Il Museo dell’Acropoli di Atene

Ogni anno milioni di visitatori varcano la soglia del Museo dell’Acropoli di Atene, rinnovato in modo spettacolare solo pochi anni fa; è situato nel quartiere storico di Makriyanni, a Sud Est dell’Acropoli ed ospita più di 3.000 oggetti ritrovati sul colle sacro. La sua lunga storia s’intreccia con quella della capitale greca e del suo popolo.

Splendore antico

La grande epoca classica vede Atene risplendere al massimo del suo fulgore politico e culturale. Siamo nel V secolo a. C. e la pòlis è guidata dal regime illuminato di Pericle, che fa costruire sul colle dell’Acropoli (la parte più alta della città, da àkros “alto”e pòlis“città”) una serie di magnifici templi. La mente che coordina il progetto è quella dell’artista più celebre dell’antichità, Fidia, che fornisce i disegni e realizza direttamente molte delle opere. Gli architetti Ictino e Callicrate collaboreranno per erigere quello che diventerà il Tempio per eccellenza nell’immaginario comune: il Partenone, dedicato alla Dea Atena, fondatrice della città. La purezza e l’equilibrio delle proporzioni, insieme alla raffinata cura del particolare, fanno dell’Acropoli una delle meraviglie del mondo antico. Attraverso l’architettura e la scultura si esprimono i migliori ideali del popolo greco e l’Acropoli diviene una fucina intellettuale per le menti più elevate. E’ qui, in questo luogo avvolto dal mito, che ha origine la civiltà occidentale, con la Filosofia di Socrate, la Democrazia di Pericle e l’Arte di Fidia.

Il periodo aureo ha breve durata, presto guerre e dominazioni straniere travolgono la Grecia che non tornerà più all’apice del V secolo a.C.. Man mano che i secoli passano, i danni perpetrati dall’uomo e dagli agenti atmosferici, oltre al corso naturale del tempo, corrompono sempre più la bellezza del sito.

Nasce il Museo dell’Acropoli

Dopo il lungo periodo della dominazione turca, sotto la spinta della rinnovata coscienza nazionale, il governo greco pensa di proteggere le sculture ed i frammenti architettonici più delicati dell’Acropoli, trasportandoli in un museo creato ad hoc. L’istituzione nasce nel 1863, accanto al sacro colle, ed espone i reperti archeologici rinvenuti sul monte. In particolare vengono messi in mostra anche i ritrovamenti avvenuti a partire dagli anni 30′ dell’Ottocento, quelli della cosiddetta “colmata persiana“: un terrapieno dove gli Ateniesi avevano seppellito i resti mutilati delle statue. Erano stati gli uomini di Serse a devastare Atene e l’area dell’Acropoli durante la seconda guerra persiana, intorno al 479 – 480 a.C.. Non potendo gettare questi oggetti sacri i cittadini li avevano seppelliti con devozione; ciò che riemerge nel XIX secolo rappresenta una fonte eccezionale per la conoscenza dell’arte greca, con una datazione cronologica precisa.

Durante il Novecento, appare evidente che il Museo dell’Acropoli necessiti di un rinnovamento e di maggiore spazio, data la ricchezza e la preziosità delle sue collezioni. Si susseguono varie ipotesi, ma è solo dopo aver varcato la soglia del XXI secolo che avviene la vera svolta. E’ l’architetto svizzero Bernard Tschumi a vincere il bando internazionale per la costruzione del nuovo museo e, insieme allo studio greco di Michael Photiadis, predispone un ambizioso progetto; nel 2009 si inaugura la nuova sede, moderna ed elegante, e collocata in posiziona spettacolare, sotto al colle dell’Acropoli.

Si tratta in totale di 25.000 m² e di 14.000 m² di esposizione, circa 10 volte il vecchio museo. La costruzione del nuovo edificio è costata circa 130 milioni di euro, versati dal governo greco e dai fondi europei. In questi anni di grave crisi economica, per la Grecia intera la realizzazione del museo ha significato rialzare la testa in un moto d’orgoglio nazionale; un atto di fiducia nel futuro che ha colto nel segno, dato che l’istituzione oggi rientra tra le più importanti e visitate del mondo.

L’edificio

L’edificio si è inserito nel multiforme panorama architettonico ateniese tra le polemiche, che hanno sottolineato l’aspetto freddo e squadrato della sua architettura, in netto contrasto con la natura e gli edifici circostanti. Le geometrie del nuovo museo sono in effetti piuttosto rigide, giocate sull’intersezione di tre corpi architettonici. Ad influenzare la struttura del progetto sono stati diversi elementi; il museo doveva essere in relazione visiva col Partenone ed era obbligato ad osservare anche un vicolo archeologico, dato che è situato su di una zona di scavi.

