Viaggio nel tempo al Musée d’Aquitaine

Dalla preistoria al Novecento: il Musée d’ Aquitaine

Il Musée d’Aquitaine  è una tappa irrinunciabile di un soggiorno a Bordeaux, in particolare per chi è appassionato di storia. Ospitato nella vecchia facoltà di Scienze e Lettere, il museo ripercorre le tappe più importanti del passato di Bordeaux e dell’Aquitania, mescolando reperti archeologici ed etnografici. Al suo interno si scoprono le formidabili vicende di antiche civiltà e grandi regni, così come quelle di persone comuni: mercanti e schiavi, marinai e missionari.

Bordeaux, antica città di fondazione gallica, ha conosciuto il suo periodo d’oro grazie al suo grande porto (detto il Port de la Lune per la sua forma semicircolare), che fin dal XVIII secolo le ha regalato immense ricchezze e vasti orizzonti. Gli avventurieri partivano verso mari lontani e riportavano a casa migliaia di oggetti dall’Africa, dall’Oceania e dalle Americhe; è anche per questo che le collezioni sono tanto varie e interessanti. La visita al museo, che comprende 5.000 m² di esposizione, richiede almeno una mezza giornata, per esplorare le varie sezioni con la giusta calma; nel caso abbiate fretta, 2 h potranno bastare per soffermarvi sui pezzi più notevoli del percorso di mostra.

Le collezioni

L’esposizione si apre con un salto indietro di 25000 anni: la sezione della Preistoria-Protostoria illustra i primi passi dell’uomo. Regina indiscussa di queste sale è la Venere di Laussel, ritrovata nella Gironda, in una zona poco distante dalle celebri grotte di Lascaux. La formosa signora risale al paleolitico, è scolpita nel calcare ed ombreggiata d’ocra rossa; mostra fianchi e seni generosi, oltre ad un ventre accentuato. L’artista che realizzò quest’opera (o per meglio dire lo sciamano) probabilmente voleva raffigurare una dea della fertilità, secondo un fine magico e propiziatorio.

Poco più in là ci spostiamo all’epoca gallica, dove vediamo luccicare, protetto da una teca di vetro, il Tesoro di Tayac (Gironda, II-I sec. a.C.). E’ composto di un girocollo, di lingotti e monete d’oro, e gli studiosi ritengono che fu seppellito sottoterra in qualità di offerta votiva agli dei.

Più avanti si può osservare la catena che un tempo stringeva le caviglie di uno schiavo: ci svela d’improvviso tutta la brutalità e la violenza della società antica. La libertà, scontata per quasi tutto il mondo moderno, un tempo era un’affare di pochi fortunati.

La sezione dedicata all’e Romana rende giustizia alla grandezza di Burdigala. Dopo la conquista della Gallia da parte dei Romani, la città inizia a subire una riorganizzazione amministrativa, secondo gli ideali urbani di ordine e di efficienza tipici della romanità. La scultura fiorisce, come si può ammirare dalle splendide opere che si sono conservate.

Un grande mosaico pavimentale ci riporta alla sontuosità delle ville romane, quando la città approfittava delle ricchezze agricole dell’entroterra e del traffico fluviale e marittimo; ma l’emozione più profonda la si vive osservando alcune steli funerarie, che ci offrono uno spaccato delle vite individuali di Burdigala.

La cosiddetta Fillette de Laetus ritrae in modo realistico una ragazzina morta in tenera età, circondata da ciò che amava: il suo cucciolo, che tiene in braccio, e il galletto che, dispettoso, sta beccando la coda del povero cagnolino. Questo frammento di vita, strappato all’eternità e consegnato a noi integro dopo secoli, è davvero toccante.

Il medioevo e l’epoca moderna videro l’Aquitania scossa da turbolenze e instabilità politica; la regione fu soggetta a diverse dominazioni e il cristianesimo si affermò come un punto di riferimento in un mondo traballante e pieno di insidie. Fu allora che le chiese iniziarono a punteggiare numerose i panorami di campagne e città.

