La vera storia della Signora delle camelie

Da diversi giorni i quotidiani hanno lasciato perdere tutte le questioni politiche, artistiche ed economiche. Ogni cosa impallidisce al cospetto di un incidente assai più importante: la morte romantica di una gloria del demi-monde, la bella e famosa Marie Duplessis.

Charles Dickens, 1847

Nascita di un dramma immortale

Parigi, Teatro del Vaudeville, una fredda sera dell’inverno 1852: Giuseppe Verdi è seduto in platea accanto alla sua amante Giuseppina Strepponi, una soprano ormai ritirata dalle scene. Sul palco la pensosa bellezza dell’attrice belga Eugénie Doche sta dando vita al personaggio di Marguerite Gautier, la Signora delle camelie. L’intera sala è ammutolita, completamente assorbita dalla storia. Le signore alla fine dello spettacolo, con gli occhi inumiditi, staccano dai loro corsages i mazzetti di fiori bianchi lì appuntati, che lanciano sul palco; sono soprattutto camelie, che creano presto un tappeto candido sul pavimento. Nella commozione generale, tra scrosci di applausi, il sipario si chiude. Giuseppe Verdi capisce che la vicenda di Marguerite Gautier, tratta dalla vita della cortigiana più famosa di Parigi, morta solo qualche anno prima, è qualcosa di epocale, pronto ad entrare nell’immortalità, se sposato ad una melodia adatta che valorizzi l’ascesa spirituale della protagonista. Verdi ne è tanto colpito anche perché sta vivendo un momento particolare, la sua relazione con la Strepponi fa scandalo. Lei è una donna sola, single diremmo oggi, con tre figli avuti fuori dal matrimonio; qualcosa che, nel XIX secolo, l’avvicina molto ad una cortigiana. Così il personaggio di Marguerite, una donna perduta, redenta dall’amore di un giovane uomo e morta nel fiore dell’età, s’insinua nella mente del compositore. Poco tempo dopo, il librettista Francesco Piave scrive una storia per La traviata, dove i temi dell’amore, del sacrificio e della morte, s’intrecciano fatalmente.

Un dramma in piena regola, che sfrutta i sentimenti e le passioni di tutta un’epoca. Nelle opere d’arte e nei romanzi, infatti, a spopolare per tutto l’Ottocento e i primi del secolo successivo  è la donna, sia come provocante femmina di piacere, che come eterna ammalata, destinata ad un morte precoce. Tra le Nana’, le Manon Lescaut e le Ofelie prereffaellite, il diciannovesimo secolo celebra la donna nelle sue opposte sfumature, quasi se ne ossessiona.

L’ideale, per il perbenismo moralista dell’epoca, è che la belle peccatrice si redima.. e poi lasci questo mondo come un angelo. Nello spettacolo teatrale, tratto dal romanzo di Alexandre Dumas, sarà l’amore del protagonista, Armand, ad elevare Marguerite, che infine si sacrificherà per lui, lasciandolo, in modo da non danneggiare l’innamorato e la sua famiglia con la sua cattiva fama.

Alfredo e Violetta di Verdi, come Marguerite e Armand di Dumas… e dai palchi del teatro, qualche decennio più in là, la storia sarebbe apparsa anche sugli schermi cinematografici, con protagoniste affascinanti, come Greta Garbo. Da Sarah Bernhardt a Eleonora Duse, da Isabelle Huppert a Nicole Kidman, le più grandi attrici, decennio dopo decennio, fanno a gara per impersonare quella sfortunata cortigiana o personaggi a lei ispirati; anche la grande Callas ne farà il suo cavallo di battaglia. La sfortunata donna di piacere, innamorata di un artista, è arrivata anche nei video musicali: ricordate  Mr. Brightside dei Killers? Come un fantasma che si reincarna, generazione dopo generazione…

Chi era la vera Dame aux Camelias?

Alphonsine Duplessis, 1846 circaMa dietro questa figura ormai imponente e monumentale, la Dame aux camelias, chi c’era veramente? Il suo nome, il viso di quella cortigiana sono ormai dimenticati, seppelliti da altri visi celebri che al suo si sono sovrapposti. Per vedere quei tratti che fecero capitolare Alexandre Dumas e Franz Listz, bisogna tornare a Parigi, nel silenzio incantato dell’antico cimitero di Montmartre, non molto lontano dall’affollata Place du Tertre. Qui si trova una semplice tomba, sempre coperta di fiori, ed eccola lì, Marie Duplessis (1824-1847) in un piccolo ritratto ovale, che forse non le rende giustizia. Esile, mora, occhi da cerbiatta e carnagione pallida: un’eterea bellezza ottocentesca, con quel non so che di vulnerabile che attira gli uomini. Questa fragilità, in modi e risultati diversi, caratterizza molte donne fatali che sono entrate nel mito, come Marilyn Monroe ad esempio.