La vera protagonista, che dona grazia e morbidezza alle scatole di vetro e cemento di Tshumi, è la luce: naturale e copiosa si riversa dalle pareti vetrate e dai lucernari sulle sculture, enfatizzando i giochi d’ombra e la lucentezza dei marmi. Allo stesso tempo, e qui risiede il grande fascino del museo, grazie alla trasparenza del vetro s’instaura un dialogo tra le collezioni e l’Acropoli, in un intrigante gioco di rimandi e di sguardi; il sacro colle se ne sta lì, oltre le vetrate, una mole immota e silente che sembra vegliare sulle opere esposte nel museo, quasi come un madre coi suoi figli.

L’edificio, in effetti, è stato inclinato di 23 gradi nella sezione più alta, che ospita la Galleria del fregio del Partenone, per essere parallelo al monte sacro, distante meno di 300 metri. La zona del bar-ristorante del secondo piano è particolarmente scenografica: la terrazza esterna si protende come una lingua di cemento nel vuoto, regalando una visuale unica sulla città e sull’Acropoli.

Le collezioni

Il Museo dell’Acropoli espone una collezione estremamente preziosa e compatta: si tratta reperti recuperati esclusivamente in quest’area nel corso degli anni. L’edificio, strutturato in tre piani, più un mezzanino, ospita la straordinaria collezione d’arte e archeologia, che copre un arco temporale di più di 1500 anni; un vero e proprio viaggio nel tempo che consente al visitatore di gettare uno sguardo sull’evoluzione dell’arte greca, dall’epoca arcaica sino al periodo della dominazione romana.

Il percorso del museo si apre prima dell’ingresso vero e proprio, con la vasta fossa di scavo che rivela i reperti archeologici dell’età del bronzo, rinvenuti in loco e inseriti nel percorso di visita.

Varcata la soglia del museo, l’atrio di ingresso si apre davanti al visitatore, con la biglietteria, l’area di servizi turistici e la sala per le esposizioni temporanee. L’itinerario parte all’insegna dell’emozione, in un crescendo psicologico che crea tensione e aspettativa mentre si procede in avanti, quasi come un rullo di tamburi. E’ un’ascesa simbolica: si sale verso l’alto, come si salirebbe il colle sacro verso i Propilei. La Sala dei Versanti dell’Acropoli è una grandiosa rampa vetrata che svela gli scavi archeologici sottostanti. Ai lati della salita sono in mostra i reperti di tutti i periodi storici che sono stati ritrovati alle pendici del colle. Si tratta di frammenti architettonici e scultorei di santuari, una sorta di fascia mista del colle sacro, dove le religione popolare si fondeva gradualmente al quella ufficiale.

Al primo piano si trova la Galleria di Opere Arcaiche: un susseguirsi di statue votive, guerrieri, scribi, sculture di Atena che un tempo ornavano i primi templi costruiti sull’Acropoli. Protagonisti assoluti sono i kouroi, nella versione maschile e femminile. Le sculture ritraevano giovani donne e uomini nell’atto di elargire offerte votive alle divinità. Si trovavano sulle tombe o nei templi e, diversamente dall’aspetto attuale, un tempo erano vivacemente colorate.

Il cuore del Museo è al terzo piano, con la grande Galleria del Partenone. La sala è ruotata rispetto al livello inferiore in modo da mostrare i reperti del tempio secondo l’orientamento originario. Su di un corpo rettangolare in cemento, le cui dimensioni ricalcano esattamente quelle della cella del tempio, corre il famoso nastro in marmo pentelico, per la prima volta esposto in modo continuo. Il magnifico fregio decorato a bassorilievo è stato collocato tra colonne di acciaio, nello stessa posizione di quelle del Partenone. Come tutti sanno, il bassorilievo non è intero: 80 dei 160 metri del fregio che decorava il più famoso tempio dell’Acropoli si trovano a Londra. Quella dei marmi di Elgin è una questione vecchia e spinosa, che l’allestimento del museo va consapevolmente a sottolineare. Nel 1811 Thomas Bruce, VII conte di Elgin, ottenne dal governo greco il permesso, piuttosto controverso, di portarsi in patria le statue che avesse scoperto in uno “scavo specifico”. Questo gli consentì di rimuovere e trasportare in Gran Bretagna diverse sezioni del fregio del Partenone, che ancora oggi si trovano al British Museum, in una galleria appositamente creata.

