Le infinite vie della maiolica: una passeggiata al MIC di Faenza

La storia del mondo attraverso la ceramica

Il mio ultimo viaggio, che aveva come meta la splendida città di Lisbona, ha solleticato il mio interesse riguardo la ceramica; il tripudio di forme e colori degli azulejos non poteva lasciarmi indifferente! Così sono tornata a visitare un luogo che, pur non troppo lontano da casa, non vedevo da molto tempo: il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (Ravenna). 

Se il nome di Faenza è sinonimo di ceramica nel mondo, pochi, in effetti, si prendono la briga di venire a visitare il suo vasto museo. E si sbagliano. Quei piccoli, grandi oggetti esposti con cura nelle sue vetrine colpiscono l’immaginazione, trasportando chi li osserva in un emozionante viaggio nel tempo e nello spazio. Si attraversano così epoche e civiltà, dal medioevo romagnolo agli antichi regni dell’Estremo Oriente; dalla stagione europea del Liberty al selvaggio fascino delle civiltà precolombiane. 

Questi eterogenei manufatti, a guardarli con attenzione, possono raccontarci molte storie: vicende leggendarie legate a miti e divinità, oppure, più semplicemente, le abitudini quotidiane di persone vissute in un tempo ormai lontano… i piatti in cui mangiavano, i boccali dai quali bevevano, i piccoli oggetti che contenevano i loro gioielli, balsami o profumi. Dietro lo smalto lucido o la terracotta, si nasconde tutto un mondo da scoprire. Il museo, fondato da Gaetano Ballardini nel 1908, si struttura su tre piani di esposizione. E’ incredibile la varietà di forme, stili, funzioni, per non parlare della provenienza geografica, dei manufatti in esposizione. Prendetevi il tempo per una lunga visita, per poter leggere le spiegazioni ampie e dettagliate dei pannelli affissi nelle varie sezioni; potete anche prepararvi prima consultando l’eccellente sito del museo. Sono frequenti le mostre temporanee; durante la mia visita ho ammirato l’interessante esposizione MADE IN JAPAN-La scultura ceramica giapponese del XX secolo al MIC di Faenza (dal 23-10- 2016 al 8-01-2017).

La Via della Porcellana

Dalla biglietteria situata nel bookshop mi sono diretta nella sala didattica, propedeutica alla visita delle collezioni; qui si trovano le informazioni essenziali che spiegano le lavorazioni e i tipi di ceramica. Subito dopo, vengo trasportata tra i fasti d’Oriente, nella sezione che comprende manufatti realizzati in Cina, Giappone e Sud-Est asiatico; ad accogliermi trovo la statua dorata di uno dei Re celesti posti alle porte dei templi buddhisti.

Scopro che, oltre alla famosa Via della Seta, esisteva anche una Via della Porcellana: una preziosa scia di manufatti, introvabili in Occidente, che si aggiungevano ai carichi di spezie, sete e piume di uccelli esotici, trasportate dai mercanti. Viaggiavano attraverso le rotte commerciali e marittime che partivano dalla Cina meridionale verso sud, fino all’India; di qui poi giungevano fino al Mediterraneo. Dall’epoca di Marco Polo a quella della Compagnia delle Indie Orientali, per secoli le pregiate porcellane d’Oriente presero posto sulle tavole degli europei, che riuscirono a carpire il segreto della loro produzione solo nel 700’.

Alcuni di questi oggetti sono particolarmente evocativi, come la delicata statua della Guanyin, proveniente dalla Cina del XVIII/XIX secolo. Nelle mani tiene il vaso d’ambrosia o il balsamo che guarisce tutte le pene, e lo scettro ruyi, che avvera ciò che si desidera: decisamente di buon auspicio per questo 2017 appena iniziato!

 I ceramisti orientali avevano un ricco repertorio decorativo di favole e leggende religiose cui attingere. Uno dei temi più frequenti è quello degli otto immortali taoisti, esseri soprannaturali dai poteri magici. Sono una serie di saggi e personaggi in bilico tra mito e storia; tra loro l’unica donna è una giovane ragazza che porta il fiore di loto e veglia sui focolari domestici. La vergine immortale He Xiangu si nutre di polvere di madreperla o di raggi di luna che rendono il suo corpo evanescente. Esiste forse un’immagine più poetica e deliziosa di questa?

