Wild, Cheryl Strayed

Leggendo questo libro mi è venuta un’imperiosa voglia di comprare degli scarponcini da trekking e partire per un lungo viaggio nella natura incontaminata: io, che non ho neanche mai fatto campeggio e che dopo mezz’ora di cammino ho già male ai piedi.. ma questo romanzo è così, ti trascina dentro alla sua appassionante storia di formazione e riscatto, dove una vita sregolata e dolorosa trova un obbiettivo nel cammino solitario del Pacific Crest Trail. Si tratta di uno dei percorsi naturali più lunghi e difficili d’America, che si estende dal confine messicano in California fino a quello con il Canada, lungo la cresta di ben nove catene montuose, per 4.286 km.

Cheryl Strayed, all'epoca del PCT

La protagonista del romanzo, una ragazza allo sbando con un macigno di dolore nel cuore, lo affronta così, da sola, senza neanche un’adeguata preparazione o soldi in tasca. Non sa bene neppure cosa farà dopo, ma desidera ardentemente compiere questo viaggio: un’idea nata per caso, mentre si trovava in coda alla cassa di un negozio e ha avvistato una guida che parlava del percorso. Nell’avventura, che la terrà impegnata per tre mesi, Cheryl Strayed (cognome scelto da lei, rappresentativo di una nuova e randagia indentità, non più di figlia o moglie, ma di individuo) percorrerà più di 1760 km, partendo dal margine occidentale del Deserto del Mojave e arrivando fino al Bridge of the Gods, simbolico traguardo del suo itinerario, tra gli stati dell’Oregon e di Washington. Conoscerà la stanchezza estrema ed il dolore fisico, la fame e la sete, la paura nelle notti scure, per il pericolo rappresentato animali selvatici e anche dagli uomini. Ma poi, dopo ripensamenti e martellanti desideri di rinuncia, su quel polveroso sentiero troverà qualcosa di grande, la svolta della sua vita. L’epifania spirituale, la crescita di questa piccola grande donna, la sentiamo emergere, passo dopo passo, tra gli sconfinati e sublimi panorami del PCT. Così come sentiamo riapparire la sua fiducia nell’umanità e nel mondo, nutrita dagli incontri pieni di solidarietà ed empatia, avvenuti durante il cammino.

Cheryl Strayed è l’autrice di questo libro scritto molto tempo dopo all’esperienza, avvenuta negli anni 90’, quando aveva 26 anni; è stato un successo editoriale acclamato dal New York Times e poi un film di Jean-Marc Vallée del 2014, con una straordinaria Reese Witherspoon (Wild, bellissimo!).

Durante il lungo cammino, in cui siamo trasportati da una scrittura fresca ed avvincente, riviviamo con l’autrice i traumi della sua esistenza travagliata, che si alternano al presente impetuoso ed estremo dello scenario naturale del PCT, tra spettacolari deserti, foreste e laghi. Grazie a questa avventura Cheryl riuscirà ad elaborare il grande lutto che ne ha segnato la vita, la morte dell’amata madre, ed anche il matrimonio precoce e già fallito. Tutti i suoi sbagli, gli atti autodistruttivi e degradanti legati alla droga ed alla promiscuità, saranno masticati e digeriti, facendola riemerge dall’inferno con una pelle nuova, pronta a guardare il futuro con una certezza: qualsiasi cosa sarebbe accaduta, lei ce l’avrebbe fatta e avrebbe accolto e amato la sua vita, unica e selvaggia. Emozionante.

Era la mia vita, misteriosa come tutte le vite.

 

Wild, Cheryl Strayed

2012, Piemme

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