Passeggiate letterarie a Parigi

Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, dopo, ovunque tu passi il resto della tua vita, essa ti accompagna perché Parigi è una festa mobile.

Ernest Hemingway a un amico, 1950

Parigi è simile ad un prisma di vetro, che riflette in modo cangiante i colori a seconda di come lo sfiorano la luce e gli sguardi. Sotto la superficie della moderna metropoli, infatti, vibra ancora la città immortalata dalla penna di noti scrittori, come Ernest Hemingway o Charles Baudelaire. Così come la fantasia di Woody Allen ci ha descritto in Midnight in Paris (2011), è facile nella Ville Lumière farsi trasportare in altre epoche…

Partiamo da uno dei simboli della capitale francese, Notre-Dame de Paris, dove la fantasia di Victot Hugo (1802-1885) ha ambientato la storia della bella zingara Esmeralda e del gobbo Quasimodo. Spostiamoci con una piacevole passeggiata, lasciando le atmosfere medievali e attraversando la Senna, verso il Quartiere Latino. Ecco apparire tra i vivaci caffè e le librerie, la rue des Ecoles, dove si trova la Sorbonne. Pare ancora di vedere Simone de Beauvoir (1908-1986), che attraversa i portoni dell’antica università, all’epoca in cui era una studentessa brillante di filosofia. Capelli corvini e occhi blu, l’aria ancora di una jeune fille rangée, Simone ha appuntamento qui con Jean-Paul Sartre (1905-1980), futuro filosofo esistenzialista. Il ragazzo è già un leader all’università, grazie al suo intelletto geniale che lo porterà al Nobel per la letteratura (poi rifiutato!)  Tra tutti gli spasimanti di Simone sarà lui ad avere la meglio.Simone de Beuuvoir al Café de Flore, Parigi 1950

Lasciamoli vivere l’inizio della loro storia, che li vedrà uniti fino alla morte in una relazione sui generis, aperta e anti-borghese. Vivranno vite feconde e parallele e molto tempo lo passeranno a discutere di filosofia e società, seduti ai tavolini del Café de Flore o della Coupole.

L’anticonformismo, in effetti, sembra essere uno dei tratti salienti di questo quartiere, e di chi ci ha vissuto, come il giovane Arthur Rimbaud (1854-1891).

Intorno agli anni 70’ dell’Ottocento l’Hôtel Belloy Saint-Germain, in rue Racine, allora Hôtel des Etrangers, accoglie le effervescenti serate del Cercle des poètes zutiques, tra cui si annovera anche Paul Verlaine (1844-1896).

L'antico Hotel des Etranger, ParigiNell’autunno del 71’ giunge a Parigi, accolto proprio da Verlaine, un giovanissimo ed arruffato Arthur Rimbaud. Ha già scritto alcune poesie straordinarie che sfidano i canoni letterari tradizionali; ora è in fuga dal suo paesino sperduto nelle Ardenne, per liberarsi dal giogo materno e dal clima soffocante della provincia francese.  Vuole scrivere e provare finalmente quel dérèglement de tous les sens, cui aspira da tempo per diventare poeta e veggente; ci riuscirà, portando una ventata di genio e ribellione nella vita della capitale.

Arthur Rimbaud, 1871In cambio di un impiego come garçon de salle, Rimbaud occupa per un periodo una stanza dell’Hôtel des Etrangers, mentre partecipa alle riunioni del circolo letterario. Così ce lo descrive uno dei poeti che lo conosce in quell’anno fatale:

Abbiamo conosciuto un un poeta molto esuberante di neanche diciott’anni; ce l’ha presentato Paul Verlaine, il suo mentore, anzi, il suo Giovanni Battista. Mani e piedi grandi, visetto da bimbo che potrebbe avere tredici anni, occhi azzurri profondi. Ha un carattere ribelle più che timido, e un’immaginazione che unisce un fervore unico a un innocenza inaudita; ha affascinato e terrorizzato tutti i nostri amici.

Rimbaud inizia presto una relazione tormentata con Verlaine, più vecchio di lui di 10 anni e sposato ad una giovane della Parigi bene: uno scandalo che brucerà molte vite.

