Ad Oxford con Lewis Carroll e Alice nel paese delle meraviglie

Un nome, una storia

Una delle cose che amo maggiormente di me è il nome. Alice mi è sempre parsa una parola aperta, musicale, vivace. Bella da pronunciare e bella da scrivere. L’unico inconveniente, chiamandoti così, è che ogni volta che vieni presentata a qualcuno, scatta implacabile la battuta: “..nel paese delle meraviglie!” Dopo che te la senti ripetere centinaia di volte, con diverse piccole varianti, diventa un po’ un’ossessione. Ma in effetti a quella vecchia storia inglese, diventata subito un classico, il mio nome deve molto. Alice ha conosciuto una fama planetaria proprio grazie a Lewis Carroll che, in un lontano pomeriggio di luglio – siamo esattamente a Oxford nel 1863 – ha inventato una stravagante storia per distrarre la sua piccola amica, mentre fanno una gita in barca sul Tamigi. Lei ha sette anni anni, si chiama Alice Liddell, ed è la figlia del decano dell’Università di Oxford, dove lavora e risiede Carroll. Una morettina dallo sguardo puntuto e intelligente, messo in risalto da una frangetta corta e spigliata, che la fa un po’ hipster ante-litteram. Alice Liddell, fotografata in veste di mendicante da C.DodgsonLa bizzarra storia che il professore di matematica Charles Lutwidge Dodgson, questo il suo vero nome, narra alla bambina, viene messa per iscritto e regalata ad Alice il Natale seguente. Riscuote un tale successo tra amici e familiari che, si insiste con l’autore, deve assolutamente farla pubblicare. Così l’ambizioso Dodgson non se lo fa ripetere due volte e, sotto il nom de plume di Lewis Carroll ( già utilizzato nove anni prima in una poesia) pubblica a sue spese la storia nel 1865, con le affascinanti illustrazioni di John Tenniel. Ed è subito bestseller. Da allora fino alla morte, Carroll visse nell’agiatezza grazie ai proventi del libro, agli adattamenti teatrali, operette e altre iniziative commerciali, come la vendita di piccoli oggetti, astucci o giocattoli inventati da lui, edizioni con rilegature pregiate etc. Scrisse anche un seguito, oltre ad altre opere di minor successo, intitolandolo Attraverso lo specchio (1872). La favola di Alice, così complessa e surreale, ha ispirato intellettuali ed artisti quali James Joyce e Salvator Dalì; la sua importanza viene riconosciuta e celebrata dalla città di Oxford, dove il 4 luglio di ogni anno si festeggia l’Alice’s Day, in ricordo di quella lontana estate sul Tamigi. Il manoscritto originale di Alice nel paese delle meraviglie però non si trova più in città, ma è custodito alla British Library di Londra, insieme ad altre opere-cardine della letteratura inglese. Tuttavia dietro questa storia ci sono anche molti lati oscuri, mai perfettamente chiariti…

Oxford: chi c’era dietro a Lewis Carroll

Incuriosita da questa favola ambigua, che in un certo senso mi ha segnato la vita, quando ho fatto un viaggio on the road in Inghilterra non ho potuto fare a meno di visitare il luogo in cui ha avuto origine la storia; ad Oxford infatti si possono rintracciare le orme del suo autore, che lì visse 48 anni fino alla morte nel 1898 e di Alice Liddell, rimasta in città fino al matrimonio nel 1880.

La città, raggiungibile in pullman da Londra con un ora e mezza di viaggio, è romantica e misteriosa, proprio come ci si aspetterebbe; sui muri color miele degli antichi college si arrampica una soffice coperta d’edera, mentre le atmosfere gotiche e vittoriane proiettano il visitatore indietro nel tempo. Le librerie e i caffè studenteschi d’inverno sono affollati dagli studenti, mentre d’estate si riempiono di turisti. Qualche universitario però lo si incontra ancora, magari mentre sta mostrando gli alloggi alla sua famiglia venuta in visita, come mi è capitato di vedere. In effetti, a guardarla bene, Oxford è anche una città istrionica, piena di fantasia, un humus variegato nel quale far germogliare delle storie, tra sculture bizzarre, palazzi che paiono castelli, angoli ombrosi in riva al fiume.. insomma, ben si sposa al fascino particolare di Oxford la definizione che ne ha dato il poeta Matthew Arnold, di città dalle guglie sognanti.

Se cercate, come ho fatto io, le tracce di Lewis Carroll e di Alice evitate i negozi traboccanti di souvenir commerciali e dirigetevi verso il posto giusto, il Christ Church College, uno dei più antichi e famosi di Oxford. Dal 1524, quando ha aperto i battenti, ad oggi ha contato molti studenti celebri, come Albert Einstein e diversi primi ministri inglesi ed è solo dal 1978 che accoglie anche le donne. In passato infatti questo era un mondo maschile ed aristocratico, dove sia gli alunni che i professori avevano nomi altisonanti (e ancor oggi non pare troppo diverso, a parte le studentesse..).

