San Pietroburgo a modo mio, sognando l’Ermitage

Sola in Russia!

In Russia tutta sola? Questa volta anch’io all’inizio ho avuto i miei dubbi; ma l’Ermitage è stato un richiamo troppo forte per resistere a questo viaggio, poiché era il nome che mancava al mio personale Grand Tour dei più bei musei del mondo. Inoltre, man mano che mi documentavo, la città “astratta e premeditata” di Dostoevskij, leggendaria terra di zar e poeti, mi seduceva sempre più con la sua storia unica.
Infine mi sono decisa: il volo Bologna-San Pietroburgo mi è costato sui 300,00 € con Lufthansa. Per il visto, necessario per entrare in Russia, mi sono rivolta ad un agenzia specializzata: i costi vanno dai 100,00 ai 200,00 € circa, a seconda degli intermediari. Il Nevsky Hotel Grand si è dimostrato un ottima scelta, situato in una strada tranquilla e alberata che si affaccia sulla vivace Nevsky Prospect, la più famosa arteria di San Pietroburgo: 5 notti in doppia con colazione a 400,00 €, più wi-fi gratuito.

San Pietroburgo, una città da fiaba

Il mio viaggio ha inizio, non senza una certa emozione, in una piovosa mattinata d’agosto. Atterro la sera alle 18.15, all’aeroporto Pulkovo, superando indenne i controlli, che m’immaginavo molto più lunghi. M’imbatto subito nel servizio taxi, dove prenoto la mia vettura (in inglese) con la spesa di circa 18,00 €, da pagare al tassista. Ad uno dei bancomat dell’aeroporto mi procuro facilmente un po’ di rubli, la valuta locale, con la mia carta di credito. Dopo un viaggio in taxi di mezz’ora, con un autista incarnante alla perfezione lo stereotipo del russo severo e poco comunicativo, entro in città.
Man mano che ci avviciniamo al centro, la San Pietroburgo che scorgo dai finestrini comincia a svelarsi e ad affascinarmi con i suoi celebri canali ed i sontuosi palazzi.

La città fu fondata sul Golfo di Finlandia nel 1703 da Pietro il Grande, lo zar che volle occidentalizzare l’impero, gettando le basi di una contaminazione tra Oriente ed Europa che tutt’ora sono il marchio distintivo di San Pietroburgo. Ovunque si leggono ancora la grandeur e l’opulenza dell’epoca zarista, alla cui riuscita parteciparono molti architetti italiani. Come se non bastasse, si tratta di una stupenda città d’acqua, percorsa dai canali ed orlata dalle fredde correnti della Neva. Poco prima che l’auto si fermi davanti al mio hotel, incrociamo la sagoma policroma della chiesa più bella di tutta la città, il Salvatore sul Sangue versato: è un vero colpo di fulmine. In mezzo all’eleganza, indiscutibile sì, ma un po’ fredda, degli altri edifici, questa struttura da favola, che ricorda la moscovita cattedrale di S.Basilio, mi appare come un colorato fuoco d’artificio. Osservando le cupole a cipolla ed l’acceso cromatismo orientale realizzo che è vero, sono proprio in Russia!
La famosa Nevsky Prospect, abitata un tempo da intellettuali del calibro di Dostojevskij, Gogol e Ciaikovskij, oggi è una strada turistica, movimentata e piena di gente a tutte le ore, soprattutto giovani. Taglia in due San Pietroburgo dal Monastero di Aleksandr Nevskij all’Ammiragliato, fino a giungere al fiume Neva. Tra bei palazzi settecenteschi e negozi di souvenir piuttosto kitsch, ritrovo un panorama tipicamente occidentale: una miriade di esercizi commerciali, con molti marchi europei e ristoranti con cucine etniche ed internazionali. La sensazione avventurosa del trovarsi in suolo russo, si attenua: sembra infatti di essere in una delle tanti capitali europee.