 

Mettete in un ovale di indicibile grazia due occhi neri ornati da sopracciglia dall’arco così puro da sembrare disegnato; velate quegli occhi di lunghe ciglia che, abbassandosi, ombreggino le guance rosate.

La signora delle camelie, A.Dumas

E’ passata alla storia come una Signora, ma in realtà era un ragazzina, come si legge dalle date sulla sua lapide: morì all’età di 23 anni. La cosa che di lei più mi colpisce, dopo aver sfogliato un paio di biografie, è come ha saputo rivoltare a suo favore un dramma, quello di una bambina lasciata sola, in balia della società, senza una famiglia, una casa, un’educazione. L’infanzia è triste e povera, in un paesino della Bassa Normandia; abbandonata dalla madre e sfruttata sessualmente dal padre, un certo Marin Plessis, noto come personaggio depravato e violento, Alphonsine Plessis si trova sola per strada, appena adolescente. Ciò che causa il suo sprofondare nell’abisso, le attenzioni sessuali degli uomini in tenera età, nel tempo diviene il suo punto di forza: è proprio dal letto, che parte la sua carriera, la sua scalata a fama e ricchezza. Dopo un anziano amante di campagna, procuratole dal padre, la robusta ragazzotta, con il suo grembiule e gli zoccoli di legno ai piedi, si trasferisce a Parigi; nel giro di un paio d’anni la vediamo riapparire, come la raffinata protagonista dei salotti parigini, adorna di abiti eleganti e di una conversazione spumeggiante. Ora è un’esile silfide, come vuole la moda. Intorno a lei, l’ammirazione entusiasta degli uomini più in vista della città e d’Europa. Come ci è riuscita? Ha iniziato nel sottobosco dei flirt parigini, in veste di Grisette (una pauvre fille in cerca di un fidanzato che le paghi la cena) nei locali danzanti, tra occasionali esperienze lavorative come sartina. Poi passa allo scalino successivo, quello di Lorette, il cui nome derivava dalla chiesa di Notre-dame de Lorette, quartiere dove molte di loro abitavano. Si diceva che “la Grisette da, la Lorette riceve.” Le Lorettes hanno amanti più ricchi, ricevono doni più sfarzosi.

Il conte Stackelberg, un uomo anziano che ha appena perduto la figlia, rappresenta la sua vera occasione. Nel romanzo di Dumas viene presentato come un’amicizia paterna e disinteressata; in realtà la prende come sua amante, pagandole un bell’appartamento arredato, vestiti e quant’altro. Di qui, di letto in letto, sempre più in alto, sempre più grandi toilettes, mobili lussuosi, cene, balli, viaggi. Si differenzia dalle altre, la giovane Alphonsine (che ora aggiunge un nobile Du al cognome Plessis del padre e cambia il nome con Marie) perché sa elevarsi e dai suoi amanti, dalle frequentazioni di teatri e salotti, assorbe informazioni, modi di fare, un’infarinata di cultura che saprà ben utilizzare. La dame au camelias, locandina dello spettacolo, A.MuchaOltre che un’ideale compagna di alcova, è anche una donna da portare fuori, con cui parlare. Frequenta i palchi dei teatri più eleganti, facendo bella mostra delle famose camelie, i suoi fiori preferiti che appunta al vestito: bianche 25 giorni al mese, rosse i restanti, un messaggio non troppo velato ai suoi compagni di letto. Cena all’elegante Maison d’or, all’angolo tra il blvd des Italiens e rue Lafitte, mentre il pomeriggio passa con il suo calessino lungo gli Champs-Élysées, lasciandosi ammirare, castamente avvolta in un lungo scialle di cachemire.

Mi ricordavo di aver incontrato spesso Marguerite lungo gli Champs-Elysées, dove andava ogni giorno, assiduamente, in un calessino azzurro, tirato da due splendidi cavalli bai; avevo notato in lei un portamento poco comune alle sue pari, che faceva risplendere maggiormente una bellezza già fuori dell’ordinario.

La signora delle Camelie, A. Dumas 

Le donne di questo Ottocento parigino, imprigionate nelle strette vesti di mogli e madri integerrime, sono attratte da lei, invidiano la sua libertà, le sue avventure. E così a poco, a poco, lei diviene un mito, una starlette della società dell’epoca, appartenente alla longeva stirpe delle grandes horizontales. Purtroppo la malattia del secolo, la tisi, la sta pian piano sfinendo, in linea col dramma che sarà. E sono inutili le stravaganti cure prescritte dai medici di allora, che brancolavano nel buio, prescrivendole latte d’asina. Così, velocemente, Alphonsine si avvicina sempre più alla morte, anche se, lei non lo sa, ma la sua breve relazione con Alexandre Dumas (1824-1895), saprà regalarle una vita più lunga, eterna nell’immaginario collettivo. Anche lo scrittore riposa poco più avanti, nel cimitero di Montmartre, vicino a colei che segnò il suo destino.

