Piccolo Guggenheim segreto: la Casa Museo Remo Brindisi

 

Dietro ad un alto muro bianco, tra i pini ed il mare, c’è un edificio, a Lido di Spina, che nasconde un’universo inaspettato e segreto, in netto contrasto con la zona in cui sorge. Ci troviamo in uno dei sette Lidi di Comacchio, lungo il litorale adriatico in Provincia di Ferrara. Un luogo dove si vive di turismo balneare e di pesca e dove non ci sono musei di arte moderna; la dimensione è quella rustica e semplice di una volta.

Casa Museo Remo Brindisi, esterni, Lido di SpinaCon gli anni l’edificio bianco in via Nicola Pisano ha perso il suo fascinoso isolamento tra la spiaggia e la pineta, per essere circondato dalle alte ed insipide costruzioni degli ultimi decenni. Quando nacque, la Casa Museo dell’artista Remo Brindisi (1918-1996), doveva trovarsi in un luogo molto diverso. La grande fetta blu del mare e una lunga striscia di spiaggia dorata, bordata di pineta: quasi fossimo alle Baleari, ci doveva essere un atmosfera incantevole e leggera qui, tra bohème e modernità. E’ il 1971 quando vengono gettate le basi per l’edificio; Nanda Vigo è l’architetta scelta da Remo per   un progetto che deve coniugare al meglio due aspetti fondamentali, solo in superficie contrapposti: le funzioni di museo e di casa. Il pittore desiderava un’edificio funzionale in cui vivere ed un luogo dove poter esporre la sua collezione di arte moderna e contemporanea. Un ambiente dalle atmosfere avveniristiche ed un esperimento artistico/architettonico, dove sculture, le tele e gli oggetti di design si dovevano confondere con la vita di tutti i giorni. L’idea, quella di un’arte democratica e totalizzante, ha radici lontane, nella fine del XIX secolo ed è stata la bandiera del Bauhaus.

Ingresso Casa Museo Remo Brindisi
Brindisi  già da tempo era in rapporti con Nanda Vigo, designer e architetta milanese; era una delle tante conoscenze del mondo dell’arte. Il pittore, originario di Roma e milanese d’adozione, ha attraversato diversi stili e movimenti, passando dal realismo ai toni dell’arte espressionista.
Visse una vita interessante, conosceva e frequentava molti dei migliori artisti del Novecento italiano, come Ardengo Soffici, Ottone Rosai, Felice Carena e Lucio Fontana.
Dopo la costruzione della casa di Lido di Spina divise il suo tempo tra il mare e Milano, fino agli ultimi anni, quando si ritirò definitivamente nel suo “museo vivo”.

Per accedere alla struttura, si deve suonare alla porta, proprio come si farebbe entrando in una casa privata. Appena entra il visitatore viene investito da emozioni forti, prima fra tutte la sorpresa. Dall’esterno l’edificio sembra una casa semplice, anche se non proprio ordinaria; all’interno invece lo spazio d’improvviso si dilata, grazie al colore bianco e allo spazio centrale, fulcro della casa, rotondo e cavo. Un vuoto ampio (12 mt x 12mt) e luminoso s’impone al centro del campo visivo, su cui si spargono le opere d’arte moderne.
Attorno a questo raffinato nucleo cilindrico, sottolineato dalla bellissima scala, che avvolge nella sua vasta spirale l’ambiente sino al terzo piano, si aprono percorsi inaspettati, una miriade di corridoi e stanze più piccole: antri segreti in sui si poteva trovare privacy, rispetto alla parte più esposta ed aperta dell’abitato.