Passeggiando, noto sull’altro lato della strada un’edificio che mi ricorda S.Pietro in miniatura: un dejà-vu di una fetta d’Italia, fenomeno che sarà ricorrente in questo mio viaggio. Si tratta della Cattedrale di Kazan, circondata da un grazioso colonnato a semicerchio proprio come quello di Bernini. La chiesa fu voluta ai primi del XIX secolo dallo zar Paolo, poco prima di essere assassinato (per inciso, qui i regnanti, escludendo un paio di fortunati, fecero tutti una brutta fine: fucilati, strangolati o fatti esplodere con una bomba..). All’interno delle sacre mura è sepolto il famoso fedelmaresciallo Kutuzov (vedi Guerra e pace), che sconfisse le truppe napoleoniche e che è ritratto in una statua nel giardino difronte alla chiesa.

Esattamente dalla parte opposta della strada, si trova lo splendido edificio Singer. Da grande amante dell’Art Nouveau quale sono, resto colpita da questo palazzo dei primi del 900’, destinato agli uffici della famosa azienda americana di macchine da cucire. Elegante e raffinata, la struttura oggi ospita al primo piano la più celebre libreria della città, Dom Knigi, e al secondo piano il fantastico Caffè Singer, con vista panoramica sulla cattedrale di Kazan e sulla Nevsky Prospect.

Torno sui miei passi e, sempre sulla Nevsky, mi fermo a cenare in un bel locale con tavolini di legno, cesti di rosmarino e ortaggi esposti su scaffali rustici, a due passi dall’hotel. Al Market Place troverò cibo ottimo,  con piatti di cucina internazionale e russa, alcuni già pronti ed altri preparati sul momento dai giovanissimi cuochi che spadellano al centro del locale.

L’Ermitage

Il mattino seguente ammanta la città di un gelido grigiore, decisamente più autunnale che estivo, ed io mi ritrovo a percorrere ancora la Prospettiva Nevsky, in direzione nord ovest, verso la Neva: la mia destinazione è l’Ermitage. Ho acquistato il biglietto sul sito del museo, scegliendo il ticket di 2 giorni per circa 25,00 €. In tal modo approfitterò meglio della mia visita, data la vastità delle collezioni.

 

A passo svelto e col batticuore mi faccio guidare dalla guglia dorata del campanile dell’Ammiragliato, un ottimo punto di riferimento, data la sua grande visibilità.
Seguendo la strada in una manciata di minuti, svolto sulla destra ed ecco che mi appare improvvisamente, in una visione mozzafiato, il Palazzo d’Inverno: è abbagliante nella sua veste verde smeraldo, sottolineata per contrasto dal bianco di cornici e colonne e dall’oro degli stucchi. Sono frastornata dalla vista d’insieme, il mio sguardo vaga tra le migliaia di finestre e la selva di statue del tetto. L’Ermitage è un grandioso complesso architettonico comprendente diversi immobili, oltre a questo, tutti dislocati lungo la sponda sinistra della Neva: il Piccolo e il Grande Ermitage, il Teatro ed il Nuovo Ermitage.
Il Palazzo d’Inverno fu residenza imperiale dalla sua costruzione nel 700’ fino al fatidico 1917, quando i venti della Rivoluzione d’Ottobre soffiarono sulla dinastia dei Romanov. Eretto per la zarina Elisabetta dall’italiano Bartolomeo Rastrelli, l’edificio doveva riflettere la potenza e lo splendore di corte, divenendo in effetti uno dei più spettacolari esempi di barocco russo. Con Caterina la Grande, zarina dal carattere indomabile e vera anima di questo luogo, vedrà la luce il piccolo Ermitage, suo rifugio prediletto, e luogo della prima raccolta di quadri: insomma, il primo piccolo embrione da cui si svilupperà poi la collezione del museo.
L’edificio domina la grandiosa  Piazza del Palazzo, mentre alle sue spalle scorrono le acque gelide del fiume Neva. Al centro della piazza si trova la Colonna di Alessandro, un monumento di 47 metri che celebra la vittoria dello zar sulle truppe napoleoniche. Davanti all’Ermitage l’Edificio dello Stato Maggiore abbraccia a semicerchio l’altro lato della piazza, progettato nel 1829 da un’altro architetto italiano, Carlo Rossi. Mi colpisce il via vai di soldati in uniforme, seri e accigliati, con visi dai tratti decisamente russi.

