L’oro e l’argento. Autunno in Baviera

Ancora Monaco,  fra passato e futuro

La prima volta che visitai Monaco fu diversi anni fa, con un viaggio universitario. Partiti da Bologna, ricordo che attraversammo il confine di notte, in treno; dall’Austria passammo alla Germania sul fare dell’alba. Dormimmo nelle cuccette solo poche ore, perché avevamo fatto festa fino a tardi. Un bizzarro impiegato delle ferrovie tedesche era passato a venderci la birra in pieno stile Oktoberfest… In un autunno caldo e nostalgico, ho deciso di fare ritorno in quella città, che all’epoca mi aveva molto colpita, nonostante la pioggia fredda che velava il cielo di grigio e la preoccupante tendenza dei cuochi tedeschi a infilare pezzi di würstel ovunque: da vegetariana quale sono fu una vera impresa sopravvivere a quel viaggio!

Questa volta raggiungo più velocemente la Baviera da Bologna grazie ad Airdolomiti, partendo in compagnia di una dolorosa amica che conosco bene, la mia sciatica; praticamente ho il passo di una 90enne. Dal Franz Josef Strauss (MUC), a circa 30 chilometri dal centro della città, prendo la metro regionale S-Bahn (le linee S1 e S8 partono ogni 20 minuti e ne impiegano circa 40 per la München Hauptbahnhof e per Marienplatz; si può fare il biglietto singolo o il giornaliero comprensivo degli anelli urbani di Monaco). Ecco accogliermi, in un mattino nebbioso di fine ottobre, la bella Monaco, terza città tedesca per numero di abitanti. E’ una metropoli ricca, proiettata verso il futuro grazie ad industrie iper-tecnologiche; l’atmosfera moderna convive in piena armonia con il suo lato più tradizionale e rurale. Gli abiti tipici bavaresi, a dir il vero un po’ buffi, li portano ancora in molti, soprattutto il personale di locali, bar e ristoranti. Attraversata dal fiume Isar, Monaco è anche una città verde, con parchi meravigliosi, come l’Englischer Garten.

Uno degli aspetti più caratterizzanti della capitale bavarese, oltre al folclore, è l’arte; le sue magnifiche collezioni riflettono i gusti dei Wittelsbach, la dinastia reale che governò la Baviera dal 1180 fino al 1918. Agli inizi dell’Ottocento i sovrani decisero di trasformare Monaco in una delle più importanti città d’arte d’Europa ed allo scopo si creò un vero e proprio quartiere dei musei, la Kunstareal o Museumvirtel, nella zona di Maxvorstadt. Si trattava di uno spazio raffinato, d’ispirazione neoclassica; in seguito il desiderio di ospitare un’ideale enciclopedia dell’arte è proseguito e completato nel 900′ con audaci tocchi d’avanguardia.

Prime esplorazioni in città: Marienplatz e la sua storia

Dopo aver depositato la valigia in quella che sarà la mia base operativa, l’Hotel Am Sendlinger Tor, un 3 stelle a due minuti dalla piazza principale, mi addentro nell’Aldstad, la Città Vecchia racchiusa tra le porte Karlstor, Sedlinger Tor e Isartor. Raggiungo subito la bella Marienplatz, il cuore caldo di Monaco.

Tradizionale, affollata e peperina, questa piazza risale all’epoca di fondazione della città, quando vi si teneva l’antico mercato; quest’uso prosegue tutt’ora, seppur in versione cartolina turistica, con i tradizionali mercatini natalizi. Su Marienplatz incombe la monumentale facciata del Neues Rathaus, il Nuovo Municipio, una favola neo-gotica che sembra sfidare il cielo coi suoi pinnacoli aguzzi. Il Glockenspiel, l’orologio incastonato nella sua torre, ogni giorno alle 11 da’ spettacolo grazie al carillon meccanico, aggiungendo un ulteriore tocco di fantasia. Nel lato orientale di Marienplatz si trova il Vecchio municipio, l’Altes Rathaus, gioiello del tardo-gotico tedesco, completamente ricostruito dopo la guerra. Fu proprio da qui che il gerarca nazista Joseph Goebbels pronunciò uno dei suoi discorsi più nefasti, incitando la folla contro gli ebrei nel 1938. In mezzo alla piazza svetta la Colonna della Vergine, la Mariensäule, centro esatto della città a partire dalla quale vengono misurate tutte le distanze all’interno di Monaco; l’oro della sua Madonna scintilla sotto il sole, in contrasto coi toni argentati della torre del Neues Rathaus.