Arte precolombiana

Più avanti, passo dalle raffinatezze asiatiche a tutt’altra atmosfera, ritrovandomi catapultata tra gli idoli precolombiani. La sezione, frutto di donazioni, comprende circa duecento oggetti provenienti dalle zone di Mesoamerica, Caraibi, Amazzonia, Perù, Ande meridionali e Pampas.

Spiccano le figure, tozze e bizzarre, che rappresentano divinità o intrepidi guerrieri. Una bottiglia-ritratto antropomorfa del Perù, del VI-VII sec. d. c. mi ricorda alcune particolari sculture di Paul Gauguin, create decine di secoli dopo: in effetti l’artista trascorse buona parte dell’infanzia proprio in Perù. In un paio di cassettiere sono conservati antichi tessuti precolombiani, donati nel 1997 dalla collezionista Graziella Laffi Petrachi. Manti e teli sfoggiano fantasie variopinte e suggestive; i veli per capo, quasi un soffio di trame bianche e delicate, sono straordinariamente simili ai centrotavola delle nostre nonne, invece provengono dal Perù di circa mille anni fa…

Dalla produzione classica all’Islam

Segue la Sala delle Ceramiche Classiche, dove si osservano le più importanti produzioni del bacino Mediterraneo, realizzate dall’Età del Bronzo fino all’epoca ellenistica; la sezione greca (inspiegabilmente minuscola) mostra le più importanti tecniche decorative dell’Atene classica, quella a figure nere e la successiva, a figure rosse, oltre a splendidi manufatti provenienti dalla Magna Grecia.

La sezione islamica mi abbaglia con la vivacità dei colori e l’esotismo dei temi decorativi. La tecnica della faenza silicea a lustro, praticata in Iran dal XII a XIV secolo, regala alle mattonelle una lucentezza particolare. 

La ceramica in Europa

La sezione europea mostra l’evolversi del gusto dal Trecento fino alle soglie della contemporaneità, suddividendo le opere secondo il materiale (maiolica, grès, terraglia, porcellana) e sottolineando il ruolo dei maggiori centri produttivi, come Delft con le sue famose maioliche bianche e blu.

Agli albori del XVIII secolo finalmente anche l’Europa scoprì le tecniche di produzione della porcellana grazie ad un alchimista di Meissen, Johan Friedrich Böttger. Era dai tempi della Firenze medicea che si tentava di ottenere questo risultato: la mania della porcellana dilagò incontrastata per tutto il secolo, insieme alla terraglia, una versione meno pregiata e più economica. Tra cineserie e motivi floreali, scorse via tutto l’Ottocento, fino ad arrivare al Liberty, che si diffuse in Europa a cavallo tra i due secoli.

Nei manufatti dominava incontrastata la figura femminile, un motivo decorativo che si mescolava a quello vegetale e faunistico. Durante l’epoca delle avanguardie, la produzione di Weimar si fece strada, rivoluzionando lo stile con forme semplici e funzionali, che si diffusero a livello popolare in tutt’Europa.

Picasso e Faenza

Per un ceramista chi dice Italia, dice Faenza

Picasso 1950

Chiude il percorso della sezione, un tocco di celebrità internazionale: Picasso e Faenza. L’artista spagnolo iniziò ad interessarsi alla ceramica intorno al 1947, quando viveva a Villauris, nel sud della Francia. Qui avviò un’intensa collaborazione con il laboratorio di Suzanne e Georges Ramiè, la Maodura, producendo migliaia di opere in ceramica.

