Perché preferisco i viaggi all’estero

Filosofie di viaggio

Ho deciso di andarmene dall’Inghilterra. Come disse Richard Burton: “E’ l’unico Paese in cui non mi sento a casa”.

Bruce Chatwin

Chatwin, uno dei più grandi viaggiatori dell’epoca moderna, ci andava pesante con il suo paese d’origine. E questo sentimento d’insofferenza nei confronti della propria nazione, in parte lo condivido anch’io, anche se con accenti meno impetuosi. Lungi da me il ruolo del classico italiano che critica continuamente il suo paese; al contrario provo un radicato sentimento d’appartenenza. Fatto sta, lo devo ammettere, che per viaggiare spesso preferisco andare all’estero.

Come mai? Innanzitutto, guardandomi attorno, posso constatare di non essere un’eccezione. In effetti sembrano esistere due grosse categorie di viaggiatori in Italia, che riflettono una filosofia di tipo opposto: coloro per i quali il “vero viaggio” è solo quello all’estero e coloro che sostengono che non vale la pena varcare il confine, con la solita frase a giustificare la loro scelta: “Ci sono talmente tante belle cose in Italia, perché andare fuori dal paese ?!

Nonostante le incertezze per i recenti e numerosi attacchi terroristici, la tendenza del turismo all’estero non sembra volersi arrestare. Noi, che per molto tempo abbiamo lasciato la madrepatria solo per emigrare in cerca di fortuna, nell’ultimo mezzo secolo abbiamo avuto la nostra rivincita, cavalcando l’onda travolgente del turismo di massa.

Gli italiani che per generazioni attraversavano il mondo con la valigia di cartone si stanno prendendo una umana, comprensibile, chiassosa rivincita.

Beppe Severgnini

Questioni di affinità e di cultura

Il patrimonio culturale italiano è indubbiamente uno dei più ricchi del mondo e, in quanto viaggiatrice interessata all’argomento, in effetti dovrei approfittarne più spesso. In verità però, come molti della mia generazione, i miei gusti personali mi hanno sempre portata ad apprezzare la cultura straniera, in particolare quella inglese, francese o tedesca; l’arte che più mi appassiona non è (in primo luogo) made in Italy, ma europea e americana, così come la mia autrice preferita è la britannica Jane Austen. Questione di…affinità.

Certo, la conoscenza acquisita tramite l’imposizione scolastica- da Dante a Manzoni, da Michelangelo ad Hayez- è meno attraente di quella che è frutto di una libera scelta. Per quanto mi riguarda, già dall’adolescenza il mio cuore tormentato si era sfogato nei dipinti e nelle poesie dei romantici tedeschi, così come la mia sete d’avventura e di ribellione avevano trovato una giustificazione nei versi di Arthur Rimbaud e nei viaggi di Kerouac. Nel mio universo letterario oggi si sono aggiunti altri nomi, tuttavia ancora stranieri: li sento più vicini a me rispetto a quelli di famosi scrittori italiani. Così come ad una Madonna rinascimentale, matronale ed opulenta, preferisco una versione nordica, più algida e meno scontata ai miei occhi mediterranei.

Alla base di tutto, oltre ad un inclinazione naturale c’è anche una fascinazione per ciò che è diverso, che contiene una scintilla di novità e di scoperta. Un fattore importante nelle scelte di chi viaggia all’estero è proprio il desiderio di sfuggire all’abitudine: se il viaggio vuole dire evasione, allora riesce meglio quando si lascia ciò che si vede tutti i giorni. Una volta rientrata da un soggiorno oltre i confini nazionali, inoltre, mi sento arricchita in modo speciale: come se il mio sguardo sul mondo si fosse fatto più aperto e la mia comprensione della vita più vasta.

Punti di vista

D’altronde, il fascino della diversità è stato da sempre un movente prioritario nei viaggi e ciò che è scontato per qualcuno, non lo è per altri. Le stesse motivazioni che mi spingono all’estero, infatti, hanno portato molti stranieri a nutrire un passione particolare per l’Italia. E’ una storia d’amore antica, quella dei viaggiatori internazionali con il Belpaese. Per secoli, gli occhi di quei viandanti hanno guardato la nostra nazione attraverso il velo delle suggestioni letterarie e artistiche.

Mentre percorrevano le strade d’Italia, sentivano nelle orecchie i versi di Catullo, ammiravano la magnificenza del Rinascimento, sognavano di fronte al colore locale. Per loro che venivano da posti molto differenti, l’Italia era la rappresentazione di un “carattere tipico”, incarnando il tradizionale stereotipo mediterraneo: sole, vino, buon cibo e belle donne. Ma soprattutto, rappresentava la diversità, la meta esotica che non aveva nulla a che fare con i panorami di casa.

  Squarciate il mio cuore, dentro ci troverete scritto Italy.

