Pazza idea! Il mio Coast to Coast da sola negli Stati Uniti

Un viaggio negli States

Era settembre, quando ha iniziato a girarmi per la testa un’idea un po’ folle. Avvilita e stanca di tutto, avevo deciso di regalarmi uno scopo, qualcosa di grande e meraviglioso per l’estate successiva.  All’inizio ho pensato addirittura al giro del mondo, anche se in versione low-cost e striminzita; avevo letto di quel biglietto, il Round The World Ticket (RWT), che permette di effettuare il periplo della terra facendo diversi scali. Il costo doveva essere tutto sommato ragionevole, risparmiando rispetto ai singoli voli acquistati separatamente. Ma poi, facendo qualche prova con il sito della Sky Team  e su altri, ho preso atto che così poco dispendioso quel biglietto non era e che le mete che m’interessavano di più erano le più care; inoltre, riflettendoci, non sarei stata in grado di fare il viaggio in tre settimane, come avevo preventivato. Sarebbe stata solo una snervante cavalcata aerea sul pianeta.

Così, ho deciso di seguire il consiglio di una saggia amica, che mi ha suggerito di abbandonare il progetto per concentrarmi sulla meta che, gira e rigira, ritornava sempre nei miei discorsi, viaggio intorno al mondo o no: gli Stati Uniti. Ma certo, era quello il mio vero sogno! Un sogno costoso e difficile, ma certamente meno dispendioso e stancante di un giro del mondo. Due settimane in fondo potevano bastarmi: il tempo limite sia per una questione di soldi, che per il senso di colpa nei confronti del mio amato gatto che sarebbe rimasto solo a casa. Quindici giorni sotto la cura amorevole della mia famiglia, forse il micio li avrebbe sopportati senza accumulare troppo stress. Così mi sono detta tra me e me: “Questo viaggio s’ha da fare!

Le mete

New York mi era rimasta nel cuore, quando, ormai quasi 10 anni fa, ci avevo messo piede durante un viaggio di coppia. Era stata una tappa veloce prima del soggiorno in Messico, eppure sono bastati quei pochi giorni per farmi stregare dalla Big Apple. Da una città come NY ti aspetti tanto, tantissimo e hai quasi paura che ti deluda, una volta arrivata lì. E invece no, la Grande Mela è anche molto di più di ciò che immagini: un luogo che supera tutti i sogni, le guide turistiche, i film, i romanzi. Qualcosa che non è possibile descrivere a parole. Ricordo la sensazione forte, quasi una vertigine, che mi faceva sentire come se fossi sulla vetta del mondo.

Ero elettrizzata, soggiogata dalle infinite possibilità che offriva quel luogo fantastico. Quando sono rientrata in Italia, alla mia tranquilla vita di provincia, per me è stato difficile accettare che non avrei più fatto parte di quell’universo scintillante e pieno di stimoli. Ho cercato di prolungarne il ricordo, iscrivendomi alle newsletter dei musei, controllando ogni settimana il sito del turismo e gli eventi locali; mi raccontavo la favola che presto ci sarei ritornata, che i legami con quel luogo si non si sarebbero spezzati. E’ stato doloroso rendersi conto che non sarebbe stato così; allora, per non soffrire, ho tagliato i ponti con quella città, con le sue strade, i suoi musei; ho cancellato la mia iscrizione alle mailing list, ho messo via brochure e souvenir di viaggio dentro ad un cassetto e ho archiviato nella mente la mia avventura a stelle e strisce, sezione “mai più”; tanto più, che anche le fotografie di quel viaggio non erano riuscite, a parte qualche immagine sgranata, scattata con la macchinetta usa e getta.

Ma l’idea di quel luogo, di quell’America vibrante e favolosa, nonostante sulla carta non ci pensassi più, nella realtà continuava a vivere in qualche angolo della mia testa, come una possibilità straordinaria che aspettava solo di essere riscoperta e vissuta.

Così, in un grigio giorno d’autunno, dopo aver pensato per parecchi giorni al viaggio, visionando voli, hotel, treni e pullman, con le cifre in dollari e in euro che mi ballavano davanti agli occhi come puntini rossi, ho prenotato di getto sul sito della British Airways.

Nei giorni precedenti, mentre scorrevo tra i siti, avevo avuto la visita di alcuni fantasmi che mi avevano fatto riflettere, neanche fossi l’Ebenezer Scrooge di Dickens. Gli spiriti che si sono materializzati davanti a me appartenevano tutti al mio passato, ed hanno avanzato le loro pretese. E’ stato a causa loro che a questo mio sogno di adulta, quello di tornare a NY, si è aggiunto qualcos’altro.

Il primo spiritello l’ho riconosciuto subito: era la me bambina, una tipetta timida e arruffata, studentessa ligia delle elementari. E’ arrivata al mio fianco e, sgranando gli occhioni sopra il naso coperto di lentiggini, mi ha ricordato il suo di sogno. E lo ha fatto sventolandomi davanti un mio vecchio tema, a soggetto libero. Tra le grandi righe del foglio, nero su bianco, avevo scritto: “Da grande voglio andare in America a visitare il Grand Canyon”.

Quella bambina degli anni 80’ aveva visto alla televisione le imponenti gole dai colori aranciati, scavate nella montagna dal fiume Colorado: erano così belle, così maestose! Lei, che viveva in pianura, era rimasta abbagliata da quegli abissi sublimi e spaventosi. E così, quella piccola me, aveva deciso che un giorno sarebbe andata a vedere dal vivo quel miracolo su terra. Proprio lei, che non era neanche mai uscita dall’Italia e che quasi aveva paura di mettere fuori un piede da casa!

Ok, bambina, te lo devo, ce ne andremo prima a New York” mi sono detta ” e poi sull’altra costa. Tappa a Las Vegas e di lì un bel tour nel Grand Canyon“.

Stavo per concludere il mio itinerario di volo, quando si è fatta sentire un’altra voce dentro di me, più squillante ed agitata di quella precedente. Era la me adolescente che scalpitava nel mio cervello, quella coi Dr. Martens ai piedi e con la camera tappezzata di poster di Jim Morrison:

“Ma come, te ne vai laggiù e non fai tappa nella West Coast? Non vai a vederti i luoghi dei Rock? Gli anni 60’, la Summer of Love, i figli dei fiori?? Ma non ti ricordi che a Venice Beach sono nati i Doors?”

E così, ho inserito anche Los Angeles e San Francisco nel mio programma, accontentando la ragazza ribelle che ancora alberga nell’adulta -un po’ disfunzionale e bizzarra- che sono diventata.

Da viaggio tranquillo e lineare a New York, quindi, sono passata ad un itinerario complicato, specchio fedele dei miei desideri nevrotici e irrazionali: ma all’inconscio non si comanda!

In conclusione, ad agosto trascorrerò due settimane a zonzo per gli States, un Coast to Coastovviamente nel mio inossidabile stile solitario, senza il noleggio dell’auto e senza una conoscenza decente della lingua inglese. Prima New York, la trappa più lunga, poi una fermata a Las Vegas, infine la California, con San Francisco e Los Angeles. Leggendo i nomi di questi luoghi mitici, così numerosi e lontani, mi chiedo se ce la farò a realizzare questo percorso complicato, e per di più da sola. Ma questa è una scommessa che decido di accettare e lo faccio con molto entusiasmo!

Nei prossimi post, l’organizzazione pratica del viaggio…

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