White sunday

Quanto monotona sarebbe la faccia della terra senza le montagne.

Immanuel Kant

La Val di Fassa

Per una volta sono uscita dai miei soliti schemi di viaggio, concedendomi una giornata di puro relax all’aria aperta, senza visite a musei e altri siti culturali. Lo spunto è venuto da un invito: un gruppo di amici partiva per una giornata di sci in Trentino. Aria frizzante e panorami montani, ecco quello che mi ci vuole, ho pensato accettando la proposta. E così mi sono ritrovata caricata in un auto in una fredda domenica di gennaio, intorno alle 5 di mattina, mentre maledicevo tra gli sbadigli il mio ingenuo entusiasmo. Una fermata per cappuccino e brioche mi ha rimessa al mondo ed verso le 9 e mezza sono giunta con la mia compagnia alla meta. La Val di Fassa era lì ad attenderci col candore della sua neve che luccicava sotto il cielo limpido. La vallata è circondata dai più imponenti massicci delle Dolomiti, che in questa stagione diventano un paradiso per gli amanti degli sport invernali. La presenza della neve, naturale o artificiale, è sempre assicurata. Noi ci siamo fermati nell’area sciistica di Catinaccio-Rosengarten, a Vigo di Fassa. I 13 Km di piste dell’area sciistica si raggiungono da Vigo di Fassa con la funivia e da Pera di Fassa con una seggiovia biposto. Ci sistemiamo al Rifugio Ciampedie, che prende il nome dal pianoro omonimo; si trova su di una spettacolare balconata panoramica a 2000 metri di altezza.

Per chi gli amanti dello sci qui si trovano la pista nera Tomba (esiste forse un luogo, tra le montagne italiane, dove non ha sciato il campione Alberto Tomba??), dedicata ai più esperti e lunga circa 900 mt con 300 mt di dislivello e pendenze fino al 59%, e la Thöni, meno pericolosa. A chi cerca il contatto con la natura a ritmo slow, è destinato un sentiero percorribile con le ciaspole che porta fino al Gardeccia. Non avendo toccato gli sci dall’adolescenza ed essendo piuttosto pigra, mentre gli altri si sono dati allo sport, io ho optato per una giornata più tranquilla: una breve e rilassante passeggiata e un po’ di sole sulle sedie a sdraio del rifugio.

Insieme a me è rimasta un’amica, ugualmente anti-sportiva e accanita lettrice, tanto che prima di venire qui si è armata di un paio di gialli di Agatha Christie per le letture sulle sdraio. Approfitto anch’io per leggere, ma scelgo un romanzo a tema: “Il senso di Smilla per la neve”(Peter Høeg, 1992) perfetto per spargere su questa domenica tranquilla un po’ di suspense.

Prima di buttarci sulle nostre letture, abbracciamo con lo sguardo il paesaggio che ci circonda. Dal pittoresco Rifugio Ciampedie, costruito intono al 1900, è possibile ammirare tutto il gruppo del Catinaccio, con la Roda di Vael, le Cigolade, la Cima Catinaccio, le Torri del Vajolet e i Dirupi del Larsec. Più in lontananza si trovano i maestosi gruppi del Sella e del Pordoi, la mitica Marmolada e il gruppo dei Monzoni, il Lagorai e il Latemar. La bellezza della natura domina incontrastata; la vista spettacolare deve aver colpito anche le popolazioni antiche, dal momento che il nome del pianoro, Ciampedie, deriva dal latino e significa letteralmente “Campo di Dio”.

Tuttavia, intorno a noi, non si percepisce quell’edenica tranquillità che suggerirebbe il nome de luogo; piuttosto regna un’allegra confusione, con la musica nell’aria e le chiacchiere animate dei numerosi turisti.  Molti di loro hanno portato con sé anche i cani, di ogni taglia e razza; i più piccoli portano deliziosi cappottini alla moda. Un’altra visione tenera e accattivante che ci offre la giornata, sono le colorate schiere di bambini che stanno prendendo lezioni di sci, mentre altri invece sono impegnati nell’ampia area gioco del rifugio; l’accoglienza e le varie attività destinate ai kids fanno della Val di Fassa una delle più interessanti mete per famiglie del Trentino.

Leggende dolomitiche

I panorami maestosi delle Dolomiti hanno suscitato negli uomini, sin dai tempi antichi, un’incanto particolare. L’imponenza dei paesaggi naturali e la magia dell’atmosfera infatti hanno stimolato l’immaginazione, favorendo la nascita di leggende. Uno di questi antichi racconti dolomitici, tramandato di generazione in generazione, è narrato nel romanzo “I monti pallidi” un’opera letteraria di Karl Felix Wolf (Karlstadt, 1879 – Bolzano, 1966), giornalista e scrittore di origine austriaca.

Il mito racconta del potente Re Laurino, che governava su di un immenso regno popolato di nani, al centro del quale svettava una montagna ricoperta di rose. Non poteva mancare nella storia una bella principessa, che il Re, innamorato, tenterà di rapire; secondo altre versioni della storia si trattava invece di sua figlia, che gli fu sottratta dal principe Latemar. In ogni caso Laurino esce dalla vicenda sconfitto e umiliato, e senza la sua principessa. A causa del risentimento il Re getterà una maledizione sui luogo, trasformando con un incantesimo tutto il roseto del suo regno in fredda pietra, in modo che i fiori non si potessero vedere né di giorno né di notte. Ma Laurino aveva dimenticato il momento del crepuscolo, che non è giorno e non è notte. Ecco spiegato, coi toni poetici di una leggenda ladina, il fenomeno dell’Enrosadira: le pareti di roccia al momento del tramonto si tingono di toni rosati,  a causa del carbonato di calcio e del magnesio che le compongono. Rosengarten in effetti significa esattamente”il Giardino delle Rose”.

L’appetito sulla neve

La nostra giornata vola via in fretta. All’ora di pranzo ci raggiungono il resto degli amici, gli atletici sciatori, e ci godiamo la cucina casereccia del rifugio: pappardelle ai funghi, canederli e polenta a volontà, servita solo con i funghi o anche con la carne. Infine, frittelle di mele come se piovesse.Polenta con funghi e salsiccia, uno dei tipici piatti trentini

Tra le risate e le passeggiate all’aria fresca giunge la sera e si fa ora del rientro. Sarà difficile scordare l’atmosfera unica della Val di Fassa: le sue cime pallide, avvolte da antiche leggende, e la sua ospitalità generosa e sorridente.

 

 

 

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