La Lisbona di Fernando Pessoa

Fernando Pessoa, una sola moltitudine

Lisbona, oltre che essere la capitale del Portogallo, è anche una delle città più belle ed affascinanti del paese. Protesa sulla foce del fiume Tago, a ridosso dell’Oceano Atlantico, come molte altre capitali europee può vantare un glorioso passato letterario. Le sue atmosfere dense di poesia hanno ispirato artisti di rilievo, da Antonio Tabucchi a Josè Saramago; ma a dominare incontrastata la letteratura moderna portoghese è la figura di Fernando Pessoa (Lisbona, 1888- Lisbona, 1935). Quasi ignorato durante la sua esistenza, oggi il poeta vede ricambiato l’attaccamento per la sua città d’origine, che lo celebra come uno dei sui figli più amati.

La campagna o la natura non mi possono dare niente che valga la maestà irregolare della città tranquilla, sotto il chiaro di luna, vista dalla Graça o da São Pedro de Alcântara. Non ci sono per me fiori come il ricco cromatismo di Lisbona sotto il sole.

Il Libro dell’Inquietudine, F.Pessoa

Fernando Pessoa era nato e cresciuto Lisbona, se si eccettua il periodo passato in Sudafrica da giovane, con la madre ed il patrigno. Leggendario flâneur, lo si incontrava spesso per le strade e nei caffè della capitale. Aveva l’aspetto di un impiegatuccio qualsiasi: i baffi scuri, gli occhiali dalla montatura rotonda, il capello sulla testa e, al collo, l’immancabile papillon. Una figura grigia che passava inosservata, con una vita, vista dal di fuori, altrettanto banale; Pessoa si era scelto di proposito quel ruolo per mimetizzarsi tra la folla, mentre conduceva un’esistenza discreta, passata tra gli impieghi nelle ditte commerciali e qualche pubblicazione, che solo pochi intenditori apprezzarono. Fondò anche una rivista d’avanguardia, Orpheu, che ebbe breve vita.  Tuttavia, dietro quell’aspetto dimesso, c’era uno scrittore incredibilmente prolifico e pieno di talento, con una sensibilità quasi sciamanica. Erano diversi -più di un centinaio- gli autori che abitavano lo spirito di Pessoa, i famosi eteronimi, ciascuno con una sua personalità ed un suo stile, ciascuno che scriveva le proprie opere letterarie: Bernardo Soares, Alvaro de Campos, Ricardo Reis e Alberto Caeiro sono i più definiti e conosciuti ai lettori.

Solo parecchio tempo dopo la sua morte, il genio di Pessoa si svelò al grande pubblico. Lo scrittore si spense a Lisbona all’età di 47 anni; qualche anno più tardi riemerse un tesoro nascosto da un vecchio baule di biancheria. Furono trovati per caso ben 27.000 testi: si trattava di poesie, frammenti di racconti e diari, talmente cospicui e numerosi che furono pubblicati in Portogallo gradualmente, a partire dal 1942. Negli anni Ottanta il suo Libro dell’Inquietudine ottenne un enorme successo, facendo di Pessoa uno degli scrittori più noti del XX secolo. Molto meno conosciuta è la guida turistica della sua città, che redasse intorno al 1925, Lisbona: quello che il turista deve vedere.

E adesso invitiamo il turista a seguirci. Gli faremo da cicerone e visiteremo con lui la capitale, indicandogli i monumenti, i giardini, gli edifici più notevoli, i musei -tutto ciò che per un motivo o per l’altro, vale la pena vedere.

Lisbona: quello che il turista deve vedere, F. Pessoa

Con questo piccola opera, Pessoa prende per mano il turista e lo porta in giro per la capitale, secondo un unico, ampio itinerario che toccherà i punti più notevoli di Lisbona. Quasi del tutto priva di afflati poetici, la sua guida si presenta come uno strumento efficace e comprensibile al massimo grado per il visitatore straniero.

