Cartoline dal Portogallo

Piedi doloranti e testa piena di immagini, ecco come mi ritrovo sempre in questi momenti, anche solo dopo un paio di giorni di viaggio. Mentre lascio riposare i miei arti inferiori, stesa sul letto della mia cameretta alla Pensao Flor Da Baixa, rivivo fotogrammi e sensazioni di questi giorni rubati al tiepido autunno di Lisbona. Azulejos ovunque, geometrie e colori  come arazzi lucenti stesi sui muri degli edifici; il profumo della biancheria appena lavata, che sventola sui fili da bucato fuori dalle finestre; il canto dei gabbiani, i padroni assoluti di Lisbona. Tutto questo sembra solo una cartolina per turisti, a descriverlo così, ma è vero, reale. Questa è una città intensa, potente come il suo liquore all’amarena, il Gingjinha; merita ben più di un solo weekend. Oggi ho respirato l’aria salmastra di Bélem, mentre il vento mi scompigliava i capelli (messa in in piega inutile, meglio farsi uno chignon!). È da qui, dal punto in cui sorge questa torre maestosa, che navigatori audaci e un po’ folli sono partiti alla conquista di terre sconosciute diversi secoli or sono. Dopo molte preghiere e la benedizione del re, salpavano verso l’ignoto, senza sapere quando e se sarebbero tornati a casa (loro si che avrebbero dovuto tenere un blog!!). Il Portogallo, coi suoi grandi avventurieri, ha cambiato la storia del mondo e la propria.  Nuovi orizzonti si sono aperti ed immense ricchezze sono piovute su questo piccolo angolo d’Europa, come si può desumere dall’opulenza della Torre di Bélem e del Mosteiro dos Jerónimos. Pensate, se invece di partire, quegli esploratori avessero deciso di starsene comodi comodi a casa loro. Due giri a cavallo, pranzi casalinghi e notti al sicuro nelle loro case. No, grazie, sempre meglio mettersi in viaggio. E, ripensando ai loro lunghi mesi in balia delle onde, in alloggi scomodi e angusti, a mangiar alla marinara tutti i santi giorni (io odio il pesce!), in fondo penso che il mio male ai piedi e la mia stanchezza siano più sopportabili, che ne dite?

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