Biblioteche e altre meraviglie: il Monastero di Strahov a Praga

Il monachesimo è stato un fenomeno importante nella vecchia Europa e da sempre i luoghi ad esso legati esercitano un fascino particolare sul profano, perché permeati di mistero e spiritualità. Inoltre nel passato, mentre nel mondo imperversavano periodi di decadenza e l’ignoranza dilagava, i monasteri si distinguevano come oasi di pace e cultura, dove il sapere veniva tramandato con attenzione. Spesso nell’età rinascimentale e barocca i nobili rampolli che sceglievano la vita ecclesiastica portavano con sé le loro preziose collezioni di libri, che andavano ad aggiungersi a numerosi lasciti ed ai testi che venivano scrupolosamente trascritti nel silenzio degli scriptoria. Col tempo nei monasteri nacquero magnifiche biblioteche, roccaforti maestose che custodivano gelosamente la cultura scritta del passato. 

Uno di questo luoghi magici e pieni d’atmosfera si trova a Praga, città incantata nel cuore dell’Europa. L’antico Monastero di Strahov fu  fondato da re Vadislav nel 1140 per ospitare l’ordine dei premostratiensi e, nonostante le vicissitudini che l’hanno colpito nei secoli, rappresenta ancora un’istituzione prestigiosa nel panorama culturale e religioso della Boemia.

L’ordine prendeva il nome da una città francese della Piccardia, dove fu fondato pochi anni prima. I frati conducevano a Strahov un’esistenza austera, solitaria ed operosa, in cui studio e scrittura avevano un posto di prim’ordine. Ma sapevano anche mettersi all’opera in questioni meno elevate: nel 1628 fu costruito un birrificio che, dopo una chiusura nel 1907,  è stato riaperto nel 2000. Attualmente nel monastero risiedono un’ottantina di monaci, guidati dall’abate Michael Josef Pojezdný.

 Il complesso di Strahov è un grandioso insieme barocco, frutto delle modifiche del XVII e XVIII secolo, dove le pareti sono tinte di un bianco abbagliante che risalta contro l’azzurro cielo boemo. Una coppia di guglie verdi si innalza a coronamento di due alte torri, visibili da molto lontano.

Il monastero si trova in posizione spettacolare tra il quartiere del castello, Hradčany, e la collina di Petrin; dalla sua terrazza si gode di una vista superba sulla città, unita alla collina da una distesa verde di frutteti.

I religiosi di Strahov riuscirono a sopravvivere a molte difficoltà durante i secoli, come saccheggi e distruzioni. L’imperatore Giuseppe II inoltre intraprese nella seconda metà del Settecento una riforma con cui soppresse la maggior parte degli ordini religiosi del paese. Con una mossa astuta, l’abate dell’epoca riuscì a sviare l’ostacolo, trasformando la funzione del monastero; la missione didattica fu prioritaria e la loro biblioteca divenne accessibile al pubblico, per lo meno ai pochi che sapevano leggere.

Quando si giunse all’era comunista, invece, i monaci poterono fare ben poco; il governo decise di chiudere il monastero, confinando in carcere molti dei suoi abitanti. Solo nel 1990 ebbero la possibilità di tornare a vivere qui.

Il complesso di Strahov è molto vasto e, oltre alla biblioteca, comprende la chiesa dell’Assunzione della Vergine Maria e una pinacoteca ospitata nella Chiesa di San Rocco, ricca di opere gotiche, barocche e rococò. Quella di Strahov è la più vasta biblioteca monastica del paese e vanta un paio di sale evocative, davvero più uniche che rare, che contengono migliaia di antichi manoscritti di astronomia, filosofia, matematica e religione.