La guida faceva parte di un progetto più esteso, “All about Portugal, che aveva per obbiettivo la promozione turistica del Portogallo e della sua capitale. E’ affascinante, scorrendo tra le righe del libro, notare quanto poco sia cambiata la città portoghese da quei tempi lontani; tutto, o quasi, sembra uguale ad oggi, da Baixa a Chiado, da Bélem fino all’Alfama; quest’ultimo, oggi il quartiere popolare più amato dai turisti, all’epoca era certamente meno apprezzato, tuttavia Pessoa raccomanda di visitarlo, tratteggiando le sue caratteristiche in poche parole, che rendono alla perfezione la sua atmosfera pittoresca.

Qui ogni cosa evoca il passato – l’architettura, il tipo di strade, gli archi e le scalinate, i balconi di legno, le genuine abitudini della gente che vive una vita piena di timori, di chiacchiere, di canzoni, di povertà e di sporcizia.

Lisbona: quello che il turista deve vedere, F. Pessoa

Sulle tracce di Pessoa

La Lisbona di Pessoa è, innanzitutto, quella del Chiado, quartiere centrale e caratteristico, un luogo che ancora oggi mostra il suo duplice volto, popolare ed elegante. Collocato tra la Baixa e il Bario Alto, a cavallo tra XIX e XX secolo era il luogo d’incontro prediletto dagli intellettuali, come dimostrano le diverse statue di letterati distribuite nel suo perimetro. E’ qui che nacque Pessoa il 13 giugno del 1888, in un appartamento al quarto piano del civico 44 di Largo de São Carlos, dove si trova il teatro omonimo. La casa non è aperta al pubblico, ma si può ammirare nella piazza la statua che l’artista belga Jean-Michel Folon ha dedicato a Pessoa.

Lo scrittore amava perdersi tra le ombre dei Caffè, dove osservava indisturbato il viavai, scriveva lettere, pensava. Molti di quei luoghi esistono ancora, come A Brasileira, un gioiello art déco che si trova nella famosa Rua Garrett, fulcro della Lisbona colta e moderna dei primi del Novecento. Nel suo dehors potete trovare la statua di Pessoa, sempre assediata dai turisti armati di macchina fotografica.

Scendendo verso Baixa incontriamo altri luoghi degni di nota; ci troviamo nel quartiere centrale e pianeggiante, che fu completamente ricostruito dal Marchese di Pombal dopo il grande terremoto del 1755 che devastò Lisbona. Limitata a nord dal Rossio e a sud dal fiume Tago, Baixa si caratterizza per la sua atmosfera signorile, con il suo reticolo di vie ampie e regolari e le piazze grandiose che ospitano un vivace passeggio. In Rua dos Douradores Pessoa ha collocato la residenza del suo eteronimo Bernardo Soares, autore del Libro dell’Inquietudine.

Godo del Cielo perché lo vedo dal quarto piano di una strada della Baixa.

Il Libro dell’Inquietudine, F. Pessoa

Al civico 190, potete trovare il Ristorante Pessoa, dove si respira un’aria decisamente retrò; lo scrittore incontrò qui, nella finzione letteraria, il suo eteronimo Soares. Sempre in questa zona, c’erano le ditte per cui lavorava Pessoa, come la Moitinho de Almeida & Cia di rua da Prata 71. Nella splendida Praça do Comércio, dominata dal color giallo sole e dalla statua di Re Joao I a cavallo, al numero 3 si trova un’altro locale molto amato dal poeta, il Martinho de Acada.

Fondato nel XVIII secolo è uno dei più antichi della città. L’immenso quadrilatero della piazza, circondata per i tre quarti da edifici porticati, si affaccia sul Tago sul quarto lato: è qui, al Cais das colunas, nella cerniera tra acqua e terra, che Pessoa prese ispirazione per la sua Ode Marittima, tra la brezza salmastra, oceanica, ed il canto dei gabbiani.

Solo, sul molo deserto, in questo mattino d’estate,
guardo verso la barra, guardo all’Indefinito,
guardo e mi appaga vedere,
piccolo, nero e chiaro, un piroscafo entrare.

