La scienza in valigia, Jacopo Pasotti

Quando ho iniziato a sfogliare il piccolo libretto azzurro di Jacopo Pasotti, dopo averlo preso in prestito in biblioteca (ebbene si, con la crisi aumentano le scappate in biblioteca e diminuiscono quelle in libreria), ho avvertito sulle prime un fastidioso moto di stizza. Pensavo, tra me e me: “Ma che razza di libro mi son portata a casa?!”. Un noioso manualetto di dati scientifici che mi fa ritornare ai tempi delle scuole medie. E invece nel giro di pochi minuti mi sono ritrovata a sorridere e ad appassionarmi all’argomento. Non è certo un libro da leggere tutto d’un fiato come un thriller di Patricia Cornwell o i racconti di viaggio di Chatwin; tuttavia vi troverete a riprenderlo in mano spesso questo piccolo saggio, e a godervi poco per volta i paragrafi. Dalla biologia alla statistica, dall’ecologia alle nuove tecnologie, dalla geografia alla medicina: un corso accelerato sul viaggio e tutto ciò che comporta, a 360 gradi.

L’autore è un giornalista e comunicatore scientifico, ed in quanto tale, sorvola su tutto l’aspetto filosofico e spirituale del turismo, su cui d’altronde si è scritto già tanto, per addentrarsi nei meandri della pratica, che non sono poi male.

Lo sguardo scientifico sul nostro pianeta e su chi lo abita è già di per sé un’enorme fonte d’ispirazione: un po’ di conoscenza scientifica permette di leggere il sistema naturale e umano con maggiore profondità e consapevolezza. Chi conosce la botanica, in un bosco esplora un universo; chi conosce le scienze umane, in certi comportamenti esplora un universo; chi conosce la geografia, nelle cartine esplora un universo.

Perché non dobbiamo temere di volare? Chi sono i lavoratori a prendersi meno giorni di ferie al mondo e quali sono le loro motivazioni? Sulla terra esistono ancora culture mai contattate? E’ possibile fare un viaggio realmente ecosostenibile? Pasotti risponde a questi ed a molti altri interrogativi in modo semplice, chiaro e sintetico. Infine la riflessione si spinge oltre, coinvolgendo, sempre su base scientifica, anche gli ambiti dell’immaginazione e del sentimento, perché il viaggio prima di tutto nasce dalla nostra testa. Riflettere sulle dinamiche odierne del turismo l’ho trovata una cosa molto interessante, perché ho potuto collocare su di una sfera più ampia le mie ansie, i miei desideri, le mie fobie da viaggio.

Così ho scoperto che spesso i voli in apparenza più economici in realtà non lo sono sempre, bensì nascondono qualche insidia da tenere in considerazione. Oppure mi sono accorta di sbagliare quando prendo in giro mio fratello perché mette il peperoncino a grandi quantità su di ogni piatto che gli capita di gustare: in realtà lui è più evoluto di me. Con soddisfazione infine ho letto che l’ansia di vacanza, di viaggio, di nuovi mondi da scoprire non è solo mia, ma coinvolge sempre più persone ogni anno, a livello mondiale. E noi italiani almeno questo siamo più furbi e fortunati di molte altre popolazioni, come gli americani ad esempio, che hanno mediamente solo 15 giorni di ferie (e quindi di possibili viaggi) in un anno e per senso di colpa, inculcato dal temuto boss, se ne godono in genere solo 11. Noi ne facciamo 25 su 30, ma potremmo ottenere di più e passare a livello dei francesi o dei brasiliani: 30 giorni su 30. Ma non eravamo noi italiani i più scansafatiche e lazzaroni???

La scienza in valigia

Jacopo Pasotti

2016, Codice edizioni

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