Alone in Paris

Con lo sbocciare della bella stagione, in preda a folate di nostalgia, mi decido a tornare in Francia: un paese che amo, pieno di bellissimi ricordi, per rivedere i luoghi a cui sono legata e quelli ancora da scoprire; in bilico tra realtà e sogno, mi immergerò in altre epoche, visitando sontuose dimore nobiliari, teatri e musei da favola.

Le diverse escursioni fuori città del viaggio le troverete nelle seconda parte del racconto.

In hotel, sulle orme di Rimbaud

Per il volo, approfitto del voucher della Ryanair, gentilmente offertomi da mio fratello per il compleanno. Il viaggio inizia sotto il segno del mio poeta preferito, Arthur Rimbaud.  Ho scelto infatti lo stesso albergo, dove lui soggiornò nel 1872, l’Hotel Cluny La Sorbonne.  La piccola stanza, dalla moquette rossa e dai i mobili in noce, ha una vista spettacolare sul Pantheon e sui tetti del Quartiere Latino; se penso che questo panorama lo osservò anche l’autore di Une saison en enfer 140 anni fa (precisamente nella camera 62), l’emozione è veramente intensa.

Il Pantheon tra i tetti di Parigi

L’hotel Cluny, oltre ad ospiti illustri, vanta anche una posizione magnifica: è a qualche minuto di autobus dal Louvre (fermata sul blv S.Germain) e in zona ci sono le vivaci attrattive di St Germain des Prés e del Quartiere Latino.

Passeggiata nel Marais

La mia prima giornata si apre su di un quartiere pittoresco ed alla moda della Rive droite: il Marais. Con l’autobus 96 scendo a Saint Paul e sono subito in loco, pronta per l’esplorazione.

Antica palude bonificata, il Marais oggi vive il suo momento di gloria, sposando nuove ed allettanti prospettive di modernità ai fasti del passato, evidenti nella conservazione del patrimonio architettonico pre-rivoluzionario, cosa rara a Parigi.

Place de Vosges, Parigi

L’elegante III°arrondissement è abitato in gran parte dai parigini boho-chic, individui  piuttosto facoltosi dal look studiatamente trasandato, creato ad arte con abiti e accessori costosissimi; qui gli appartamenti hanno prezzi da capogiro.

ll Marais è anche il quartiere gay per antonomasia e ospita la secolare comunità ebraica della città. Questo speziato pot-pourri di gente, ne fa un piccolo, raffinato villaggio all’interno della capitale, ricco di boutiques di lusso, gastronomie ebraiche e non, con deliziose vecchie stradine e qualche museo di rara bellezza; ci sono infine le grandi piazze, come Place de la Republique,  de la Bastille e Place des Vosges.

Decido di rivedere il municipio del quartiere e vengo colta dai ricordi: qualche anno fa partecipai ad un elegante matrimonio nello splendido Hotel de Ville (il Salon d’accueil è visitabile al pubblico in certe fasce orarie), un edificio ricostruito in stile neorinascimentale dopo la distruzione durante la Comune di Parigi nel 1871.

Continuo la mia passeggiata giungendo nell’elegante, perfetto quadrilatero di Place De Vosges, una delle più affascinanti piazze del mondo e la più antica di Parigi (inaugurata nel 1612 come Place Royale), dove si trova la casa di Victor Hugo al n° 6.

Ammiro il sontuoso edificio porticato, ma, rimandando la visita al suo interno al prossimo viaggio, proseguo il mio gironzolare e, tra le incantevoli vie, in una manciata di minuti mi imbatto ad una delle mete che ho in programma: il Musée Carnavalet, al 23 di rue de Sévigné (www.carnavalet.paris.fr).

