Visita al 9/11 Memorial Museum: quanto costa ricordare

9/11 Memorial Museum: si o no?

Visitare il 9/11 Memorial Museum  è un’esperienza intensa, che difficilmente si affronta con leggerezza; prima di partire per New York ci ho pensato a lungo, se fosse il caso o meno di andarci. Tutta l’area del World Trade Center, a Ground Zero, per diversi anni è stata sottoposta ad impegnativi lavori di ristrutturazione, in modo da restituire il dramma di quel mattino del 2001 alla memoria collettiva. Oggi in questa zona si possono visitare il 9/11 Memorial, il 9/11 Memorial Museum e la torre One World Trade Center, oltre al meno conosciuto 9/11 Tribute Center, finanziato dalle famiglie delle vittime e dai visitatori.

Il 9/11 Memorial Museum si sforza di operare una ricostruzione meticolosa di ciò che avvenne nel 2001, esaminando al dettaglio quei drammatici eventi e l’impatto che ebbero sugli Stati Uniti e sul mondo.

Mantenere vivo il ricordo di ciò che è avvenuto e la memoria delle vittime, trasmettendone la consapevolezza alle nuove generazioni, è un dovere; tuttavia, il modo di proporre il museo e le sue collezioni, possono sembrare discutibili. In effetti, il Memorial Museum figura ormai tra le attrazioni della Big Apple, nella mappa preconfezionata e pronta all’uso di milioni di turisti, sulla scorta della Statua della Libertà o del Metropolitan. Sotto questa luce, mi sembrava che la sua visita potesse costituire quasi un’offesa alle vittime e le loro famiglie: pagare il salatissimo biglietto d’ingresso, unirsi alle code di visitatori più o meno rispettosi, osservare i cimeli della tragedia con una curiosità che può facilmente scivolare nel morboso.

Insomma, c’era la paura che questo luogo intriso di ricordi ne risultasse svilito, diventando uno dei tanti: una crocetta sulla mappa delle “cose da fare a New York”. Forse è semplicemente ancora troppo presto; la verità pura e semplice è che questo pezzo di storia non fa ancora parte del passato, nonostante i documentari girati, i fiumi d’inchiostro versati e la favolosa ingegneria intervenuta a Ground Zero. Il terrorismo, purtroppo, è una realtà con cui tutt’ora si devono fare i conti; non abbiamo ancora voltato pagina ed è anche per questo che fa tanto male visitare il World Trade Center.

Il percorso di mostra: Memorial Hall e Foundation Hall

Nonostante i vari dubbi, la voglia di capire mi ha spinta ad andare proprio là, dove si è consumato l’orrore. Ho varcato le soglie del museo una mattina d’agosto, mentre dal cielo scendeva una pioggia grigia e insistente che mi aveva inzuppata tutta, dai capelli fino alle scarpe. Non avevo prenotato l’ingresso online, ma, andandoci il mattino presto, non ho trovato fila; ho acquistato il biglietto alle casse, insieme all’audioguida in italiano, indispensabile commento alla visita del museo, che poi si esplora liberamente.

Oltrepassati i controlli di sicurezza tra i brividi per l’aria condizionata, sono scesa con le scale mobili in un vasto ambiente sotterraneo che mi ha accolta con la solenne imponenza di una cattedrale; mi aspettavano 110.000 metri quadrati di spazio espositivo, con il racconto dei 102 minuti che sconvolsero il mondo.

Mi sono dunque ritrovata 21 metri sotto il livello della strada, tra le fondamenta delle Torri Gemelle. Il pensiero immediato che mi è venuto alla mente, è stato che, tornando a quella mattina del 2001, sarei stata nell’epicentro del dramma. Invece del silenzio e dell’atmosfera sospesa del museo, qui ci sarebbe stato ben altro: fiamme, esplosioni, crolli, persone che si gettano dalle finestre o che telefonano ai loro cari per dire addio…questo è un pensiero che ho messo da parte con fatica.

La prima sezione del percorso mi ha portata faccia a faccia coi resti colossali delle fondamenta della Torre Nord e con la grandiosa opera di Spencer Finch (2014). Su di una vasta porzione di muro sono stati appesi 2983 acquerelli, uno per ciascuna vittima. Insieme formano una visione azzurra e splendente, così come era colorato il cielo in quel giorno di settembre.

Dietro al muro, sul quale si legge una frase di Virgilio “Nessun giorno vi cancellerà dalla memoria del tempo“, sono conservati gli 8000 resti delle 1100 vittime non ancora identificate. Grazie all’audioguida, ho ascoltato le voci dei superstiti che raccontavano la loro storia, mentre potevo osservare dal vivo alcuni frammenti di quella terribile giornata.