La Sala della Filosofia fu creata nel 1782  da un ex granaio, all’epoca di Giuseppe II. E’ una stanza imponente,  lunga 30 mt e alta 10.  Le vaste pareti laterali sono completamente rivestite da splendide scaffalature in legno di noce e ricolme di antichi manoscritti ed incunaboli; a collegarle si slancia un magnifico soffitto a volta, interamente affrescato. I delicati toni pastello usati per la raffigurazione del cielo creano un effetto arioso, alleggerendo e dilatando  lo spazio in un affascinante contrasto con il tono scuro del legno. Il soggetto allegorico raffigura la Lotta dell’umanità per raggiungere la vera saggezza, con al centro la Divina Provvidenza circondata da altri personaggi che appartengono tutti alla sfera del mito antico.

La collezione apparteneva ai monaci di Louka, in Moravia,  un convento meno fortunato, soppresso dall’imperatore. Il profumo del legno e degli antichi manoscritti, in una quantità inverosimile, conferiscono a questo posto un aria davvero particolare. 

La Sala della Teologia risale al 1679, ed è quindi la più antica. Come suggerisce il suo nome le collezioni che ospita trattano di religione; nella maggior parte si tratta di pregiate edizioni della Bibbia o di suoi libri. L’ambiente è differente da quello della Sala Filosofica; lo stile barocco la rende ancora più sfarzosa. Ha un soffitto più basso, ricoperto dal ricamo di eleganti stucchi color bianco panna. Nei cartigli dipinti sono raffigurati temi ricollegabili alla “vera saggezza”, da raggiungere con la fede e una devozione costante. Oltre alla vasta distesa di libri alle pareti, qui si trovano anche degli antichi mappamondi e globi celesti; c’è anche un particolare scrittoio girevole, che forniva un supporto pratico alla scrittura e alla lettura. Posso vederlo in funzione, azionato da uno degli addetti del museo: una manopola avviava la ruota che faceva girare i vari ripiani, in modo da facilitare il lavoro di copisti e lettori, che collocavano i diversi i libri su vari supporti. Una statua policroma tardogotica raffigurante San Giovanni Evangelista, aumenta la sensazione di sacralità del luogo.Evangelario di Strahov, Praga (1)

Il Vangelo di Strahov è in esposizione in una teca di vetro; si tratta di un antico codice del IX secolo rilegato lussuosamente con una copertina tempestata di gemme e altre pietre preziose.

Nel vasto corridoio che unisce i due ambienti, davanti alla Sala della Filosofia, è ospitato un angolo particolare, il Gabinetto delle Curiosità: antenato degli odierni musei,  questo luogo è una piccola Wunderkammer, prodigiosa stanza delle meraviglie, diffusa nel passato sia in ambienti laici che ecclesiastici. Comprendeva una serie di mirabilia, oggetti che venivano collezionati per l’effetto di stupore e curiosità che suscitavano nell’osservatore dell’epoca. In un mondo dove non si conoscevano ancora tutte le specie viventi e in cui si credeva a draghi e mostri d’ogni genere, un animale esotico suscitava un senso di vago timore e una morbosa attenzione; per questo i reperti venivano pagati molto dai collezionisti. I monaci conservano a Strahov la collezione di Jan Karel Erben, portata qui nel lontano 1798. Si compone di esemplari  di “mostri marini” come squali, razze, tartarughe e altre bestioline raggrinzite, tra cui anche armadilli imbalsamati e insetti vari. Tra tutti spicca il dodo, un uccello estinto da secoli. In uno scaffale è invece esposta la Xyloteka del 1825, con bizzarre scatole di corteccia che contengono libri sugli alberi.

Il dodo al monastero di Strahov, Praga

All’interno del monastero per scattare foto occorre acquistare un permesso, come in molti luoghi turistici praghesi; inoltre le sale delle Filosofia e della Teologia sono visibili solo dall’ingresso, per non alterare il delicato microclima degli ambienti.

Le atmosfere però sono solleticano l’immaginazione, e riempiono la mente d’immagini antiche, dove i sogni e le superstizioni si confondono con la realtà, tra le pagine di manoscritti secolari.

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