Questo scrigno segreto, pieno di tesori, è spesso trascurato dai turisti che privilegiano i grandi musei, come il Louvre o il D’Orsay, ma ha molto da offrire al visitatore ed oltretutto è gratuito. Nelle sue magnifiche sale si ripercorre la storia della città, dalle origini gallo-romane all’epoca attuale. Due bellissimi hotels particuliers di epoca rinascimentale sono l’affascinante cornice di questo museo: uno dei due eleganti edifici, l’Hotel de Carnavalet che intitola il museo, in passato ha ospitato nelle sue stanze M.Me de Sevigné

Bijouterie Fouquet

Un gemma  del Carnavalet è la Bijouterie Fouquet, una vera e propria gioielleria, trapiantata all’interno del museo. Gli arredi, creati nel 1901 per il gioielliere G. Fouquet, portano la firma dell’artista ceco Alphonse Mucha e furono smontati nel 1923 perché passati già di moda.

In questo piccolo ambiente l’Art Nouveau esplode come un fuoco d’artificio, in un trionfo di magnifici virtuosismi. L’ispirazione alle forme sinuose della natura permea ogni cosa, dalle vetrine, agli specchi, agli espositori. 

Camera da letto di Marcel Proust

Un altro motivo per cui sono venuta al Carnavalet è squisitamente letterario: mettere piede nella stanza di Marcel Proust, ricomposta qui con gli arredi originali provenienti dall’appartamento in bld Haussmann. Lo scrittore concepì proprio in questa camera rivestita di sughero il suo capolavoro, “Alla ricerca del tempo perduto”.

Dopo un paio d’ore sognanti trascorse nel museo, ritorno sulle vie del Marais, concedendomi degli ottimi falafel e passeggiando per le vie del ghetto ebraico, nella splendida e vivace Rue des Rosiers, tra sinagoghe ed invitanti boulangeries.

 La sera la trascorro alla Brasserie Lipp, al 151 di Blv S.Germain: fondata nel 1880, è oggi classificata come patrimonio storico. Era frequentata, come molti bistrot della zona, da celebri intellettuali, tipo il sopracitato Proust, ma anche da Jean Paul Sartre e Simone De Beauvoir. E scusate se è poco..  

L’eterna poesia di Montmartre

E’ bello passeggiare tra le vie sognanti della Butte di Montmartre (M.Pigalle), cercando i fantasmi di artisti e saltimbanchi, che qui vissero la loro bohème.

Di questo luogo, purtroppo oggi brulicante di turisti, si può solo immaginare l’atmosfera sullo scorcio di fine 800’, quando era ancora una piccola macchia variegata, costellata di mulini a vento, vigne e di una vivace moltitudine di pittori e mondane d’ogni genere: da Edith Piaf a Modigliani, da Picasso a Toulouse-Lautrec, tutti sembrano essere passati di qui.

Appartamento di Van Gogh, Montmartre

Anche Van Gogh è vissuto a Montmartre per un paio d’anni, nell’appartamento di suo fratello al 54 di Rue Lepic. Vincent si trasferì qui al terzo piano, nel fatale anno 1886, giusto in tempo per assistere all’ultima delle mostre degli impressionisti e schiarire  la tavolozza dei suoi quadri. E’ qui che il Van Gogh che tutti conosciamo trovò la sua strada.Vorrei entrare, ma non si può. Mi accontento di importunare un losco signore in canottiera, affacciato alla finestra del piano terra: ma di Van Gogh sa poco o nulla, mi dice solo che nell’appartamento ora ci abitano 3 inquilini.

Ad un tiro tiro di scoppio della casa di Theo e Vincent scorgo il Moulin de la Galette, esattamente all’angolo di rue Lepic e rue Girardon. Si tratta del famoso locale ritratto da Renoir e Touluse-Lautrec; anche Van Gogh avrà passato delle alcoliche e spensierate ore qui dentro e il vecchio grande mulino che gli deve aver ricordato almeno un po’ la sua terra natale, Moulin de la galettel’Olanda.

Vago per le ripide stradine fino alla famosa Place du Tetre, dove l’animazione è davvero eccessiva, poi cerco il Cimitero di Montmartre. Se difetta delle atmosfere poetiche e maledette del più famoso Père-Lachaise nel XX° arrondissement, ha comunque molti punti d’interesse. Il cimitero si trova in Avenue Rachel ed è stato costruito sulle antiche cave di gesso, che accolsero le salme delle numerose vittime della Rivoluzione francese.