La maestosità del luogo riflette questa nobile e ricca ascendenza, che ha ispirato anche la saga di Harry Potter; la Great Hall infatti è stata presa a modello per la sala mensa di Hogwarts. Tornando a Dodgson, ha 18 anni quando s’iscrive al Christ Church College, dove aveva studiato anche il padre. Lewis Carroll, autoritratto, 1857Nato nel gennaio del 1832 nel villaggio di Cheshire Daresbury, Dodgson è il terzogenito e primo figlio maschio degli undici pargoli di un curato della Chiesa Anglicana. Viene educato in casa i primi anni, in un ambiente conservatore e rigido, mentre il tempo libero lo passa giocando con le sette sorelle. D’intelligenza precoce, diventa subito l’orgoglio di famiglia, anche se il padre rimane piuttosto freddo e autoritario nei suoi confronti. Unico indizio di qualcosa d’irrisolto è la balbuzie, di cui non si libererà mai completamente. Quando entra nel mondo colto ed elitario di Oxford ottiene però molti successi, sia sul piano degli studi che su quello sociale. Dopo la laurea con lode in matematica, diventa diacono e gli viene attribuito il titolo di reverendo; non prosegue oltre la sua carriera ecclesiastica e ottiene una cattedra al Christ Church, che conserverà per 26 anni. Docente svogliato e poco carismatico, canalizza la sua vena creativa nella letteratura e nella nuova arte del momento: la fotografia. E qui iniziano le ombre. Il periodo vittoriano, caratterizzato da un severo moralismo, aveva però delle scivolate di gusto che a volte raggiungevano la perversione. Fotografare e dipingere bambine, spesso nude ed in pose languide, era infatti di gran voga a quei tempi. E Dodgson non si fa scappare l’occasione; nel 1855 acquista la prima macchina fotografica e presto inizia a ritrarre ragazzine.

Per tutta la vita si circonderà di amiche-bambine che posano per lui, anche nude, e lo vanno a trovare di preferenza sole, come da lui richiesto. Inoltre si accerta coi genitori se siano “baciabili”. Com’è educato! Il reverendo Dodgson abita in un appartamento del College (oggi non visitabile), protetto da una grande porta di quercia verniciata di verde scuro. Lì dietro si celano ambienti arredati col classico gusto vittoriano: il salotto pieno di ninnoli, tra cui molti giocattoli costruiti da Dodgson stesso, gli scaffali traboccanti di libri ed un bel caminetto. Poi ci sono lo studio fotografico e la camera oscura; tra le ombre di queste stanze il bizzarro professore rimane solo con bambine dai 4 ai 16 anni. Le sue lettere ai genitori delle giovanissime modelle hanno un tono piuttosto ambiguo e sinistro:

..ma  in entrambi i casi vorrei sapere esattamente qual’è il minimo di vestiti con cui posso riprenderla, e a tali limiti mi atterrò rigidamente. Spero che, ad ogni modo, possiamo spingerci fino a un paio di calzoncini da bagno, anche se per parte mia preferirei assai fare a meno anche di questi, e sarò lietissimo se dirà che posso riprenderla  “in qualsiasi modo piaccia alla bambina”.

Lettera a Mrs Mayhew, C. L. Dodgson, 26 maggio 1879

 Se fossi certo che, qualunque forma di fotografia lei mi consentisse di tentare quando lei fosse qui, me la consentirebbe anche quando non vi fosse, sarei felicissimo di adottare qualsiasi soluzione;[…] Ma il fatto che lei considera la sua presenza essenziale, il che equivale a dire “non posso fidarmi di lei” ha tolto qualunque piacere io avrei potuto derivare dal fare tali fotografie, e la maggior parte del del mio desiderio di fotografare ancora le bambine, in qualsiasi modo.

Lettera a Mrs Mayhew, C.L. Dodgson, 9 giugno 1879

Visita al Christ Church College

Accantonando i sospetti sui gusti discutibili del suo autore (su cui infuria un dibattito secolare), il racconto di Alice nel paese delle meraviglie rimane un capolavoro della letteratura inglese e sono molte le tracce nel Christ Church che riportano a questa favola. I visitatori entrano attraverso i Meadows Buildings, dove lo stile gotico veneziano assume un aspetto ombroso e pittoresco, tipico del romanticismo inglese. Nel giardino del college si incontra subito un luogo importante. C’è una porticina che probabilmente ha ispirato la tana del Bianconiglio attraverso la quale Alice precipita nel paese incantato; questa minuscola porta conduceva in realtà dal giardino del Christ Church a quello del decanato ed Alice, insieme alle sue sorelle, la attraversava per andare a giocare. Il chiostro del XV secolo, che apparteneva all’antico Priory of St Frisdeswide, aumenta l’aura fiabesca del luogo.