Un pomeriggio tra i capolavori dell’Alte Pinakothek

Ritemprata con una zuppa calda di pomodoro in uno dei caffè della piazza, sono pronta per iniziare il mio ripasso di storia dell’arte, decine di secoli in versione accelerata. Per accedere alla zona dei musei c’è il tram, che rimane il mezzo più piacevole e comodo per spostarsi in città (27, 28, N27 – Fermata: Pinakotheken). Il biglietto singolo giornaliero, valido fino alle 6 del giorno seguente, si fa alle macchinette automatiche; il costo varia in base alle zone visitate, in genere se si visitano i musei cittadini va bene zona Innenraum-anelli 1-4.

Scesa dal tram, mi accolgono i toni caldi dell’autunno. Le chiome degli alberi circondano di un alone ambrato i maestosi edifici che sto per visitare, mentre per terra si stende un soffice tappeto d’oro; sono le foglie cadute, che crepitano dolcemente quando ci poso sopra il piede. Inizio con ordine, dai dipinti più antichi conservati nell’Alte Pinakothek, una delle più prestigiose gallerie d’arte del mondo, inaugurata nel 1836. Ospita, distribuita su due piani, un’ampia collezione di dipinti europei dal XIII al XVIII secolo. La sua vocazione cosmopolita è evidente perché italiani, francesi, olandesi e fiamminghi si affiancano alla nutrita collezione di opere tedesche.La battaglia di Isso, 1529, Albrecht Altdorfer, Alte Pinakothek , Monaco

Rimango ipnotizzata per diversi minuti davanti al cielo tempestoso della Battaglia di Isso, dipinta nel 1529 da Albrecth Artdorfer. Poco dopo ammiro le grazie delle Marchesa di Pompadour, ritratta da Boucher nel 1756 tra sete e merletti; poi sbarco sul gozzovigliante Paese della Cuccagna di Bruegel il Vecchio (1567). E infine, mi ritrovo davanti il vero macho del Rinascimento tedesco: la collezione di Albrecht Dürer è la più vasta la mondo e comprende anche il famoso autoritratto del 1500. Autoritratto con pelliccia, 1500, Albrecht Dürer, Alte Pinakothek , MonacoCon quei capelli lunghi e lo sguardo da duro avrebbe fatto furore nel grunge degli anni 90’! Con la mia schiena che fa le bizze dopo questa giornata intensa, torno in hotel con una panino al formaggio e una birra. Gute Nacht!

Il figlio segreto di Manet e l’oro dei girasoli alla Neue Pinakothek

Il giorno seguente, rinfrancata da 8 ore di sonno e con il nervo sciatico anestetizzato da un potente antinfiammatorio, diciamo quasi una droga, salgo sul tram e scendo davanti alla Neue Pinakothek, la sorellina più giovane della galleria visitata ieri. Si focalizza sui dipinti del XIX secolo e fu inaugurata pochi anni dopo l’Alte, nel 1853. Un eccelso curatore, lo storico dell’arte Hugo von Tschudi, acquistò molte opere d’avanguardia ed oggi la collezione di impressionismo e post-impressionismo è la migliore di Germania.

Tra i numerosi capolavori c’è il quadro di Manet, Colazione nello studio (1868), una finestra aperta su di un interno borghese dell’800’, con la figura di un giovane elegantone; è il figlio illegittimo del pittore, Leon Koella Leenhoff, nato dalla relazione con la sua sua insegnante di piano Suzanne, poi divenuta sua moglie; alcuni sussurravano che invece fosse il figlio del padre di Manet….robe da soap opera!

Gli scintillanti Girasoli di Van Gogh mi mandano in sollucchero e il vaporoso Ritratto di Margaret Stonborough-Wittgenstein, uscito dal pennello di Klimt in occasione del suo matrimonio nel 1905, mi da il colpo di grazia. Cosa volere di più dalla vita??

Nel pomeriggio tardo mi dedico all’esplorazione della Città Vecchia, punteggiata di palazzi storici e di chiese imponenti. Di queste ce n’è proprio per tutti i gusti. La quattrocentesca Frauenkirche, segna lo skyline cittadino con le sue altissime cupole, mentre la Peterskirche vanta diversi primati: sorge sul punto più alto della Città Vecchia ed è l’edificio più antico di Monaco, dato che fu costruita nel XII secolo. Theatinerkirche è l’esempio più interessante del barocco italiano a Monaco, ma la settecentesca Asamkirche è la regina indiscussa delle chiese cittadine.

Il trompe-l’oeil barocco riveste completamente gli interni della chiesa, creando un effetto di spaesamento e mistero, un vero viaggio nell’Altrove. Magnifica. La sera raggiungo a piedi, in una manciata di minuti, la famosa birreria bavarese Fraunhofer, in Fraunhoferstrasse 9; l’atmosfera è vivace, folcloristica e sul menù ci sono anche piatti vegetariani; spesso si organizzano spettacoli e concerti. E’ un locale che spinge alla socializzazione, per la vicinanza dei tavoli e l’aria friendly, così finisco per brindare allegramente con altri italiani, naturalmente con la birra!

