Come nasce un viaggio?

 

Si vien colti dall’imperiosa urgenza di muoversi, e quel che è più, di muoversi verso un luogo preciso. E’ dunque un’urgenza  duplice: mettersi in moto e sapere in che direzione.

D.H.Lawrence, Mare e Sardegna (1921)

Ultimamente mi capita spesso di pensare al momento in cui nasce un viaggio. L’idea di partire per una nuova avventura germoglia nell’immaginazione di ciascuno nei modi più disparati. C’è chi accetta semplicemente la proposta del compagno o di un amico, che risveglia un interesse sopito verso qualche luogo; qualcun altro invece sperimenta un desiderio improvviso, magari davanti alle pagine di una rivista di viaggi o di un blog.

Per quanto mi riguarda, il “fenomeno” avviene tutto nella mia testa: da viaggiatrice solitaria quale sono, tengo le redini delle mie avventure ben strette e mi godo gli istanti in cui si forma nella mia mente la voglia di partire. In realtà quest’irrequietezza, quest’ansia di spostarsi e veder cose nuove, non passa mai, è sempre lì in agguato, in un angolo del cervello.

Perché divento irrequieto dopo un mese nello stesso posto?

Bruce Chatwin, L’Alternativa nomade, lettere 1948-1989. (2013)

Ogni più piccolo stimolo può risvegliarla e farle acquisire sostanza, come un film, un libro o le parole di qualcuno che racconta delle sue ultime vacanze. A volte non serve neppure uno stimolo esterno: ti alzi e senti che si è fatta ora di partire, di nuovo.

Le nostre valigie logore erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; dovevamo rimetterci in viaggio. Ma andava bene così, la strada è vita.

Jack Kerouac, Sulla strada (1958)

A pensarci bene, la fase iniziale di viaggio per me si riveste di magia e sacralità, quasi come il primo incontro con una persona speciale. Una sorta di colpo di fulmine, improvviso ed abbagliante. Così è successo con il mio next stop, Lisbona, una destinazione che per anni ho ignorato fino a che qualcosa è iniziato a cambiare. Ho cominciato ad avvertire un certo formicolio nello stomaco quando sentivo nominare quella città, e poi, d’un tratto, bam! Mentre stavo facendo zapping in tv, sono capitata casualmente su di un film dal titolo magnetico, Treno di notte per Lisbona (2013, Billie August).

Una scena da "Treno di notte per Lisbona", film di Billie August, 2013

Sono rimasta ipnotizzata dal fascino di Jeremy Irons; in quella scena si trovava sul traghetto che attraversa il fiume Tago, sulle tracce di uno scrittore straordinario che gli era capitato casualmente di leggere. La città di Lisbona risplendeva sotto il sole portoghese; una marea di tetti color pastello, che mi hanno dato una sensazione di déja-vu. Sono corsa in biblioteca e mi sono aggiudicata subito il romanzo di Pascal Mercier (2004) da cui è stato tratto il film. Scalino successivo: in neanche mezza giornata mi son decisa e ho prenotato i voli con la Tap. Si va in Portogallo! Tra l’altro adoro le città affacciate sull’acqua e ancor più quelle con i ponti lunghi e romantici, che sanno d’infinito, quasi collegassero le rive opposte di uno stesso sogno. A Lisbona infatti potrò posare gli occhi sul Ponte 25 de Abril, un’opera ingegneristica dalla bellezza surreale.

Sempre un ponte ha “causato” la mia breve visita in Svezia della scorsa estate. Nel mio viaggio a Copenhagen infatti ho inserito una scappata a Malmö, dove mi sono crogiolata nel panorama del Ponte di Øresund , che mi aveva rapita fin da quando lo avevo osservato in una foto, vista chissà dove.

Devo ammettere però che la scelta di un particolare luogo della terra, da scoprire o ritrovare, dipende anche da fattori concreti, e non in piccola parte. Si tratta di motivazioni molto meno poetiche, decisamente fuori dalla mia personale sfera di sentimenti e desideri. Lo confesso, io in genere vado dove volano gli aerei che partono dall’aeroporto Marconi di Bologna. Ebbene sì, la comodità dell’aeroporto più vicino incide molto sulle mete di viaggio. Sia per questioni di budget, che di trasporto e quindi di tempo. Non è comunque dietro casa, dato che da Ravenna, dove abito, si impiega circa un’ora abbondante di auto per raggiungerlo, ma sempre meglio di Roma o Milano. Se ho a disposizione solo pochi giorni per questioni di lavoro o di un conto in banca ai minimi termini, infatti, non posso certo permettermi una vagonata di km di auto o di treno per solo per prendere il mio aereo!