Nell’immensa Great hall, dove troneggia il ritratto del padre di Alice, il decano Liddell, ci sono molti particolari da notare, ricollegabili alla favola. Il ritratto di C.L. Dodgson, Great Hall, Christ Church College, OxfordGli alari in ottone del caminetto, ad esempio, sono figure allungate dal collo straordinariamente sinuoso e sembrano uscite da un cartone animato: impossibile non vederci qualcosa di quello che succede ad Alice, quando il suo corpo si allunga e si restringe magicamente a seconda di quello che assaggia. Carroll stesso è presente in un dipinto tra i tanti personaggi illustri del collegio docenti del Christ Church; aveva un aria languida coi capelli delicatamente arricciati sui lati e quel non so che di indefinito, adolescenziale che non l’abbandonò mai, nemmeno da anziano.

Nella vetrata della finestra, detta “Alice’s Window“, creata nel 1985 da Patrick Reyntiens, si trova il ritratto della stessa Alice Liddell e quello di Carroll, oltre ad altri personaggi fantastici della storia. Poi si continua il percorso scendendo una grandiosa scalinata e passando sotto un arco di pietra, fino a sbucare nell’assolato Tom Quad, il cortile quadrato.

Nell’angolo nord-ovest del Quad si trovava l’appartamento di Dodgson, che abitò prima al piano terra, dove scrisse la Alice nel paese delle meraviglie, poi in quello al piano superiore, nel quale rimase fino alla morte. Da qui si arriva alla Christ Church Cathedral, la più piccola cattedrale del paese, dove sia Dodgson che la famiglia Liddell assistevano alla messa.

In giro per Oxford

Fuori dal college, al numero 83 di S.Aldates, c’è invece una porta rossa, la stessa del negozio dove Alice Liddell amava comprare i suoi dolci di zucchero d’orzo. Oggi ospita l’Alice’s Shop e l’atmosfera, evidentemente, è piuttosto commerciale. All’Oxford University Museum of Natural History si può osservare invece una creatura estinta che sicuramente ispirò lo scrittore: il Dodo, uccello leggendario che Dodgson amava molto anche per un gioco di parole legato alla sua balbuzie (Do-Do-gson);

il dodo nella favola, insieme ad altri animaletti, accoglie Alice nel Paese delle Meraviglie. Oggi lo si può vedere anche decorare le cornici della Bodleian Library, insieme ad altre creature di fantasiosa provenienza, ma le sculture sono recenti. Per entrare veramente nell’atmosfera di Alice nel paese delle meraviglie basta lasciare il centro, trafficato e pieno di turisti, per incamminarsi lungo il fiume.

Lasciarsi sedurre dalla quieta bellezza di una passeggiata sotto querce ed aceri è facile, mentre l’acqua del Tamigi che scorre lì accanto ti porta indietro nel tempo; il Folly Bridge è uno dei ponti più caratteristici di Oxford, dove si può noleggiare una barca per una gita sul fiume, come quella di Dodgson con le sorelle Liddell.

Chi era veramente Alice?

Sono molti i ninnoli ed i luoghi legati al ricordo di Alice in questa città, che nel 2015 ha festeggiato i 150 anni dalla pubblicazione del libro; ma chi era la famosa ragazzina che ispirò Lewis Carroll? Lei non assomigliava alle illustrazioni di Tenniel, nè alla famosa biondina del film Disney. In realtà era una ragazzina dal fascino ombroso, che faceva parte della migliore aristocrazia colta cittadina e che fu per molto tempo la bambina-amica di Dodgson, seguita poi da molte altre.

Fino dal 1863 la famiglia Liddell, in particolare le sorelle Alice, Lorina ed Edith, è stata il soggetto fotografico preferito di Dodgson; poi bruscamente ogni contatto viene tagliato.Alice Liddell nel1932 I motivi sono tuttora sconosciuti, forse il presunto amore di Dodgson per Alice. Per anni si è tramandata l’immagine del solitario ed infelice professore di matematica ossessionato da un sentimento platonico ed ideale per la piccola Alice. Secondo alcuni biografi, lei fu solo la casuale ispiratrice del racconto e lui fu attratto da molte altre minorenni, fino a che punto poi, non è dato saperlo. Di lei sappiamo che dopo questa strana esperienza ebbe una vita normale, con il matrimonio e tre figli, di cui due morti prima della madre durante la guerra. Divenne anche una buona pittrice di acquerelli e girò l’Europa insieme alle sorelle Lorina ed Edith. Al funerale di Dodgson non andò, ma accettò, anni dopo, la Laurea Honoris causa in lettere che le offri l’Università della Columbia in occasione del centenario della nascita di Dodgson. Nel 1928 vendette il manoscritto originale donatole dall’aurore, aggiudicato all’asta per 15.400 sterline, una cifra altissima per l’epoca. I suoi veri ricordi di quell’uomo dai modi strani, che amava ritrarla da bambina facendone l’eroina del suo mondo di fantasia, saranno sepolti con lei per sempre.

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