Le parti mancanti sono state sostituite con elementi in gesso, fedelissime copie degli originali. Ma è nel delicato passaggio di tonalità che il visitatore percepisce la distanza, la ferita del vuoto. Allo stesso tempo c’è il privilegio surreale di camminare intorno al nastro istoriato, quasi si galleggiasse nell’aria. E l’impatto emotivo è forte, data la vicinanza dell’Acropoli; la stessa luce mediterranea che bagna il tempio, lì fuori, a pochi metri di distanza, è quella che penetra all’interno del museo e si avviluppa dolcemente ai marmi.

Osservandoli da vicino si è rapiti dal movimento e dalla storia narrata; i fregi raccontano alcuni eventi mitologici legati alla fondazione di Atene. I bassorilievi della cella raffigurano le grandi Feste Panatenaiche, che si tenevano ogni quattro anni e coinvolgevano l’intera società – le fanciulle portatrici di doni, i cavalieri, i sacerdoti, i magistrati e persino gli schiavi- che si riversava sulle strade in solenne processione per render omaggio alla dea protettrice della città. Nelle 96 metope del fregio esterno Fidia raffigura duelli epici, tra giovani guerrieri, atleti, centauri, giganti e amazzoni. I frontoni infine rappresentano le divinità fondatrici di Atene. Sul frontone orientale è raffigurata la nascita di Atena dal cranio di Zeus; su quello occidentale la disputa tra Atena e Poseidone per il possesso dell’Attica. Sarà la Dea ad avere la meglio. L’opera è da attribuire a Fidia ed ai suoi collaboratori: l’impalpabilità dei panneggi ed il vigore plastico delle anatomie rappresentano il culmine trionfante della scultura attica.

Dopo la Sala del Partenone, si prosegue tornando al primo piano dove sono presentati i resti degli altri templi dell’Acropoli: i Propilei, l’Eretteo e il tempietto di Atena Nike. Si chiude così un percorso di forma circolare, che vuole essere a un tempo reale e ideale, nello spazio e nel tempo.

La parte più emozionante dell’itinerario è forse l’incontro con le Cariatidi dell’Eretteo; si tratta delle statue originali che sono state rimosse e sostituite dal tempio sull’Acropoli per evitare il danneggiamento degli agenti atmosferici. Recentemente restaurate con delicati interventi laser, le fanciulle si mostrano al visitatore in tutta la loro gloria.

Il nome Cariatide deriva, secondo Vitruvio, da Carìa, una città che durante la guerra coi Persiani si schierò a favore del nemico. Le donne furono ridotte in schiavitù, ma fu loro concesso di conservare l’abbigliamento e gli ornamenti matronali. La Cariatide, che sostiene il peso dell’edificio con la sua testa proprio come una colonna, rappresenta la fanciulla di Carìa, gravata per sempre dal peso della colpa.

L’Eretteo, che un tempo accoglieva le Cariatidi originali, è uno dei santuari più fotografati dell’Acropoli, per la bellezza della sua architettura e la posizione favolosa, a strapiombo sul colle. L’elegante edificio asimmetrico era dedicato ad Atena, Poseidone e ad Eretteo, mitico fondatore delle Feste Panatenaiche. Il percorso del museo e insieme l’itinerario cronologico si concludono con una selezione di opere che illustrano lo sfumare dello stile greco in quello bizantino: è la fine del periodo antico, e l’inizio di una nuova era.

Perché visitare il Museo dell’Acropoli

La visita al museo è propedeutica a quella dell’Acropoli stessa: grazie alle collezioni il visitatore è in grado di capire e immaginare come doveva essere quel luogo più di 2500 anni fa. Oggi purtroppo il colle è infestato dagli ingombri visivi legati alle perenni ristrutturazioni e si presenta privo di molte parti architettoniche e scultoree. Grazie agli oggetti in esposizione nel museo ed ai supporti audiovisivi, che mostrano una ricostruzione in 3 D, possiamo in effetti ammirare quello che vedevano gli antichi ateniesi.

Certo, il nuovo Museo dell’Acropoli per molti versi somiglia ad un aeroporto, asettico e gelido nella sua perfezione, tuttavia le opere esposte godono di una luminosità avvolgente, suscitando nel visitatore un senso d’infinita meraviglia davanti a queste magnifiche vestigia del passato.

 

Museo dell’Acropoli

Dionysiou Areopagitou 15, Atene

Orari: aperto tutti i giorni in orari diversi a seconda della stagione; verificate sempre sul sito prima della visita.

Biglietto d’ingresso: 5,00 €

Come raggiungere il museo: l’ingresso al museo si trova all’inizio della passerella pedonale di Dionysiou Areopagitou Street, che costituisce il percorso centrale per la rete unificata dei siti archeologici della città. La metropolitana è il mezzo più facile per raggiungere il museo; la stazione Acropoli si trova sul lato est del sito.

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