Il fascino spettrale della Residenz

Oggi mi reco nell’elegante zona nord della Città vecchia; qui si trova palazzo reale, la Residenz (S-Bahn fermata di Marienplatz, U-Bahn: fermata di Marienplatz o Odeonsplatz), attorno alla quale aleggia un aura di mistero ed austerità che la rende diversa da altre dimore europee dello stesso genere, come la sfarzosa Versailles. La residenza ufficiale dei monarchi bavaresi dal 1385 al 1918, è un immenso complesso, forse il più grande palazzo urbano tedesco, solo di cortili se ne contano almeno 10! Fu ampliata mano a mano dai diversi proprietari, ragion per cui si fregia di uno stravagante mix di stili che rispecchia il variare del gusto, dal gotico al rococò; in complesso si può dire che ha una personalità tutta sua e un carattere decisamente tedesco. I ritratti della nobile stirpe che ha vissuto tra queste stanze, i Wittelsbach, la dinastia che ha dato i natali anche alla principessa Sissi, sono esposti a centinaia nelle prime sale del percorso di visita.

Purtroppo l’esplorazione della Residenz è funestata da disagi organizzativi, perché una parte del palazzo è aperta la mattina, un’altra al pomeriggio. Uno degli ambienti più suggestivi è l’Antiquarium, aggiunto nel XVI secolo insieme alla nuova ala, che venne a creare il cortile Grottenhof. E’ una delle più vaste sale cerimoniali del Rinascimento, e il suo fascino severo soggioga il visitatore, mentre passeggia sotto la splendida volta del soffitto. Nelle 130 stanze della Residenz ce ne sono alcune molto eleganti, altre decisamente sinistre, come il Reliquiensammlung, la stanza delle reliquie accumulate durante l’epoca controriformistica. Tra teste e mani mummificate l’effetto è orribilmente interessante!

All’interno della Residenz sono ospitati anche il delizioso teatro rococò Cuvilliés e alcuni musei, come quello egizio, e il gabinetto di porcellane. Intorno al palazzo reale si spargono edifici chic e sfarzosi. La Max-Joseph-Platz, costruita da Leo von Klenze nel 1826-35, si adorna di una cintura di bei palazzi neoclassici. L’ispirazione greca è evidente nell’architettura solenne del Teatro nazionale, celebre per le rappresentazioni di Wagner. La sera mi concedo il magico binomio relax-risparmio: cibo da asporto, un po’ di lettura e poi il meritato risposo.

Passeggiando alla Pinakothek der Moderne

Oggi mi dedico alla Pinakothek der Moderne, che conclude idealmente il mio percorso nella storia dell’arte; aperta nel 2002, comprende opere del XX e XXI secolo. Una carrellata stupefacente di dipinti, sculture ed installazioni si fa ammirare nelle luminose gallerie del museo; da Matisse ai surrealisti, dalla Nuova Oggettività tedesca alla Pop Art, fino al Museo del Design…..nei tre piani della Pinakothek brucia più che mai la fiamma della creatività e dell’audacia! Tra tutte le opere, il mio cuore batte forte per quelle delle avanguardie storiche. I colori acidi e stridenti del Die Brücke mi conquistano, come il bellissimo Nudo sul sofa’ (1909) di H. Heckel. La sera, sotto una luna d’argento, cammino fino al Prinz Myshkin  in Hackenstraße 2, fantastico vegetariano consigliato dalla Lonely Planet. Ambiente sublime, cibo ottimo! 

L’ombra del nazismo: il campo di concentramento di Dachau

In questa giornata mi dedicherò ad un escursione particolare: visiterò il campo di Dachau. Fu il primo campo di concentramento nazista, aperto il 22 marzo 1933 da Heinrich Himmler; una sorta di crudele di banco di prova, che servì da modello per tutti gli altri campi. Per raggiungere la cittadina, 20 km a nord ovest di Monaco, prendo il treno S2 dalla Hautbanhof (direzione Dachau/Petershausen) e scendo alla stazione di Dachau dopo circa 25 minuti di viaggio. Poi salgo sull’autobus 726 verso Saubachsiedlung, che mi lascerà all’ingresso del memoriale (KZ-Gedenkstätte). Mentre l’autobus viaggia lento sotto il sole, avvicinandosi al sito del campo, io non faccio che chiedermi se queste linde case borghesi, che sfilano dai finestrini coi loro giardini curati e le facciate intonse, esistevano già all’epoca del campo. Se si, i loro abitanti sapevano quello che accadeva solo qualche metro più in là dalle loro candide porte?

