Sweet Slovenia

Una nuova scoperta ha arricchito questa mia lunga estate di viaggi: la Slovenia. Da poco avevo disfatto le valigie della mia spedizione in Danimarca, quando mi sono ritrovata alle prese con un altro bagaglio da fare. Il mio compleanno infatti, come ho postato qualche giorno fa, è stata la scusa ideale per ripartire già due settimane dopo, questa volta con il fratello al seguito. Avevo letto di Lubiana (o Ljubljana in sloveno), la capitale della Slovenia, sui diari di viaggio di alcuni bloggers, e mi aveva proprio incuriosito, ragion per cui ne ho fatto la mia meta successiva, alla quale ho abbinato l’esplorazione di alcune zone naturali particolarmente suggestive e rinomate: il Lago di Bled e la Gola di Vintgar.

Siamo partiti da Ravenna in auto e dopo neanche 4 ore di viaggio eravamo già a destinazione. Lhotel Emonec, consigliato dalla Lonely, si è rivelata una scelta eccellente. Le nostre due singole (69,00 a notte b&b) erano pulitissime e luminose e, soprattutto, in posizione da favola: due passi ed eravamo già sul lungo fiume della città, pieno di ristoranti e bar.

Dopo il check-in, ci siamo subito diretti nella vicina Prešernov Trg, dove la Chiesa Francescana dell’Annunciazione ci è apparsa di colpo nella sua monumentale veste barocca. E’ molto simile, nelle forme, allo stile italiano, ma se ne distingue per il vivace color salmone in cui è dipinta. La chiesa è il tratto più caratteristico della vivace piazza cittadina, che congiunge le due zone di Lubiana, separate dal fiume: da una parte il moderno Center sulla riva sinistra, punteggiato di musei e gallerie, dall’altra la Città vecchia, dominata dal castello che svetta su di uno sperone roccioso.

Prešernov Trg è intitolata al maggior poeta sloveno, ritratto nel Monumento a France Prešeren (1800-1849), del 1905. A est invece si trova l’edificio della Farmacia centrale, che un paio di secoli fa ospitava un caffè artistico e letterario.

In piazza c’è un clima piuttosto animato, tra i cantanti di strada e l’aroma dolce delle pannocchie, arrostite sulla griglia dai venditori ambulanti. Sciami di turisti scattano foto e vanno a passeggio; spostarsi a piedi in effetti è il modo più semplice e gradevole per godersi la città, che è piuttosto piccola; tutti i luoghi di interesse sono raggiungibili in 15/20 minuti di camminata. Lubiana presenta un’interessante varietà architettonica, anche se gli edifici più antichi non sono sopravvissuti ai terremoti, che periodicamente hanno devastato la città. Per fortuna quando fu il momento di ricostruire, dopo l’ultimo disastro naturale del 1895, era in voga lo stile Secessione.

Imbocchiamo dunque Miklošičeva cesta, una strada rettilinea ricostruita proprio in quel periodo, perfetta per ammirare la Lubiana moderna. La via collega Prešernov Trg alla stazione ferroviaria ed uno dei suoi edifici più notevoli è la sede della Banca cooperativa, che risplende nell’audacia dei suoi colori; fu costruita nel 1921 dall’architetto Ivan Vurnik. Torniamo indietro verso la Città Vecchia, attraversando il candido Triplice ponte, un’elegante struttura di pietra artificiale, che una volta era un semplice attraversamento ad arcata unica, costruito a metà dell’Ottocento. Intorno al 1929-30 furono aggiunti, per smaltire il traffico, gli altri due passaggi laterali, rendendo la struttura particolarmente originale. Saranno molti i ponti interessanti da scoprire in città, uno diverso dall’altro, come quello moderno dei Macellai, ridondante di lucchetti, o quello dei Calzolai, ricostruito negli anni 30’ con una serie di colonnine che ne accentuano la prospettiva dinamica.

Subito ci imbattiamo nellufficio del turismo davanti al Triplice ponte, dove entro a prendere una mappa della città e qualche brochure sugli eventi previsti dal Lubiana festival, organizzato ogni anno in estate; gli addetti, un po’ scontrosi, parlano anche italiano. Ci dirigiamo a nord-est lungo la riva orientale della Ljubljanca, un lucente nastro verde smeraldo che scorre sotto di noi.

Attraversiamo il mercato coperto, dove si trovano diverse bancarelle con paccottiglie varie e souvenirs. In Vodnikov torg c’è anche un bel mercato di frutta e verdura all’aperto, ed, alle sue spalle, si slanciano le imponenti cupole della settecentesca cattedrale di San Nicola. Ci spingiamo fino al Ponte dei Draghi, un passaggio sul fiume dall’aria stravagante e un pò teatrale; con le sue quattro favolose bestie arrampicate ai lati, ci piace molto, ha proprio il sapore maestoso dell’Oriente e delle sue leggende.