Visto che sono in anticipo (il museo non apre che alle 10.30) opto per una passeggiata e oltrepasso il Dvortsovy most, il grandioso ponte del palazzo che attraversa il fiume e porta all’Isola Vasilyevsky. Di fronte a me si slanciano le Colonne Rostrate, simbolo del potere navale russo. Furono costruite sulle rive della Neva nel XIX secolo come fari a petrolio; dipinte di uno sfarzoso rosso pompeiano, sono decorate con le prue di diverse navi straniere conquistate dall’esercito russo e dalle statue simboleggianti i quattro più grandi fiumi del paese.
La mia passeggiata prosegue poi verso lo Strelka, il punto panoramico più antico della città, luogo scelto da Pietro il Grande come base amministrativa ed intellettuale, dalla quale sovrintendere ai lavori di costruzione urbana. In questo punto si gode una vista superba sulla Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, da una parte e dall’altra sull’inconfondibile profilo dell’Ermitage. La Fortezza è una sorta di cittadella che divenne anche una prigione: tra i suoi “ospiti” si annovera niente di meno che Dostojevskij. Dopo diverse foto e altri due passi fino a Dodici Collegi, apparato burocratico dello zar, finalmente si è fatta l’ora di apertura del museo.
Si entra dall’ingresso che dà sulla Piazza del Palazzo; subito all’interno, prima di accedere al cortile, trovo il chiosco per i visitatori con“online ticket.” Presentando un documento d’identità, scambio il mio voucher con i biglietti per le due giornate di visita.
Ci si accorge subito che all’Ermitage il contenitore rivaleggia col contenuto. Uno scrigno sontuoso ospita l’immensa collezione suddivisa in otto dipartimenti: culture primitive e orientali, numismatica, mondo antico, fino alle arti figurative russe e occidentali. La parte del leone la fa la Pinacoteca, traboccante di capolavori.


Trovarsi qui, stordisce, sia per la quantità dei visitatori che per la bellezza delle sale. Io ho un piano di sopravvivenza per gestire la mia visita: dirigermi al terzo piano che ospita le opere impressioniste e moderne, quindi cerco di non fermarmi, per ora, in nessun’ altra sala.

Salgo i gradini del celebre Scalone Giordano, ingresso scenografico alle collezioni. Era percorso solennemente dagli zar per scendere alla Neva nella giornata del 6 gennaio, in ricordo del battesimo di Cristo nel fiume omonimo. Soggiogata da tanta bellezza, avanzo timidamente, giungendo nelle sale agognate grazie alla mappa ed a qualche indicazione del bizzarro personale del museo.
I capolavori che si trovano qui sono frutto in parte di alcuni trafugamenti operati dall’Armata rossa durante l’ultimo conflitto mondiale, ma per la maggioranza provengono dalle collezioni di due grandi industriali russi, Morozov e Schukin, che importarono nel loro paese il meglio della pittura occidentale di quegli anni. I più grandi artisti degli ultimi due secoli sfilano davanti ai miei occhi, con opere che spesso non sono mai uscite dalla Russia. Come raccontarvi dello splendore di questi capolavori? Oltre agli impressionisti, sempre emozionanti, trovo dipinti di Gauguin, Cézanne, Braque e Van Gogh.

Mi accorgo che mancano all’appello due pezzi grossi presenti nella mia guida, forse non proprio aggiornata: Kandiskij e Matisse. Ma dove sono?!
Scopro che si trovano nell’edificio di fronte al Palazzo d’Inverno, nella sezione dell’Ermitage collocata al Palazzo dello Stato maggiore. Non le perderò di certo…

Lasciando il terzo piano per tornare sui miei passi, cammino tra pareti dai colori regali, sotto ridondanti lampadari barocchi; cullata dalla strana malia di queste antiche sale, attraverso epoche storiche e luoghi lontani. Come il protagonista del film Arca Russa (2002), ambientato all’interno dell’Ermitage dal regista Aleksandr Sokurov, scivolo per il palazzo quasi come un fantasma, spiando qua e là.
M’imbatto allora in una mostra temporanea di valore documentario eccezionale: sono esposti abiti e accessori degli zar. Veri capolavori di sartoria, sono i pochi ad essersi salvati dalle distruzioni successive alla Rivoluzione d’Ottobre: un trionfo di perle, gemme, velluti. Dietro agli espositori, occhieggiano stupefatti dalle cornici proprio loro, i proprietari di quegli abiti, immortalati dai pittori centinaia d’anni fa…
Dopo un pranzo veloce al Max Cafè, un internet bar abbastanza economico ospitato al pianterreno del museo, nel pomeriggio mi perdo tra le sale e letteralmente inciampo in Goya, Gainsborough e Fragonard. Inizio ad essere stanca dopo ore di visita, per cui decido di uscire nella luce fredda del pomeriggio russo.

