Venezia, racconti segreti

Venezia per molti viaggiatori italiani rappresenta forse una meta scontata; ci siamo ormai abituati alla sua bellezza, ai nastri lucenti dei suoi canali su cui si affacciano i maestosi palazzi; il caos del turismo di massa poi è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Proprio per questo sento l’esigenza di riscoprire Venezia con occhi nuovi, facendomi conquistare dalle storie segrete che nasconde; i tesori celati tra le antiche mura dei suoi edifici sono davvero tanti e spesso vi si trova molta, preziosa calma, dato che sono disertati dai più: infatti la gente a Venezia si accalca tutta nelle strade e lungo i canali.La laguna dai binari, Venezia

Raggiungo la Laguna con i regionali veloci, che collegano Ravenna a Venezia (cambio a Ferrara), evitando gli elevati costi del viaggio in auto e del parcheggio. Il treno per di più offre un panorama eccezionale, quando si inoltra nel vasto bacino d’acqua: incorniciate dai finestrini ci sono le infinite tonalità d’azzurro, tra cielo e laguna. Il mezzo mi lascia alla stazione di Santa Lucia, praticamente sull’acqua, circondata dalla maestosità di chiese ed edifici. Da qui, dirigendomi a sinistra, percorro Lista di Spagna, una via affollata di bar, negozi e hotel che conduce da Cannaregio a Rialto. Venezia è un mondo a parte rispetto alle altre città d’Italia; è suddivisa in sei distretti, denominati appunto sestieri. I nomi delle vie sono scritti sui nizioleti, piccoli riquadri sui muri degli edifici.

Maschere a Rialto, Venezia

Seguo a piedi le indicazioni per San Marco, visto che il mio hotel è sulla strada, evitando così anche la fila per i costosi biglietti del vaporetto. Ho prenotato all’Hotel Eden in Corte Volto Santo, a Cannaregio (b&b 90,00 euro a notte). E’ un tre stelle male arredato e non particolarmente economico, ma bisogna considerare che mi trovo nel centro della costosa Venezia, tra la stazione e Rialto, alla fermata San Marcuola- Casinò.

Dopo il check-in in hotel, mi dirigo a piedi verso un luogo che racchiude una storia particolare: il Palazzo Venier dei Leoni, che oggi ospita il Museo Guggenheim (ingresso 16,50 euro). Si trova a Dorsduro e, una volta arrivati al ponte dell’Accademia, immediatamente riconoscibile perché tutto in legno, si seguono le indicazioni dei pannelli turistici. Se cercate solo il barocco e il rococò veneziano questo museo non fa per voi; il Guggenheim è una vivace macchia d’arte internazionale nel panorama cittadino. Tuttavia non rappresenta una realtà disconnessa dalla storia di Venezia, al contrario riassume bene le sue favolose eccentricità. Lo splendido edificio si affaccia sul Canal Grande, costruito dall’architetto Boschetti a metà del XVIII secolo. E’ incompiuto, senza la parte superiore dell’architettura, e questo è solo uno dei suoi tratti originali. Ritratto fotografico della Marchesa Casati, Man Ray 1922Se avessimo suonato il campanello ai primi del Novecento, ci avrebbero aperto i servitori dell’eccentrica Marchesa Casati (1881-1957), detta la Divina, che abitava qui. Era una donna bizzarra, che fece della sua stessa persona un’opera d’arte; antesignana del look con smokey eyes, ispirò artisti, fotografi e scrittori del calibro di Man Ray, Giovanni Boldini e Gabriele D’Annunzio, di cui fu anche l’amante. Dedita all’occulto e alla stregoneria, amava organizzare a palazzo feste stravaganti, sedute spiritiche e riti vodoo.  Rimangono nella storia i suoi ingressi trionfali e mozzafiato, con un paio di ghepardi al guinzaglio o un pitone vero arrotolato sul collo.  Se ci  spostiamo poi lungo il Novecento, intorno alla fine degli anni 40′, vediamo il Palazzo Venier finire nella mani di un’altra donna originale, Peggy Guggenheim (1898-1979), eccentrica miliardaria americana.