Creato agli inizi del Novecento per commemorare i 50 anni di regno di Francesco Giuseppe, il Ponte dei Draghi è oggi uno dei più famosi simboli di Lubiana. Secondo un mito piuttosto antiquato (e antifemminista) le creature agiterebbero la coda ogni volta che una vergine attraversa il ponte. E se passa un tipo illibato, niente?? Il drago è un simbolo tipico di molte città dell’Est europeo; è un’immagine che ha radici in antiche credenze popolari, oggi divenuta un emblema accattivante da rifilare in ogni salsa ai turisti.

Ci fermiamo a pranzare lì vicino, al Caffè-Ristorante Promenada, dove gustiamo un antipasto di hummus e una piatto di pasta al tartufo e funghi. Questi ultimi sono un prodotto tipico della zona, e sono presenti in molti piatti sloveni, come le zuppe, ideali in inverno.

Ci muoviamo verso il Museo Civico (8,00 euro), che contiene interessanti collezioni archeologiche, grazie alle quali si ripercorre la storia della città in tutte le sue differenti fasi. In effetti Lubiana ha radici antichissime, che affondano nella preistoria; è solo con i Romani, però, che inizia il vero e proprio sviluppo urbano di Emona, città leggendaria fondata dagli argonauti.

Seguirono, più avanti nel tempo, diverse invasioni di popoli barbarici e la lunga dominazione asburgica. Le collezioni del museo, seppur piccole, mostrano vasellame e manufatti dei vari periodi, oltre ad alcuni scavi archeologici. Mi aspettavo un’esposizione più ricca, però è comunque valsa la pena venire qui, soprattutto per la mostra fotografica Genesis, di Sebastião Salgado. Una serie di scatti, realizzati nell’essenzialità del bianco e nero, rivelano la fragile magnificenza del nostro pianeta.

A colpirci sono gli sguardi delicati e pieni di “umanità” degli animali selvatici, che Salgado riesce a cogliere in attimi sospesi, carichi di pathos. La mostra si ricollega all’elezione di Lubiana di capitale verde d’Europa per il 2016; un riconoscimento meritato, considerato lo spazio che la città dedica alla natura, come il meraviglioso parco di Tivoli.

Nei pressi del Museo Civico si trova un edificio particolare, quello della Biblioteca nazionale e universitaria. Terminata nel 1941, la sua architettura vanta un’allure originale, giocata sul contrasto dinamico tra il rosso dei mattoni ed il ruvido grigiore della pietra. Si tratta dell’opera più importante di Jože Plečnik ( 1872-1957) in Slovenia ed è ispirata alla casa dell’artista italiano Federico Zuccari.

Plečnik, se visitate Lubiana, è un nome che ricorre spesso; l’architetto sloveno dal genio eclettico e versatile, ha segnato la città con le sue creazioni a partire dagli anni 20’ del Novecento; sapeva mescolare con maestria elementi della tradizione romana e greca con altri di ascendenza orientale.

Ritorniamo verso la Città vecchia, intanto attraversiamo Mestni trg, la piazza Civica, di netta ispirazione italiana. Saliamo sulla funicolare (4,00 euro) per raggiungere il castello. La cabina di vetro scivola in alto, veloce e silenziosa: 70 metri in un minuto, mentre si apre una visuale grandiosa sui tetti della città.

Non entriamo all’interno del castello, ci limitiamo a passeggiare nelle zone del cortile e dei camminamenti panoramici; a pagamento ci sono le visite al Museo di storia slovena, alla Torre di Guardia e alla Cappella di San Giorgio. Noi preferiamo rimanere all’aperto, seduti ai tavolini del caffè, con un paio di coppe di gelato a ripagarci delle fatiche della giornata. Più tardi ceniamo in uno dei tanti ristoranti a bordo fiume, il Tokyo Piknik, che offre delizioso cibo asiatico, con diverse alternative per vegetariani come la sottoscritta. 

Il giorno dopo, alle otto, siamo già in marcia verso il Lago di Bled, uno dei più rinomati centri turistici e termali della Slovenia. Si torva a 55 km a nord-ovest di Lubiana e lo raggiungiamo in un’oretta. Scendiamo con l’auto verso le sponde del lago in un punto tranquillo, dove si trovano bar e negozi che noleggiano canoe e kayak. Dopo un caffè ed una piccola passeggiata lungo il sentiero che orla il perimetro lacustre, decidiamo di salire al Castello.