Paul Verlaine al Café Procope, 1892Il poeta tornerà nelle Ardenne per un breve periodo, a causa dei problemi matrimoniali dell’amico, ma poi farà ritorno in città, stabilendosi prima in rue Monsieur-le-Prince, difronte al famoso liceo S.Louis, ed in seguito in rue Victor Cousin presso l’Hôtel Cluny, che esiste tutt’ora. Ancora oggi, infatti, affittando una stanza in questo palazzo, si possono guardare dalla finestra gli stessi tetti che ammiravano i magnifici occhi azzurro-husky di Rimbaud. L’avventura del poeta, com’è noto, si conclude nel dramma. Mentre il suo compagno Verlaine finirà in galera per avergli sparato ad una mano (e per sodomia), Rimbaud abbandonerà presto la Francia e la poesia: poco dopo aver scritto Une saison en enfer (1873) e aver peregrinato ancora qua e là per l’Europa, il miraggio di un eterna fuga lo attirerà verso l’oblio africano.

Nelle sere azzurre d’estate, andrò per i sentieri,

punto dalle spighe, pestando l’erba minuta:

sognando, ne sentirò fresco ai piedi

E lascerò che il vento mi bagni la testa nuda

Da Sensazione, marzo 1870

Prendiamo un bel respiro, dopo i batticuori per Rimbaud; nel Quartiere latino, poco più in là dell’Hôtel Cluny, si trova il monumentale Pantheon, ex-chiesa divenuta un monumento agli eroi nazionali francesi.

Al suo interno ci sono le tombe di grandi scrittori come Victor Hugo ed Emile Zola. Mentre una brezza leggera spazza la Place du Panthéon, ritorniamo per un attimo agli anni 20’; probabilmente avremmo visto aggirarsi qui in zona un giovane bruno, di una bellezza disarmante, con in mano un taccuino ed una matita. Ernest Hemingway, 1923E’ il ventiduenne Ernest Hemingway (1899-1961), scrittore in erba e già eroe di guerra. Sappiamo molto dei suoi anni di bohème parigina, perché Hemingway ne conserverà un caro ricordo, immortalandolo da vecchio, con grande nostalgia, nella sua ultima opera, Festa Mobile, pubblicata postuma nel 1964. Struggente ritratto della Parigi della sua giovinezza, nel suo romanzo lo scrittore ci dipinge i colori vivaci e sognanti della Lost Generation, così come la definì Gertrude Stein. Il libro, divenuto l’emblema della Parigi libera e folle dei Roaring Twenties, dopo gli attentati del 2015 ha avuto una nuova impennata di vendite in tutte le librerie cittadine, come un forte simbolo d’identità.

Prima di seguire il giovane Hemingway lungo Boulevard St Michel, vediamo dove il ragazzo, fresco di matrimonio con Hadley Richardson (la prima moglie della sua serie, inspiegabilmente bruttina), ha preso alloggio nel quartiere. Lo scrittore vive al 74 di rue Cardinal Lemoine, e, attratto dal mito letterario di Parigi, fa della stanza di un albergo in rue Descartes, dove era morto Paul Verlaine, il suo laboratorio di scrittura. Hemingway e sua moglie, come da copione, all’epoca erano poveri, giovani ed innamorati.

Quando giungeva la primavera, anche la falsa primavera, non restava che risolvere il problema del posto in cui sentirsi più felici.

Festa mobile, 1964

Ma ora seguiamo Hemingway per le vie del quartiere, fino a sbucare a Place St Michel.

Passavo davanti al Lycée Henri IV e all’antica chiesa di St.-Etienne-du-Mont e a Place de Panthéon spazzata dal vento, e per ripararmi tagliavo a destra e finalmente uscivo  sul lato sottovento del Boulevard St Michel e continuavo a camminare lungo il viale, scendendo oltre Cluny e il Boulevard Saint-Germain, finché arrivavo a un buon caffè di mia conoscenza a Place St-Michel.

Festa Mobile, 1964

Nella zona  del Quartiere Latino e di St-Germain des-Prés ci sono molti punti d’interesse per Hemingway; in rue de l’Odeon si trova la libreria/biblioteca Shakespeare & Co della carismatica Sylvia Beach, ritrovo per intellettuali statunitensi ed inglesi, tra cui Ezra Pound e Scott Fitzgerald.