Robert Browning

Tutta una folta schiera di scrittori stranieri hanno trovato ispirazione nello stivale, come Montaigne, Montesquieu, Goethe, Samuel Johnson, Shelley. Ancora adesso il turismo che viene dall’estero, certo meno colto ed elitario di un tempo, porta ingenti guadagni alla nazione. Oggi si tratta soprattutto di tedeschi, ma un tempo era la Gran Bretagna la prima a rifornirci di turisti.

I viaggiatori inglesi, con alla testa il Bruce Chatwin che ha aperto il mio scritto, sembrano essere stati spinti al viaggio dalla noia che suscitava in loro il paese d’origine. Su di loro si è scritto molto, sono diventati una specie di categoria a sé stante: armati di Baedeker, si aggiravano numerosi per le nostre piazze fin dall’Ottocento. Si è parlato delle avverse condizioni metereologiche della Gran Bretagna per spiegare il fenomeno e i paesi assolati come il nostro in effetti erano la loro meta prediletta.

Ma non è solo questo, si trattava -e si tratta- anche di mode. Il passaparola ed i resoconti di viaggio un tempo erano i veicoli con i quali si diffondeva la mania del turismo e di alcune mete in particolare. Oggi le tendenze si diffondono su di una scala molto più grande, grazie ai media e ai social. Un trend attuale molto forte è quello dell‘Asia.

Il fascino esercitato sui viaggiatori da questa destinazione, al di là di una moda molto seguita, va ricercato nel totale cambiamento di scenario: la cultura e i paesaggi naturali dell’Asia sono ai poli opposti rispetto all’Italia, quasi come andare sulla luna.

Perché l’Asia? Ci andai innanzitutto perché era lontana, perché mi dava l’impressione di una terra in cui c’era ancora qualcosa da scoprire. Ci andai alla ricerca dell’«altro », di tutto quello che non conoscevo, all’inseguimento di idee, di uomini, di storie di cui avevo solo letto.

Tiziano Terzani

Personalmente preferisco scegliere una meta che sia lontana dalla mia solita routine, ma non troppo; non tanto per la sfida che rappresenterebbe, quanto piuttosto per essere sicura di avere gli strumenti per capirla a fondo. E, soprattutto, il viaggio deve accordarsi ai miei interessi più profondi ed al mio mondo interiore, che rimane più legato ad atmosfere occidentali.

Lontani dagli obblighi, oltre la frontiera

Da sempre l’idea di varcare una frontiera, di oltrepassare un confine colpisce l’immaginazione del viaggiatore. Si esce dalla zona-comfort, si devono mostrare i documenti all’ingresso del paese, si sente parlare una lingua straniera, la si vede scritta sui cartelli per strada. Ci si imbatte in usi completamente diversi, dalla cucina al modo di interagire delle persone. La sensazione di straniamento è totale e avvolgente, il distacco dalla vita di tutti i giorni è più forte. Il nostro paese invece rimane il luogo familiare e noioso in cui lavoriamo, in cui paghiamo le tasse e le bollette, in cui abbiamo degli obblighi. Un po’ come per gli inglesi…

Per me l’Inghilterra è stata un paese dove avevo obblighi che non volevo rispettare e responsabilità che m’infastidivano. Non mi sono mai sentito interamente me stesso fino a che non ponevo almeno il canale della Manica fra me e il mio paese nativo.

W. Somerset Maugham

Ecco perché, spesso, ci comportiamo nei confronti dell’Italia come gli adolescenti che si ribellano ai genitori; ma forse tanto più diciamo di detestarla, tanto più l’amiamo? O semplicemente, non ne possiamo più?

Geografia ed economia

Esiste una nutrita letteratura sui viaggi degli americani, da Mark Twain a Miller. Spesso l’americano viaggia entro i confini degli Stati Uniti: è ovvio a pensarci bene, poiché si tratta di un paese immenso. Per noi basta fare pochi km in auto e si è già all’estero: è anche una questione geografica dunque a spingere molti italiani a spostarsi oltre i confini dello Stato.

D’altro canto in questo strano mondo in cui viviamo si spende di più per andare in treno o in auto in una città vicina, che per prendere un’aereo low-cost diretto fuori dai confini nazionali. Un’assurda discrepanza che è sotto agli occhi di tutti. Senza contare i disagi dei trasporti pubblici in Italia, tra i costi elevati, i ritardi, la sporcizia; anche se saliamo sulla nostra auto le cose non migliorano a causa dei costi della benzina, delle code in autostrada, della presenza minacciosa di autovelox praticamente ovunque e di parcheggi dai prezzi esorbitanti. In una tale cornice, senza dubbio è una scelta razionale ed economica quella di optare per un viaggio in terra straniera.

L’Italia dentro

In conclusione,  se il viaggio all’estero rimane in vetta ai miei desideri, un felice e avventuroso miraggio che è possibile rendere concreto, allo stesso tempo ammetto di percepire anche la spinta verso la mia terra natia, la cui immagine interiorizzata corrisponde un po’ a quella della propria famiglia, un luogo in cui convergono sentimenti contrastanti e molto forti. In fondo, l’Italia non la lasciamo mai per davvero.

Odi et amo.

Catullo

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