Rotta verso sud: la mia Provenza

Esplorando Avignone 

Estate 2015. Dopo il mio soggiorno lionese, mi dirigo verso sud nell’assolata Provenza, alla ricerca dei colori vividi e dei profumi intensi caratteristici di questa terra. La linea ferroviaria è la famosa Parigi-Marsiglia: la stessa che percorse il treno di van Gogh, quando lasciò la Ville Lumière per dipingere il sole del Midi. Arrivo in 2 h e mezza circa alla stazione di Avignone, capitale del Vaucluse. La città è piccola, perfetta da scoprire camminando, passo dopo passo, sugli antichi acciottolati delle strade. Percorro Cours Jean Jaurès e rue de la République, seguendo le indicazioni per Place de l’Horloge, alla quale giungo in una manciata di minuti.

Dopo il check-in all’hotel Kyriad Palais des Papes, una struttura media, ma in posizione ottimale, corro alla Place du Palais, a pochi metri dal mio hotel.  Il vasto piazzale, sembra aprire una breccia nel passato, nonostante i caffè gremiti di turisti.

Avignone, giostra in Place de L'Horloge

Il Palazzo dei Papi si presenta come un’inespugnabile fortezza, un maniero che evoca età oscure e sanguinose, come lo fu quella medievale. Fu eretto agli inizi del 300’ per accogliere il pontefice e la sua corte, stanziati qui nel periodo della cosiddetta Cattività avignonese (1309-1377), dopo aver lasciato un’Italia tumultuosa e lacerata dalle guerre. In pochi anni si successero diversi pontefici: se consideriamo anche gli antipapi, sono una decina. Assaporo il mio mezzogiorno assolato con un pranzo all’ombra del palazzo, al Le moutardier du pape, gustando i veri pomodori del sud ed il panorama eccezionale.

Nel pomeriggio al Musée Angladon (www.angladon.com) vado a spiare tra le opere appartenute a Jaques Ducet, un sarto, oggi diremmo stilista, che fece fortuna nella Parigi della belle époque. La sua collezione comprendeva pezzi favolosi, come Les demoiselles d’Avignon, attualmente esposto al Moma di NY.  Ciò che ne resta, dopo la sensazionale asta del 1912, sono piccoli gioielli segreti, come l’unico van Gogh conservato in Provenza, i Vagoni Ferroviari (1888). Incantevole La Blouse rose (1919), uno degli ultimi dipinti di Modigliani.

Più tardi scendo verso il fiume, ammirando i poderosi bastioni della città, ancora intatti dal medioevo e scanditi da 39 torri merlate. Seguo le indicazioni per il Pont Saint Bénezet, il famoso ponte di quella che scopro essere un’antica chanson de mariage: sembra si riferisca alle danze sugli isolotti che una volta si trovavano sotto (e non sopra) il ponte. La struttura del XII secolo ha splendide arcate di pietra che furono a più riprese travolte dalle piene del Rodano e, dal 700’, mai più ricostruite in modo completo: si fermano a metà del fiume, conferendo al ponte un fascino unico.

Ceno presto all’Epicerie, con i tavolini sparsi sul sagrato della chiesa di St. Pierre. Lume di candela, profumi mediterranei, davanzali fioriti delle case tutt’intorno: l’ambiente sembra uscito dalle pagine un vecchio libro illustrato.

Les Luminessences 3, Palazzo dei papi

Prosegui la mia serata con lo spettacolo “Les Luminessences, che mi porta per la prima volta a varcare la soglia del Palazzo dei Papi. Mi accomodo per terra nella vasta corte interna, insieme ad un altro centinaio di visitatori: le mura d’un tratto si rivestono di trame luminose e si animano di racconti.  Cascate di colori e musica lasciano il pubblico senza fiato. La vita del palazzo e quella di Avignone vengono narrate in bilico tra fiaba e realtà, con un omaggio finale al Festival del teatro, il più importante di Francia. 

