I segreti di Lione

Lione, capoluogo della regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi, è una città affascinante, con una lunga storia alle spalle, a partire dalla fondazione romana di Lungdunum,  florido centro della Gallia. Oggi, con i suoi importanti musei e le prospettive pittoresche del quartiere rinascimentale del Vieux Lyon, la città è più che mai un luogo dall’atmosfera speciale, tanto da far parte del Triangolo della Magia Bianca,  insieme a Torino e Praga. Lione è anche una base ideale per esplorare il Sud della Francia, come ho fatto io la scorsa estate, scendendo successivamente col treno in Provenza .

Da Bologna volo con la Hop, approfittando di un offerta a 90,00 euro a/r. Dall’Aéroport Lyon – Saint Exupéry mi sposto verso il centro della città con il comodo e veloce Rhônexpress, arrivando a destinazione in 30 minuti.

Il fascino unico  di Lione

Città moderna e vivace, solcata dai fiumi Rhône e Saône, mi ha colpita subito per il suo stile originale ad iniziare dall’Hotel du Boulevardier. Ospitato in un edificio rinascimentale e arredato in stile vintage, l’hotel vanta anche una posizione centrale nel quartiere di Presqu’île Si tratta della zona compresa tra i due fiumi, vero cuore pulsante della città. Dalla mia camera, che ha calde pareti di pietra antica, sporgendomi dalla finestra posso quasi toccare la vicina chiesa di St.Nizier, esempio spettacolare del gotico fiammeggiante.

E’ già tardi quando arrivo in città e la serata la trascorro a Les Comptoir de l’Atelier, nella vicina rue Mercière: zona, questa, piena di brasseries e ristoranti tipici, i famosi bouchons Lyonnays. Delizio il mio palato vegetariano con la crème brûlée salata al formaggio di capra, accompagnata da un fresco verre de Mâcon.

Il Musée des Beaux Arts

Il mio soggiorno a Lione si apre con un’appagante giornata dedicata all’arte. Imboccando rue Paul Chevanavard in 5 minuti dal mio hotel raggiungo Place des Terraux.

Su questo spazio elegante si affacciano il Palais St.Pierre, un’abbazia seicentesca sede del Musée des Beaux Arts ed il Municipio del 600’, in gran parte ricostruito nel XIX secolo. Sul lato opposto al museo ammiro la fontana di Auguste Bartholdi, lo stesso scultore della Statua della Libertà di NY, raffigurante l’allegoria della Garonna ed dei suoi quattro affluenti.

Attraversando un suggestivo chiostro, popolato di aiuole fiorite e sculture, accedo al museo, una sorpresa tutta da scoprire. Non si tratta solo di belle arti: i 4 dipartimenti spaziano dall’antichità all’epoca moderna, passando dall’arredamento, alle monete ed agli oggetti d’arte.

Il lascito della bella attrice Jacqueline Delubac ha arricchito il museo di opere impressioniste, come quelle di Degas e Manet,  e opere moderne, con nomi del calibro di Picasso, Dubuffet e Bacon. Risalta, nel settore egizio, un magnifico sarcofago in legno destinato ad una principessa. La divinità solare Nout, dipinta dentro al coperchio a protezione della mummia, è avvolta in una tunica aderente punteggiata di stelle. Colpisce l’audacia ammiccante di questa figura a clessidra; l’immagine, vivida e straordinariamente moderna, sembra quasi rapita dalle pagine di un fumetto!

A commuovermi, nella settore Objets d’art, è invece un reperto ritrovato proprio in Place des Terraux. E’un piccolo tesoro, in monete d’argento ed oro, seppellito sottoterra secoli fa, da qualcuno che stava fuggendo: nascosto e mai più recuperato. E’ riemerso nel 1993, durante i lavori di costruzione di un parcheggio sotterraneo; risale al 1360, in piena Guerra dei Cent’anni.

Pranzo all’eccellente Café restaurant Les Terrasses St. Pierre , con vista panoramica sul chiostro sottostante, frequentato sia da turisti che da lionesi doc. Più tardi, passeggio in rue Grenette e poi in rue Mercière. Proseguo verso Place des Jacobins, dirigendomi verso il maestoso Théâtre des Celestins, uno dei più frequentati d’Europa. Di qui raggiungo il fiume Saône, accomodandomi per un bicchiere di vino alla Buvette St Antoine. I bagliori rosati del tramonto si diffondono nell’aria tra le chiacchiere della gente, giunta qui per l’aperitivo e per il panorama superbo.

Alla mia destra, sopra il fiume, posso ammirare la boscosa collina di Fourvière, dalla quale spicca l’omonima bianca basilica. A fianco della chiesa s’innalza la piccola Tour Métallique, costruita in occasione dell’Esposizione Universale del 1894, copiando quella più grande di Eiffel.  A nord, percorrendo con lo sguardo il fiume, si trova invece il quartiere della Croix-Rousse, conosciuto per i Canuts, i famosi tessitori di seta. Concludo la giornata con un’ottima cena alla Brasserie le nord in rue Neuve, a due passi dal mio hotel.

