Il segreto dei Papi: il palazzo di Avignone

La fortezza di Provenza

Nel cuore della Provenza si trova un’imponente fortezza, innalzata su di uno sperone di roccia proteso sul Rodano. Se ne sta lì da secoli, tra le mura della città d’Avignone, incancellabile testimonianza di una vicenda che scosse le basi della Roma cristiana; un fatto che la Chiesa, ancora oggi, non rivanga volentieri.

Un trasferimento temporaneo di…70 anni!

Era il 1309 quando il papa Clemente V, originario dell’Aquitania, si trasferì da Roma in Francia per dirimere una questione diplomatica. Fin dalla sua elezione, aveva nominato cardinali francesi, invertendo di fatto i rapporti di forza all’interno del Sacro Collegio: gli italiani iniziavano a pestare i piedi.

La città di Avignone, in mano agli Angiò di Napoli, fu scelta per la sua vicinanza al Contado Venassino, feudo pontificio; per insediarsi qui dalle casse papali si verseranno ben 80.000 fiorini. Il trasferimento temporaneo ad Avignone in effetti si prolungò per una settantina d’anni, dato che l’Italia era divenuta un luogo pericoloso, lacerato da lotte intestine e complotti. Fu così che entrò nei libri di storia la cosiddetta Cattività avignonese (1309-1377), che vide succedersi una decina di papi. Uno dopo l’altro vennero eletti pontefici per la maggioranza francesi, fino all’inevitabile crack: il Grande Scisma d’Occidente, che fece tramare le gerarchie ecclesiastiche con le sue lotte tra papi ed antipapi. Passata la burrasca, si ritroverà l’unità solo nel 1417 attorno all’italiano Martino V.

Il palazzo dei Papi

Nel frattempo ad Avignone era sorto il Palais des Papes, la residenza dei pontefici e delle loro corti; inizialmente una torre dallo spiccato carattere difensivo, trasformata gradualmente in una residenza sempre più grandiosa e principesca.

Il Palazzo dei Papi manterrà tuttavia l’aspetto di una fortezza medievale inespugnabile, costruita nell’austero splendore dell’architettura gotica. Un luogo che colpisce la fantasia di chi lo osserva, evocando immagini di assedi sanguinosi e di grassi banchetti al lume delle torce.

Ho visitato il Palazzo dei Papi nell’estate del 2015, durante il mio bellissimo viaggio in Provenza, e mi sono concessa il piccolo lusso di una visite guidée.

La cosa che più colpisce, varcando il portone d’ingresso del palazzo, è la sua monumentalità, che incute quasi soggezione: con i suoi 15.000 m² è il più grande edificio gotico d’Occidente. La facciata, coronata dalle due torrette, pare quella di un monastero fortificato o di un castello medievale, mentre l’interno è un dedalo intricato di sale e corridoi, perfettamente in linea con la sua atmosfera misteriosa; poi, d’un tratto si aprono immensi saloni, rischiarati da finestre gotiche.

Lo spazio vuoto per l’assenza di mobilia accentua l’effetto grave ed evocativo di questi ambienti. Ma il loro aspetto non è stato sempre disadorno; in effetti lo stato attuale riflette la stratificazione storica e i differenti usi dell’edificio. Ai tempi del Papa e della sua nutrita di corte di cardinali e tirapiedi, il palazzo mostrava tutta la magnificenza che ci si aspettava dalla residenza di un principe. Le pareti decorate di colori audaci, come il verde prato o il rosso scarlatto, i vasti arazzi e gli arredi lussuosissimi riflettevano di volta in volta i gusti del pontefice. Fu proprio ad Avignone che il papato si andò trasformando in senso moderno, ammantandosi di un prestigio culturale ed artistico che avrebbe gareggiato con le principali corti dell’epoca.

Col ritorno del Papa a Roma a palazzo rimasero i suoi legati, che operarono le prime trasformazioni degli ambienti. Più tardi, durante la Rivoluzione francese, l’edificio diverrà una prigione; il silenzioso cortile del chiostro veniva usato per l’ora d’aria dei detenuti. In seguito divenne una caserma e dovrà subire diversi affronti, con stanze totalmente sfigurate, la costruzione di soppalchi e il distacco di parti di affreschi. Finalmente agli inizi del Novecento i soldati sgomberarono l’edificio, che fu destinato alla fruizione culturale dall’amministrazione pubblica. 

Attraversando il vasto Cortile d’Onore si possono osservare le antiche palle di cannone che furono ritrovate durante i lavori di ristrutturazione: raccontano degli assedi che numerosi si sono verificati nei secoli. La vocazione militare e difensiva del palazzo è palese osservando la Torre del Papa, il primo edificio del Palazzo vecchio,  innalzato da Pierre Poisson nel 1335 per volere di Benedetto XII.  Dominava la città con i suoi 47 metri di altezza e, fino alla sua metà, era priva di finestre, per evitare che qualcuno vi entrasse scalandola. In corrispondenza delle due piccole finestre geminate si trovava Tesoreria Alta, che conservava i 2000 libri dell’allora più importante biblioteca d’Europa. L’edificio sarà ampliato dai Papi successivi, che costruiranno le ali del cosiddetto Palazzo Nuovo.