Escursione in Provenza

Il giorno seguente parto per un’escursione, acquistata online al prezzo salato di 120,00 €. Il Grand Tour de Provence offrirà un’occhiata generale alla regione; partirò in pulmino, percorrendo centinaia di km con la mia guida e altro paio di turisti americani.Prima tappe, a nord di Avignone. A Châteauneuf du Pape, terra produttrice del famoso vino, ci attende una degustazione in una cantina locale, poi proseguiamo con la città di Orange, che conserva il grande teatro romano, uno dei pochi ancora esistenti al mondo.

Nel pomeriggio ci spostiamo verso i più bei borghi di Provenza, arroccati sulle colline ad est di Avignone. Roussillon, nel Luberon, è una cartolina dipinta nelle gamme dei rossi e degli arancioni, in netto risalto contro il blu del cielo. Intorno si può percorrere il Sentiero delle Ocre, tra le falesie coloratissime e la macchia mediterranea. Il villaggio di Gordes, scelto da Ridley Scott come set per il film “Un’ottima annata”, si rivela d’improvviso come una pittoresca cascata di case, adagiata sulla collina.

Les Baux de Provence, un gioiello forgiato nella roccia chiara delle Alpilles, è forse il mio preferito; l’intrico di viuzze che salgono fino al castello è degno di una fiaba. Al tramonto ci dirigiamo verso ovest ad ammirare il Pont du Gard. Costruito dai Romani più di 2000 anni fa come acquedotto per la città di Nîmes, si trova a cavallo del fiume Gardon, circondato dai boschi; la sua immagine maestosa ed antica, di indicibile bellezza,  è spesso scelta come location per matrimoni, oltre che essere assediata dai turisti.

Camminando sul ponte, sulle ruvide superfici di pietra si possono ancora leggere le remote tracce di antichi avventori, quando, in pieno romanticismo, era di moda passeggiare tra le vestigia del passato. La mia vita si intreccia a quelle dei viandanti d’allora e avanzando ripercorro le orme di Jean, che ha inciso il suo nome sul ponte nell’aprile del 1830… Mentre un tramonto sontuoso scende sul fiume, mi spingo fino all’altra sponda del Gardon, dove si trovano ulivi millenari, dai tronchi nodosi. 

Un tuffo all’epoca dei papi e una crociera

Apro la mia mattinata  esplorando  il Musée du Petit Palais, nel palazzo vescovile del XIV secolo: la collezione comprende sculture e dipinti medievali e rinascimentali, fino ai grandi nomi di Carpaccio e Botticelli. Più tardi ho la mia visita guidata al Palazzo dei Papi, riservata online con molto anticipo, al prezzo di 15,50 €.

All’interno del palazzo le vaste sale di pietra hanno soffitti alti e muri spessi: la sensazione è quella di una fortezza creata per difendersi dagli attacchi esterni, più che di un’elegante residenza.

In origine le pareti erano rivestite di colori sontuosi: le decorazioni, per cui lavorarono schiere di artisti internazionali, sono oggi scomparse, ad eccezione di alcune sale, come la Camera del Cervo. Destinata ad uso privato del papa, è forse la più bella del palazzo, completamente affrescata con colori scuri e vellutati. Sullo sfondo di un bosco medievale, si muovono  diversi personaggi che si dedicano alla pesca ed alla caccia, accompagnati da candidi segugi. 

Il pomeriggio faccio una piacevole passeggiata giungendo fino al fiume, dove decido di imbarcarmi per una mini-crociera sul Rodano. Mireio è una compagnia turistica fluviale, che parte subito fuori dalla Porte de l’Oulle e offre diverse escursioni: la mia durerà circa un’ora al costo di 10,00 €.

 L’imbarcazione si spinge fino a Villeneuve-lès-Avignon, cittadina medievale sull’altra sponda del fiume, con la torre di Filippo il Bello, che si erge maestosa tra alberi e case. Concludo in bellezza, con uno spettacolare tramonto gustato nei giardini del Rocher des Doms, a picco sul fiume.

 

Arles, sulle orme di Van Gogh

Il giorno seguente eccomi sul il treno diretto ad Arles: 14,80 €  a/r, effettivamente caro, considerato che il viaggio dura solo 20 minuti. La località si trova nella regione delle Bouches-du-Rhône, ad una quarantina di km a sud-est di Avignone.

