L’alternativa nomade lettere 1948-1989, Bruce Chatwin

Di Bruce Chatwin conoscevo solo il lato pubblico, quello del mitico autore di letteratura di viaggio, ma della persona sapevo poco, prima di sfogliare il suo ricco epistolario.

Le sue lettere, indirizzate a diversi destinatari come amici, genitori, e soprattutto la moglie Elizabeth, coprono un vasto arco di tempo, a partire dagli anni dell’infanzia e della giovinezza in collegio, fino alla morte per aids nel 1989.  Gli scritti sono lo specchio di un’esistenza caotica, originale e, naturalmente, avventurosa.

Le sue parole ci restituiscono l’uomo in carne ed ossa, che lui teneva ben nascosto dietro la voce sicura ed equilibrata dei suoi romanzi.

Tra le lettere e le cartoline scorrono luoghi e persone, ma anche sensazioni, speranze, idee: in ogni pagina fiammeggiano i flash su di una vita poliedrica, vissuta sotto il segno di un nomadismo irrefrenabile.

Il Chatwin che traspare dagli scritti privati è una persona dai vasti interessi culturali, uno spirito vagabondo  e tormentato, dalla curiosità accesa; tra Peter Pan e Rimbaud, era eternamente in movimento, sempre con la mente rivolta verso la prossima avventura.

Leggendo questo libro ho provato sensazioni contrastanti: sono stata invidiosa di lui quando ho letto che, finita la scuola, un Bruce diciottenne, ottiene, grazie all’intercessione paterna, un colloquio privilegiato col direttore della casa d’aste Sotheby’s.  Subito assunto, senza neanche una laurea, il giovane intraprenderà un tirocinio per i luoghi più belli del mondo, imparando a valutare le opere d’arte, fino a divenire uno dei migliori esperti del settore.

Sono stata gelosa anche di Elizabeth Chanler, futura signora Chatwin, a cui questo bellissimo ragazzo inglese fa la proposta mentre si trovano al Louvre;  inseguito, però, ho letto, pagina dopo pagina, dell’ancestrale irrequietezza di Chatwin, che lo porterà ad abbandonare Sotheby’s e poi gli studi in archeologia, del matrimonio mai consumato per la sua omosessualità e della continua e ossessiva ricerca dell’altrove..

so bene da che cosa sfuggo, ma non che cosa sto cercando

La vocazione del viaggio e della scrittura infine avranno la meglio per questo individuo fuori dall’ordinario, con mille contatti in tutto il mondo, mille case in cui soggiornare, mille posti nuovi da scovare, sempre in bilico tra il cercare qualcosa e il fuggire da essa.

Interessanti anche le note della moglie, che si fanno affettuose o in certi casi pungenti, mettendo in evidenza le lacune del loro rapporto, le promesse non mantenute, le lontananze.

La voce delle lettere è spigliata, moderna ed inquieta; si sentono l’entusiasmo e la voglia di fare, ma anche la nevrosi di un uomo alla ricerca del proprio perché.  Al centro delle lettere, il libro manifesto, che mai pubblicherà, ma che fu il nucleo caldo ed irradiante della sua esistenza: “L’alternativa nomade”. La storia del nomadismo serviva a Chatwin, forse non tanto per motivare il fenomeno che lo ossessionava, quanto per spiegare sé stesso.

Perché divento irrequieto dopo un mese nello stesso posto?”

L’alternativa nomade lettere 1948-1989

Bruce Chatwin

2013 Adelphi

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