevard punteggiati di atelier e studi d’artista, in lei si rafforza la decisione di sfondare come scultrice. Da tempo prende lezioni dal maestro Alfred Boucher,  figura fondamentale per la sua formazione.

A Parigi si iscrive dunque all’Accademia Colarossi e nel 1882, con una mossa audace, va a vivere da sola in un appartamento al 117 di rue Notre-Dame-des-Champs. Anche questa zona, come Montparnasse, sarebbe passata alla storia per i suoi celebri residenti: Renoir, Victor Hugo, Hemingway, Ezra Pound e molti altri.

Camille è a pochi passi dalla famiglia, che si è trasferita al n.111, e condivide l’appartamento con altre due giovani artiste. E’ grazie alla stima e all’appoggio del padre che la scultrice può seguire le sue ambizioni e vivere una vita diversa da quella della maggior parte delle sue coetanee; con la madre, una donna bigotta e conservatrice, il rapporto è molto più difficile. Quando Alfred Boucher, che aveva continuato a seguirla dandole lezioni private, si trasferisce a Roma, chiede ad Auguste Rodin (1840-1917) di sostituirlo. E’ così che la Claudel entra nella vita del grande scultore.

L’incontro con Rodin

Nel 1882 lui ha 42 anni e si trova sull’orlo del successo, lei 24 di meno ed è alle prime armi nella scultura e nella vita. Grazie alla famosa fotografia di César, scattata intorno a quell’epoca, possiamo ammirarne l’aspetto. E’ una bellezza superba: bruna, occhi blu, l’aria inquieta. Nel suo sguardo si legge una fierezza orgogliosa, quasi arrogante, in cui s’indovina anche un’ombra di malinconia.

Presto Camille si fa notare per il suo grande talento, diventando l’allieva preferita del maestro; i due scolpiscono insieme, tanto che ad un certo punto è difficile distinguere il lavoro dell’uno da quello dell’altro. Lui ne appare soggiogato e non prende una decisione senza prima consultarla; poco dopo, diventano amanti. Rodin, però, non è un uomo libero. Da anni è impegnato con Rose Beuret con la quale ha avuto anche un figlio, nonostante i due non siano sposati. Tradizionale e rassicurante, Rose non può essere più diversa dalla fremente Camille, che al contrario di lei, ha una forte personalità, è più dotata e più giovane. Le lettere tra i due amanti svelano un Rodin schiavo della sua affascinante allieva.

Non lavoro più, divinità malvagia, e nonostante ciò amo con furore. Mia Camille sii certa che non sono amico di nessun altra donna, e tutta la mia anima ti appartiene.

Camille si dimostra più controllata e distante, rispetto a Rodin; quasi lo tratta come un corteggiatore servizievole da sfruttare a proprio piacimento. Lo tiene sulla corda e spesso se ne va in viaggio da sola.

Sareste così gentile da comprarmi un costumino da bagno blu scuro con i bordi bianchi, in due pezzi, blusa e pantalone, (taglia media) al Louvre o al Bon Marché (in sargia) o a Tours. Mi metto a letto nuda per fingere che voi siate qui, ma al risveglio non è la stessa cosa.

Vi abbraccio.

                                                                                                                                                                                                                             Camille

Mi raccomando non mi tradite più.

I due scultori insieme vivono anni di passione e creatività. Nel 1888 la Claudel si trasferisce al 114 Boulevard d’Italie: l’affitto lo paga Rodin. Poco più in là, sulla stessa via, lui ha aperto un nuovo studio nello stravagante Folie Neufbourg, un edifico romantico e fatiscente del XVIII secolo.

Ora possono vedersi quando vogliono, lei gli fa da musa e collaboratrice, mentre continua a perfezionare la sua scultura; comincia ad esporre e a frequentare il bel mondo, cui viene introdotta da Rodin. Al castello di Islette, nella Loira, si godono la privacy, in una scintillante parata di giornate estive, tranquille e laboriose, forse le più belle della loro storia.

La rottura

Poco a poco, però, l’artista capisce che stare a fianco del grande Rodin, inizialmente percepito come un vantaggio, significa in realtà vivere nella sua ombra. La sua scultura deve molto al maestro, ma bisogna dire che ad un certo momento l’influenza è reciproca; la figura umana e le sue passioni, descritte con palpabile intensità, sono al centro dell’interesse di entrambi. Nonostante il maestro si adoperi per promuovere il lavoro della compagna, nel quale crede fermamente, la strada di Camille è sempre in salita, a causa dei pregiudizi sessisti dell’epoca. Viene derisa nei salotti per il modo di parlare e giudicata come una sempliciotta di campagna; infine, ci sono anche i pettegolezzi che la circondano per la storia con Rodin.

La loro relazione arriva nel giro di pochi anni ad punto di non ritorno. Lei lo minaccia con diversi ultimatum, vuole che lasci la Beuret e che la sposi. Rodin arriva a sottoscrivere una specie di promessa di matrimonio, che non avrebbe mai mantenuto.

A partire da oggi, 12 ottobre 1886, io terrò come mia unica allieva Camille Claudel e proteggerò solo lei con tutti i mezzi che avrò a disposizione [...]

Noi partiremo per l’Italia e lì resteremo almeno sei mesi, in una convivenza indissolubile, al termine della quale la signorina Camille diventerà mia moglie.

Nonostante il trasporto e l’impegno giurato nelle lettere, lo scultore resta legato all’altra, la sbiadita donna di casa. Camille, offesa e umiliata, pare subisca anche il trauma di un aborto. Inoltre, mentre il compagno sta trovando il successo, lei rimane in secondo piano. E’ davvero troppo: la Claudel decide di chiudere quella relazione diventata tossica.

