Da New York a Las Vegas: le mie impressioni sulla Big Apple

Eccomi qua, nel mitico JFK Airport, in attesa del volo che mi porterà in Nevada, tra le mille luci di Las Vegas. Questi giorni trascorsi nella Grande Mela sono stati talmente impegnativi ed emozionanti da non darmi il tempo di scrivere qualcosa. New York con me si è mostrata generosa e crudele allo stesso tempo: una primadonna affascinante, ma incredibilmente volubile e capricciosa. Un attimo prima mi faceva sognare, facendo sfoggio del suo magnifico Central Park, l’immensa radura urbana che ossigena la città. Sotto ai raggi del sole mi è sembrata un vero paradiso; incredibile trovare un posto del genere racchiuso dal cemento e dalle vette infinite dei grattacieli! Mi sono lasciata abbagliare dai suoi ritmi calmi e maestosi, dai sentieri immersi nella penombra, dai cespugli popolati di teneri animaletti: scoiattoli, tartarughe e uccellini di ogni specie, neanche mi trovassi sul set di un cartone Disney. Eppure, questa stessa città che mi aveva conquistata un attimo prima, subito dopo mi stordiva con il suo caldo insostenibile e con il suo oceano di persone, brulicanti come formiche sull’asfalto infuocato. E poi, la pioggia torrenziale che non ha attenuato il calore e che, anzi, mi ha impedito di fare molte delle cose che avevo in programma…

Per non parlare del ventre malato e soffocante della città, la metropolitana. Confesso che è stata un vero incubo: non c’era modo di ragionare sui percorsi perché il caldo opprimente offuscava ogni logica. Nonostante questi forti disagi, il bilancio del viaggio a NY rimane positivo: la Big Apple è riuscita a stregarmi ancora, come 10 anni fa. Più di una volta ho avuto le lacrime agli occhi per la bellezza di ciò che avevo davanti. Il Met è stato un’esperienza da brivido, un viaggio incredibile tra epoche, storie, luoghi.

Dai templi dell’antico Egitto sono passata alle armoniose vetrate Art Nouveau di Tiffany, dall’algida Principessa de Broglie al trionfo di tulle delle ballerine di Degas. Il MoMA è stata un’altra esperienza memorabile da fare a New York, funestata però dalle rumorose orde di visitatori, maggiori che al Met, probabilmente anche  a causa della giornata di pioggia in cui l’ho visitato. C’è da dire che, purtroppo, i musei fanno parte della mappa preconfezionata della città ed i turisti, coi loro vari pass in mano, non se li perdono, anche se in realtà non sono coinvolti né dall’arte, né dalla storia. Quello che interessa loro entrando al MoMA, è farsi un selfie di fronte alla Starry Night di van Gogh e dire : “Io ci sono stato!”. Altro discorso per la Neue Galerie, che si salva dalla ressa e resta un piatto per un pubblico più raffinato. Ambiente rarefatto, intimo e silenzioso; divieto di fare foto. Le collezioni di arte austriaca e tedesca erano veramente magnifiche e soprattutto godibili. Senza confusione e senza le file dei selfies davanti alle opere, è stato facile lasciarsi andare e commuoversi davanti al celebre ritratto di Adele Bloch-Bauer.

Un trionfo d’oro e di sensualità, con quella piccola firma nell’angolo destro del quadro che lascia senza respiro: “Gustav Klimt 1907”. La bella Adele, dopo 110 anni se ne stava ancora lì, ieratica e maestosa come una dea da venerare, sospesa tra due sculture maschili di fine Ottocento che sembravano farle da guardiani. Una visione piena di mistero e sacralità. Ma abbandoniamo la questione musei e parliamo un po’ degli Americani. A colpirmi della fauna locale prima di tutto sono stati i poliziotti, forse anche per le divise che sono abituata a vedere alla TV.

Alcuni erano grandi e grossi, col cappello da sceriffo ed il passo lento; altri, più asciutti e muscolosi, dallo sguardo duro, come il primo che ho visto all’aeroporto Kennedy, un ispanico che aveva scritto sulla targhetta l’esotico last name “Perez”. Ho pensato subito che fosse un cognome da film o serie tv, tipo “Il sergente Perez“, anche se in realtà non ho capito bene che grado ricoprisse e di che schiera facesse parte, se fosse un tenente o un semplice poliziotto di frontiera o chissà che altro. Gli Americani senza divisa, quelli che incontri tra la marea di turisti, li ho trovati gentili; spesso ti accompagnano a destinazione se chiedi loro delle informazioni per strada. Non sono tutti obesi come generalmente si ritiene, anzi, alcuni sono molto in forma. Li vedevo fare jogging li nei parchi e per le strade.

E amano i cani: ne ho visti di tutte le forme e dimensioni, in particolare molti barboni di taglia medio-grande,  che evidentemente a NY vanno di moda. In ogni caso erano adorabili! Invece di gatti in città neanche l’ombra. Saranno forse tutti chiusi in appartamento? La simpatia degli Americani si dilegua, almeno per me, quando si tratta di camerieri. Eccessivi, invadenti, permalosi. Sarà per la brutta questione dello stipendio basso (da verificare, vogliamo confrontarlo con quello italiano?) e del fatto che dipendono dalle mance, ma ti vedono solo con me un bancomat. Lo senti subito, anche perché spesso, appena entri in un locale la prima cosa che ti viene chiesta è la carta di credito. In effetti in molti casi il conto arriva prima che tu possa finire il pasto, certe volte persino subito dopo che hai ordinato e ancora ti devi sfamare. Le mie guide turistiche sostenevano che i camerieri in America offrono sempre un servizio eccellente, dato che da questo dipende la loro mancia, ma non è proprio così. Quella se la aspettano, la pretendono e basta, e deve essere almeno del 20 %. Per il resto, o ti sorridono troppo o per niente, spesso non ti consigliano se hai particolari esigenze, come me che sono vegetariana. Vanno di fretta e sparecchiano mentre stai ancora masticando l’ultimo boccone… altro che i ritmi lenti dell’Italia, qui il tempo è denaro, anche se il locale è mezzo vuoto! La mancia è d’uso ovunque, non solo al ristorante, anche sui taxi per esempio. Per un europeo -che guadagna molto meno di un americano- non è facile, soprattutto perché qui tutto ha un costo elevato: cibo, hotel, mezzi. E alle cifrette belle piene che si vedono stampate sulla carta, vanno aggiunte anche le tasse, normalmente non conteggiate. Il budget per il viaggio, così si dilata, giorno dopo giorno…Ohi, ci siamo quasi col mio volo. La Delta Airlines mi attende con 5- 6 belle ore di viaggio.. coraggio Alice, ce la puoi fare! Speriamo che almeno le hostess non pretendano la mancia.

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