Costeggiando la Neva, mi spingo a passeggio fino al Palazzo di marmo e agli splendidi Giardini d’estate. Sta scendendo la temperatura, per cui cerco rifugio in un ristorante segnalato dalla guida: Tandoori Nights, con cucina indiana e prezzi abbordabili.

Storia, leggende ed il quadrato che sfidò il comunismo: Museo di Stato russo

Mentre l’Ermitage evidenzia la sua vocazione internazionale ed enciclopedica, il Museo di Stato Russo (ingresso 350 rubli) si focalizza sulla storia dell’arte nazionale: le sue collezioni supereranno decisamente le mie aspettative. E’ una tappa imperdibile per avvicinarsi alla mentalità e allo spirito russi.


Il fastoso Palazzo Mikhailovsky fu eretto agli inizi dell’800’ in stile neoclassico da Carlo Rossi come residenza del fratello dello zar, il Gran-duca Michail Pavlovič Romanov. E’ divenuto museo aperto al pubblico alla fine dello stesso secolo per volere dello zar Nicola.
Attualmente ha diverse sezioni distaccate in città: il Palazzo Stroganov, il Palazzo di Marmo e il Castello Mikhailovsky. Raggiungo la sede centrale del Museo attraversando i deliziosi Giardini Mikhailovsky, situati dietro alla Chiesa del Sangue Versato. Percorrendo l’elegante scalone d’ingresso si giunge al primo piano, dove si sviluppa un itinerario artistico in ordine cronologico.

 

In un percorso affascinante ammiro gli ori delle antiche icone russe, i ritratti di Pietro il Grande e di altri zar,  fino alla sontuosa pittura storica e romantica del XIX secolo. Nell’ala dedicata al 900’, passo dalla musicalità variopinta degli astratti di Kandiskij  alle visioni sognanti di Chagall, fino ad arrivare a Malevitch: il suo Quadrato nero, semplice ed essenziale, dipinto nel 1913, sconcertò i rigidi canoni del realismo comunista. Stava nascendo il movimento d’avanguardia del Suprematismo.
Prima di uscire, mi concedo un’ultima veloce sbirciatina all’area dedicata al folclore russo, dove trovo bamboline di carta pesta policrome e antichi abiti nuziali provenienti da remote regioni della paese.

Ritratto della Principessa Olga Orlova, V.Serov, Museo di Stato Russo

 

Nei viali ombrosi dei Giardini Mikhailovsky, mi godo un break riposante, pranzando col tradizionale pane scuro di segale, trovato in panetteria, e del formaggio; provo anche la Kvas, una specie di birra leggera a basso tenore alcolico ottenuto dalla fermentazione di vegetali come orzo o bacche.
Nel pomeriggio, proseguo con la mia seconda giornata di visita all’Ermitage. Mi dirigo, mappa alla mano, verso la zona al secondo piano dedicata all’arte fiamminga e olandese del periodo barocco, che ospita, tra l’altro, i dipinti di Rembrandt; da non perdere il celebre Ritorno del figliol prodigo. Accanto queste sale si trova il Piccolo Ermitage, una delicata sinfonia di marmi bianchi e stucchi dorati, illuminati da magnifici lampadari di cristallo. La candida doppia loggia crea un ambiente raffinato e femminile, dov’è ospitato un manufatto davvero sorprendente: l’orologio meccanico del Pavone.
Oggetto preziosissimo e complesso, dono per la zarina Caterina II, fu trasferito a S.Pietroburgo dall’Inghilterra; qui però nessuno fu in grado di montarlo, solo un secolo dopo ci riuscirono! Il Pavone viene animato tutt’oggi, grazie all’attivazione di alcune manovelle: ma solo il mercoledì alle 19.00, peccato.
Passeggiando nel secondo piano in direzione della zona dell’arte italiana, giungo fino alle gallerie che ospitano la copia delle Logge vaticane,  progettate dal Quarenghi verso il 1780 per Caterina la Grande, ammiratrice entusiasta dell’opera di Raffaello. Qualche particolare però è diverso: l’aquila bicipite dei Romanov sostituisce lo stemma vaticano.