Biga, Fritz Koenig 1957, Guggenheim VeneziaNipote di quel Solomon Guggenheim che fondò il museo omonimo a New York, fu una donna vivace, dalla vita rocambolesca. Il padre morì sul Titanic, lasciandole una fortuna che lei impiegò in gran parte per fare da mecenate ai maggiori pittori del 900’. Sposò uno di loro, l’affascinante surrealista Max Ernst, oltre ad avere brevi ed appassionate liaisons con molti altri dei suoi pupilli, come quella, si vocifera, con il tenebroso Jackson Pollock. Alla sua morte nel 1979 il Palazzo e la Collezione andranno alla fondazione S.Guggenheim, che ne farà un museo di grande prestigio.

All’interno dell’edificio sono ospitate mostre temporanee di alto livello, oltre alla Collezione permanente che comprende le opere acquistate da Peggy, a cui se ne sono aggiunte altre, frutto di lasciti e donazioni; se amate l’arte moderna europea e americana del XX secolo, rimarrete estasiati. Ci sono opere di Magritte  (indimenticabile L’impero della luce 1953-54), Mirò, Picasso, DalìMondrian e Pollock, per citare alcuni nomi. Nel grazioso Giardino delle Sculture Nasher sono esposte altre opere della Collezione Peggy Guggenheim, come quelle di Hans Arp, Alexander Calder  o Alberto Giacometti. In un angolo del giardino si trovano anche le ceneri della proprietaria, che volle riposare per sempre accanto agli adorati cagnolini.La tomba di Peggy Guggenheim, Guggenheim Museum Venezia

Alcuni arredi dell’epoca di Peggy sono stati conservati, come la meravigliosa testiera del letto creata da Alexander Calder. Tra un opera e l’altra, cedendo alla fame ed alla stanchezza, mi siedo a pranzare al Museum Cafè, scegliendo i tortelli di zucca (15,00 euro con acqua e caffè). Mentre mi rifocillo si affaccia timidamente alla porta un omone grande e grosso, che chiede imbarazzato alla cameriera quanto costa un caffè. Mi viene da ridere, perché l’incubo dell’espresso, il cui prezzo può oscillare dai 2,50 ai 5,00 euro e oltre, perseguiterà anche me, come altre migliaia di turisti, durante tutta la durata del viaggio!Scorci pittoreschi a Rialto, Venezia

Uscita nuovamente all’aperto, mi godo le vetrine di questo sestiere ricche di arte, antiquariato e libri. La sera, dopo un panino economico e frugale, mi dedico ad una piacevole passeggiata fino a Piazza San Marco, dove le orchestrine dei caffè suonano motivi malinconici. Vietato sedersi però: i prezzi sono da rapina!

Il campanile di San Marco, VeneziaMeglio ascoltare i violini mentre si passeggia-gratis-nella cornice di questa favolosa piazza. Questo luogo è l’unico che si può definire tale in città: le altre piccole piazzette sono in realtà denominate campi, dato che per secoli in queste zone è cresciuta l’erba per terra e vi pascolavano gli animali. Il vasto spazio di Piazza San Marco ospitò per secoli le solenni manifestazioni ufficiali della Serenissima ed ancora oggi incarna il cuore magnifico ed altero di Venezia. Qui s’innalza l’opulenta Basilica di San Marco, una grande cattedrale a croce greca, edificata intorno al mille. Le sue cinque immense cupole ed il favoloso oro dei mosaici  richiamano i fasti dell’Oriente bizantino.

Altri luoghi-cult veneziani situati sulla piazza sono l’alto campanile, eretto nuovamente dopo il rovinoso crollo del 1902, le Procuratie vecchie e nuove con all’interno il prestigioso Museo Correr, le colonne di San Teodoro e San Marco. Infine, of course, c’è lo splendido Palazzo Ducale.

Raccoglimento e mistero alle Gallerie dell’Accademia

Il giorno dopo alle 7 e mezza del mattino sono già in strada, albergo pagato e colazione fatta. La massa di turisti non si è ancora svegliata, finalmente intorno a me solo pace, silenzio e bellezza. Mi godo il viaggio in un vaporetto semi-deserto , il n. 1 che è il più lento ed attraversa tutto il centro della città.