 


Migliaia di piastrelle bianche e rettangolari ricoprono quasi ogni centimetro della casa, dai pavimenti alle mura. Gli specchi, lunghe strisce di vetro accostate le une alle altre verticalmente, vengono utilizzati per amplificare ulteriormente spazio e luminosità e per creare magiche armonie di riflessi con le opere d’arte.
Subito associo questa prima immagine della casa al Guggenheim di NY, che ho visitato qualche anno fa; Remo Brindisi in effetti s’ispirò al famoso museo, riproponendo coscientemente l’idea di uno spazio centripeto e circolare.
Anche la tomba del pittore, che morì qui un giorno d’estate del 1996, s’ispira al Guggenheim, ma non a quello di NY, bensì al museo di Venezia. Come l’ereditiera Peggy, che si fece seppellire nel suo giardino di Palazzo Venier dei Leoni, anche lui fu tumulato nel terreno davanti alla sua casa, all’ombra dei pini marittimi. Alla sua morte, la Casa Museo passò al Comune di Comacchio, come aveva deciso il pittore.
Sul chiarore dello sfondo, che riprende gli allestimenti espositivi tipici per l’arte contemporanea, spiccano le diversità di forme e materiali delle opere, disposte in modo sparso in ogni stanza della casa. Ci sono acciaio, vetro, plexiglass, plastica: i materiali lucidi e freddi della modernità. Ma c’è anche la ruvidità della pietra, le porosità di tele e terrecotte e di altri materiali naturali, come la sabbia. La serie di opere raccolte mostra una varietà infinita e cangiante, raffinato caleidoscopio dell’arte italiana ed europea del secondo Novecento.

Cavallo, graffito su intonaco 1957,  Lucio Fontana, Casa-Museo Remo Brindisi
Ai lati dell’ingresso, ad accogliere il visitatore sono esposti due capolavori: la Donna al sole, scultura languida forgiata nel cemento da Arturo Martini, ed Il Cavallo (1957), l’immenso graffito su intonaco di Lucio Fontana, acquisito da Brindisi in una ghiotta asta di tribunale a Milano.

Posso aggirarmi liberamente lungo gli ambienti della casa, dove non c’è un percorso prestabilito, ma tutto è fluido, possibile, vicino. Ci sono molte opere dello stesso proprietario, dai vasti dipinti alle sculture di vetro.
Passeggio indisturbata tra i piatti ed i vasi di Picasso, tra le sculture di Jean Arp, i dipinti di Ives Tanguy, o le serigrafie di Emilio Vedova.


La cucina, situata nella tavernetta, la raggiungo percorrendo una stretta scala, snocciolata in una spirale bianca tra mura costellate di dipinti. E’ anch’essa parte integrante della Casa-Museo.
Il camino, i tavoli, le sedie: tutto qui riflette l’esistenza vera, quotidiana, sublimata però dall’atmosfera rarefatta creata dai dipinti e dalle sculture. Non ci dovevano essere fratture o barriere tra l’arte e la vita, secondo l’ideale di Brindisi.


Aprendo i pensili della cucina, trovo i bicchieri le posate; il tempo si è congelato. Forse il proprietario sta per tornare dopo una lunga passeggiata sulla spiaggia..

La camera da letto al primo piano ha un inaspettato tono classico, ed il materiale degli arredi è quello tradizionale e caldo del legno. Da qui si accede all’atelier del pittore; ci sono le tele, i colori, i suoi occhiali sul tavolo.
Simile a tanti studi d’artista, che sono stati preservati come capsule del tempo, questo luogo ci riporta nel dettaglio di una vita creativa, intensa, alle ore passate a pensare, a mescolare i colori, a tracciare segni sulle tele.


La mia visita solitaria si conclude con l’esplorazione del giardino, collocato sul retro della casa. Lo spazio verde, ombreggiato da alti pini marittimi, si stende placido davanti alla spiaggia ed è punteggiato di sculture. Oggi piove purtroppo, con il sole deve essere molto diversa l’impressione che fa. Termino il mio pomeriggio con un saluto alla tomba dell’artista, un uomo che ha saputo cesellare una gemma scintillante di modernità, sullo sfondo di questa spiaggia di provincia.

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