Una crociera sulla Neva

Più tardi, uscendo dal museo, mi ritrovo lungo la Neva, esattamente all’imbarco delle escursioni in barca: ne approfitto per fare una piccola crociera (500 rubli), che mi porterà fino Golfo di Finlandia. Mi viene consegnata una coperta e mi siedo insieme ad altri turisti, nella zona aperta sul tetto dell’imbarcazione. Durante il tragitto fiancheggiamo l’Incrociatore Aurora, varato nel maggio del 1900. Nell’ottobre del 1917 sparò il colpo che diede il segnale per la conquista del Palazzo d’Inverno.
Dopo aver ammirato un tramonto glaciale sulle acque del Mar Baltico, sotto i cieli alti del nord, facciamo ritorno.

Una serie di spericolati ceffi in sella a moto d’acqua d’improvviso tagliano la strada all’imbarcazione, scatenando l’ira del capitano, che suonerà la sirena a più non posso.
Dopo una tranquilla cena in hotel, a base di pierogi, tortelli ripieni, e di bliny, la tradizionale crêpe dolce al burro e panna, esco ad ammirare la Cattedrale di S.Isacco. E’ una chiesa neoclassica di dimensioni imponenti, progettata dal francese August Montferrand, la cui cupola dorata, una delle più grandi del mondo, domina lo skyline della città. La Piazza dei Decabristi si trova tra la cattedrale ed il fiume; al centro svetta il Monumento equestre a Pietro il Grande.

Cercando Matisse

Oggi mi dedicherò al Palazzo dello Stato Maggiore (300 rubli l’ingresso, ma ci sono tickets cumulativi con il palazzo d’inverno). L’edificio ospita una parte delle collezioni moderne dell’Ermitage e, nell’ala ovest, il quartier generale del Distretto Militare Occidentale: decisamente, una strana accoppiata. Un arco di trionfo, sormontato dal Carro della vittoria, collega le due parti disposte a semicerchio sulla Piazza del palazzo.
Finalmente posso ammirare la Danza e la Musica (1911), esposte in grandi e moderne sale al 4° piano, provvidenzialmente quasi deserte. Commissionate a Matisse da Serghei Schukin nel 1911 come ornamento per la scalinata d’ingresso della sua dimora moscovita, furono installate personalmente dallo stesso artista. Mi siedo di fronte alla Danza, per ammirarla con calma: nella profondità dello spazio interplanetario danzano sulla curva terrestre grandi esseri primordiali. La raffigurazione tocca le corde più segrete dell’inconscio, il vortice perpetuo del movimento, l’essenzialità di forme e colori: tutto è pura magia.

 


Il palazzo ospita anche Manifesta 10, una biennale europea di arte contemporanea, popolata di visitatori alternativi e silenziosi, molto diversi dalle rumorose folle dell’Ermitage.
Dopo un’aperitivo sulla Nevsky, ceno in un locale sulla strada, Biblioteka, dove gusto una discreta zuppa tradizionale con cavolo cappuccio e altre verdure, la postny borscht.
L’ultima sera a S.Pietroburgo la dedico ad una particolare evento, Van Gogh Alive, consigliatomi da Cristina, la guida turistica  fornita dal mio Hotel. Si tratta di uno spettacolo itinerante di tipo audiovisivo, incentrato sulla vita e le opere del pittore olandese. E’ organizzato in un padiglione giusto dietro il mio alloggio; come posso mancare? Tra le musiche di Vivaldi e Mozart, le immagini bellissime del pittore mi circondano in un movimentato microcosmo di fiori, campi di grano e ritratti.