Banchetti pantagruelici e falò 

Una delle sale che hanno maggiormente colpito la mia fantasia è stata il Grande Tinello; nell’imponente navata, lunga ben 48 m, si tenevano banchetti pantagruelici in occasione delle più importanti festività religiose, durante i quali si servivano in media almeno 5 portate, ciascuna costituita da 4 diversi piatti! Nel corso della visita, si immagina facilmente il baccano delle voci dei commensali e il rumore delle stoviglie, tra i vapori delle pietanze che si tenevano al caldo nel Dressoir, lo spazio destinato ai preparativi con il camino e la cappa, regno del maestro di sala e dei suoi inservienti. Ciascuno di loro era addetto ad un particolare servizio, come quello dell’acqua, del pane o del vino.

I piatti venivano preparati nella Torre delle Cucine, dove si può ammirare la colossale canna fumaria, ancora annerita dal fumo delle cotture. Il Papa consumava il suo pasto separato dagli altri commensali, su di una predella in fondo alla sala e sotto ad un baldacchino;il resto dei convitati, una gozzovigliante marma di cardinali, prelati e convitati vari, si disponeva su panche disposte lungo le pareti.  Nel 1413 in questa sala scoppiò un incendio devastante, cui seguirono molti altri. I danni non furono mai riparati del tutto e ciò valse al grande tinello l’appellativo di “sala bruciata”. Al termine dei banchetti il pontefice si ritirava nella vicina Camera di Paramento, dove si gustava beato diversi assaggi di dessert, come  confetti, canditi e dolci.

Gli affreschi 

Un tempo il Tinello era sontuosamente affrescato, con il soffitto color del cielo e punteggiato di magnifiche stelle dorate. Alcune sale hanno invece conservato parte degli affreschi realizzati da maestranze italiane. La cappella di S.Marziale fu dipinta tra il 1344 e il 1346 da Matteo Giovannetti, e rappresenta uno dei più alti capolavori del tardo-gotico. S. Marziale, evangelizzatore dell’Aquitania, viene ritratto come apostolo di Cristo e come ‘Pietro dell’Aquitania‘, a sottolineare il fatto che Avignone era diventata la nuova Roma.

La Camera del Papa, in cui il pontefice dormiva con degli inseparabili servitori, detti cubicolari, mostra ancora meraviglioso ghirigoro del fregio di quercia e vite, quasi un’anticipazione delle fantasie suadenti create da William Morris nel XIX secolo.

La Camera del Cervo, studium del pontefice, ha l’affresco più bello del palazzo; ritrae un bosco dai colori scuri e vellutati, dove si muovono in un’atmosfera rarefatta diversi personaggi, impegnati in svaghi aristocratici come la caccia col falco e la pesca.

Benedizioni e giudizi inappellabili

Gli ultimi ambienti di visita vantano una speciale pregnanza simbolica, come la grandiosa Cappella Clementina, un tempo destinata alle messe solenni del Papa, o la finestra dell’indulgenza, attraverso la quale il pontefice benediceva la folla riunita nel Cortile d’Onore. L’impressionante Sala della Grande Udienza era invece sede del tribunale presieduto dal papa e dal collegio della Sacra Rota; le sue sentenze erano senza appello e spesso senza pietà…

Lungo i camminamenti di ronda del palazzo, infine, si gode di un superbo panorama sulla città: da una parte i tetti di Avignone, dall’altra il Museo del Petit Palais, un tempo residenza degli arcivescovi, oltre al quale scorrono le acque verdi e profonde del fiume Rodano

 

Les Luminessences d’Avignon

Le sere d’estate il palazzo si accende nei colori di una bellissima fiaba; difficile per me dimenticare il favoloso spettacolo Les Luminessences d’Avignon, un trionfo di immagini, musica e racconti sulle pareti del palazzo nel Cortile d’Onore. Si assiste alla proiezione stesi o seduti per terra, mentre una calda voce fuori campo ci conduce nei meandri della storia segreta del palazzo e della sua città.

Dalla peste del 1348 alle lotte tra papi e antipapi, fino al giorno d’oggi, col palazzo divenuto sede dei festival teatrali, organizzati dalla metà del 900’. La tradizione del teatro è divenuta un appuntamento importante e prestigioso, che trasforma la città intera in palcoscenico.

Sotto le stelle della notte d’Avignone, tutte le storie di palazzo mi paiono una grande favola, della quale, per il piccolo spazio di una giornata e di una sera, ho fatto parte anch’io…

 

Palais des Papes Place du Palais, Avignon

Biglietto d’ingresso: intero 11,00 €, ridotto 9,00€

Palais des Papes + Pont d’Avignon: 13,50 €

Visita guidata “Il était une fois le Palais des Papes“:15,00 €

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