La ragazza con la valigia: drammi ai tempi del low cost

Son anni ormai che viaggio, e il più delle volte lo faccio da sola; ho visitato molti paesi del mondo per periodi più o meno lunghi, da tre settimane ad un paio di giorni, certi posti anche solo per un manciata di ore. Ho imparato ben presto ad organizzarmi e a risparmiare, scegliendo il treno o volo più conveniente; ho affinato l’arte della prenotazione, aggiudicandomi gli hotel più economici tra quelli centrali, posizionati in quartieri vivaci ma sicuri, per evitare di trovarmi, la sera, nelle buie periferie di città sconosciute. Infine, ho scovato i percorsi mentali più consoni per sconfiggere paranoie ed ansie del viaggiare soli.

Ma c’è una cosa che non ho mai imparato bene: fare la valigia.

Liste e appunti prima di un viaggio

Mentre al momento della prenotazione, che per me avviene di solito un paio di mesi prima della partenza, sono eccitata dall’idea del viaggio e non penso al problema-valigia, dopo qualche tempo inizia a venirmi in mente la questione: allora la versione di me razionale e positiva si mette a stilare ordinate liste di ciò che indosserà in viaggio, calibrando con precisione, gli abiti adeguati ai luoghi e alle circostanze. Ed ecco che arriva la vigilia del viaggio e, inevitabilmente, subentra d’improvviso il mio io più nevrotico. Il buonumore si dilegua velocemente, mentre sento qualcosa agitarsi dentro: non è il piacevole batticuore dell’emozione e dell’attesa, bensì l’insidiosa malattia che ormai conosco bene, la sindrome della valigia da fare o, se vogliamo, la maledizione. Questa brutta patologia vive infatti il suo momento di gloria uno o due giorni prima della partenza.

La sindrome della valigiaD’un tratto mi accorgo:

1) che i vestiti della mia preziosa lista sono misteriosamente scomparsi nel caos primordiale della mia cabina armadio

2) che le liste stesse di abiti sono scomparse, inghiottite in qualche dimensione parallela o magari fatte a pezzi dal mio gatto, il quale ama divorare la carta che trova per casa

3) che ho tutti il calzini spaiati, quando e se ne trovo

Così, dopo aver buttato per aria tutto l’armadio, parto con una valigia fatta alla bella e meglio, maledicendo la mia indole disordinata, in un vortice d’agitazione e ansia. Puntualmente poi, arrivata nell’agognata meta del mio viaggio, mi rendo conto di aver sbagliato tutto: se fa caldo, ho vestiti troppo pesanti, se fa freddo, troppo leggeri. Le uniche certezze sono che non ho abbastanza calzini e che è tutto sgualcito, visto che non sono brava a piegare bene gli indumenti: infatti nel mio guardaroba gli abiti sono tutti appesi in verticale, allo scopo di aggirare l’ostacolo.

Valigia old style

A causa di questa sindrome, me ne sono capitate un po’ di tutti i colori. Sono partita per la Russia in agosto con vestiti di cotone, per ritrovarmi a battere i denti sul Golfo di Finlandia, mentre visitavo le splendide dimore degli zar. Mi rivedo ancora lì, tremante ed allucinata col mio tè fumante in mano, impegnata ad invidiare una tipa col cappotto che mi stava passando davanti, col segreto proposito di rubarglielo non appena l’avesse appoggiato da qualche parte.

Questa primavera in Grecia, d’altronde, mi sono portata giacche e felpe, perché in Italia era ancora freschino, e, appena arrivata, ho deriso tra me e me un gruppo di turisti tedeschi in pantaloncini e ciabatte; un’ora dopo, boccheggiavo per la città in cerca di canottiere e di shorts.

Quando sono andata a New York, la compagnia aerea mi ha perso la valigia: nel bagaglio a mano non avevo portato ricambi e ho riavuto le mie cose solo dopo tre giorni, quando ormai non ci speravo più.

In occasione del mio viaggio on the road in Provenza, infine, ho dato il meglio di me. Oltre a riempire un’enorme valigia (pagando l’imbarco nella stiva dell’aereo), la cui pesante mole ha suscitato lo stupore ilare di vari capotreno, tassisti e autisti di bus (che si sono tutti rifiutati di aiutarmi a caricarla), mi sono portata, fra le altre cose, dei sandali col tacco dodici, dicendomi che comunque avevano la zeppa davanti e che quindi ce l’avrei fatta ad indossarli.