C’era un tratto di scala della Torre Nord, quella che utilizzarono le persone che ebbero salva la vita. Corsero giù a perdifiato, senza sapere ancora cosa stava accadendo esattamente. In esposizione c’era anche il Ladder Company 3, il camioncino dei pompieri assegnato all’evacuazione della Torre Nord, che portava impressi nella carrozzeria i segni del dramma.

Continuando a camminare, ho visto l’antenna della Torre Nord, o ciò che ne è rimasto, e la cosiddetta “Last Column” che assunse per i newyorchesi un alto valore simbolico, essendo rimasta in piedi in mezzo alle macerie. Su di essa sono stati scritti messaggi e attaccate fotografie; rappresentava la voglia di vivere e di restare in piedi nonostante tutto.

Ciò che mi ha turbato maggiormente di questa prima parte del percorso sono stati i resti della facciata della Torre Nord: la sezione deformata dall’impatto con il volo 11, schiantatosi tra il piano 96 e il 99.

Il percorso di mostra: Historical Exhibition

Proseguendo il percorso di visita, si entrava nella sezione della mostra storica, dove non era possibile scattare foto. Qui i visitatori venivano catapultati a forza in quel giorno di settembre. Suddivisa in tre parti, la mostra esponeva dettagliatamente gli antefatti, la dinamica dell’attentato e ciò che ne è seguito, attraverso filmati, fotografie e reperti.

Le registrazioni video del dramma, secondo dopo secondo, i servizi dei telegiornali, le fotografie del prima e del dopo, scorrevano impietose davanti ai miei occhi, documentando ogni istante; gli oggetti tangibili, invece, proponevano un rapporto più ravvicinato con la Storia e senza alcun filtro. Come i pezzi di vetro dei finestrini degli aerei, ritrovati in strada, o le scarpe, le borse e gli altri oggetti personali di chi stava lavorando nelle Torri.  Proprio gli effetti personali, esposti nelle vetrine come reliquie, mi hanno suscitato un certo malessere, anche se molti di loro appartenevano a persone sopravvissute, a quanto ho letto.

Come milioni di persone in tutto il mondo, anch’io, all’epoca dei fatti, avevo seguito gli attacchi alla televisione. Uno dei ricordi più vividi di ciò che osservai al telegiornale, erano stati, oltre alla polvere bianca, i fogli: migliaia di riquadri bianchi che svolazzavano nel cielo, sembravano un numero infinito. Galleggiavano nell’aria grigia di fumo, attorno alle torri in fiamme, fino a planare lentamente sulla strada. Ecco che, quasi vent’anni dopo, mi sono ritrovata a tu per tu con alcuni di quei pezzi di carta del 2001. Sono stati recuperati tra le rovine e incorniciati. Li ho letti; sopra c’erano appunti per riunioni, strategie e programmi per migliorare la produttività. Semplici e banali scartoffie da ufficio, ora bruciate sui lati, consumate e impolverate; saranno congelate per sempre in quell’istante di tempo. Riportavano  in modo diretto a quelle persone sulle Torri e alle loro vite quotidiane; a chi quel giorno era semplicemente andato a lavorare, non sapendo che sarebbe entrato, suo malgrado, nella storia. Dirigenti, manager e impiegati.. persone impegnate, con carriere spesso importanti, e agende fitte d’impegni. Tutto finito, tutto cancellato.

Anche la polvere bianca che ricoprì cose e persone è in mostra al Museo: c’è addirittura il reparto di un negozio d’abbigliamento del World Trade Center, con i vestiti esposti sulle grucce così com’erano nel 2001, poi ricoperti delle ceneri dell’esplosione. Nessuno li ha toccati dopo il 9/11.

Ma è con le registrazioni audio che si tocca l’apice emotivo dell’esposizione, il momento più coinvolgente. Sollevando una delle cornette audio, ho ascoltato il contenuto del messaggio che mi ha improvvisamente proiettata indietro nel tempo. Così mi sono ritrovata nel 2001, ad ascoltare le parole che un passeggero del volo 11 dell’American Airlines ha lasciato sulla segreteria di casa. Quest’uomo sapeva che probabilmente sarebbe morto, quindi aveva chiamato la moglie per dirle che l’amava e per salutarla un’ultima volta. Ciò che mi ha impressionata e che non dimenticherò mai, è stata la profonda calma con cui l’uomo ha pronunciato queste parole. Certamente, deve essergli costato un grande sforzo mantenere quel tono, un gesto compiuto per non lasciare come ultimo ricordo alla moglie la sua voce sconvolta dalla paura. Confesso che mi sono sentita un’intrusa; che diritto avevo io di ascoltare quelle parole? Ho cercato di non pensarci, continuando la visita, ma il senso di colpa non mi ha del tutto abbandonata. Altre registrazioni svelavano la preoccupazione di amici e parenti; i loro messaggi sulle segreterie di chi quel giorno si trovava nelle Torri furono innumerevoli e destinati a rimanere per la maggior parte senza risposta.