La magia delle chiese pietroburghesi

Nella mia ultima mattinata in città passeggio nelle stradine dietro alla chiesa del Salvatore sul Sangue Versato e lungo i canali. Giungo in ul. Pestelya, davanti ad un tempio dai muri rossi e, obbedendo ad un felice impulso, entro: scoprirò che si tratta della settecentesca Chiesa di San Pantaleone. La prima cosa a colpirmi è l’incenso, un odore forte e permeante, che sparge nell’aria una delicata nebbia bianca. L’iconostasi, una parete divisoria caratteristica del rito ortodosso, mi appare splendente di ori e ricoperta di icone, le immagini sacre tradizionali. Alcune anziane vestite di nero, col capo coperto da un fazzoletto, si chinano a baciare delle piccole icone su altarini in legno.

Chiesa di San Pantaleone, San Pietroburgo
Qui faccio la conoscenza di un giovane e aitante prete ortodosso, attirato dalla mia “italianità”. Il loquace ecclesiastico, che parla un’ottimo italiano, mi racconta che viaggia spesso in Europa per celebrare il rito in vari paesi. E’ sposato e ha 4 figli: è infatti permesso prendere moglie prima di entrare in seminario. La carriera ecclesiastica è spesso una tradizione familiare, come nel suo caso.
Mentre parliamo arriva una ragazza, la tipica bellezza bionda russa, che si inchina e gli bacia la mano; lui mormora quelle che immagino essere parole di benedizione.
Poi riattacca a parlare e mi racconta della chiesa: è dedicata a S.Pantaleone, un medico che si era convertito al Cristianesimo e che fu denunciato all’imperatore da colleghi invidiosi delle sue fortune. Rifiutò di abiurare e venne decapitato, dopo un serie di eventi miracolosi.
Infine mi fa fare un ottimo prezzo per alcune icone dipinte a mano su legno, provenienti dall’Ucraina, che vende una signora all’interno della chiesa; le porterò a casa, conservandole gelosamente in ricordo di questo viaggio.
Congedandomi con una goffa stretta di mano ( forse dovevo baciargliela!?), mi affretto verso l’ultima perla del mio viaggio: la Chiesa del Salvatore sul Sangue versato (ingresso 250 rubli).
La chiesa porta questo nome perché è stata eretta nel punto dove lo zar Alessandro II fu ucciso da una bomba dei terroristi nel marzo del 1881. Al suo interno si conserva ancora una parte della pavimentazione stradale con la leggendaria macchia del suo sangue, protetta da un baldacchino.


La chiesa è quasi irreale da quanto è bella: sembra uscita da un libro di fiabe orientali. Riprende le forme dell’architettura medievale russa, su progetto di Alfred Parland, e nelle sua facciata si susseguono, smalti, piastrelle di ceramica e vetri colorati. Si trova a ridosso del piccolo canale Gribaedov; impossibile non scattare foto alla fuga di edifici che segue il corso d’acqua, terminando nel profilo stravagante della chiesa.
All’interno, in una penombra azzurrina e misteriosa, mi appare il mosaico: un’infinità di toni accesi e vibranti ricopre ogni centimetro dello spazio sacro, dalle pareti agli altissimi soffitti. Su tutto predominano il turchese e l’oro. Le scene del nuovo testamento, qui rappresentate, sembrano sovrapporre lo zar ucciso al Cristo, celebrandolo come un eroe divinizzato.
Lo stile delle raffigurazioni, pomposo ed eclettico, coniuga la solennità dell’arte bizantina alla pittura d’accademia dell’Ottocento. In un’angolo di soffitto, poi, scopro poi che i mosaicisti si sono ispirati anche al cielo stellato del Mausoleo di Galla Placidia: un accenno della mia Ravenna trasportato in Russia!
Uscita, mi soffermo a guardare ancora le cinque sfolgoranti cupole a cipolla e le maioliche colorate: un fantasioso patchwork che, colpito dal sole, riluce sul canale.
Difronte alla chiesa c’è una piacevole confusione data dall’allegro chiacchiericcio della gente, dai musicisti e da diverse bancherelle che offrono souvenirs e street food. Mentre sgranocchio la pannocchia arrostita appena acquistata, mi allontano, salutando questa chiesa, prima ed ultima immagine di questo mio indimenticabile viaggio.
Da svidànija!

Viaggio dell’estate 2014

Potete leggere delle mie escursioni nelle dimore degli zar qui.

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