Due cuori, 300 dollari e una luna di miele intorno al mondo

Sono inciampata per caso in questo libro; “Luna di miele intorno al mondo” occhieggiava timidamente da uno scatolone di un mercatino dell’usato, sepolto in mezzo ad una marea di altri testi. Il titolo non mi attraeva molto, data la mia intolleranza a matrimoni e lune di miele (sviluppata per rigetto), tuttavia la vecchia fotografia color seppia della copertina mi ha colpita subito. Ritraeva due giovani accanto ad una grossa auto scalcinata, persi tra i panorami brulli e spettrali dell’Afghanistan. Leggendo la trama, mi sono subito appassionata ed è scattato l’acquisto, che d’altronde era una vera occasione; pagina dopo pagina, durante la lettura mi sono lasciata rapire da questo lungo viaggio, combattuta tra la simpatia per i protagonisti, il desiderio d’emulazione e una grossa fetta d’invidia!

Una luna di miele on the road intorno al mondo, è senza dubbio un’esperienza elettrizzante, ma se si aggiunge che il budget è di soli 300 dollari in due, la cosa prende una piega decisamente originale. Il senso di libertà ed avventura ci guadagna, a causa dell’incertezza e dell’instabilità continua.  La coppia di sposini infatti si cimenta in una disparata serie di lavori per guadagnarsi il viaggio un poco alla volta, cosa  che infonde al loro tour un sapore più autentico ed intrigante, facendoli immergere in realtà sempre differenti: dalla partecipazione ad un quiz radiofonico sponsorizzato dalle Minestre Campbell (quelle di Andy Warhol!), all’impiego come commessi stagionali nei grandi magazzini, fino alla redazione di articoli per i giornali locali, i due giovani si mettono decisamente alla prova,  con entusiasmo e spirito d’adattamento. La cornice in cui si muove l’avventurosa coppia è quella vintage e nostalgica degli anni 50’. Siamo un paio di decenni prima degli albori della Lonely Planet ed a secoli di distanza da Tripadvisor. Per orientarsi non c’è Google Maps e per dormire non ci si serve di BookingAirbnb. Il mondo è appena uscito dalla seconda guerra mondiale e ne porta ancora visibili i segni; visitare Hiroshima a soli 8 anni dopo l’esplosione della bomba atomica non è una cosa qualunque. Tuttavia, tenendo conto delle premesse, non dobbiamo immaginarci i protagonisti come due backpakers fricchettoni venuti dal nulla, in deriva alcolica e letteraria alla Kerouac. Nonostante i pochi anni sulle spalle, infatti, lei è già un’elegante e nota redattrice di moda ed anche lui è con un piede dentro al mondo del giornalismo. Dominique Lapierre, francese, classe 1931, più tardi conoscerà la fama, divenendo un grande scrittore ed un generoso filantropo; ma ora siamo ancora lontani da “La Città della gioia” , anche se la vista dell’India e delle sue miserie getterà un seme destinato a germogliare.

Ventenne e innamorato, Dominique inizia il giro del mondo subito dopo la celebrazione del suo matrimonio, partendo da New York  su di una Dodge decappottabile piena di valigie e bauli che contengono abiti per ogni occasione, dallo smoking ai bermuda. Vicino a lui siede la fresca sposina, forse un po’ troppo modaiola e delicata rispetto al compagno; infatti il matrimonio migliore per Lapierre sarà il secondo… E’ la penna di Dominique a descrivere i momenti del viaggio, un diario di bordo semplice ed appassionante. La sua voce è fresca, pulita e piena di curiosità. Si sente già palpitare, qua e là dietro lo scrittore in erba (tra l’altro all’epoca terribilmente affascinante), un grande destino. Il periplo del pianeta – dagli Stati Uniti all’Iran, passando per Messico, Giappone, Cina, Corea, Thailandia, India e Pakistan – si arricchirà delle sfumature più diverse grazie ad un approccio trasversale, dovuto alla posizione sociale dei protagonisti, ai loro contatti e soprattutto dalla grande pubblicità mediatica derivante proprio dal tipo di viaggio, avventuroso e low cost. In certi casi i due si mescoleranno alla gente qualunque, visitando anche luoghi angusti e malsicuri, come tra i lebbrosi di Benares; poi si cambierà diametralmente prospettiva, ad esempio andando ospiti da personaggi illustri come il Maragià del Rajasthan. Davanti a loro si spalancheranno le porte dei palazzi più sfarzosi e inaccessibili del pianeta, così come quelle dei luoghi più equivoci.

Siamo invitati in cinque alla Casa del Tè; a noi si sono infatti uniti due giovani giapponesi, e il nostro fedele amico è l’invitato d’onore. Il Cha-no-yu, o cerimonia del tè, è una specie di rito estetico in voga nei circoli raffinati della società giapponese dove si dice che il caffè si beve solo per il suo aroma, mentre il tè ha il potere di “creare un atteggiamento mentale, di far scaturire la luce.”

Dominique Lapierre, “Luna di Miele intorno al mondo”, Cap.19

La cerimonia del te’ a Kyoto, le fumerie d’oppio a Bangkok, la caccia alla tigre in India, l’esperienza di corrispondente di guerra in Corea del Nord (per lui), di stilista di moda in Giappone (per lei)…in questo giro del mondo c’è proprio tutto. Che voglia di partire (magari proprio con quel giovane, bellissimo Lapierre..)!

Che i lettori del nuovo millennio possano percorrere, con lo stesso profitto e lo stesso nostro stupore, le strade di ieri sulle quali abbiamo potuto vivere, all’alba della vita, nella dimensione dei nostri sogni.

 

Dominique Lapierre, dall’introduzione a “Luna di Miele intorno al mondo”

Luna di miele intorno al mondo

Dominique Lapierre

2004, Il Saggiatore

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