La rosea cittadina, adagiata mollemente lungo il Rodano, ha attraversato diversi periodi di splendore: la fiorente epoca romana, i grandi pellegrinaggi del Medioevo, fino al capitolo più recente legato all’arte moderna. La sua storia si legge ovunque: nella severa bellezza delle Arènes,  nei Criptoportici o, attraversando i secoli, nella chiesa di St.Trophime, capolavoro del romanico provenzale. Oggi la città si vota alla fotografia, con il successo del festival estivo Les Rencontres d’Arles Photographie. La tauromachia purtroppo è ancora molto diffusa: si tratta dell’unico difetto che ho trovato in questo bel posto.

Place Lamartine

Scesa dal treno, ripercorro le stesse orme di van Gogh quando, nel  febbraio del 1888 giunse qui in cerca d’ispirazione, nella luce abbagliante del sud. Si stabilì vicino alla stazione, nella celebre “casa gialla” al n.2 di Place Lamartine, per vivere e lavorare, sovvenzionato dal fratello Theo.  Più tardi fu raggiunto da Paul Gauguin: il sogno era quello di fondare una comunità di artisti che lavorassero col sostegno reciproco.

Purtroppo la loro abitazione fu distrutta durante la seconda guerra mondiale. Una riproduzione  del quadro di van Gogh, “La Maison Jaune”, è collocata proprio davanti al punto dove abitarono. L’edificio dietro la casa è ancora lo stesso, così come la strada sopraelevata coni binari del treno. Dopo nove turbolente settimane di convivenza, segnate da una tensione crescente tra i due pittori, nel 1888 Vincent si taglierà l’orecchio, facendosi ricoverare prima all’ospedale della città, poi alla casa di cura di St. Rémy de Provence.  Gauguin, dopo l’episodio, lascerà la Provenza per sempre, legando il suo destino alle isole Marchesi. Di quel periodo rimangono alcuni dei più grandi capolavori della storia dell’arte occidentale, le cui riproduzioni si trovano sparse per tutta la città, nei luoghi dove il pittore olandese collocò il suo cavalletto.

Place de la République, Arles

Camminando per le strade di Arles, si rimane deliziati dagli angoli pittoreschi. Strette vie si aprono su piazze assolate, come la principale Place de la République, coronata da un obelisco di epoca romana.

Sulla piazza si affaccia la Chiesa di S.Trofimo, intitolata al primo vescovo di Arles, ed il suo chiostro, la parte più interessante. Costruito in due periodi diversi, il XII e il XIV secolo, la sua architettura riflette i cambiamenti di gusto e di stile: una galleria è romanica, l’altra metà gotica. l capitelli istoriati colpiscono per la potente umanità delle figure scolpite, che incarnano personaggi biblici e santi.

Percorro Boulevard des Lices, imboccando Avenue des Alyscamps, per visitare il sito omonimo. E’ piacevole abbandonare la confusione delle strade, per rifugiarsi in questo luogo pressoché deserto e pieno di poesia. La parola Alyscamps significa, in provenzale, Campi Elisi; questa zona era infatti una delle cinque necropoli dell’antichità, collocata un tempo a sud est di Arles, sulla via Aurelia. La sistemazione attuale dei sarcofagi è frutto dell’allestimento dei Frati minimi, che nel 600’ presero possesso del territorio.

Quello che resta oggi è un lungo viale, cinto da alberi e da una teoria di antichi sepolcri, che conduce fino alla chiesa romanica di St.Honorat. L’atmosfera, per chi la sa cogliere, è colma di mistero e bellezza. Divenuta celebre in tutt’Europa nel medioevo, la necropoli accolse pellegrinaggi sempre più fitti tanto da fare di Arles una delle tappe di partenza del Cammino di Compostela. Nel XIX secolo il luogo divenne una famosa passeggiata romantica, ritratta più volte da van Gogh e Gauguin.

