Il mio Coast to Coast USA: voli e Greyhound

 

Per una viaggiatrice che dispone più di entusiasmo che di mezzi finanziari e che ama organizzare da sé i propri spostamenti, un Coast to Coast di due settimane negli USA rappresenta una bella sfida.

Almeno per me è stato così; mi sono dovuta rimboccare le maniche per preparare autonomamente questo viaggio, che all’inizio, devo dire, ho gestito con ineffabile disinvoltura. Nell’ultimo periodo invece il compito si è fatto più noioso e complesso: Esta, il limite delle carte di credito, assicurazione viaggio… uff, tutte scartoffie e beghe che non mi piacciono, ma che vanno gestite con attenzione.

Certo soffro anche del classico stress che precede la partenza, una sindrome che conosco bene; fortunatamente ho conservato anche un desiderio tale di concretizzare il mio sogno, che mi vengono i brividi ogni volta che apro le guide!

Durante i preparativi ho fatto qualche buona scelta e commesso un paio di errori, di cui mi sono resa conto man mano che approfondivo i luoghi da visitare. Capita sempre: bisognerebbe poter prenotare tutto last minute dopo mesi di preparazione sull’argomento, solo che purtroppo questa opzione non da’ buoni frutti dal lato economico. Ecco di seguito le mie tratte, dallo stato di New York al Nevada, fino alla California, sperando che possano servire da spunto a chi è interessato ad un viaggio simile: potrà tenersi i consigli e le idee interessanti, correggendo la mira se è il caso.

VOLI:  Bologna – New York /Los Angeles -Bologna

Il primo acquisto di questo viaggio è stato quello dei voli di andata e ritorno con la British Airways, portato a termine con un largo anticipo rispetto alla partenza, all’incirca di 9 mesi. In effetti il prezzo è salito vertiginosamente in poco tempo; adesso il mio tragitto costa più di duemila euro dai mille che ho pagato io.

Ho escluso quasi subito i voli che partivano da Milano o Roma, spesso più convenienti, perché avrebbero comportato un lungo viaggio in treno e una tirata fisica non indifferente per me che abito a Ravenna; sarei arrivata negli USA distrutta, oppure avrei dovuto dormire una notte vicino all’aeroporto, facendo alzare il budget. Quando si parte soli è meglio essere il più possibile riposati e vigili, dato che tutto è sulle nostre spalle.

Tra le compagnie in partenza dai grandi aeroporti nazionali, mi ero interessata soprattutto alla Norwegian, una low cost che vola negli USA a prezzi imbattibili, anche se lo scorso autunno, quando ho controllato mostrava cifre più alte di quelle pubblicizzate successivamente e cioè i voli a partire da 179 euro (che spariscono non appena escono sul sito). Dietro le offerte appetibili, però, spesso c’è qualcosa sotto e occorre controllare bene. Ad esempio c’era da considerare la politica riguardo al bagaglio: quello registrato per le tariffe più basse non era previsto, era possibile portarsi in cabina solo un bagaglio da 10kg. Non l’ideale per un viaggio di due settimane. Si poteva acquistare il bagaglio registrato con un sovrapprezzo piuttosto consistente; questa caratteristica, insieme alla distanza degli aeroporti, avrebbe cancellato il risparmio iniziale.

La partenza dall’aeroporto di Bologna, il più vicino a casa mia, alla fine ha vinto su tutto. Ho scelto di volare con la British Airways per l’affidabilità di questa compagnia aerea: questo è successo prima del black-out informatico che lo scorso maggio ha lasciato a terra 75mila passeggeri…

Il costo dei voli è stato elevato, ma proporzionato al lungo raggio; ciò che ha fatto salire il prezzo del biglietto è stato il ritorno da Los Angeles. Al contrario ho notato diverse offerte appetibili a/r per la sola NY.

Al momento della prenotazione, avevo in testa le due città che avrebbero segnato l’inizio e la fine del mio Coast to Coast: New York e Los Angeles. Avrei potuto comperare anche i voli interni, pagando in un’unica soluzione; invece ho preferito fare uno step alla volta perché non avevo ancora le idee chiare.

La tratta da Bologna verso le due coste degli States si trova sul menù di altre compagnie con prezzi più vantaggiosi della British. Personalmente non le ho considerate, perché avrebbero reso il viaggio complicato; come nel caso della Turkish Airlines che fa scalo a Istanbul, in una città attualmente instabile e malsicura, o la Aeroflot che fa tappa a Mosca; ho iniziato a pensare alla fermata sul suolo russo e alle noie del visto di transito. Era da fare anche solo per poche ore? Si, no, forse? Non mi andava di neanche di informarmi!

La British invece fa scalo a Heathrow e di qui raggiunge il JFK in 7.55 h. La pausa di tre ore della tappa londinese (c’era anche la possibilità di uno scalo di solo 1h e 20) mi permetterà di sgranchirmi le gambe e di oltrepassare i controlli con calma. Saremo ad agosto, meglio avere del margine di sicurezza.

