Escursioni parigine: Auvers-sur-Oise, Fontainebleau e Normandia

In questo post, racconterò di alcune delle più belle escursioni che ho fatto con partenza da Parigi, in completamento della narrazione del mio diario di viaggio. Dal castello di Napoleone all’ultima casa di van Gogh, fino alle spiagge dello sbarco in Normandia: una scorpacciata di storia e, soprattutto, d’emozioni indimenticabili.

Al castello di Napoleone

Il Castello di Fontainebleau si trova nell’omonima cittadina ad una settantina di km a sud-est di Parigi, circondato da ettari di foresta. Meno conosciuto e celebrato di Versailles, questo castello è un tesoro tutto da scoprire.

Castello di Fontainebleau

Dalla Gare de Lyon prendo il treno direzione Mountargis, fermandomi a Fontainebleau-Avon;  poi l’autobus ligne 1 (direzione Les Lilas), scendendo alla fermata Chateau. In due ore di viaggio si arriva a destinazione.

Il venerando castello ha una storia straordinaria da raccontare: dagli esordi medievali al rinascimento di Francesco I di Valois, fino ad arrivare al primo Impero, con un Napoleone commosso, che pronunciò  il suo addio alla Vecchia Guardia dalla monumentale scalinata a ferro di cavallo del palazzo, prima di partire per l’esilio all’Isola d’Elba.
Galleria Francesco I, Castello di Fontainebleau

Tornando al periodo rinascimentale, Francesco I convocò alla sua corte una nutrita schiera di artisti italiani per ristrutturare l’edificio. Gli esiti eccezionali della collaborazione di Primaticcio e di Rosso Fiorentino si ammirano nella fiabesca galleria del castello, che porta il nome del re. Un capolavoro del manierismo, tanto che lo stile diverrà ben presto un modello da imitare, la cosiddetta Scuola di Fontainebleau; su tutto domina la grande F di Francesco I.

Le spiagge dello sbarco Normandia 

 Le spiagge del D-Day sono entrate di prepotenza nell’immaginario collettivo per i tanti film e documentari, che hanno sottolineato l’importanza di quell’evento, caricandolo di un pathos epico;  come dimenticare i primi 20 minuti di “Salvate il soldato Ryan”, il film di Spielberg, con lo sbarco a Omaha Beach delle truppe americane? In effetti quella fu la giornata che cambiò per sempre la nostra storia.

Prenoto l’escursione online  in cui, per 175,00 euro, sono compresi il trasporto in pullman, gli ingressi accompagnati dalla guida ed il pranzo. Siamo in una ventina di turisti, un gruppo  eterogeneo per età e provenienza, con molti americani ed un paio di signore di Parigi; io, l’unica italiana. Partiamo all’alba, lasciandoci alle spalle la città ancora addormentata. Ci fermeremo al Memoriale di Caen, a Point du Hoc, visitando il cimitero americano di Colleville-sur-Mer, ad Arromanche, il porto artificiale degli alleati, e a Juno Beach dove si trova il memoriale canadese.

La Normandia, situata al nord-ovest del paese, è notoriamente una regione ricca di fascino, affacciata sulle agitate acque della Manica. Attraverso i finestrini del bus scorrono le immagini di villaggi caratteristici, immersi in magnifici panorami campestri. La guida intanto ci racconta in modo coinvolgente di quel fatidico 6 giugno 1944, che costò la vita a migliaia di giovani.

L’operazione Overlord fu condotta contemporaneamente da truppe americane, inglesi, canadesi e francesi; la Normandia fu scelta per la sua posizione geografica come punto di partenza per l’offensiva alleata, che porrà fine all’occupazione tedesca.

 Il museo del memoriale di Caen esplora a fondo il tema del D-Day e della guerra, con diverse sezioni tematiche che trattano della Shoah, della resistenza e dell’impatto degli eventi bellici sulla popolazione locale.

Memoriale di Caen

Ma l’esperienza più forte è stata sicuramente quella sulle spiagge di Omaha Beach e nel cimitero americano: vedere quelle croci bianche stagliarsi contro l’azzurro del cielo provoca un’impatto emozionale fortissimo. Ognuno di noi visitatori si prende del tempo per esplorare da solo ed in silenzio questo pezzo di storia, con un nastro di mare calmo e lucente, che ci fa da sfondo. Avrei voluto leggere tutti i nomi su quelle croci: ma ce n’erano davvero troppe.

Gli ultimi istanti di van Gogh: Auvers-sur-Oise

Ad Auvers-sur-Oise, a circa 35 km a nord di Parigi, si trova l’ultima residenza in cui visse Vincent van Gogh. La cittadina è raggiungibile dalla gare du Nord: in estate c’è un treno diretto, che in mezz’ora ti porta lì ed io ne approfitto, arrivando di buon mattino.

Campi di grano con corvi, Van Gogh 1890

Il paese è piccolo e si può tranquillamente scoprire a piedi con una piacevole passeggiata. Il pittore visse ad Auvers i suoi ultimi giorni, dal mese di maggio al luglio del 1890, trasferendosi qui dopo il ricovero all’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence.

Passeggiare per queste strade fa uno strano effetto; la surreale familiarità dei luoghi mai visti prima deriva tutta dal filtro delle opere del pittore. In ogni angolo si riconosce un van Gogh: ci sono il Municipio, la chiesa, la casa ed il giardino del dottor Gachet, il medico che lo curava. Il tempo qui sembra cristallizzato alla fine dell’800’, in una bolla evocativa e malinconica. 

Dulcis in fundo, visito l’Auberge Ravoux. Lo trovate subito di fonte al municipio: è rimasto esattamente come nelle foto dell’epoca, anche all’interno. L’edificio è classificato come monumento storico ed è l’unica abitazione di van Gogh ancora esistente.

Vincent qui pagava pochi franchi per un piccola stanza nel sottotetto ed un pasto caldo. Anch’io pranzo al ristorante Ravoux, prima di visitare l’ambiente che ha ospitato l’artista.

La camera di Vincent, la n°5, è minuscola, misura solo 7 mq;  è spoglia, ma come spiega la brochure, non si viene qui per visitare, ma per vivere il momento, sentirlo: ed io lo sento con un’intensità inattesa. Scorgo dei piccoli buchi alle pareti: è stato forse qui che appendeva le sue numerose tele? Questo piccolo locale, negli anni successivi alla morte del pittore, avrà la triste fama della chambre du suicidé; di conseguenza non fu più occupato dopo il tragico evento, avvenuto il 29 luglio 1890. 

Nel solaio dell’albergo si può assistere ad un commovente filmato sulla vita dell’artista e sul paese, intitolato “Sur les pas de van Gogh”.

Emozionata, termino la mia visita ad Auvers, recandomi al Cimitero. M’incammino per quei campi inondati di sole, proprio quelli che l’artista degli Iris e della Notte stellata ritrasse più volte e dove si sparò in un caldo giorno d’estate, più di un secolo fa.

Giunta al piccolo camposanto, semplice e rustico come tanti altri  cimiteri di campagna, mi trovo davanti due lisce lapidi di pietra, ricoperte d’edera: uno a fianco all’altro sotto il sole risposano per sempre i fratelli van Gogh, inseparabili anche nella morte. Theo, unico sostegno economico ed emotivo del fratello, morì pochi mesi dopo di lui.  Sarà sua moglie, Johanna van Gogh Bonger a lottare per l’affermazione di Vincent, regalando al mondo l’opera visionaria e bruciante che tutti oggi conosciamo.

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