Ode Marittima, F. Pessoa

Per sbirciare nella casa dove visse Pessoa negli ultimi anni della sua vita, occorre spostarsi in un quartiere a nord est, un poco defilato rispetto ai tradizionali luoghi turistici. Situato sopra il Jardim de Estrela, il Campo de Ourique si può raggiungere con il mitico tram 28, partendo dal centro di Lisbona, a Martim Moniz.

Tutto il percorso dura all’incirca un’ora, attraversando le zone più pittoresche della città e terminando al Cemitério dos Prazeres. Proprio qui ha riposato per un cinquantennio il corpo di Pessoa, fino a che non si decise di spostarlo in un luogo ancora più solenne, degno della fama che aveva raggiunto dopo la morte. Si trovano in questo cimitero anche i resti dell’unica donna che ebbe una relazione con lo scrittore, Ofelia Queiroz; le lettere che il poeta le scrisse rivelano il suo lato più giocoso e tenero e sono state pubblicate da Adelphi (Lettere alla Fidanzata, 1988). In Rua Coelho da Rocha 16 si trova l’abitazione che occupò il poeta dal 1920 al 1935; è solo l’ultimo degli indirizzi di Pessoa, che cambiava casa continuamente. Il poeta aveva affittato tutto il primo piano, ma oggi, nel centro culturale che vi è allestito, si possono ammirare solo la sua camera da letto e qualche oggetto personale, come gli occhiali o la macchina da scrivere. Nessuna traccia, però, del mitico cassone che conteneva i suoi scritti: è conservato gelosamente dalla famiglia dell’autore.

Per dare l’ultimo saluto al poeta occorre spostarsi verso est, fuori dal centro di Lisbona, nel quartiere di Bélem, raggiungibile con il Tram 15 E da Praça da Figueira. E’ qui, in questo luogo magico ancora immerso nell’epoca gloriosa delle Grandi Scoperte, che possiamo offrire il nostro omaggio allo scrittore portoghese. Lui non immaginava certo di essere seppellito accanto a sovrani, poeti e navigatori nel Monastero dei Geronimiti; tuttavia amava profondamente questo luogo e ciò che rappresentava.

Il Mosteiro dos Jerónimos fu eretto nel trionfante stile manuelino per celebrare la conquista dell’India da parte di Vasco da Gama. Non si trattava solo di immense fortune per le casse del paese, bensì dell’idea di un mondo nuovo, vasto e sconosciuto, che si apriva davanti all’umanità. Gli orizzonti si facevano quasi infiniti: era l’alba di una nuova era.

I resti mortali di Pessoa si trovano in questo spazio maestoso, traslati in pompa magna dal Cemitério dos Prazeres nel 1985. Sulla sua lapide sono sono riportate le parole di alcune voci che componevano la sua moltitudine. La stele, elegante nella sua sobrietà, è addossata al muro del chiostro e, sui tre lati visibili, mostra i versi di tre diverse poesie, ognuna delle quali attribuite ad un eteronimo del poeta: Alberto Caeiro, Ricardo Réis, Àlvaro de Campos. Sulla parte inferiore della facciata centrale, è iscritto il suo vero nome: Fernando Pessoa, nato nel 1888, morto nel 1935.

Poco più in là, seguendo il corso del Tago, s’incontra un’altro monumento simbolo del Portogallo, la Torre di Bélem, da cui salpavano navigatori e avventurieri; un luogo molto amato dal poeta, come si può desumere dalla splendida descrizione che ne fa nella sua guida. E, mentre scende la sera sulle acque azzurre del Tago, si conclude questa giornata all’insegna di Pessoa. E’ immensa la trama di sogni e riflessioni che ha saputo intessere nell’arco breve della sua esistenza, legandola indissolubilmente alla città di Lisbona.

La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo ma ciò che siamo.

Il Libro dell’Inquietudine, Pessoa

 

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