Dopo la dolorosa rottura, la donna si tuffa nel lavoro, ma, nonostante qualche commissione di rilievo (spesso procurata dall’intercessione segreta di Rodin), non riesce a raggiungere il successo sperato. Fatica ore ed ore nel suo atelier, massacrandosi in un isolamento sempre più preoccupante; eppure proprio in questo periodo produce alcune delle sue opere più intense e riuscite.

L’Âge mûr (1894-1900) raffigura un uomo che si lascia trascinare via dalla personificazione della vecchiaia, una donna anziana; dall’altro lato si trova la giovinezza, una bellissima donna nel fiore degli anni, in ginocchio, che lo implora invano di restare. Camille ha rappresentato l’evento centrale e drammatico della sua vita: Rodin trascinato via da Rose. La Claudel stessa è vi si è raffigurata come l’implorante, con le braccia protese verso l’uomo più anziano, ormai voltato di spalle. Questa scultura suscita molti rumori nell’ambiente parigino, perché in tanti riconoscono Camille; anche il fratello Paul, che nei suoi diari grida allo scandalo. L’arte sta per diventare un capitolo chiuso nella vita della Claudel.

Fine di un sogno

Un ennesimo trasferimento, nella movimentata vita della Claudel, apre l’ultimo capitolo parigino: dal 1899 al 1913 occupa un alloggio di due stanze sull’Île Saint-Louis, una zona tranquilla nel cuore della città, al 19 di quai de Bourbon.

Lentamente, tra le stanze al pianterreno della vecchia casa, la paranoia si fa strada, fino a trasformare la scultrice in una creatura bizzarra, piena di fobie e di pensieri incoerenti. Pensa di essere perseguitata da Rodin e “dalla sua banda”: individui senza scrupoli che le rubano idee, bozze, sculture. Nella sua mente, tutti i pettegolezzi, le pressioni sociali e la freddezza della sua famiglia d’origine, si sono condensati in un’unica ossessione. Rodin, sempre Rodin. Intorno al 1905 inizia a distruggere le sue sculture con rabbiosi colpi di martello, poi chiama un carrettiere per portare via i pezzi e sotterrarli.

Morto il padre, l’unico suo protettore, all’indomani dei funerali il fratello e la madre si affrettano per farla portare via di forza dall’appartamento sporco e maleodorante, in cui è si è barricata da una dozzina d’anni. La fanno rinchiudere nel manicomio di Montdevergues e lì l’abbandonano. Passano trenta lunghissimi anni prima che la Claudel, anziana e irriconoscibile, venga liberata dalla morte.

Sono caduta in un abisso. Io vivo in un mondo così strano, così strano. Del sogno che era la mia vita, questo è l’incubo.

E Rodin? Non è mai stato un suo persecutore, come pensava la Claudel, anzi tenta per molto tempo di aiutarla, quasi sempre inutilmente. Alla fine della sua vita, sposa Rose Beuret; passa gli ultimi anni all’Hotel Biron di Parigi, che, dopo la sua morte, per suo volere testamentario è diventato il Museo Rodin. Al suo interno sono in mostra alcune opere della scultrice nella sala Claudel; anche le lettere superstiti della sua corrispondenza con lui,  si trovano qui, ma purtroppo non sono in mostra. Per molto tempo erano rimaste sigillate in un cassetto di Rodin, in una busta chiusa con su scritto: Affaire Claudel.

Il Museo Camille Claudel

Nel marzo del 2017 a Nogent-sur-Seine, città in cui la scultrice ha trascorso parte dell’infanzia, muovendo i primi passi d’artista, apre il Museo Camille Claudel. Con esso, finalmente si vuole dare il giusto spazio alla sua opera e riconoscere la dignità di un’artista geniale e sfortunata. Si noti però che si è atteso il fatidico 2017, anniversario della morte di Rodin, per inaugurare il museo. Ancora una volta, Camille continua a muoversi nella sua ombra.

Per approfondire:

Due film importanti hanno descritto la vicenda della Claudel. Nel 1988 Bruno Nuytten ripercorre il suo amore tormentato con Rodin (Camille Claudel), affidando alla bellezza delicata di Isabelle Adjani il ruolo di Camille.  Più recentemente (2013)  il film di Bruno Durmont, Camille Claudel 1915, descrive gli anni di reclusione dell’artista nella casa di cura. Abbandonata da familiari e amici, vittima di un mondo che non ha capito la sua sensibilità, vive giornate interminabili tra le grida delle altre malate. Un film straziante, con una intensa Juliette Binoche.

Il testo Camille Claudel di Odyle Ayral-Clause (2013, Castelvecchi) è una biografia della scultrice, ben scritta e abbastanza approfondita.

Per ammirare le opere di Camille Claudel:

-Musée Rodin

79 Rue de Varenne, Parigi.

Aperto mar-dom 10-17.45. Chiuso lunedì.

-Musée d’Orsay

1 Rue de la Légion d’Honneur, Parigi

Aperto mar-dom 9.30-18, giovedì fino alle 21.45. Chiuso il lunedì.

Musée Camille Claudel

10 Rue Gustave Flaubert, Nogent-sur-Seine (regione della Champagne-Ardenne)

Aperto mar-ven 11-18; sab-dom 11-19. Chiuso il lunedì; in inverno è chiuso anche il martedì.

Per ripercorrere i luoghi di Camille:

-Parigi  Tutti gli indirizzi citati nell’articolo possono essere visitati, anche se solo dall’esterno. Spesso sui muri degli edifici si trovano targhe commemorative.

-Château de l’Islette

9 Route de Langeais, 37190 Azay-le-Rideau, Loira.

Aperto dal 1 maggio al 30 settembre, 10-19.

 

 

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