Sulla Transiberiana, Mauro Buffa

Lo zaino è pronto. Attendo nella hall dell’Hotel Cosmos l’arrivo dei taxi che ci porteranno alla stazione di Yaroslavsky. E’ un tardo pomeriggio dal sapore quasi autunnale, è piovuto tutto il giorno. C’è un atmosfera di eccitazione. Stiamo per lasciare Mosca.

La Transiberiana: il solo nome evoca nel nostro immaginario scenari avventurosi e spettrali. Una ferrovia sterminata che corre per migliaia di km su immense distese di terra, nella desolazione di un paesaggio estremo ed inospitale. La terra che dorme, questo vuol dire Siberia, perché per molta parte dell’anno è assopita sotto le coltri di ghiaccio e neve. Per Mauro Buffa questo luogo selvaggio ha il fascino della leggenda, e in quanto tale, si merita qualche sacrificio per essere esplorato. E così l’autore compra un biglietto per iniziare una nuova avventura, srotolata sui lunghissimi binari delle Transiberiana, da Mosca al Mar del Giappone.

Il viaggio itinerante sui mezzi pubblici è la scelta ideale per Buffa; non è certamente un turista mordi e fuggi, al contrario, somiglia di più al viaggiatore di una volta, che ama spostarsi lentamente e interagire con la gente del luogo.

Il lungo viaggio da Mosca a Vladivostok, nella prima parte del libro, è un racconto in prima persona, diretto ed avvincente come deve essere un diario: giorno dopo giorno, fermata dopo fermata. Nutrito dalle letture di Dostoevskij e Jules Verne ed assistito dalle canzoni di Guccini e De André, l’autore percorre in un mese 7 fusi orari e 9200 km sul treno. Certe stazioni rimarranno solo un’immagine fugace, inquadrata dai bordi del finestrino, altre le esplorerà per una manciata di minuti; si concederà tuttavia due tappe più lunghe per visitare la Repubblica di Tuva e il magnifico Lago Baikal. Mentre attraverso i vetri scorrono istantanee russe, che mostrano foreste di faggio, sconfinate distese di terreno ondulato, Buffa registra tutto con acume e semplicità, cercando di comprendere questa Russia minore, ma vera, lontana dai centri turistici ed ancora un mistero per la gran parte degli occidentali.

Nella seconda parte del libro l’autore approfondisce alcune tematiche, come le città visitate, il cibo e le persone incontrate durante il viaggio, anche se la barriera linguistica è spesso invalicabile. Tra la massa eterogenea del popolo dei treni, l’autore incontra individui interessanti, appartenenti a diverse etnie; ad esempio conosce un siberiano doc, per cui la temperatura di 20 gradi sotto zero è normalissima, ed una donna, discendente dalle popolazioni germaniche emigrate in Russia nel XIX secolo, che parla ancora un tedesco perfetto.

Scopriamo, attraverso le pagine di Buffa, anche la vita sulla Transiberiana, complicata quanto un esperimento sociologico. La convivenza forzata con degli sconosciuti nei piccoli spazi del treno in effetti non è facile, ma Buffa si adatta in fretta, perché in lui prevale la curiosità rispetto al disagio. L’autore approfitta del lento scorrere del tempo per osservare il mondo che lo circonda: un piccolo cosmo su rotaie con i propri ritmi, abitudini e codici di comportamento non scritti. C’è il rito d’iniziazione con la consegna delle lenzuola e della gamella, c’è la fila mattutina al bagno, quella a pranzo verso il samovar per sciogliere le zuppe liofilizzate, pasto tipico della Transiberiana. Ci sono le pause alle stazioni, luoghi da esplorare in pochi minuti e dove acquistare dai rivenditori i cibi per la giornata. E le lunghe notti in cuccetta, con compagni sconosciuti, in cui ci si addormenta in un luogo e ci si risveglia in un altroI problemi di privacy passano in secondo piano, per lasciar spazio alla sete d’avventura.

L’avventura on the road nella Russia europea ed asiatica, attraversando 16 fiumi e 88 città, si concluderà con emozione sul Mar del Giappone, ai confini con la Cina; un’esperienza carica di suggestione e romanticismo e particolarmente emblematica perché la meta, qui più che mai, è il viaggio stesso.

Sulla Transiberiana

Mauro Buffa

2010, Ediciclo editore

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