La_Dame_aux_camélias, 1846, Charles ChaplinQuando s’incontrano lui è un notevole personaggio, almeno quanto lei: un dandy ventenne che gira con un bastone dal pomo d’oro, ammantato di uno scialle di cachemire bianco in tono con la cravatta. Fa il giornalista per riviste di moda e frequenta il bel mondo. Non s’innamora perdutamente della Duplessis, come ci piacerebbe immaginare, non è stato diverso dagli altri, e anche lei non doveva aver provato sentimenti autentici, abituata com’era a vivere l’amore come un lavoro; Alexandre infatti troncherà la storia dopo un anno per il suo costo economico. Ma lui non è uno qualsiasi, è il figlio naturale (di cui porta lo stesso nome) di quell’Alexandre Dumas,  gigante della letteratura nazionale, che aveva conosciuto la gloria grazie ai Tre moschettieri. Forte dell’esempio paterno, quando Alphonsine muore, oberata dai debiti e dalla malattia, Alexandre capisce che, forse, raccontare questa storia sarebbe stata la sua occasione. Allora decide di narrare di quell’amore scandaloso, basandosi sulla sua esperienza e arricchendola di particolari romantici. Crea nel personaggio di Armand un condensato degli amanti di Alphonsine, dato che le sue storie erano sulla bocca di tutti, come quella con Agenor de Gramont, duca di Guiche. Colui che forse somiglia di più al protagonista di Dumas è però il nobile Ned Perregaux, forse l’unico a tenerci veramente, lui che infine arriverà a sposare la sua cortigiana, regalandole il titolo di contessa. Il matrimonio si celebra a Londra nel 1846, ma forse si tratta solo di una formalità, perché lei continuerà la sua vita di cortigiana fino alla fine, accumulando parecchi debiti per il suo stile di vita favoloso; negli ultimi tempi nella sua casa, invece degli amanti, si alternano dottori e creditori. Infine morirà tra le coltri di raso, nel suo lussuoso appartamento di Boulevard de la Madeleine. Dumas partirà proprio da questo luogo, dato in pasto ai curiosi dopo la sua morte allo scopo di vender tutto per pagare i debiti, per l’incipit del suo romanzo. All’asta sono presenti ex-spasimanti e ammiratori, ma anche molte donne, assetate di saperne di più su quella femme fatale, forse per carpirne i segreti.

Ora, se c’ una cosa che le signore della buona società desiderano conoscere – e infatti quelle visitatrici appartenevano appunto alla buona società – proprio la casa di quelle donne il cui guardaroba quotidiano supera per fasto il loro, e che hanno, come loro e accanto a loro, palchi riservati all’Opera e al Theatre des Italiens, e che sfoggiano, per le strade di Parigi, l’insolente abbondanza della loro bellezza, dei loro gioielli, dei loro scandali.

La signora delle Camelie, A. Dumas

E tra quel popolo di pettegoli e curiosi che visitano la casa della donna perduta, c’è anche Dickens, attratto dal lato equivoco di Parigi tanto quanto da quello solenne e colto. I pettegolezzi e le voci scandalose riempiono le pagine dei giornali ed i discorsi nei club mondani di Parigi. Così, quando Dumas pubblica la storia (1848), a solo un anno dalla morte di lei, ha un grande, immediato successo, seguito dalla versione teatrale, scritta dallo stesso autore: tutti sanno che Marguerite altro non è che Marie Duplessis. Poi, il resto è storia: il teatro, il cinema sembrano non saziarsi mai della vicenda, tanto che ora Alphonsine, la ragazza dietro le Marie, le Marguerite, le Violette, non è più lei, è divenuta una leggenda impalpabile e lontana, quanto le donne dei dipinti del Louvre e del Museo D’Orsay, o forse di più..

La mia Signora delle camelie

Quanto a me, porterò sempre il vivo ricordo di quando, da piccola, accompagnavo mia madre, che faceva la sarta, a far provare l’abito alla “Signora delle camelie.” No, non era di certo Alphonsine, non sono così vecchia. Non ricordo in realtà chi fosse o come fosse fatta questa signora; ma siccome aveva una grande sala in casa, una sorta di giardino d’inverno illuminato da una grande vetrata e pieno di fiori bianchi, mia madre, appassionata e fantasiosa lettrice, l’aveva soprannominata così. Ricordo, come fosse ora, le sue parole: “Vieni, andiamo dalla Signora delle camelie!” A me questo nome faceva sognare; e ho in mente ancora tutti quei fiori bianchi nella luce del mattino. Molti anni dopo, sola a Parigi con il romanzo di Dumas in tra le mani, avrei lasciato sulla tomba di Alphonsine Plessis un fiore pallido, finalmente dando un viso reale a quel nome che tanto aveva colpito la mia fantasia di bambina.

 

Cimitero di Montmartre,

Avenue Rachel, 20

XVIII arrondissement, Parigi

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