Si trattava di un paio di fenomenali Sergio Rossi, aggiudicati su yoox ad prezzo stracciato durante un raptus incontrollabile di shopping, poco prima di partire: mai messi, hanno solo fatto un bel giro per il sud della Francia. Sandali Sergio Rossi, tacco 12: inadatti a viaggi movimentatiChissà perché, ma mi ero vista seduta in qualche pittoresca brasserie di Avignone, intenta a sorseggiare vino con un abitino leggero e quei sandali ai piedi, affascinante come Sarah Jessica Parker in Sex and the City. L’acciottolato delle strade ed il gonfiore dei piedi, dopo i km macinati in giornata, non li avevo proprio considerati.

Infine, in quasi tutti i miei viaggi, al contrario di sagge travel bloggers che partono con biancheria sgangherata ma comoda, da buttare a fine avventura in modo da far spazio in valigia per qualche ricordo, io inevitabilmente rimango sulle posizioni ancestrali e rigide, trasmesse dalle mie care nonne. Qualcosa che appartiene alla mentalità d’una volta, un monito severo che sento ancora riecheggiare nelle orecchie:

“ Non puoi uscire di casa con la biancheria vecchia e rovinata. E se finisci all’ospedale? Poi i dottori ti vedranno così conciata!”

Ecco allora che spesso sono partita con i migliori pizzi del mio cassetto, e con scomode, irritanti trasparenze, neanche fossi in luna di miele, sempre in vista di miei eventuali ricoveri ospedalieri in viaggio (ma poi se mi ricoverassero veramente, starei a pensare alla biancheria e a sedurre un dottore? Mah!). Il risultato è che più volte in vacanza mi son ridotta a cercare nei negozi il primo paio di mutandoni della nonna, comodi e di cotone elastico, che mi capitavano a tiro.

L’incubo finale, che mi assesta il colpo di grazia, è sempre il famigerato peso della valigia, ossessione ricorrente dei vagabondi low cost come me. Conosciamo tutti bene, noi che viaggiamo con Ryanair o Easyjet, per citare alcune famose compagnie low, con quale angoscia il viaggiatore a basso costo si accinga ad infilare in borsa quei due scarsi capi d’abbigliamento che il peso concesso gli permette di portare nel bagaglio a mano gratuito; abbiamo assistito tutti (o ne siamo stati i protagonisti) alla sceneggiate aeroportuali di chi svuota freneticamente la valigia, indossandone praticamente tutto il contenuto, anche se fuori ci sono 30 gradi, per evitare le salate ammende delle compagnie aeree.

Ora, al fine di prepararmi al mio prossimo viaggio, ho deciso di cambiare il mio modo di essere e di organizzarmi, ripromettendomi di mantenere in ordine il mio armadio e documentandomi bene sull’argomento in questione.

In rete ci sono molti consigli e brevi video sull’annoso problema-valigia, in particolare quella da portarsi durante un viaggio in aereo come bagaglio a mano, che richiede calcoli precisi e complessi ragionamenti.

Ecco perciò una quindicina di dritte, tappa dopo tappa, per fare la migliore valigia della vostra vita, o almeno per sopravvivere all’operazione:

1) controllare sul sito della compagnia aerea le misure ed il peso della valigia da portare in cabina e sceglierne una adeguata, senza imbrogliare, tanto poi vi sgamano;

2) verificare le previsioni meteo della destinazione, e le medie stagionali, scegliere quindi gli abiti più adeguati, cercando di optare per quelli che meglio si abbinano tra loro coi colori;

3) preparare, piegandoli con cura, gli abiti e sistemarli prima sul letto; poi chiedersi “quali mi servono veramente?”;

4) riporre tutti gli abiti di tessuto più pesante e che si sgualciscono meno, come i jeans ad esempio, sul fondo della valigia;

5) arrotolare gli indumenti ingombranti per guadagnare spazio, come ad esempio il pigiama, ma anche quelli piccoli, tipo i calzini;

6) mettere i delicati per ultimi, come le camicie, facendo attenzione a piegarli bene (si può utilizzare un foglio o un cartoncino per aiutarsi). Fare comunque una selezione con la prova tessuto: prendere un lembo di stoffa dell’indumento e stropicciarlo leggermente con la mano. Se quello che ne risulta è ancora portabile, ok, altrimenti lasciare a casa l’indumento;