Ma come si lega il suo nome a Faenza? In seguito al bombardamento del 1944 che distrusse buona parte del Museo delle Ceramiche, l’allora direttore, Gaetano Ballardini, scrisse una toccante lettera a Picasso. Nel 1950 giunse la risposta dalla Francia, sotto forma di un piatto ovale con disegnata la Colomba della pace, espressamente dedicata a Faenza. Seguirono altri oggetti, piatti e vasi connotati da atmosfere antiche e mediterranee. Molti altri pezzi di questa sezione portano la firma di alcuni dei più grandi artisti del 900’ che hanno seguito l’esempio di Picasso, come Cocteau, Matisse, Léger o Arman.

Pavimenti e rivestimenti ceramici tra Occidente e Oriente 

In un soppalco del piano terra è ospitata la sezione di mattonelle utilizzate in architettura: dai primi esempi nel Vicino Oriente Antico, fino ai rivestimenti contemporanei occidentali, che riflettono il mutare del gusto in una sorprendente varietà di risultati.

Espressioni di fede

Al piano interrato si trova la sezione delle Ceramiche Popolari e Devozionali, una carrellata di manufatti a tema religioso che coprono un arco di cinque secoli. Le acquasantiere domestiche colpiscono la mia attenzione: dal medioevo fino all’epoca dell’ultima guerra, infatti era d’uso appenderle nella camera da letto vicino al capezzale, per la liturgia domestica.

Ceramiche moderne

All’ultimo piano la ceramica abbandona i servizi da tè e i le classiche statuette per piegarsi all’estro di generazioni di artisti dal Novecento a oggi, con risultati sempre diversi a seconda dello stile. Spiccano le opere d’arte di Leonardo Leoncillo e di Enrico Baj, oltre che quelle dei vincitori del Premio Faenza, un concorso internazionale istituito nel 1932. 

Viaggio nella ceramica italiana

Uscita dalla prima parte del percorso, imbocco lo scalone che si trova nell’ingresso per salire al primo piano ed entrare nel suggestivo spazio dell’ex Convento di San Maglorio. Qui mia attende una lunga carrellata di maioliche, prodotte a Faenza e nelle maggiori officine italiane, dal Trecento fino all’Ottocento.  Faenza, approfittando della natura argillosa delle sue terre, divenne ben presto un centro ceramico di grande importanza nel medioevo.

Durante il rinascimento la ceramica visse una fase particolarmente ricca e creativa, che rimpiazzò quella sobria dell’epoca medievale; gradualmente penetreranno influenze esterne, come quella persiana o ispano-moresca. Alcuni piatti si fanno notare per la figurazione istoriata o con semplici personaggi di profilo, come su di una medaglia; è questo il caso del piatto Julia Bela, con una pettoruta dama rinascimentale raffigurata al suo centro.

I famosi “Bianchi di Faenza” iniziarono a diffondersi intorno agli anni 40′ del Cinquecento, ottenendo presto un successo internazionale; è proprio allora che si afferma l’associazione tra le parole Faïence e maiolica, che permane ancora oggi. Anche i prodotti della Fabbrica Ferniani, attiva fina dal 1693, spopoleranno nel mondo oltre che sulle tavole romagnole, con la famosa decorazione “a garofano” o “a casotto“.

Il fantasma del MIC

Recentemente il MIC è balzato alle cronache per alcuni avvistamenti paranormali, rilevati dal personale del museo: gocce di cera di candela che vengono ritrovate sul pavimento dei corridoi dopo esse stati puliti, misteriosi e inspiegabili rumori, ombre fugaci registrate dall’impianto di videosorveglianza, e un improvviso odore di fiori…se non vi basta la ceramica ecco un altro motivo per visitare il MIC…giocare agli acchiappafantasmi!

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Viale Baccarini 19 – 48018 Faenza RA
Raggiungibile in 7/8 minuti a piedi dalla stazione di Faenza, proseguendo diritto su via Baccarini.

Orari:

1 novembre – 31 marzo
dal martedì al venerdì 10,00-13,30
sabato, domenica e festivi 10,00-17,30

1 aprile – 31 ottobre
dal martedì alla domenica e festivi 10,00-19,00

chiuso il lunedì

Ingresso:

intero: 8,00 euro

ridotto: 5,00 euro

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