La scelta di viaggiare soli

Anticamente i nomadi viaggiavano alla ricerca di cibo, riparo, acqua; noi, nomadi di oggi, viaggiamo alla ricerca di noi stessi
Lo scrittore vietnamita Nguyen Qui Duc spiega così l’esigenza del viaggio moderno.
Eppure, assodato che questo bisogno di movimento e di ricerca ci appartiene ad un livello profondo, ancora oggi partire da soli per molti risulta ancora un tabù, pur rappresentando la strada migliore per soddisfare questa importante esigenza.


Quando dico che parto sola, infatti, molti si dispiacciono per me; con tutta probabilità pensano che io non abbia trovato uno straccio di chaperon disponibile, quasi fossimo in un romanzo di Henry James o di Edward M. Forster. Altri mi guardano con circospezione, chiedendosi che cosa andrò a fare là, per il mondo tutta sola, ed immaginando scenari di vizi inconfessabili. Alcuni invece si esaltano all’idea e paiono interessati alla cosa, però finiscono col dire:“Bello, ma io non ce la farei mai da solo!” E perché?
In questi anni, per fortuna, i viaggi sono ormai alla portata di tutte le tasche e le opportunità si moltiplicano. Il viaggio in solitaria sta uscendo timidamente dal mito letterario ed hippy, per entrare nelle  sfera reale della quotidianità, anche se gli adepti sono ancora pochi.
Sul web, tuttavia, si trovano molte travellers che viaggiano da sole, spesso per mesi e magari anche con pochi soldi in tasca.

Compagne di viaggio utili e silenzioseMa, anche senza optare per scelte così estreme, si può partire soli(e), facendo quei viaggi più o meno lunghi, che abbiamo sempre fatto in compagnia. Le opzioni possibili non fanno che assommarsi velocemente davanti a noi, come scintillanti promesse di felicità; spesso sui siti delle compagnie aeree low cost appaiono cifre irresistibili: 9,00 euro per andare a Parigi o 30,00 per Londra… Forse è anche per questo che si inizia a viaggiare da soli: si coglie al volo l’occasione e si asseconda l’impulso, ancor prima di chiedere ad eventuali accompagnatori se siano interessati.

Viaggia veloce chi viaggia solo

La frase di una poesia di Joseph Rudyard Kipling, in epigrafe alla Storia dei Gadsby (1889),  rende ancora bene l’idea. Ho vissuto personalmente la frustrazione di proporre un viaggio ad amici, sulla base di alcune occasioni last minute trovate in rete.
“Si, .. forse.” “Vedo se mi danno le ferie…”etc.
Intanto i prezzi lievitavano, gli hotel si riempivano e l’occasione sfumava. Invece, prendere in mano le redini del viaggio e prenotare quel volo a prezzo stracciato o l’ultima stanza di quel favoloso hotel del centro è un’esperienza gratificante ed impagabile.
L’uomo che va da solo può cominciare oggi; ma l’uomo che viaggia insieme ad un altro deve aspettare che questi sia pronto.”

Scriveva anche Henry David Thoreau in Walden, a metà dell’Ottocento.
Sono pienamente d’accordo: niente esitazioni, niente freni: sia nella fase preparatoria, che durante il viaggio vero e proprio, farò tutto quello che voglio, quando voglio.
Che sollievo!E’ rinfrescante, questa sensazione, come una birra ghiacciata ad agosto.
Certo, non sono tutte rose e fiori per il viaggiatore singolo e spesso paure ancestrali, come quella di non farcela, lo assalgono prima della partenza.
Quando si parte in autonomia, occorre preparare bene ogni cosa, soprattutto quando si è donne.
Comprare più di una guida, navigare tra i siti ed i blog, leggendo attentamente le dritte di chi in quella destinazione ci è già stato, informandosi soprattutto sui luoghi sicuri e quelli da evitare.
In verità spesso sono i sentimenti più insidiosi ed impalpabili, come la bestia nera della malinconia, le cose che più ci spaventano; se per evitare una malattia ti fai un vaccino e per scansare gli scippatori eviti la tal strada, per gestire le tua ansie, non c’è un rimedio sicuro o una ricetta miracolosa. Persino il re del nomadismo, Bruce Chatwin, viaggiava spesso in comoda compagnia, anche se dai suoi racconti avventurosi ciò non emerge, al contrario di viaggiatori sempre “puri”, come Paul Theroux.

Bruce_Chatwin,_July_1982
Io faccio viaggi brevi, anche per questioni di budget, e questo facilita le cose; poi ho trovato un modo efficace, che mi aiuta a gestire gli attacchi di solitudine e devo confessare che spesso gestisco meglio i problemi di viaggio, rispetto a quelli della vita di tutti i giorni.

Colazione da Tiffany
Se ad esempio una sera, mettiamo a Parigi, mi sento annientata dallo spleen e dalla solitudine, mi tengo il magone, so che passerà domani perché andrò al Louvre: lì ogni cosa tornerà a posto, un po’ come fa la Holly Golightly di Truman Capote, che trovava sollievo facendo colazione da Tiffany, perché lì non poteva accaderti mai nulla di brutto. Il mio Tiffany può essere il Louvre, il Museo Freud di Londra o gli Uffizi di Firenze.

Louvre, dove essere sempre felici
Fare qualcosa che ti appassiona, attribuendo un indirizzo preciso al tuo viaggio, è un ottima cura: distrae dalle angosce ed influenza in modo positivo lo spirito. Le sensazioni negative, come il chiedersi “cosa ci faccio qui da solo?”, si superano gestendole: non vanno negate, piuttosto vanno accolte come hanno fatto e fanno i viaggiatori solitari di tutti i tempi.

Simonetta Agnello Hornby (La mia Londra 2014) descrive la sua prima esperienza all’estero, a Londra nel 1963, come piena di sentimenti contrastanti, dall’ottimismo più entusiasta alla paura. E’ ancora molto sconsolata, mentre si siede sul pullman che da Heathrow la sta portando in centro città; dai finestrini bagnati di pioggia adocchia d’un tratto un grande edificio dalle finestre particolari: e’ il Natural History Museum.

Lo guardai, a tu per tu, rincuorata; mi ripromisi di andare a visitarlo al più presto, da Cambridge, qualunque cosa la guida suggerisse di vedere appena arrivata in città: era la mia prima scelta, tutta mia. Ero contenta di essere a Londra.”

La curiosità e l’interesse avevano prevalso sull’angoscia, tra i primi vagiti d’indipendenza, tanto è vero che lei oggi vive ancora lì.
La sensazione di farcela da soli ed il senso di libertà sono impagabili; nessun litigio con il compagno di viaggio ci farà arrabbiare, nessuna distrazione ci impedirà di approfittare del momento e di essere aperti a ciò che l’esperienza ci può offrire.
Il luogo visitato s’imprimerà a fondo nella nostra mente con una risonanza maggiore, grazie proprio alla solitudine, che non va vista come un elemento di sottrazione, bensì di addizione. Si aumenta la concentrazione e si elabora l’esperienza con maggior ricchezza: il viaggio, insomma, diventa crescita.
Paul Theroux scrive a proposito nel suo Tao del viaggio (2012):

Per quel che mi riguarda ho sempre viaggiato da solo. Le spedizioni su vasta scala richiedono tutta un’equipe, ma in ogni altro viaggio la presenza di altre persone riduce l’esperienza.”
e ancora
Una persona è una consolazione e inevitabilmente anche una distrazione.”

Ecco perché penso che sia meglio partire soli. E non “parto anche se non trovo nessuno che venga con me..” , ma un deciso e consapevole
io parto da solo,” punto e basta!

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