Uno sguardo inedito su Los Angeles. A.M. Homes

A. M. Homes, è acclamata dalla critica come una delle scrittrici più innovative e interessanti del XXI secolo. Ha dato alle stampe diverse opere letterarie di successo, ottenendo molti riconoscimenti; attualmente vive a New York ed insegna alla Columbia University. Dal suo libro “La sicurezza degli oggetti” è stato tratto un film del 2001 diretto da Rose Troche.Los Angeles, A. M. Homes, Feltrinelli, 2004

Sinceramente non ho avevo ancora letto nulla dell’autrice, quando mi è capitato tra le mani, in biblioteca, il suo libro incentrato su Los Angeles. Ad attirarmi era stata la copertina, in cui spiccava un barboncino con un look post-moderno – pelo tinto di rosa e le zampette su di una stella della Walk of Fame – simpatico simbolo dello sfacciato edonismo della California. E così ho preso in prestito il libro, tanto più che visiterò L.A. la prossima estate e scalpito dal desiderio d’informazioni sulla Città degli Angeli.

Il romanzo si apre con una telefonata dal National Geographic: alla scrittrice viene proposto niente meno che un viaggio ovunque lei voglia, purché ci scriva sopra un libro. Che meraviglia! La Homes vaglia attentamente le alternative e alla fine sceglie di rimanere in America, ma al lato opposto della sua New York.

Scelsi Los Angeles, perché oggigiorno, sembra essere una delle città più americane d’America. Città del futuro e città del passato al tempo stesso. Los Angeles, dove il sogno americano continua a prosperare

E così la scrittrice fa i bagagli e, combattendo la sua atavica fobia per il volo, sale su di un aereo che la porterà verso la West Coast, tra le palme della California.

Dall’esperienza nasce un reportage, che in alcuni capitoli prende la forma di un interessante diario di viaggio, in altri quella di un’intervista. Le persone cui s’interessa la Homes sono individui che vivono e lavorano a L.A., come il direttore dell’hotel in cui alloggia, alcuni anziani attori dei tempi d’oro della vecchia Hollywood o, addirittura, il postino di Beverly Hills. Il vantaggio per il lettore, avido di notizie sulla Città degli Angeli,  da un centinaio d’anni “mecca mitica, un epicentro per visionari, romantici e sognatori”,  è quello di scoprirla da nuovi punti di vista, decisamente inconsueti. La città che si svela in queste pagine è un luogo creativo e pieno di contraddizioni, dove nascono, o meglio, si producono, i sogni della gente, bene impacchettati e lucenti, pronti per il resto del mondo. Un’immensa distesa di case e di strade, perennemente intasate dal traffico, perché tutti qui si muovono in auto, accessorio irrinunciabile del look losangelino. La Homes, per esplorare la città in veste di moderna “antropologa”, sceglie come base di partenza uno dei luoghi più leggendari di L.A., quasi un’icona locale: il famoso Château Marmont, pittoresco hotel fondato durante i Roaring Twenties sopra a una collina di West Hollywood.

E’ attraverso le storie del Marmont che la scrittrice ci conduce tra i fasti e le manie di Hollywood, l’originario cuore creativo di Los Angeles, oggi piuttosto degradato. Gli ospiti di questo “castello californiano” dal fascino antiquato e struggente, sono stati, e continuano ad essere, grandi attori e rockstar. Questi vip, mostri sacri idolatrati dalle masse, non si limitano a dormirci la notte, bensì ci vivono per lunghi periodi e ci organizzano feste improvvisate dopo gli spettacoli, riducendo molte volte le stanze in ambienti post-apocalittici. Il Marmont, come un vecchio amico compiacente, negli anni ha visto svolgersi tra le sue mura scene surreali e tragiche, dai Led Zeppelin che, a quanto si dice, andarono in motocicletta nella hall o a Jim Morrison che si tuffò dal tetto di un bungalow in piscina, fino alla morte per overdose di John Belushi nel 1982.

Con queste premesse, dunque, c’erano tutti  i contenuti adatti per intrigare il lettore e, in alcuni capitoli del libro, la Homes riesce nell’intento; tuttavia, a mio parere lo scritto risulta in complesso piuttosto disordinato, senza l’equilibrio di una struttura coerente che lo sostenga. In alcuni punti, la scrittrice sembra divagare, quasi per arrivare presto e con facilità alla fine del suo racconto.

Inoltre, se all’inizio l’autrice suscita una certa simpatia nel lettore, quando descrive la sua fobia per il volo in aereo (probabilmente il pezzo più gradevole del libro), più avanti svela un lato del suo carattere meno accattivante. La Homes si dimostra una viaggiatrice schizzinosa ed annoiata; cambia d’hotel con la stessa facilità con cui una donna si cambia d’abito prima di uscire, e lo fa sulla base, non di un motivo concreto, ma di una sensazione. Evidentemente non pensa al lavoro che comporta per il personale, costretto a portare su e giù le sue valige, e che l’ha già registrata con il check-in. Stessa cosa per le auto che noleggia…se “il colore è sbagliato”, le rimanda indietro.

Se un albergo non mi da la sensazione giusta, se le stanze sono eccessivamente ordinarie, se mi deprimono, devo andarmene all’istante.

[..] Ci sono alberghi che possono ucciderti con la loro mancanza d’affetto, la loro assenza di personalità.

Forse è questa la fine del sogno americano: quando si sono raggiunti gli obbiettivi di fama e ricchezza ci si può permettere di comportarsi come una star viziata ed incontentabile, in pieno stile L.A..Fatto sta che la Homes ha incassato l’assegno del National Geographic, ma il suo libro su Los Angeles, nonostante la scrittura gradevole, rimane un obbiettivo raggiunto a metà, almeno per quanto mi riguarda!

Los Angeles

A.M. Homes

2004, Feltrinelli

1 commento

  1. Per ora questo rimane l’unico testo che ho letto dell’autrice e si tratta di un genere molto diverso da quello dei suoi romanzi; colmerò presto la mia lacuna, in modo da farmi un’opinione più esatta su di lei. Quanto alle menti contorte, ci posso stare dentro anch’io nella definizione, quindi immagino che i suoi libri potrebbero anche piacermi!

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