Una sezione della mostra, volutamente piccola per non dare loro l’importanza che cercavano, è quella riservata agli attentatori. Ricordo le fotografie delle loro facce, i loro sguardi vuoti, fissi. La banalità del male. Li si poteva osservare anche in alcuni filmati, durante le riprese dei controlli aeroportuali di quei maledetti voli; stupisce il fatto che i terroristi abbiano commesso un attacco di tale portata con tanta facilità, e con l’utilizzo di qualche coltellino.

Il percorso di mostra: Special Exhibition  e Reflecting on 9/11

L’ultima sezione del percorso di mostra comprendeva un’esposizione temporanea ( fino a gennaio 2018)  di opere d’arte ispirate a quegli eventi; si trattava di filmati, installazioni, dipinti, sculture e fotografie, alcuni dei quali molto interessanti. In particolare mi ha toccata il video di Blue Man Group (2002): tra le note di una musica incalzante vediamo volare nel buoi migliaia di fogli. Tutti i documenti del video sono stati ritrovati a Brooklyn, dov’erano volati, passando sopra al fiume, dal World Trade Center. Nella sezione Reflecting on 9/11 si possono visionare interviste e messaggi di funzionari, poliziotti, sopravvissuti etc.; è possibile anche registrare un messaggio personale su come l’attacco abbia cambiato o influenzato la propria vita.

9/11 Memorial

Uscita dal museo, mi sono diretta al vicino 9/11 Memorial, un luogo simbolico che rappresenta efficacemente l’idea del silenzio e dell’assenza. Per di più, l’atmosfera quel giorno era particolarmente cupa, a causa di una fitta nebbia e ancora qualche goccia di pioggia.

Una decina d’anni fa, durante la mia prima visita a New York, questa zona era ancora un cantiere. Ora è tutto cambiato, e si respira un’aria di solennità e compostezza; un monumento alla memoria delle vittime che le famiglie hanno apprezzato. Nel giardino del ricordo sono state piantate delle querce bianche che circondano le due immense vasche, costruite dove un tempo sorgevano le Twins Towers.

Al loro interno scorre continuamente l’acqua che si tuffa 9 metri sotto, verso il pozzo centrale di cui non si vede il fondo. Malgrado il passare del tempo, l’acqua non riempie mai e vasche, così come le vite delle vittime non saranno mai sostituite. Tutt’intorno, nei parapetti di bronzo, sono incisi per volere delle loro famiglie i nomi delle 2893 vittime degli attentati del 2001 e del 1993. Ho abbassato lo sguardo e casualmente il primo nome che ho letto è stato quella di una donna e del suo bambino mai nato.

Una visita difficile

Questa visita è stata estenuante a livello emotivo, e non sempre mi sono sentita a mio agio di fronte ad oggetti personali e messaggi privati delle vittime. Inoltre è difficile vivere un momento del genere e poi rigettarsi senza pensieri nel proprio programma di viaggio; è necessario e doveroso qualche momento di riflessione che faccia da cuscinetto.

La visita richiede da 2 a 3 ore,  ed è consigliabile valutare con attenzione se portarci i bambini; in caso affermativo, i ragazzi vanno preparati accuratamente. Prenotate il biglietto online, oppure presentatevi il mattino prima dell’orario d’apertura, per evitare code. Potete abbinare alla visita del memoriale e del museo quella della One World Trade Center, soprannominata la Freedom Tower. La sua altezza di 1776 piedi, cifra simbolica che rimanda all’anno della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, ne fa l’edificio più alto dell’emisfero occidentale. Costruita dall’architetto americano David Childs, la torre fu inaugurata nel 2014. Comprando il biglietto per l’One World Observatory, si sale verso la cima in soli 60 secondi, da dove si ammira un panorama fantastico sulla città di New York.

9/11 Memorial Museum

180 Greenwich Street
New York (Lower Manhattan)

Orario: aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 20, sabato e domenica fino alle 21 ( il memoriale con le fontane è gratuito ed aperto dalle 7.30-21.00)

Ingresso:$ 24

Come arrivare: la metropolitana più vicina è quella di Fulton Street ( A, C, J, Z, 2, 3, 4 o 5 ).

 

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