Viaggi e stati d’animo

Spesso non si considera che, quando si viaggia, l’esperienza che viviamo non è solo quella oggettiva del posto che visitiamo e delle persone incontrate, ma anche quella condizionata dal nostro stato d’animo.

L’umore filtra momenti, distilla ore e minuti, conferendo sfumature inaspettate al viaggio. Se poi ci si muove soli, si è in completa balia di sé stessi, nel bene e nel male.

Certe volte si prenota un volo o una vacanza intera con mesi d’anticipo, allora è facile che i sentimenti di chi ha prenotato siano diversi da quelli di chi viaggia, anche se si tratta della stessa persona.

Budapest, Bastione dei pescatori

Quando prenotai il volo per Valencia, ero appena tornata da un’altra vacanza solitaria, a Budapest, perfettamente riuscita. Era stata una di quelle partenze in cui non credi molto, quando prendi e vai, tanto per vedere un posto nuovo da aggiungere alla lista di quelli già visitati. Poi si arriva a destinazione ed il viaggio si svolge come in stato di grazia, superando addirittura le aspettative.  Al ritorno dall’Ungheria, ancora esaltata dalle emozioni di quell’avventura, avevo prenotato subito un’altro volo, per le ferie successive. Destinazione: Valencia, in Spagna.

Ayuntamiento (Municipio), Valencia

Certi amici avevano visitato da poco questa interessante cittadina, restandone elettrizzati. C’era il complesso avveniristico della Ciudad de las Artes y las Ciencias da visitare ed i dipinti di El Greco al Museo di Belle Arti, tutti da ammirare.. Come non divertirsi in primavera a Valencia, nell’atmosfera effervescente e radiosa della costa mediterranea? Sarebbe stato un altro grande viaggio, o almeno, così pensavo.

Prima di partire purtroppo si è verificato un grosso problema al lavoro, cui era seguita un discussione con le colleghe. L’ansia e la frustrazione erano salite alle stelle. Fatto sta che sono giunta in aeroporto in uno stato di grande agitazione, con una faccia talmente scura che il poliziotto addetto ai controlli mi ha squadrato per qualche minuto, prima di farmi passare. Ma sono ugualmente salita sull’aereo, dicendomi che sarebbe andato tutto bene.  Arrivata a Valencia, città mediterranea dei cieli eternamente azzurri, ho trovato per due giorni un clima uggioso, fatto di temperature basse e nuvole nere.

Valencia, Ciudad de las Artes y las Ciencias

La Città delle arti e delle scienze, almeno da fuori, prometteva  bene. Dietro la facciata smagliante di impegno ecologico dell’Oceanografic, in realtà si è svelato un mondo di rapaci al guinzaglio degli addestratori e di delfini che facevano spettacoli ai ritmi della techno anni 90’. Qualcosa di odioso per un amante degli animali, quale sono: ma certamente l’ho presa peggio di quel che era.

Mentre la mia agitazione non accennava a diminuire, il tempo, almeno quello, dava segni di miglioramento ed iniziava splendere un bel sole. Ma Valencia ormai mi aveva stufata: così sono salita sull’AVE, il treno ad alta velocità spagnolo, e di lì ho raggiunto Madrid.

Il taxi mi ha lasciata al Museo Reina Sofia e davanti a Guernica (Pablo Picasso, 1937) ho espulso tutto il mio malanimo con un paio di lacrime; guarita da Picasso, ho ritrovato un po’di equilibrio. Più tardi, sotto il sole della sfarzosa Plaza Major, mi sono bevuta un bicchiere di vino, gustandomi un freschissimo gazpacho. Ero di nuovo a posto, l’umore tornato in alto.

Sala di Guernica, Museo Reina Sofia

Mi ci voleva un completo cambiamento di scenario; una città che avevo amato in passato e che ora mi accoglieva, quasi maternamente. Ora, mi chiedo, se avessi visto Valencia con un’altro spirito, ne serberei un ricordo migliore? Dalle fotografie che ho scattato io stessa direi che è proprio una città stupenda e originale, ma i miei sentimenti negativi hanno irrimediabilmente influito sulla percezione di quel viaggio.

O, piuttosto, accade come con le persone, quando, al di là di un aspetto fisico più o meno gradevole, scattano attrazioni o repulsioni istintive? Sono convinta che spesso sia l’inconscio a governare le sensazioni che proviamo in un certo luogo. Quando sono salita su uno dei belvedere del parco archeologico di Glanum, a Saint Rémy in Provenza, gettando lo sguardo allo splendido paesaggio in lontananza- le dolci creste delle Alpilles, la macchia mediterranea verdeggiante nella calda foschia estiva- ho provato una sensazione di benessere infinito, forse una sorta di déjàvu: qualcosa nell’aria limpida e nel sole luminoso mi ha ricordato, è probabile, un luogo simile della mia infanzia, sepolto in qualche angolo della memoria. L’eco del mio dolce souvenir, però, apparteneva sicuramente all’Italia, visto che in Francia, e più in generale all’estero, non ho messo piede per i primi 17 anni della mia vita!

Viandante sul mare di nebbia, 1818, Caspar David Friedrich

Altre volte a provocare certe sensazioni in viaggio non sono gli strascichi della nostra infanzia o i problemi personali,  ma semplicemente i piccoli, odiosi disagi fisici, che influiscono sulle nostre avventure.