Dopo aver ammirato una Venezia ancora addormentata, scendo a Dorsduro, dove mi trovavo ieri, presso l’AccademiaLe Gallerie dell'Accademia, VeneziaLe Gallerie dell’Accademia (ingresso 10,00 euro), uno dei più importanti musei d’Italia, contengono capolavori d’arte della scuola veneta dal periodo gotico al rococò, con nomi altisonanti come Tiziano,  Tintoretto o Veronese.

Nel dopoguerra la sapiente ristrutturazione di Carlo Scarpa ha reso questo luogo particolarmente suggestivo, permeandolo di un’ aura di spiritualità e raccoglimento, in forte contrasto col baccano che c’è fuori.

All’interno tra i tanti capolavori, non ci si può perdere il dipinto La tempesta (1502-03) di Giorgione, uno dei quadri più affascinanti ed enigmatici della storia dell’arte occidentale. Chi sono i personaggi ritratti? Cosa sta per succedere? L’atmosfera tesa e carica di presagi intriga chi guarda, così come la donna che fissa lo sguardo diretto sullo spettatore. Mi pare quasi la stessa signora, qui in una versione più giovane, di un altro ritratto dello stesso pittore, La vecchia (1506): struggente richiamo al tempo che passa, come suggerisce il cartiglio nelle mani dell’anziana donna.. Durante la visita altre opere mi lasciano senza fiato, tra i bagliori drammatici del Tintoretto o le abbaglianti visioni di Gentile Bellini, che ci regala una fotografia dai contorni netti e precisi di Venezia, immortalata com’era nel 400’.

Terminata la visita mi concedo un caffè al bar subito sotto il ponte dell’Accademia. Mentre sorseggio la mia (costosa) bevanda rifletto su quanto poco sia cambiata Venezia nei secoli: vaporetti e turisti a parte, è rimasta la stessa dei dipinti antichi appena ammirati nelle Gallerie.

Frivolezze e relazioni pericolose: il Museo del Settecento Veneziano

E’ arrivato il momento di scoprire Ca’ Rezzonico, che non ho mai visitato prima. L’ingresso è compreso nel mio Museum Pass (24,00 euro), che ha una validità di sei mesi e permette di visitare una decina di Musei civici ed altri collegati, come il Correr e Cà Pesaro. Un’altra opzione interessante è quella del biglietto cumulativo dei 4 musei di Piazza San Marco, con validità di tre mesi.Ca' Rezzonico, Sede del Museo del Settecento veneziano (1)

L’elegante edificio barocco che mi accingo a visitare è stato progettato nel Seicento da Baldassarre Longhena, poi ristrutturato da Giorgio Massari per la ricca famiglia Rezzonico. Oggi ospita il Museo del Settecento Veneziano, le cui collezioni si compongono di arredi, opere d’arte ed affreschi, provenienti anche da altri palazzi della città. In questo luogo posso assaporare il mito settecentesco di Venezia, quella decadente e sontuosa dei rondò, del Casanova e delle frivole dame aristocratiche. All’interno il museo è quasi vuoto e mi godo nel silenzio questi ambienti dai magnifici soffitti alti e dalle pareti lussuosamente affrescate da Tiepolo. Il sontuoso scalone d’ingresso e la sala da ballo, immensa e spettacolare, sono opera del Massari. Deliziosa la piccola sala dell’alcova; così come la sala del Longhi, con alle pareti decine di dipinti di questo geniale artista che ha ritratto con acume ed ironia la sofisticata vita veneziana nel suo secolo d’oro.

Il Palazzo ducale

Conclusa la bella visita, il mio stomaco affamato mi fa tornare alla realtà e, tra le calli, scovo un posticino dove gustarmi una pizza al taglio ed una bibita ad un prezzo più che decente. Il Palazzo Ducale (gratuito col Museum pass), vero luogo-simbolo della città è la mia prossima tappa. Il modo migliore di visitare questo must veneziano è partecipare alla visita guidata itinerari segreti (20,00 euro), che conduce un piccolo gruppo di visitatori dietro le quinte del palazzo, nelle stanze occulte come quelle della tortura, ma occorre prenotare con largo anticipo.