Situata su di uno sperone roccioso alto 124 metri e a strapiombo sul lago, la fortificazione di Bled offre uno dei panorami più spettacolari della Slovenia. La grande macchia smeraldo del lago si stende placida sotto di noi; al centro c’è la magnifica isoletta boscosa, dove svetta il campanile del Santuario dell’Assunta. Tutt’intorno ci sono i monti, ricoperti dal folto tappeto boscoso di faggi e abeti. Il cielo è mobile, cangiante; ogni nuvola, ogni raggio di sole, basta a modificare le tonalità verde-azzurro del panorama.

Il Castello di Bled, Blejski grad (ingresso 10,00 euro), nasconde tra le sue mura una storia antica, che s’intreccia con quella del lago. Grazie all’eccellente museo ospitato al suo interno, ne ripercorriamo le tappe: dalla preistoria al turismo termale della Belle Epoque, attraverso reperti e documentari da visualizzare nei vari touch screens. Ricostruito nel 1511 secondo la precedente foggia medievale, dopo il terribile terremoto che lo aveva distrutto, il Castello ha tutto il fascino pittoresco e misterioso degli antichi manieri.

In zona sono stati ritrovati i resti di popolazioni dell’età del ferro, e poi, via via, dei secoli successivi sino al medioevo con l’insediamento di popoli barbarici e slavi, come dimostra uno scheletro femminile dell’epoca medievale; la ragazza aveva circa vent’anni e fu seppellita con i suoi monili. Evocativa la visita alla minuscola cappella affrescata, un gioiello dalla grazia decadente che risale al XVI secolo.

Nel castello ci sono anche un bar e un ristorante panoramico, mentre in una torre è allestita un’esposizione di dipinti che ritraggono i luoghi in cui ci troviamo. Scendiamo a piedi attraverso un sentiero nel bosco, piuttosto ripido, con centinaia di gradini. Sbuchiamo vicino alla chiesa di S. Martino, costruita nel 1904 in stile neogotico, poi proseguiamo fino al lago, dove saliamo su una delle caratteristiche imbarcazioni a remi (14 euro a testa, 1 h e mezza con viaggio a/r e sosta sull’isola) ormeggiate sulle rive. E’ bello navigare sulle acque calme di Bled, dove è possibile anche praticare molti sport acquatici (anche se è vietato utilizzare motoscafi e altre barche a motore).

Approdati sull’isola, facciamo un giretto nel Santuario (6,00 euro) di fondazione carolingia, poi ricostruito nel 600’. E’ piuttosto spoglio, a parte uno sfarzoso altare barocco con le statue di Enrico II e Cunegonda, ed alcuni affreschi, che degli operatori stanno restaurando. Il campanile è una bella faticata di numerosi e ripidi scalini: francamente se ne poteva fare a meno, visto che le finestre della sommità della torre hanno grate e reti che impediscono la visuale. Dopo un gelato enorme da 4,50 euro, che ci farà anche da pranzo, facciamo ritorno.

Il pomeriggio lo trascorriamo nella magnifica Gola di Vintgar (4,00 euro), a 4 km ad nord ovest del lago. Fu scolpita in milioni di anni dalle acque impetuose del torrente Radovna, nei pressi del villaggio di Gorje. Questa meraviglia naturale venne scoperta solo nel 1891 e fu subito domata con una serie di lavori, per adattarla al turismo. Delle rustiche passerelle di legno ancora oggi costeggiano il serpeggiante percorso della gola, formando un itinerario di 1,6 km.

Pur essendo un percorso facile e adatto anche ai bambini, il sentiero (camminando normalmente si impiega circa 1 h e mezza) offre le emozioni di un’avventura escursionistica; è un viaggio nella natura più impervia e maestosa, tra le pareti verticali delle rocce montane e lo spumeggiare cristallino del torrente. La parte che più ci ha colpito è stata quella iniziale, dove la gola si stringe e si apre in un ritmo suggestivo e monumentale, con la luce che filtra improvvisamente dai pertugi tra gli alberi del bosco. Più avanti il percorso si allarga e perde un po’ del suo mistero.

Termina così, con l’immagine di una natura sontuosa, la nostra piccola avventura slovena; resta il rimpianto di non aver visitato il Celica Hostel di Lubiana, un ex-prigione del XIX secolo, riconvertita ad ostello e dipinta da giovani artisti.. sarà per un’altra volta! La sera, ritornata a casa, mi attende una torta casereccia da leccarsi i baffi che corona di dolcezza questo compleanno intenso e movimentato.

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