Infine la British ha una grande qualità: si tratta di una delle compagnie più generose per ciò che concerne il bagaglio a mano, un trolley di 56x45x35 col peso di 23 kg, più una borsa da mettere sotto al sedile (per laptop o da donna). In teoria si può andare negli USA muniti del solo bagaglio di cabina. In effetti era questo il mio coraggioso programma, di cui andavo molto fiera, che, logicamente, è già cambiato…

VOLI INTERNI: New York -Las Vegas /Las Vegas -San Francisco

Sarebbe stato bello spostarsi per l’America alla Kerouac: un on the road tinto d’avventura e di onorevole fatica, in cui i pullman della Greyhound e treni dell’Amtrak mi avrebbero trasportata attraverso gli immensi spazi del paese. Però a pensarci bene, stando via solo due settimane il viaggio si sarebbe ridotto al puro e semplice spostamento e nei luoghi che mi interessano ci sarei rimasta solo poco tempo.  Personalmente detesto l’auto, mezzo che ritengo pericoloso e stressante, senza contare che, partendo da sola, il costo di noleggio e benzina sarebbe gravato solo su di me.

Così ho fatto qualcosa di molto americano: ho deciso di muovermi in aereo. In effetti ho letto che spesso le grandi distanze gli americani le coprono in questo modo, anche perché i mezzi pubblici sono spesso lenti e costosi. E’ un concetto estraneo alla mentalità italiana, tuttavia occorre considerare che il nostro paese, comparato alla superficie degli States, è solo una briciola. Le distanze in America si dilatano e spostarsi da un luogo all’altro del paese richiede molto tempo. Ho quindi riservato due voli interni con le compagnie che avevano le offerte migliori: uno con la Delta Air Lines (New York-Las Vegas, sei ore di volo a 140 euro) e uno con la Virgin America  (Vegas-San Francisco, 1 ora e 40 di volo, 50 euro).

Greyhound: San Francisco-Los Angeles

Per ultimare il mio tragitto ho aggiunto il mitico Greyhound da Frisco a Los Angeles: circa 7 ore di pullman, un distillato della realtà americana più popolare. Ero talmente curiosa di testarlo, una fettina di viaggio alla Kerouac anche per me!

A rigor di logica, visto l’itinerario su di una mappa, avrei dovuto acquistare il mio ritorno da San Francisco, perché Vegas è più vicina a LA. Ma ormai era fatta. Un altro errore che ho commesso è stato quello di non calcolare che sarei arrivata a Las Vegas proprio nel weekend, quando il caos è al top.

Concludo con un’alternativa al pullman, per chi fosse interessato ad un tragitto californiano particolarmente scenografico. Il viaggio panoramico del treno Coast Starlight percorre la costa ovest da Seattle a Los Angeles. In California si può salire a bordo a Oakland (vicino a San Francisco) e scendere a sud, ammirando la natura maestosa e le splendide città del West.

Anche tenendo conto dei sedili comodi e delle vetrate panoramiche, il viaggio di ben 12 ore tra Frisco e LA mi ha scoraggiata; avevo già tanto tempo da passare in aereo, che ho preferito tagliare e starmene un po’ ritta sulle mie gambe, possibilmente all’aperto! Inoltre il treno costa di più- dai 59 dollari a 180, a seconda della classe di viaggio e l’economica va a ruba- mentre il pullman viene solo una ventina di dollari (anche meno se si parte col Megabus). Infine, gli orari del treno per me erano scomodi: volendo viaggiare di giorno sarei arrivata alle 21.30 a Union Station, nell’immensa e trafficata Los Angeles e poi mi sarei dovuta trascinare fino al mio alloggio, cosa potenzialmente rischiosa per una donna sola; meglio raggiungere la città il pomeriggio, quando il sole della California brilla ancora alto nel cielo.

Jet lag

Il mio itinerario presenta, oltre ai molti difetti, anche qualche vantaggio. Mi fermerò più a lungo a New York (5 notti) per permettere al mio corpo di riprendersi dalle ore di volo e allo stesso tempo abituarlo gradualmente al nuovo fuso orario; New York è 6 ore indietro rispetto all’Italia.

Poi in Nevada e California sulla costa opposta (mi fermerò in media meno tempo che a NY, 2 o 3 notti in ciascuna località) si aumenterà il carico, ma sarà più gestibile visto che avrò incamerato i “ritmi” newyorchesi: lo stacco orario dall’Italia sarà di 9 ore! Certo non sarà facile smaltire il jet lag, ma con una montagna di melatonina spero di facilitarmi l’impresa.

Nei prossimi post, i documenti per entrare negli Stati Uniti e l’assicurazione. L’Odissea americana continua…

 

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