Giunta al Memoriale di Dachau, dopo aver oltrepassato la tristemente celebre scritta Arbeit macht frei del cancello, trovo il campo deserto, tetro; per terra ci sono grandi rettangoli ghiaiati, le tracce dei profili delle caserme con le baracche che oggi non esistono più. Alcune sono state ricostruite, così come le torrette. Nulla che vedere con Auschwitz, in Polonia, dove troverò molti effetti personali dei prigionieri e diversi edifici ben conservati. Il campo di Dachau era un rettangolo di 300×600 metri, con la zona delle baracche suddivisa per categorie (malati, sani, e coloro che necessitavano di una “maggiore punizione”). A nord est si trova, ancora intatta, la camera a gas, che sembra non abbia mai funzionato. L’atmosfera è sinistra, glaciale; lì dentro pare che manchi l’aria e che il soffitto si stia schiacciando verso il basso; accanto ci sono i forni crematori che purtroppo hanno bruciato molti corpi, attestati dai documenti 32.000, in realtà molti di più. L’audioguida, noleggiata la Centro visitatori e disponibile in italiano, si dimostra un supporto molto utile, perché spiega la storia di Dachau e si avvale anche delle registrazioni dei racconti dei prigionieri in diverse lingue, raccolte qualche tempo dopo la liberazione.  Le loro parole suscitano la partecipazione emotiva nel visitatore ed aiutano ad immaginare com’era una volta questo luogo. Durante la visita assisto anche alla proiezione di un film-documentario “Il campo di concentramento di Dachau 1933-1945″(1969), in cui si vede, tra le altre cose, la scena (reale) dei tedeschi fatti entrare nel campo dopo la liberazione. E’ la gente di Dachau e dei dintorni. Le donne piangono, gli uomini hanno i volti lividi, tirati. Dopo questa giornata intensa crollo sul letto con un panino; sono emotivamente provata, con la testa altrove.

Un tuffo nella vita del pittore fin de siècle

Il giorno seguente cambio completamente scenario e mi tuffo indietro nel tempo, nella vita di un famoso pittore simbolista; visiterò Villa Stuck  (da Marienplatz S-Bahn S1 verso Munchen Ost. fermata Isartor, poi tram 16 direz. St.Emmeram, fermata Villa Stuck).

Il padrone di casa era Franz Von Stuck (1863-1928)un’ometto baffuto e dall’aspetto tenebroso, che ha creato alcune delle immagini più intense del simbolismo fin de siècle, come il famosissimo Peccato (Die Sünde) riprodotto in molte copie. La sua residenza (1898), quella di un pittore affermato e ricco, riflette le atmosfere dei suoi quadri: mistero, suspence e un’elegante decadenza. E’ divenuta museo dal 1992. Tra sculture dorate, muri color prugna e arredi stile liberty, il tempo scorre via veloce.

Il primo piano della casa ospita mostre temporanee ed istallazioni moderne e d’avanguardia. Sperimento la sensazione di un quadro di Friedrich, il famoso pittore romantico tedesco, entrando in un ambiente buio e pieno di nebbia; mi ci spinge praticamente dentro uno degli addetti ridacchiando sotto ai baffi. L’installazione di Gotthard Graubner Nebelraum – Hommage à Caspar David Friedrich (1968) vuol forse riproporre i mari di nebbia del famoso artista. Dopo i primi minuti il disorientamento, l’assoluta mancanza di visuale e il sapore dolciastro della nebbia artificiale mi fa sgambettare all’indietro verso l’uscita! Il tizio del museo appare molto soddisfatto. Per la serata finale del mio viaggio torno al Fraunhofer, per godermi una serata tradizionale bavarese.

Arrivederci Monaco

La mia ultima mattinata a Monaco trascorre tra i dolori alla schiena e un po’ di shopping “immaginario” della serie guardare e non comprare… a Briennerstraße sfilano le vetrine di antiquari, e quelle dei negozi di arredamento, oltre alle boutique con le famose porcellane Nymphenburg. A Maximilianstraße si trovano invece i proibitivi e lussuosi monomarca, da Chanel a Hermes.

Praticamente zoppa a causa della sciatica, me ne torno in Italia con negli occhi ancora l’oro autunnale di Monaco e la sua luna d’argento. Ho un solo rimpianto: non aver visto il castello Neuschwanstein, fatto costruire da Ludwig II nel sud-ovest della Baviera. Vorrà dire che sarà un ottima scusa per un’altra spedizione, Monaco, parte III!

 

Viaggio dell’autunno 2012

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