Il Palazzo Ducale domina piazza San Marco e si affaccia sulla Laguna come una visione fiabesca, nei delicati toni del bianco e del rosa secondo lo stile gotico veneziano più raffinato. E’ di vaste dimensioni, con un grande cortile interno e 4 piani tutti da visitare. L’edificio costituisce un vero e proprio monumento alla potenza della Repubblica veneziana: qui si trovava la residenza del Doge, oltre che la sede del governo, e la sua opulenza riflette palesemente la ricchezza della città. Impressionante la Sala del maggior Consiglio, dove si riuniva quest’organo antichissimo, formato da nobili veneziani, per votare leggi e e per occuparsi di tutte le questioni più importanti, come l’elezione del Doge.  La sala è uno degli ambienti più vasti d’Europa, come spiega l’audioguida che ho noleggiato.

C’è un altro guinness dei primati:  sembra che il paradiso del Tintoretto quei esposto sia una delle tele più grandi del mondo. In questo lussuoso ambiente si è come sopraffatti, non si sa quasi dove guardate: il soffitto e le pareti sono un continuum di dipinti del Tintoretto, Veronese e Palma il giovane, intramezzati dal ricamo di stucchi d’oro. Da questa sala si accede con una serie di passaggi al famoso Ponte dei Sospiri, che collega il Palazzo Ducale alle prigioni nuove. I detenuti lo attraversavano sospirando per raggiungere i loro inquisitori, le stanze delle torture e dei tribunali: un percorso decisamente difficile da affrontare. Uno di loro era lo spregiudicato tombeur de femmes Giacomo Casanova, che però riuscirà a fuggire dalle temibili e oscure prigioni dei Piombi.

Eleganze liberty e donne fatali

Per il mio ultimo giorno a Venezia mi concedo un viaggio tra le donne fatali e lo stile.  Nel sestiere di San Marco si trova, a Campo San Beneto, un luogo magico: il quattrocentesco Palazzo Fortuny (ingresso ridotto col Museum pass). Prende il nome dal famoso stilista spagnolo della belle époque Mariano Fortuny (1871-1949); in realtà questo personaggio fu un artista a tutto tondo, scenografo, pittore e scultore, come si può scoprire visitando le collezioni del museo, ospitate in quella che fu la sua residenza.

Ma Fortuny viene ricordato soprattutto per le sue tuniche (indimenticabile il modello alla greca Delphos) per le quali inventò il famoso tessuto di plissé, che avrebbe rivestito il corpo asciutto e scattante della Marchesa Casati o le  morbide curve di Eleonora Duse. Il luogo è molto suggestivo e ospita gli oggetti e l’ufficio dell’artista, oltre ad ospitare mostre interessanti come quella sulla Marchesa Casati del 2015.

Pranzo in un bacaro, osteria tipica veneziana, (All’Arco, vicino al mercato del Pesce di Rialto) e poi mi dedico alla visita dei sestieri San Polo e Santa Croce.  Ammiro la meravigliosa chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari,  con l’Assunta di Tiziano (1518), poi mi reco a Cà Pesaro (gratuita col Museum pass), che ospita grandi capolavori pittorici otto-novecenteschi, da Klee a Kandinskij.

Salomè, 1909, G.Klimt, Cà Pesaro, Venezia

Io cerco lei, la donna fatale per eccellenza, la Giuditta II o Salomè di Gustav Klimt, dipinta nel 1909. L’opera, che all’epoca fece scandalo, fu acquistata dal comune durante la seconda Biennale di Venezia, pagandola 900 lire.  L’inconscio e le sue profonde trame appaiono in tutta la loro forza, in un connubio seducente e pauroso tra Eros e Thanatos; si legge tutto in quelle mani, dalle dita affusolate di strega che con frenesia isterica trattengono per capelli la testa di Oloferne. Sognando ancora delle demoniache bellezze klimtiane, mi avvio per un ultima passeggiata, dirigendomi verso la stazione. Il mio piccolo viaggio è finito, ma ritornerò presto a sfruttare il  Museum pass, tra le bellezze ed i segreti di questa mia indimenticabile Venezia. 

Primavera 2015

 

Lascia un commento