7) posizionare le scarpe, separate, ai bordi laterali della valigia o insieme nella parte anteriore interna della valigia, richiuse con la cerniera; imbustarle prima in sacchetti o sportine, magari anche in due sacchetti da frigo, che prendono poco spazio;

8) inserire per ultimi la biancheria, un paio di minuscole ciabattine, cinture e altri oggetti, come carica batteria e adattatori universali per la corrente, negli spazi rimasti liberi;

9) sistemare tutti i liquidi e i gel fino ai 100 ml (di più non è concesso in cabina, grazie ai terroristi) in una bustina trasparente a capacità massima di 1 litro e tenerla a portata di mano in un posto facilmente accessibile, come anche gli oggetti elettronici, ad esempio il telefono, che andranno posti fuori dalla valigia durante i controlli aeroportuali;

10) medicine: preparare con cura il proprio kit di primo soccorso con alcuni medicinali indispensabili e tenerli nel bagaglio a mano;

11) se si imbarca la valigia, conservare nella borsa a mano un cambio di vestiti e biancheria, e tutto ciò che è indispensabile, in caso la compagnia perda il bagaglio;

12) aggiungere una sportina di stoffa o di plastica per la biancheria sporca;

13) non viaggiare con oggetti di valore e, naturalmente, con quelli proibiti in cabina, come quelli acuminati o taglienti, dalle forbicine per i piedi e ai rasoi (ragazze, andiamo prima di ceretta!)

14) lasciare un piccolo spazio vuoto per l’eventuale acquisto di un souvenir

15) pesare la valigia prima, e non dopo, l’arrivo in aeroporto!

ULTIMI CONSIGLI AL VOLO: GUIDE, MAKE UP, SICUREZZA

GUIDE

Io sono una divoratrice di guide turistiche, tra quelle acquistate e prese in prestito in biblioteca ne ho sempre almeno 3 per ogni viaggio, perché conoscere il luogo che visiti, significa goderne in modo più intenso, sfruttando appieno il proprio tempo.Guide: le mie indispensabili compagne di viaggio

Come regolarsi col peso?

Io acquisto i capitoli PDF o ebook interi della Lonelyplanet, in modo da scaricarli sul telefono.

Per il resto faccio delle fotocopie fronte/retro per risparmiare su peso e spazio.

MAKE UP

Per quanto riguarda il make up e l’igiene personale di noi donnine, io cerco di non rinunciare ai miei prodotti must, ma tento di procurarmi i campioncini omaggio, chiedendoli espressamente in profumeria. In effetti durante tutto l’arco dell’anno cerco di ricordarmene, ed in occasione di ricorrenze, come le feste natalizie o i compleanni, per i regali scelgo spesso le profumerie, prendendo due piccioni con una fava: se fate come me, avrete amici e parenti sempre ben profumati ed idratati ed in tasca molti campioni omaggio. Per togliere il trucco naturalmente opto per le salviettine umidificate, evitando l’ennesimo flacone da portarmi dietro.Pochette da viaggio, Kiko

Per la busta di gel e liquidi io ho scelto quella colorata della KiKo, più femminile e carina. Logicamente la perdo spesso per i meandri fatati di casa mia, e la ricompro quasi per ogni viaggio. Nello stesso negozio vendono anche i contenitori trasparenti dove mettere i liquidi.

SICUREZZA

Infine la sicurezza: è meglio scegliere il lucchetto con la combinazione che quello con le chiavi, dato che è facile perderle, soprattutto per una disordinata come me. Ricordatevi di mettere sempre il nome e l’indirizzo nella valigia, in caso venisse persa: sono utili i cartellini plastificati che si legano al manico, da scegliere in colori vivaci per rendere più riconoscibile il vostro bagaglio.

Per una bella ricapitolazione sintetica del tutto ecco un video della Volotea oppure, per focalizzarsi su stile e bon ton in viaggio, c’è Carla Gozzi, anche se non credo che lei in ferie si macini i miei km: la vedo più su di una sdraio a Formentera.

Infine, dopo aver chiuso la benedetta valigia, facciamoci un bel bicchierino e rilassiamoci: ce lo siamo meritato!

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