La libreria storica Shakespeare &Company, ParigiHemingway ha sottoscritto la tessera della biblioteca, promettendo di pagare la quota più avanti, perché non ha denaro. Sono tempi di duri questi, per lui che ha deciso di lasciare il lavoro di giornalista e fare lo scrittore a tempo pieno. Qui vicino, in rue de L’Ancienne-Comédie, si trova il Café Le Procope, uno dei più antichi del mondo, frequentato un tempo anche da Voltaire. Ma Hemingway gli preferisce la Brasserie Lipp, al 151 di Bvd St Germain, aperta sin dal XIX secolo; qui entra, si toglie cappello ed impermeabile, e si siede, ordinando un bicchiere di rum St James o un classico dinstingué, un grosso boccale di birra da un litro (!). Inizia a scrivere, cercando di cominciare con “una frase sincera”. Ogni tanto alza lo sguardo dal taccuino, per gettare l’occhio nel locale, magari a catturare solo per un attimo la bellezza sfuggente di una ragazza coi capelli alla garçonne. Diversi caffè parigini ospiteranno le sedute creative dello scrittore, come la famosa la Cloiserie des Lilas, molto frequentato quando gli Hemingway  si trasferiscono lì vicino, in un appartamento sopra una segheria, al 113 di rue  Notre-Dame-des-Champs. Dopo aver buttato giù un racconto, probabilmente Hemingway andrà a passeggiare in uno dei suoi luoghi preferiti, il magnifico Jardin du Luxembourg, amato anche da molti altri scrittori, come la De Beauvoir.

Al Museo del Luxembourg invece va ad ammirare gli impressionisti e soprattutto il suo amato Cézanne (oggi al Museo D’Orsay), di solito con una fame da lupo, perché il dipinti sembrano “più vivi, più nitidi e più belli se avevi la panica vuota”. Vicino ai giardini si trova un altro indirizzo molto frequentato da Hemingway e altri artisti, il 27 di rue de Fleurus. Qui lo scrittore in erba viene a trovare la sua influente protettrice, l’americana Gertrude Stein (1874-1946), nella sua casa austera piena di dipinti moderni, che la donna condivide con la sua compagna Alice Toklas. Tra pasticcini e soprattutto litri di eau-de vie, i pomeriggi in casa Stein volano via veloci. Ora abbandoniamo Hemingway e le atmosfere degli anni ruggenti, per spingerci un po’ più indietro, nella dimensione raffinata e decadente della Belle Époque.

Al n.102 dell’elegante Boulevard Haussmann vive Marcel Proust (1871-1922), dopo la morte dell’amata madre; rimarrà qui dal 1906 al 1919. Nell’appartamento, di proprietà della zia, l’arredamento e le abitudini della casa si plasmano sulle particolari esigenze dello scrittore, malato d’asma e ipocondriaco. D’altronde lui stesso scrive nella Recherche:

L’abitudine fa lo stile dello scrittore quanto il carattere dell’uomo.

Niente rumori e odori forti per Proust: le pareti sono rivestite di sughero, i mobili ricoperti di lenzuola bianche, che si cambiano spesso per evitare la polvere. Qui non si cucina, si preparano solo litri di cafè au lait, quasi l’unico nutrimento dello scrittore in questo periodo; più raramente si concede anche un pasto vero, ordinando pietanze pronte che si fa portare dall’amato Hotel Ritz (che frequenterà anche Hemingway, soprattutto la zona bar).