All’ingresso c’è una mappa. Io sto cercando la tomba di una donna,  Alphonsine du Plessis. La trovo: una piccola effige sulla lapide raffigura una bellezza delicata e tipicamente ottocentesca, dalla pelle chiara ed i capelli scuri. Questa graziosa signorina è nientedimeno che la cortigiana Marguerite Gautier della Signora delle Camelie di Alexandre Dumas, nonché la Violetta Valery della Traviata. Alphonsine non immaginava certamente che le sue storie di cortigiana le avrebbero regalato l’immortalità..

Il riposo della SIgnora delle Camelie, Cimitero di Montmartre

Canticchiando l’aria di“Baciami Alfredo” mi aggiro tra le lapidi, trovando quelle dei fratelli Goncourt e dello stesso Dumas; poi lascio il cimitero e raggiungo il Museo di Montmartre (www.museedemontmartre.fr). La bella casa color crema al 12 di Rue Cortot, circondata da deliziosi giardini e con alle spalle il vigneto di Montmartre, è stata teatro di grandi vicende, legate agli artisti più rappresentativi della Butte.

Qui Renoir ha avuto il suo atelier, dove dipinse il famoso Bal du Moulin de la Galette e, sempre in questo luogo, vissero anche Suzanne Valdon, modella e artista, con suo figlio, il folle pittore Maurice Utrillo. All’interno si trova un’affascinante collezione di opere e cimeli, tra le quali spiccano le affiches di Touluse-Lautrec e le fotografie originali della vecchia bohème di Montmartre.

Da una finestra scorgo fuori, alcuni metri più sotto, l’insegna dipinta da André Gill del locale Au Lapin Agil, ex Cabaret des Assassins, un altro luogo-mito della belle époque. Il locale all’interno è ancora come una volta, con tavolacci rustici in legno e finestre oscurate da vetri colorati: luogo adatto per una bisboccia d’altri tempi.

Sognando all’Opera Garnier

Il giorno seguente lascio la nostalgica atmosfera di Montmartre per immergermi nei fasti borghesi del secondo impero: ho prenotato infatti una visita guidata all’Opera Garnier (M.Opera).

Mi hanno parlato benissimo delle guide che lavorano qui ed infatti non vengo delusa. Sull’onda delle atmosfere del Fantasma dell’opera di Gastone Leroux, lascio il mondo reale per entrare nell’universo ovattato e magico del teatro, una dimensione opulenta, carica di lusso e di mistero.

L’elegante foyer, la scala d’ingresso a doppia elica, la profusione di stucchi dorati e statue barocche lasciano veramente a bocca aperta. Il tocco finale è lo splendido soffitto decorato da Marc Chagall, una nota di poetico contrasto con lo stile ridondante del resto dell’edificio.

Il negozio di souvenir del teatro è pieno di cose magnifiche, tutù vaporosi compresi. Finita la visita, si esce frastornati da questo luogo surreale e si fatica non poco a riadattarsi alla realtà del sole e del traffico parigino. Esausta, mi concedo una deliziosa crème brûlée nell’elegante Cafè de l’Opera.

Bienvenue chez Gustave Moreau

Rimanendo nel IX°arrondissement, mi dedico ora ad un pittore che sapeva creare suggestioni da vero dandy. Il museo Gustave Moreau si trova nella casa che fu del pittore, al numero 14 di rue de Rochefoucault (M. Trinité); visitando le sue sale sembra di spiare dal buco della serratura la vita di un’artista di più un secolo fa.

Museo Gustave Moreau, Parigi

Moreau, che fu maestro di Matisse ed uno dei maggiori simbolisti francesi, raccolse e conservò le sue opere più emblematiche per questa casa-museo, concepita da lui stesso come una sorta di testamento spirituale. Nelle sue tele, si svela un mondo sensuale di antichi eroi e dee pagane, in una profusione di ombre e ricami dorati.