Il mio problema è che il Marconi non offre certo lo stesso ventaglio di destinazioni low cost di altri aeroporti più grandi. In questa cornice un po’ ristretta, il secondo fattore che condiziona la scelta è sempre il mio portafoglio: c’è un volo super economico? Bene, lo compro! 9,90 euro per la Spagna o la Francia sono veramente pochi. Prima di procedere con l’acquisto, se nella mia mente non è già scattato il click con quella destinazione, mi documento su internet; indago per capire quali siti ed attrazioni di quella particolare meta si possono agganciare ai miei interessi. Se ne scopro, è fatta. Nella maggior parte dei casi, quindi, la destinazione va a soddisfare qualcuna delle mie passioni, come l’arte, i musei, la letteratura. In altre circostanze il legame è più annacquato, ma prevale il senso di scoperta: come sarà questo luogo mai visitato? Che sapore avrà l’aria? Quando sono partita più per l’occasione economica e per la novità della destinazione, che per un primitivo interesse, ho avuto esiti diversi. In certi casi è stata una scelta azzeccata e sorprendente, in altri quel paese è rimasto una destinazione di seconda mano.

Più di frequente è l’imperiosa voglia di visitare proprio un luogo in particolare che mi impone di partire, anche affrontando costi maggiori e qualche scomodità. Ad esempio mi è capitato con l’Ermitage; questo incredibile museo lo sognavo da anni e un giorno finalmente mi sono decisa a ad organizzare un viaggio in Russia. Il volo per San Pietroburgo non era economico, avrei dovuto sbrigare anche le pratiche di visto e fare un cambio a Francoforte, ma, santo cielo, ne è valsa la pena! Quando mi sono trovata davanti alle mura di smeraldo dell’Ermitage ho dimenticato i soldi spesi, le fatiche del viaggio, le lungaggini burocratiche.

Certe volte a suscitare il mio interesse è invece un mezzo di trasporto particolare. Ad esempio l’Eurostar, che percorre il tunnel sotto al Manica; ricordo che stavo leggendo un diario di viaggio che ne parlava sul sito di Turistipercaso e nella mia testa è scattato qualcosa. L’idea mi ha fruttato un magnifico viaggio tra Inghilterra e Francia, due destinazioni già visitate, ma riscoperte con piacere. Attraversare il mare sottoterra era un’esperienza che solleticava decisamente la mia immaginazione. Qualcosa di epico, che un po’ mi ricordava la scena delle acque del Mar Rosso che si aprono nel film I Dieci Comandamenti (1956, Cecil B. DeMille). Anche il treno del Bernina, mi aveva colpita dopo che ne avevo letto su di un libro di viaggi; cos’ì ho vissuto anche l’emozione di surfare in mezzo alle cime montuose tra Italia e Svizzera, a bordo di un piccolo, incantevole trenino rosso.

Ma la spinta più forte a partire ha le sue radici sempre lì, in quel posto magico e circonfuso di luce ultraterrena che è il mio immaginario. In questo luogo della mente, dalle atmosfere rarefatte e favolose, si trovano le cose a me più care: i libri dei miei autori preferiti, i dipinti che amo, i grandi luoghi della Storia. E’ proprio da qui che parte tutto, il desiderio di prenotare un volo, un treno, una corriera, di far la valigia e di lanciarmi in una nuova avventura.

Chiudere gli occhi è viaggiare.

Emily Dickinson, Lettere 1845-1886 (2006)

E così non mi stanco mai di tornare a Parigi per vedere i dipinti degli impressionisti o di passeggiare a Montmartre sulle orme di Modigliani. Per Van Gogh sono partita alla volta di Amsterdam e, più tardi, della Provenza; per la Dama con l’Ermellino di Leonardo sono andata fino in Polonia, a Cracovia.

New York per me voleva dire MoMa e Guggenheim, Madrid il Prado e il Reina Sofia…e potrei continuare all’infinito! E che dire della Storia? Cercare i luoghi della seconda guerra mondiale è un filone che seguo attraverso i miei viaggi in Europa, che mi ha portata a commuovermi sulle spiagge del D Day in Normandia, fino ai campi di concentramento di Auschwitz in Polonia e Dachau in Germania.

Per quanto riguarda i miei interessi letterari, sia che si tratti di andare alla ricerca di Jane Austen in Inghilterra o Karen Blixen in Danimarca, l’emozione per me è assicurata. Iniziare a pensare a quello scrittore che ho letto e riletto per ore, ai luoghi della sua vita, è facile. E di lì si scivola facilmente al passo successivo: iniziare a preparare il viaggio prenotando un volo.

Allora anche la fase preparatoria della spedizione si rivela indimenticabile, una di quelle sensazioni positive cui ritornare con la mente quando si è tristi o scoraggiati. Quel momento magico e fatale in cui sola, nel silenzio sospeso del mio appartamento, faccio il mio click su acquista volo, è fantastico. Come avessi un nuovo, meraviglioso segreto solo per me. O meglio tra me e il mio computer, unico testimone e complice di questo primo passo verso l’avventura.

Insomma, il viaggio secondo me, persino nella sua nebulosa parte iniziale, coinvolge le due sfere che lo caratterizzeranno nella sua totalità: quella concreta e realistica e quella metaforica, che riflette simboli e sogni del nostro immaginario.

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