Scoprire la città con chi ci vive

Quest’oggi approfitto di un’opportunità originale offerta ai turisti: conoscere Lione con un Lionese, un modo per conoscere la città dall’angolazione di chi ci vive. Su www.lyoncitygreeter.com ho compilato, prima di partire, il modulo di richiesta, con indicati il periodo di viaggio ed i miei interessi. Giorni dopo, via mail, si conferma il tutto. Il rendez-vous è in Place Bellecour: la mia Lyoncitygreeter, Pascaline, è una simpatica signora in pensione, molto in forma, tanto che fatico quasi a starle dietro.

Passeggiando con lei scopro la storia della città, retroscena compresi. Infatti Pascaline mi racconta, tra le altre cose, di una Lione misteriosa, dedita all’occulto ed alla massoneria. Certo, mentre camminiamo per le vie del quartiere rinascimentale del Vieux Lyon, accompagnate da profumi d’incenso, l’atmosfera si fa enigmatica e fascinosa. Il mistero s’infittisce quando percorriamo i famosi Traboules, passaggi segreti che collegano le abitazioni. Vicoli bui si aprono su inaspettate corti interne, spesso popolate da alte torri coperte d’edera. I passaggi furono utili nascondigli per tessitori di seta durante gli scioperi di fine Ottocento e per i partigiani mezzo secolo dopo.

Salutata la mia amica, attraverso la splendida passerelle du Palais de Justice che collega Vieux Lyon e Presqu’île, fermandomi poi da Giraudet  per pranzare al volo con una quenelle nature, piatto tipico della cucina lionese.

Alle origini del cinema, il Musée Lumière

Nel pomeriggio torno nella spettacolare Place Bellecour, la più grande piazza pedonale d’Europa, con al centro la statua equestre di Luigi XIV. Qui prendo la metro A, scendendo alla fermata Lumière:  sto per visitare la casa degli inventori del cinema! Nella superba dimora di famiglia in stile Art Nouveau, con un prezioso tetto stile mille e una notte, oggi si trova infatti il Musée Lumière.

Nel lontano dicembre 1895, grazie ai due geniali fratelli August e Louis, il Grand Café di Parigi ospitò la prima proiezione cinematografica della storia, davanti ad un pubblico sbalordito.

Cinematografo n.1, Musée LumièreGli spettatori quella sera erano solo una trentina, qualche tempo dopo, erano già migliaia: i Lumière divennero presto milionari. Nel museo si possono ammirare, oltre a meravigliosi filmati d’epoca, il Cinematografo n.1, che proiettò il primo film, ed altre ingegnose invenzioni dei due fotografi. Osservo con curiosità le prime foto a colori, dette Autochromes, ottenute su vetro con la fecola di patata o il Photorama, un’immagine fotografica proiettata a 360° su di un’altezza di sei metri.

Rientrando con la metro scendo alla fermata Vieux Lyon e salgo, grazie alla funicolare, sulla collina di Fourvière, la parte più antica della città. L’ottocentesca Basilica, sembra non sia molto apprezzata dai Lionesi, che l’hanno soprannominata “l’elefante con le gambe all’aria”, per la sua sagoma bizzarra con quattro torri. Io la trovo stupefacente e mi lascio incantare dalle atmosfere orientaleggianti e sfarzose degli interni.

Dalla collina si gode di un panorama ineguagliabile sulla città e, scendendo a piedi lungo il tortuoso sentiero, si aprono scorci formidabili sui tetti e sulla medievale Cattedrale di St. Jean, situata ai piedi del colle.

Un salto nel futuro al Musée des Confluences

La sera scendo al Quai des Célestins per prendere il vaporetto, fino al Musée des Confluences, approfittando dell’apertura notturna del giovedì. L’imbarcazione si spinge a sud, fino al quartiere riqualificato di Confluence, dove la Saona si getta nel Rodano. Davanti al centro commerciale omonimo prendo il tram 1 ed ecco apparire all’orizzonte il profilo mosso e frastagliato del museo: una nuvola d’acciaio, vetro e cemento. La struttura avveniristica si trova a ridosso del fiume, con vista sullo slanciato ponte Raymond Barre, che collega Confluence a Gerland.

Il Musée des Confluences prova a rispondere ad alcuni dei grandi interrogativi dell’esistenza: un intreccio originale di discipline affronta l’avventura umana dalla sua origine.Tutto qui è all’avanguardia e si utilizzano criteri espositivi di grande impatto.

Mi accomodo, all’interno del settore dedicato all’aldilà, in una poltroncina futuristica a uovo: qui posso visionare i pareri di esperti, come filosofi, teologi e scienziati, sul tema della morte. In esposizione, c’è di tutto: dalle immancabili mummie egizie a quelle peruviane, ai costumi indossati dagli sciamani durante le pratiche funerarie.

Nella sezione di paleontologia, oltre ad enormi scheletri di dinosauri, trovo le impressionanti ricostruzioni a grandezza naturale delle donne di Neanderthal e Sapiens, realizzate sulla base di resti ossei fossili trovati in Francia. Sembrano proprio vive; dovevano avere circa vent’anni e coesistevano sulla terra circa 25.000 anni fa. Tra un’occhiata alla riproduzione dello Sputnick ed una all’acceleratore di particelle atomiche, mi accorgo che si è fatto tardi e faccio chiamare un taxi dal personale del museo. Un’ora dopo ho già chiuso la valigia e sono in viaggio per il mondo dei sogni: domattina si parte per Avignone!

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