Marcel Proust, verso il 1895Lo scrittore, tra le mura dell’appartamento di Boulevard Haussmann, sta mettendo in cantiere La Recherche, un’opera monumentale che segnerà una svolta nel mondo della letteratura: pubblicherà il primo libro nel 1913. Lavora di notte, nella sua camera da letto, immerso nei ricordi della sua vita, mentre il giorno riposa. Questi ritmi li rispetta anche la selezionata cerchia di amici che lo attornia e che sopporta con pazienza le sue manie, grazie allo charme irresistibile che caratterizza la sua personalità. Talvolta, ad esempio, Proust si presenta a mezzanotte a casa di un amico per una visita improvvisa, spesso finalizzata alle sue ricerche letterarie. Come avrebbe dichiarato dopo la sua morte la devota assistente Céleste Albaret, Proust in questi anni non vive che per la sua scrittura, ed ognuna delle poche uscite e frequentazioni mondane è finalizzata a nutrire i personaggi e le vicende della Recherche; la sua fatica letteraria, della cui grandezza Proust non dubiterà mai, prosciugherà la sua intera esistenza. Quando la zia vende l’immobile di blvd Haussmann, Proust si trasferisce al 44 di rue Hamelin, vicino all’Etoile, dove muore poco dopo, nel novembre del 1922. Oggi quella casa è un albergo ed una targa ricorda lo scrittore. La stanza dove nacque la Recherche, invece, con tanto di letto d’ottone e bastone da passeggio, si trova oggi al Museo Carnavalet di Parigi.

Quello che ci lega agli esseri, sono le mille radici, gli innumerevoli fili rappresentati dai ricordi della serata di ieri, dalle speranze della mattinata dell’indomani; è quella trama continua d’abitudini da cui non riusciamo a svincolarci.

À la recherche du temps perdu, 1909- 1922

Marcel Proust oggi riposa con altre celebrità letterarie come Molière, nel maestoso cimitero di Père Lachaise, immerso tra le sculture e le fronde degli alberi.

Al Cimetière Montparnasse, meno visitato del precedente, riposano invece altri personaggi prestigiosi del mondo delle lettere: tra questi ricordo due autori entrati nel mito, morti entrambi poco dopo ai quarant’anni, a causa della sifilide.

Guy de Maupassant (1850-1893) è stato uno scrittore dalla sensibilità non comune, che ha saputo cogliere gli intrighi della Parigi ottocentesca e dei suoi amori spesso mercenari. Come dimenticare l’affascinante arrivista Georges Duroy di Bel Ami (1885)? Si è tentati quasi di seguirlo, mentre va a caccia d’avventure per le strade, nella calura dell’estate parigina:

Raggiunto il boulevard, Georges Duroy si fermò ancora una volta, incerto. Gli era venuta voglia di arrivare fino agli Champs-Élysées e all’avenue du Bois de Boulogne per trovare un po’ d’aria fresca sotto gli alberi; ma lo tormentava anche un altro desiderio, quello di un avventura amorosa.

Bel Ami, 1885

Maupassant, originario della Normandia, nella sua vita viaggiò moltissimo, insofferente ai vuoti salotti di città ed a quella vita superficiale e leggera che sapeva descrivere così bene nei suoi romanzi; per lunghi periodi tuttavia abitò a Parigi, ma traslocava spesso, alcuni indirizzi furono il 2 di rue de Moncey ed il 19 di Rue Clauzel. Solo qualche targa ricorda la presenza dello scrittore, che per anni fu impiegato nel ministero della Marina e poi in quello dell’Istruzione, grazie all’interessamento di Gustave Flaubert.

L’altro grande nome del Montparnasse è quello di Charles Baudelaire (1821-1967).

Poeta maudit per eccellenza, emblema stesso di quella gioventù torbida e ribelle che fece dello spirito bohémien la sua bandiera, pubblicò I Fiori del Male nel 1857 e subito la direzione della Sicurezza pubblica denunciò l’opera per oltraggio alla morale. Chissà se nella vita di tutti i giorni il poeta era triste e inquieto come nelle sue poesie. Quello che è certo è che Baudelaire morì a soli 46 anni tra le braccia della madre, sfinito dalla sifilide e da una vita sregolata.

Lascerà dietro di sé una serie di poesie di cupa bellezza, immortalando le atmosfere sinistre e affascinanti dalla Parigi del Secondo impero e, insieme con esse, la desolazione della condizione umana. La sua tomba tutt’oggi è costantemente ricoperta da un tappeto di fiori freschi e poesie, forse omaggio di cuori tormentati quanto il suo.

Rabbrividendo, in veste rosa e verde,

Sulla Senna deserta s’avanzava

Lenta l’aurora, e la tetra Parigi

Stropicciandosi gli occhi già impugnava

I propri arnesi, vecchia laboriosa.

 

Da Il crepuscolo del mattino,

I Fiori del male

1857

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