Vita di un’avventuriera: Agatha Christie si racconta

ed ora stavo andandomene per conto mio. Dovevo scoprire che persona ero e se davvero avrei finito per dipendere dagli altri come temevo. Potevo abbandonarmi al gusto di esplorare luoghi nuovi…tutti quelli che volevo. Potevo cambiare idea da un momento all’altro [..].Dovevo tener conto solo di me stessa e non sapevo se mi sarebbe piaciuto. Finora mi ero comportata esattamente come i cani, che escono solo se qualcuno li porta fuori. Forse era destino che restassi così, ma io mi auguravo il contrario.

In genere si pensa alla regina del giallo come ad una compassata signora inglese, seduta nel suo salotto dall’ammuffito gusto vittoriano, intenta a scrivere i suoi romanzi. La realtà fu molto diversa, così come si può leggere nella sua appassionante autobiografia, scritta da una Christie ormai anziana, tra il 1950 e il 1965, e pubblicata postuma in Italia nel 1977.

Eccitante, avventurosa, aperta al futuro; ecco la vita che ci viene svelata dalle quasi 600 pagine di questo libro, che, proprio come uno dei suoi gialli, una volta iniziato non si riesce ad abbandonare.

Oltre che una famosa scrittrice, scopriamo in lei anche una grande viaggiatrice, un amante della vita e soprattutto delle novità, sulle quali si butta a capofitto: come il surf ad Honolulu, faticosamente impaludata nei costumi di lana dei primi 900’, o il viaggio in nave intorno al mondo, nonostante il terribile mal di mare, o, ancora, l’Orient Express fino a Bagdad, condito di punture di cimici. Non la vediamo mai stare ferma o arrendersi, mai rimpiangere un viaggio o un’esperienza, seppur imperfetta o estenuante; un esempio per tutte noi, viaggiatrici comode e viziate del XXI secolo. Le diverse esperienze, i ricordi (“ricordo solo ciò che voglio ricordare”) ce li narra la sua voce, spontanea e simpatica, quasi si fosse seduta accanto a noi come una vecchia amica. E quando il libro finisce, questa squisita narratrice ci manca veramente.

Nata in una famiglia dell’alta borghesia alla fine dell’epoca vittoriana, un periodo di grande rigidità morale e conformismo, tra le prime pagine  del libro ci appare nella sua infanzia dorata e solitaria, come in una sbiadita cartolina di fine Ottocento: una bambina “dal viso solenne” coi capelli lunghi e il suo cerchio di legno da far rotolare sul prato. Ma fin da subito, si capisce che questa ragazzina non è come le altre. La fantasia e l’immaginazione la portano lontano, ad attorniarsi di amici invisibili e ad inventare storie. E questo suo dono particolare, che non la farà mai sentire sola, se lo porterà dietro per tutta la vita fino a farne un mestiere, anche se lei, nei panni di una vera scrittrice, non ci si troverà mai. Tutto inizierà con un suggerimento della madre, per schivare la noia. “Perchè non scrivi un racconto?” Il flusso creativo, costante e vigoroso, non l’abbandonerà mai e, come ben sappiamo, la porterà al successo.

Agatha Christie nel 1925

Oltre alle avventure immaginarie, ben presto inizieranno anche quelle vere. Dopo un’educazione fuori dagli schemi, sua madre la porterà a fare il suo debutto in società al Cairo, dove passerà un’estate infiammata di balli e flirts.

Per una ragazza, una futura donna la vita era un meraviglioso gioco d’azzardo. Non si sapeva cosa sarebbe accaduto. Ecco cosa rendeva tanto eccitante il fatto di essere donna.

A questo punto la vorremmo inquadrare come una viziata fanciulla dell’alta borghesia europea, ma non è così. In realtà, dopo il fidanzamento con il pilota Archibald Christie e lo scoppio improvviso del primo conflitto mondiale, lei abbandonerà trine e frivolezze per fare l’infermiera di guerra, così, come niente fosse. Ecco la sua caratteristica speciale; quelle di adattarsi alle situazioni, di non drammatizzare, di pensare positivo e prendere ciò che viene. Una placida serenità sta alla base della sua coscienza, e solo una volta la vediamo vacillare. Un lutto familiare, la fine del primo matrimonio: solo qui sentiamo il racconto prendere una pausa, spezzarsi per un attimo. Poi però Agatha risale in sella, riprende a viaggiare, come aveva fatto con suo marito, e stavolta è sola. Il Medio Oriente sarà per lei il luogo del cuore con la sua gente ospitale ed alla mano ed i suoi paesaggi assolati, così esotici e diversi dalla piovosa Inghilterra. Infine troverà un nuovo amore, più giovane di lei di parecchi anni, che le permetterà di approfondire la sua passione per l’archeologia e per i viaggi, nonché di scoprirsi anche fotografa. La storia della scrittrice è travolgente e ha il potere d’infondere una ventata di ottimismo e freschezza in chi la legge, soprattutto se il lettore è donna.

In effetti l’approccio all’esistenza della Christie è fenomenale, un abbraccio generoso a tutte le sue sfumature, dalle cose più semplici a quelle più eclatanti. Ed il bilancio finale è più che positivo. Da questa partita con la vita ne esce vincitrice, una donna appagata, che “ha fatto ciò che ha voluto” e che ha apprezzato ogni piccola grande felicità, ricordandola con lucidità straordinaria. Dal ritorno del suo uccellino che se n’era fuggito dalla gabbia, quando era una bambina, alla sua affermazione come scrittrice da adulta: nel suo cuore questi sono gli eventi più importanti e felici, a pari merito.

Un libro che regala un grande privilegio, quello di aprirci una finestra su di un’esistenza speciale. Perfetto per celebrare i 40 anni dalla morte della sua protagonista, Agatha Christie (1890-1976).

Il fatto è che c’ero, che ero viva, che aprivo gli occhi e avevo davanti a me un altro giorno, un altro passo nel cammino verso l’ignoto.

 

La mia vita

Agatha Christie

2003, Collana Oscar scrittori moderni, Mondadori

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