Non parlo di grandi dolori o malattie particolari, ma solo della stanchezza, della noia e dei mal di testa, causati proprio allo spostarsi, dal trasportare il peso delle valige, dal frenetico salire e scendere dai mezzi…

Quando si progetta un viaggio, nelle comodità di casa nostra, son tutte rose e fiori: panorami da favola risplendono sulle pagine patinate delle riviste, le guide ci promettono strade piene di invitanti locali che offrono specialità culinarie e ci mostrano spiagge assolate o musei da mille e una notte.

Poi arriva il momento della partenza: spesso il tran tran dei controlli aeroportuali, il volo, i treni o i taxi per giungere il centro ci hanno già stancato. Le lunghe file di gente nei luoghi d’interesse, poi, non fanno che aggiungere altro stress.

Allora si guarda quel panorama tanto agognato, armati delle migliori buone intenzioni.. bello si, ma che fatica! Ne valeva veramente la pena?

Ritratto di Robert de Montesquiou, Giovanni Boldini 1897

Nel romanzo À rebours di Joris K. Huysmans, pubblicato nel 1884, il protagonista Des Esseintes prova l’impellente desiderio di partire per l’Inghilterra, sull’onda delle suggestioni letterarie di Dickens. Il ricco dandy francese allora fa preparare alla servitù tutto il necessario e, armato di un ammasso di valige e bastoni da passeggio, vestito di tutto punto con un completo da viaggio, si  infila su di un treno, alla volta di Parigi, dove lo attenderà la coincidenza per raggiungere Londra. Pregustando con delizia le atmosfere londinesi, fumose e dickensiane, s’infila in una taverna inglese nei pressi della stazione. Qui purtroppo, man mano che si avvicina l’ora della partenza, le fantasticherie sul viaggio si dileguano, lasciando spazio ad un senso di pigrizia e indolenza: che fatica sopportare il viaggio in treno in mezzo agli sconosciuti, affrontare le code, cercare di ambientarsi in una squallida stanza d’albergo! Trasformare il sogno di Londra in realtà sarebbe stata di sicuro un’esperienza deludente.

  “Dovevo essere in preda a chissà quale aberrazione per rinnegare così le mie antiche convinzioni, per condannare le docili fantasmagorie del mio cervello, per credere, come un ingenuo qualunque, alla necessità, alla curiosità, all’interesse di un’escursione? To’!”, concluse, guardando l’orologio. “E’ ora di tornare a casa”. Stavolta si alzò subito, uscì, ordinò al cocchiere di portarlo alla stazione di Sceaux, e con bauli, pacchetti, valige, coperte, ombrelli e bastoni, tornò a Fontenay, sentendo la spossatezza fisica e la fatica psicologica di un uomo che ritrovi la sua casa dopo un viaggio lungo e periglioso. 

Anche Gustave Flaubert, innamorato dell’idea letteraria e pittorica dell’esotismo, quando viaggiò in Medio Oriente nella realtà rimase molto deluso.

 I templi egizi mi annoiano profondamente. Diventeranno come le chiese della Gran Bretagna, o le cascate dei Pirenei?

e ancora scriveva:

 Cos’è mai, Signore, questa perenne debolezza che mi porto addosso? La tunica di Deianira non era meno incollata alla schiena di Eracle di quanto la noia non sia alla mia vita! Solo, la divora più lentamente, ecco tutto.

Devo confessare che, per quanto appassionata viaggiatrice, anch’io mi sono sentita spesso così: luoghi magnifici come il Messico o la Russia d’un tratto mi sono parsi pesanti e vuoti, tanto da farmi pensare: “Tutta questa fatica, tutti questi soldi e poi.. solo questo! Non era meglio starsene a casa, a leggere e a sognare, comodamente sdraiata sul divano?” Fortunatamente non sono sensazioni che perdurano per tutto il viaggio, almeno per me. 

Lettrice Uffizi

Forse, nei tempi antichi o anche solo un paio di secoli fa, quando il Grand Tour durava mesi o anni, c’era proprio il tempo di annoiarsi, oltre che a patire dei trasporti disagevoli e delle strade sconnesse, mentre oggi si spende tutto in pochi giorni e a guastare la festa è spesso al fretta di fare molte cose in poco tempo, più che la noia.

Anche per il viaggio, infine, come per tante cose della vita, vale spesso la teoria leopardiana del sabato del villaggio: la vera felicità risiede solamente nell’attesa ed i giorni che precedono la partenza, sono sempre più emozionanti e ricchi di aspettative, di quelli effettivi della vacanza.

Giacomo Leopardi, ritratto A. Ferrazzi 1820

Ma anche nel ricordo, quasi sempre, il viaggio diviene quell’esperienza perfetta e gratificante, dove tutto è emozione, conquista e bellezza infinita. Forse dobbiamo accettarne il paradosso, perché l’imperfezione è insita nel nostro DNA. Niente è mai perfetto, niente mai ci soddisfa completamente.

Tuttavia, nei ricordi conservati nella nostra mente e nei bei racconti di viaggio che facciamo agli altri, si perfeziona l’esperienza, la si rivive con gioia e soddisfazione, elaborandola comodamente seduti in poltrona..o magari scrivendo sul proprio blog!

Lascia un commento