Lavanda a Les Baux de Provence

Ritorno verso il centro, per raggiungere alla famosa Place de Forum: qui il Café la nuit, immortalato da van Gogh, risalta come un pugno in un’occhio, dipinto di un giallo squillante.

Lo spazio della piazza è interamente occupato da tavolini e superaffollato. Visito l’Espace Van Gogh presso l’Hôtel Dieu in Place Docteur Felix Rey: l’ospedale, fondato nel XVI sec., accolse l’artista dopo il taglio dell’orecchio e la piazza prende il nome del medico che lo curò e che lui ritrasse. Il cortile è piantumato esattamente come allora, mentre la struttura attualmente ospita un centro culturale ed universitario. Rientrando verso la stazione mi accosto al fiume, dove scopro il punto in cui van Gogh si sistemò per dipingere la Notte sul Rodano.

Qui incontro Denise, una simpatica vecchietta che sta passeggiando; mi attacca un gran bottone, raccontandomi dei bei tempi andati, quando da bambina partecipava alle processioni religiose di St. Trophime, ricoperta di tulle e di rose.  Anni fa conobbe anche Jeanne Calment, la donna più longeva del mondo che visse proprio ad Arles, morendo nel 1997 alla veneranda età di 122 anni! La ricca M.me Calment, che lasciò le sue fortune alla città, ebbe il privilegio di conoscere in gioventù van Gogh che descrisse come “brutto e bruciato dall’alcool”. Quindi, in qualche modo grazie al caso, anch’io posso risalire con la catena di conoscenze fino al pittore olandese, e scusate se è poco!

Una giornata a Saint-Rémy

Saint-Rémy-de-Provence è raggiungibile da Avignone in un’ora con il bus 57. Prendo quello delle 8.40, facendo il biglietto a bordo, a/r 5,00 €. La gare routière, cioè la stazione degli autobus, si trova a destra di quella dei treni. 

Arrivata in paese, percorro Avenue Van Gogh, camminando in salita fuori dalla città, verso due luoghi d’interesse disposti l’uno accanto all’altro: la Maison de Santé Saint-Paule de Mausole ed il sito archeologico di Glanum. Man mano che mi allontano dal centro, si intensificano gli aromi di lavanda e rosmarino portati dal vento delle Alpilles, mentre le case si diradano lasciando spazio a vasti campi di uliveti.

In una decina di minuti, osservando le riproduzioni delle opere di Van Gogh distribuite lungo la strada, giungo a destinazione. Saint-Paule de Mausole, un antico priorato fondato nel XI secolo, si compone di una casa di cura, una chiesa romanica ed un raffinato chiostro; infine, c’è lo spazio riservato al ricordo del suo ospite più illustre, van Gogh. Il pittore si internò volontariamente in questa rinomata Maison de Santé nel 1889 in seguito alla crisi di Arles, restandovi per un anno. Dopo aver dipinto più di 150 quadri, nel maggio 1890 si trasferirà ad Auvers-sur-Oise, per poi suicidarsi solo due mesi dopo. L’artista a St.Rémy aveva il permesso di uscire accompagnato da un infermiere, e, oltre ad una stanza da letto, aveva a disposizione anche un atelier nel padiglione riservato agli uomini, che all’epoca era mezzo vuoto. Grazie a queste concessioni del direttore dell’istituto, oggi possiamo ammirare capolavori emozionanti come La Notte stellata o gli Iris.

Purtroppo si può visitare solo una parte della struttura, dato che ancora oggi essa ospita malati di mente, perpetrando una tradizione secolare. In una stanza al primo piano è stata ricostruita la camera di van Gogh, secondo la descrizione che lui stesso ne fece nelle sue lettere; pavimenti in mattonelle rosse, letto di ferro, pesanti sbarre alla finestra. Scopro però che la vera stanza si trova sull’altro lato dell’edificio, a piano terra, nella zona riservata ai ricoverati.

Camera di van Gogh, S.Paul-de-Mausole

Una parte del museo è dedicata alla storia della psichiatria del XIX secolo; mi colpiscono le inquietanti vasche di stagno, dove i pazienti venivano “curati” con idroterapia.