Al primo piano si trovano il locali che Moreau abitava, mentre al terzo e secondo piano ci sono i grandi spazi da atelier, bagnati da una luce purissima, che filtra dalle vetrate esposte a nord.

  Anche qui mi sovviene una suggestione letteraria: il passaggio di Controcorrente (1883) di J.K.Huysman, emblema del decadentismo fin de siècle, in cui il protagonista, l’esteta Des Esseintes, si fa sedurre dall’Apparizione (1876) di Moreau.

Più tardi salto sulla metro 7 e scendo a Châtelet, concedendomi una bella passeggiata l e sulle rive della Senna. Qui, al centro di Parigi, trovo ad attendermi Paris Plage, la spiaggia sul fiume e mi accomodo su di un lettino (vestita, fa un freddo!) con un libro favoloso acquistato poco prima dai Bouquinistes: “Memorie di una ragazza per bene” di Simone De Beauvoir. 

Altri mondi, altre epoche

Il Musée  Jacquemart -André ( M. St. Augustin ) ha sempre destato il mio interesse, a giudicare da ciò che ne avevo letto sulle guide. Così decido di visitarlo e mi ritrovo di colpo tuffata nell’esistenza di un’agiata coppia ottocentesca, fatta di arte, bellezza e gusti raffinati.

Lui è Édouard André, erede di una facoltosa famiglia di banchieri ed appassionato collezionista d’arte; lei, Nélie Jacquemart, è una promettente giovane artista: s’incontrano e si sposano nel 1881. Passeranno la loro vita viaggiando per il mondo ed accumulando collezioni d’arte nella fastosa dimora parigina.

La casa è un vero lusso: come non abbandonarsi a fantasie da Madame Bovary di fronte al sontuoso Jardin d’hiver o al Salon de la musique,  dove venivano accolti migliaia di eleganti invitati per epiche serate danzanti? Quanto alle opere d’arte, nel Salon des peintures la pittura del 700’ la fa da padrona, con Boucher e Canaletto, per citarne solo alcuni.

Con orgoglio nazionalista visito poi il museo italiano, una sala tutta dedicata all’arte italiana del rinascimento, particolarmente apprezzata dai due ricchi collezionisti.

Dopo una baguette ed una pausa rigenerante in hotel, scendo nuovamente in strada, e, costeggiando la Sorbonne, in 2 passi giungo al quattrocentesco Hôtel des abbés de Cluny, dove si trova Musée National du Moyen Age (M Cluny-La Sorbonne / Saint-Michel / Odéon).

Museo di Cluny, esterni

L’ora seguente la dedico ad una full Immersion nella Parigi medievale: la collezione fantastica di questo museo, ospitato nel frigidarium delle terme gallo-romane, vanta dei pezzi unici, come la preziosa serie di arazzi della Dame à la licorne. Questo capolavoro quattrocentesco, realizzato nei Paesi Bassi meridionali, è esposto in una sala circolare nella semi oscurità allo scopo di preservare le delicate tessiture dalla luce.

A Cluny ci sono tantissime altre “prelibatezze” medievali: come le tante Madonne nordiche, così diverse dalle nostre matrone rinascimentali e mediterranee  o le favolose vetrate policrome.

L’aura fiabesca del mio pomeriggio continua poi con la passeggiata ai giardini del museo, il Jardin Celeste e il Jardin d’amour.

Terminata la visita, mi trasferisco con la mia personale macchina del tempo, nel 700’: il Pantheon (M Cardinale Lemoine), a due passi dal mio hotel, nato come chiesa dedicata a Sainte Geneviève e convertito nel 1791 in mausoleo, è dedicato alla memoria degli eroi francesi.  Dopo aver ammirato il Pendolo di Foucault, saluto le tombe di Voltaire, Zola e Hugo, immerse in un’atmosfera solenne e piuttosto inquietante.

Stanchissima mi precipito in hotel, a preparare le valige, gettando un’ultima e nostalgica occhiata ai tetti della Ville Lumière dalla mia finestra..

Parigi..la città perfetta.

Viaggio dell’estate 2011

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