L’enorme rosone del Convento dei Grands Carms è esposto in tutta la sua magnificenza in fondo ad una sala; è l’unico oggetto al mondo di questo tipo che si trova in mostra, intatto e originale, all’interno di un museo.

Figura emblematica del periodo è stata Eleonora d’Aquitania, il cui destino eccezionale influenzerà la storia del suo ducato. Fu sposa di Luigi VII di Francia, poi di Enrico II Plantageneto, re d’Inghilterra, al quale portò in dote Aquitania, Guascogna e Poitou, dando origine al dominio inglese nella Francia occidentale.

In una sala ricca d’atmosfera, si può osservare la perfetta riproduzione della tomba di Eleonora, mentre l’originale si trova nell’abbazia di Fontevrault, nella Loira. In effetti Ailenor, questo il suo nome in francese, dopo i matrimoni, gli otto figli e le varie peripezie politiche, si fece monaca e morì in convento nel 1204. La scultura tombale della donna la raffigura pacificamente distesa, intenta a leggere la Bibbia.

Avanti nei secoli e nel percorso del museo, ci si immerge in suggestioni dark al cospetto del cenotafio dedicato all’umanista Michel de Montaigne, morto nel 1592. L’opera, durante il periodo in cui il palazzo era sede universitaria, accoglieva gli studenti nell’ingresso della facoltà che toccavano i piedi alla statua come portafortuna prima degli esami.

Una delle sezioni più intriganti del museo è quella del XVIII secolo, che esplora il commercio atlantico e la schiavitù. Il Settecento è stato il periodo aureo di Bordeaux, quando la città si arricchì enormemente grazie ai commerci. Gli imprenditori esportavano dall’Aquitania verso le Antille alcuni prodotti locali, come vino, stoffe e farina, per poi scambiarle con quelle coloniali che consistevano in zucchero, tabacco, cacao e caffè.  Il tutto poi veniva smerciato con grande profitto in Europa.  Alla metà del secolo il Port de La Lune divenne il primo porto di Francia e, nello stesso tempo, iniziarono a svilupparsi fortemente la produzione e il commercio del vino, che renderà celebre Bordeaux nel mondo.

In questa sezione, sono presenti bellissimi modellini di navi e vascelli, con alcuni oggetti originali che si trovavano a bordo, come i cannocchiali e le clessidre. L’economia schiavista viene trattata approfonditamente: come molte città portuali europee, Bordeaux oggi vuole fare ammenda e raccontare con onestà del suo ruolo nella tratta dei neri, dedicando al tema un settore del museo e organizzando visite guidate e conferenze. Perché dunque si commerciavano esseri umani? Per profitto: la necessità di forza lavoro -gratuita- nelle piantagioni delle Antille fu soddisfatta grazie agli schiavi prelevati in Africa e trasportati laggiù. Tra le testimonianze più agghiaccianti del museo, l’ennesima catena da schiavo e un disegno dell’epoca, in cui si può osservare il carico umano di una nave schiavista, con gli uomini ammassati e stretti uno accanto all’altro come bottiglie o anfore. In queste drammatiche condizioni, è chiaro che non tutti i prigionieri giungevano vivi a destinazione.

Bordeau Port du Monde continua il discorso iniziato nella precedente sezione, seguendo l’espansione commerciale della città tra il 1800 e il 1939. Colpisce la pittoresca épicerie di inizio Novecento, dove si può ammirare la varietà dei prodotti bordolesi, dai biscotti ai liquori. La ricca esposizione delle collezioni extraeuropee, infine, si è formata grazie alle raccolte di marinai, missionari e semplici viaggiatori che hanno portato a Bordeaux bizzarri oggetti provenienti da luoghi esotici e lontani, come la Nuova Caledonia, la Polinesia o l’Africa.

Musée d’Aquitaine

20 Cours Pasteur, Bordeaux, Francia

Ingresso: 5 €

Orari: dal martedì alla domenica dalle 11 alle 18. Chiuso lunedì e festivi.

Come arrivare: tram ligne B, fermata Musée d’Aquitaine

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