Uscendo dalla saletta capitolare, si possono percorrere i campi e i giardini. Una delle cartoline-simbolo della Provenza ritrae proprio questo magnifico panorama: il monastero con la vasta distesa di lavanda ai suoi piedi.

Cipressi a S.Rémy

Passeggiando nel Parco delle Alpilles, nei sentieri attorno a St.Paul de Mausole, ci si immerge in modo stupefacente nelle atmosfere create dal pittore: sullo sfondo del cielo chiaro, come in un collage, si stagliano le sagome basse degli uliveti, quelle scure e slanciate dei cipressi e la distesa dei campi assolati. La luce satura i colori, esaltandone i contrasti.

  L’antica città di Glanum fu fondata dai romani intorno ad una fonte sacra dai miracolosi poteri rigeneranti. E’ qui che accorrevano i pellegrini per chiedere la guarigione alla Dea Valetudo. Il sito si stende in una spettacolare vallata circondata dall’abbraccio delle Alpilles: ci sono panorami ariosi ed incantevoli, da cogliere in pieno salendo sui belvedere delle colline. L’orizzonte azzurro spazia fino al Monte Ventoux, la Valle del Rodano si apre in una visione limpida, che cerco di catturare con qualche scatto. Glanum era piccola, ma aveva due templi dedicati agli imperatori e intorno alla fonte sacra, vero fulcro dell’impianto urbano, era stata costruita una sontuosa fontana con marmi pregiati e sculture.

Non mancano naturalmente le terme e le abitazioni private. La città fu abbandonata dalla popolazione intorno al III sec. d.c. a causa delle invasioni. Pranzo alla Taberna romana, un bar/ristorante con tavolini all’aperto dai quali ci si può godere il panorama su Glanum.

Nel pomeriggio gironzolo per le vie del centro storico Saint Rémy concendomi un po’ di shopping; compro lavanda essiccata e saponi di Marsiglia, imbattendomi poi, per caso, nella casa di Nostradamus, vissuto qui nel 500’. E’ indubbio che le tracce del passato facciano di Saint-Rémy un luogo davvero magico.

La stanza delle meraviglie…

La mia ultima mattinata in Francia  mi reco al Museo Calvet, ospitato in una nobile residenza del XVIII secolo. Un po’ per la mancanza di avventori, un po’ per il carattere del luogo, mi sembra di intrufolarmi nel gabinetto delle meraviglie di un vecchio erudita appassionato di storia. Esprit Calvet (1728-1810) era, in effetti, un medico avignonese dai vasti interessi che collezionò dipinti, antichità egizie, greche ed etrusche. Lasciò alla città i suoi beni e nel tempo le collezioni furono arricchite da donazioni e lasciti. Si va da Brueguel  il vecchio a Camille Claudel, da Bonnard  a Soutine. Nella sezione egizia, trovo l’impressionante mummia di un bimbo di 2 anni e mezzo. Di grande interesse è poter osservare la città di Avignone, ritratta nei secoli da diversi pittori del luogo: come un viaggio nel tempo.

Passeggiata sul lungo fiume, Ile Île de la Barthelasse

Nel pomeriggio mi avvio verso il fiume. Il Rodano, con le sue acque verdi e profonde, scorre  tra gli alberi sotto il soffio sferzante del Mistral. Cammino lungo le sponde ombrose fino all’approdo della navetta fluviale: l’imbarcazione parte ogni 15 minuti trasportando gratuitamente i passeggeri sull’ Île de la Barthelasse, che separa Avignone da Villeneuve-lès-Avignon.

Sull’isola si ha una delle migliori viste sulla città e sul  ponte. Passeggiando e scattando fotografie, giungo fino al Pont Daladier, che attraverso per rientrare in città. L’aria è frizzante,  il profilo azzurro del Mont Ventoux è ormai per me una sagoma amica che veglia silenziosa sul mio viaggio. Un’ultimo sguardo e poi, con commozione, lascio la città a bordo di un taxi fino alla stazione tgv.. Qui mi aspetta il treno per l’areoporto di Lione: il viaggio finisce qui, ora iniziano i ricordi…

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